La stanza del vescovo

Di

Editore: Oscar Mondadori174

3.7
(672)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 174 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo

Isbn-10: A000014752 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico , Altri , Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Viaggi

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Descrizione del libro
Un romanzo drammatico e dolce come il lago sul quale si intreccia
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  • 4

    Sono rimasta affascinata dall'atmosfera che Chiara ha saputo creare in questo romanzo, in bilico tra la fine della guerra e gli albori di un nuovo inizio ignoto, ancora tutto da scrivere. La Tinca, ch ...continua

    Sono rimasta affascinata dall'atmosfera che Chiara ha saputo creare in questo romanzo, in bilico tra la fine della guerra e gli albori di un nuovo inizio ignoto, ancora tutto da scrivere. La Tinca, che con le sue vele scivola sul lago, sembra idealmente fare oscillare il protagonista tra le disperate propaggini di destini ormai segnati e il futuro, una strada non segnata da affrontare libero da ogni remora del passato. E in questo alternarsi si snocciolano le vite di chi incontra sul suo cammino, più di ogni altra si impone la presenza di un uomo dal passato torbido che approfitterà di lui. Senza accorgersene il protagonista si farà soggiogare dalla sua personalità equivoca e meschina che nasconde dietro la falsa maschera dell'amico che solo alla fine cadrà sotto l'evidenza dei fatti.

    ha scritto il 

  • 4

    Magnifico acquerello in prosa, ombroso e ovattato. Il giallo è un pretesto (comunque elegante) per una piccola, gustosissima tragicommedia umana calata fra le ombre del lago Maggiore. Io lo consiglio! ...continua

    Magnifico acquerello in prosa, ombroso e ovattato. Il giallo è un pretesto (comunque elegante) per una piccola, gustosissima tragicommedia umana calata fra le ombre del lