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La stanza del vescovo

Di

Editore: Oscar Mondadori174

3.7
(585)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 174 | Formato: Paperback

Isbn-10: A000014752 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico , Altri , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Un romanzo drammatico e dolce come il lago sul quale si intreccia
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  • 4

    Che piacevole lettura è stata questo breve romanzo di Piero Chiara! Personaggi ben caratterizzati, trama sviluppata in modo mai noioso e anzi a tratti avvincente, il tutto scritto in un italiano senz’altro meritevole. Dopo Berto e Pontiggia sono contento di aver scoperto un altro autore italiano ...continua

    Che piacevole lettura è stata questo breve romanzo di Piero Chiara! Personaggi ben caratterizzati, trama sviluppata in modo mai noioso e anzi a tratti avvincente, il tutto scritto in un italiano senz’altro meritevole. Dopo Berto e Pontiggia sono contento di aver scoperto un altro autore italiano dimenticato o sconosciuto alla massa ma altrettanto bravo nella scrittura. Il voto più giusto sarebbe un 3,5 ma arrotondo volentieri per eccesso questa volta. Sicuramente ne leggerò altri suoi!

    ha scritto il 

  • 3

    Che bello!

    Quando ti suggeriscono l'autore di un libro. Un titolo. Tu quel titolo non lo trovi, ma sei così curioso, che provi leggendo un altro libro dello stesso autore.
    Ecco, è anche così che mi piace scoprire letture nuove.
    LA STANZA DEL VESCOVO, è un libro d'altri tempi, con storie che potr ...continua

    Quando ti suggeriscono l'autore di un libro. Un titolo. Tu quel titolo non lo trovi, ma sei così curioso, che provi leggendo un altro libro dello stesso autore.
    Ecco, è anche così che mi piace scoprire letture nuove.
    LA STANZA DEL VESCOVO, è un libro d'altri tempi, con storie che potrebbero essere d'oggi,
    Lo suggerirò ai miei amici che amano andare A VELA.
    BUON VENTO!
    buone letture,
    BUONAVITA!

    ha scritto il 

  • 4

    "Sì" disse parlando con se stesso "torna la primavera. Ma non l'amore. Perché l'amore è un miraggio, un inganno, che dopo averci attirati sulla soglia d'un meraviglioso giardino si dissolve, scompare e ci lascia nel buio."

    ha scritto il 

  • 0

    un giallo lacustre che non si rivela come giallo fino a metà. piero chiara lo scrisse nel 1976, ambientandone i fatti trentanni prima, nell'immediato secondo dopoguerra.
    ne fu anche tratto un film con un grandissimo ugo tognazzi nella parte di temistocle mario orimbelli.
    la prosa di c ...continua

    un giallo lacustre che non si rivela come giallo fino a metà. piero chiara lo scrisse nel 1976, ambientandone i fatti trentanni prima, nell'immediato secondo dopoguerra.
    ne fu anche tratto un film con un grandissimo ugo tognazzi nella parte di temistocle mario orimbelli.
    la prosa di chiara, oggi cigola un poco, risente del tempo passato. ma la sua ironia è così rara da farmi pensare che dovrei leggerlo più spesso.
    grande finezza nella scena finale, dove il mutare di un'opinione è reso da maestro, con il protagonista che di fronte al quesito si distrae su di un particolare rivelatore, come se pensasse ad altro, come se cambiasse idea solo per quel particolare, come capita nella vita.
    notazione buffa: la moglie dell'orimbelli di cognome fa quelluomolì.

    "[...] le donne, quando ammettono, con un uomo appena conosciuto e già amato, dei rapporti precedenti, pare sempre che parlino di inchini, di sorrisi, di baciamano o tutt'al più di carezze superficiali, semplici prove o simulazioni innocenti di quello che faranno nel corso del vero amore che hanno finalmente scoperto. Ma dietro tanta discrezione e prudenza, che spesso è anche pudore e riguardo, come non pensare alle tremende vendemmie degli altri?".

    ha scritto il 

  • 4

    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/05/06/la-stanza-del-vescovo-piero-chiara/


    “Nel tardo pomeriggio di un giorno d’estate del 1946 arrivavo, al timone di una grossa barca a vela, nel porto di Oggebbio sul Lago Maggiore. L’inverna, il vento che nella buona stagione si alza ogni giorno d ...continua

    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/05/06/la-stanza-del-vescovo-piero-chiara/

    “Nel tardo pomeriggio di un giorno d’estate del 1946 arrivavo, al timone di una grossa barca a vela, nel porto di Oggebbio sul Lago Maggiore. L’inverna, il vento che nella buona stagione si alza ogni giorno dalla pianura lombarda e risale il lago per tutta la sua lunghezza, mi aveva sospinto, tra le dodici e le diciotto, non più in su di quel piccolo abitato lacustre, dove decisi di pernottare.
    Trovandomi, come quasi sempre, solo a bordo, lavorai una mezz’ora per ormeggiare la barca in buona posizione, incappare le vele e prepararmi la cuccetta per la notte, sempre sotto gli occhi di un signore di mezza età, che fin da quando avevo gettato l’àncora nella melma del porticciolo aveva preso come passatempo lo spettacolo del mio arrivo. Cosa solita a quel tempo nei nostri porti, dove spesso sostavano villeggianti o padroni di ville annoiati, per i quali l’arrivo di una barca mai vista, d’un battello o d’una draga, bastava a dissolvere la malinconia di quel loro stare sul lago, dove speravano di trovare distensione e diletto, finendo invece col raccogliervi rompimento infinito di scatole se proprietari, depredamento d’albergatori se semplici soggiornanti, e tutti, verso sera, struggimento di cuore al pensiero delle spiagge marine, che tra bunker e fortini appena smantellati andavano già riempiendosi di nudi femminili, di friggitorie di paese, di dancings e di cinematografi”.
    (Piero Chiara, “La stanza del vescovo”)

    Avendo già visto il film che ne fu tratto, nel corso della lettura di "La stanza del vescovo" di Piero Chiara ho avuto un problema: Chiara, descrivendo una delle protagoniste, scrive: "Era una giovane donna prosperosa, bionda, pallida". Io, però, mentre leggevo, pensavo a Ornella Muti, che appunto interpretava Matilde nel film diretto da Dino Risi. Altro protagonista della versione cinematografica è Ugo Tognazzi, nel ruolo di Temistocle Mario Orimbelli, ambiguo personaggio che attira il narratore a sé e lo coinvolge nelle sue vicende. A prescindere da impropri paragoni con il film, il romanzo di Chiara si legge con piacere e mi ha dimostrato ancora una volta l’abilità di questo scrittore, che ho scoperto da poco tempo.
    Ambientato nel 1946 sulle rive del Lago Maggiore e in provincia, come spesso accade nei romanzi di Chiara, il romanzo prende le mosse da un incontro all’apparenza fortuito tra il narratore, un solitario amante della navigazione in barca, e Orimbelli, un quarantenne che, dopo essere tornato da un’assenza decennale dovuta a un misterioso passato in Etiopia causa guerra, vive con la sdegnosa e autoritaria moglie, più grande di lui, e con Matilde, la sua procace cognata, vedova di un ingegnere, anch’egli disperso, almeno così sembra, in zone di guerra. La “stanza del vescovo” è quella destinata a ospitare il narratore, che, in maniera inesorabile, viene “agganciato” all’amo da Orimbelli; i due intraprendono una serie di viaggi per mare a caccia di amicizie galanti, mentre Matilde, la giovane vedova, sembra essere chiusa nel suo lutto vedovile. La vicenda, però, prenderà una piega imprevista e il narratore si troverà impelagato, suo malgrado, in situazioni ben più delicate rispetto a quelle che i tentativi di seduzione possono comportare.
    Chiara, come ho già potuto appurare in altri suoi romanzo o racconti, è molto abile nel mettere la sua ironia sottile al servizio della storia narrata, rendendo godibile la lettura e rappresentandoci l’intreccio tra eros e morte, che così tanto materiale ha fornito alla letteratura di ogni epoca. Vi consiglio la lettura del libro, e ancora di più vi consiglio di leggerlo prima di aver visto il film, non tanto per preservarvi la sorpresa della trama, quanto per evitare di avere anche voi, come me, un’Ornella Muti perennemente dinanzi agli occhi.

    ha scritto il 

  • 5

    Quel che, per un surfista, è il salotto del Papa

    Avete presente quando a una prodezza d'un calciatore, che ha appena messo all'incrocio dei pali un magnifico calcio di punizione, si reagisce invitandolo a non tirarne mai più, per la manifesta irripetibilità della grandezza d'un simile gesto? Bè, così io palpito nell'incerta paura di trovarmi a ...continua

    Avete presente quando a una prodezza d'un calciatore, che ha appena messo all'incrocio dei pali un magnifico calcio di punizione, si reagisce invitandolo a non tirarne mai più, per la manifesta irripetibilità della grandezza d'un simile gesto? Bè, così io palpito nell'incerta paura di trovarmi a decidere se cominciare o meno un nuovo romanzo di Piero Chiara. Un misterioso rischio tentatore, quello. Una scoperta tanto amabile quanto inattesa, questa. Non ricordo d'essermi mai comportato con un libro come da piccoli, fra amici, usavamo fare coi succhi di frutta a merenda: tutti giù d'un fiato. Ho appena finito di farlo con tale portentosa miscellanea di vari generi letterari, magistralmente riuniti in una trama appassionante e del tutto inabbandonabile: commedia sagace e irriverente, giallo romantico, dramma di formazione e picaresca avventura malinconica. Uno stile narrativo essenziale, elegante, nerboruto, vivido, serrato, incalzante, incessantemente teso e sempre sorprendente, dietro ogni angolo, accompagna una lettura imperdibile. La camera verde di ogni lettore che aspiri a innamorarsi senza ritegno delle pagine che ha di fronte, ancorché infauste, crude e disincipriate come solo la vita quasi sempre sa esserlo, per molte cose.

    ha scritto il 

  • 2

    Un lento giallo

    Una famiglia con un segreto, un uomo con un passato nascosto, una ricca eredità: in questa vicenda, che si svolge sul lago Maggiore, si introduce il protagonista (uno scapolo impenitente) che si trova - suo malgrado - coinvolto in un delitto. Siamo lontani dalla verve e dall'ironia riscontrate in ...continua

    Una famiglia con un segreto, un uomo con un passato nascosto, una ricca eredità: in questa vicenda, che si svolge sul lago Maggiore, si introduce il protagonista (uno scapolo impenitente) che si trova - suo malgrado - coinvolto in un delitto. Siamo lontani dalla verve e dall'ironia riscontrate in La spartizione; la storia scorre lenta, come l'acqua di un lago (onniprensente nel racconto che si svolge prevalentamente sopra una barca). Non un cattivo romanzo, ma molto diverso da quanto mi attendevo.

    ha scritto il 

  • 5

    Considero Chiara il più grande scrittore italiano del secondo dopoguerra. Questo suo (ennesimo) capolavoro lascia in secondo piano le atmosfere boccaccesche a favore di un sentimento di disagio che cresce lentamente fino ad esplodere e consumarsi nell'eccezionale ultimo terzo del libro. Anche qui ...continua

    Considero Chiara il più grande scrittore italiano del secondo dopoguerra. Questo suo (ennesimo) capolavoro lascia in secondo piano le atmosfere boccaccesche a favore di un sentimento di disagio che cresce lentamente fino ad esplodere e consumarsi nell'eccezionale ultimo terzo del libro. Anche qui vi è un personaggio indimenticabile, Temistocle Orimbelli, forse il più disgustoso partorito dalla fantasia di Chiara, eppure nonostante tutto realmente umano nella sua doppiezza, teso alla disperata ricerca di un amore che non troverà più.

    ha scritto il 

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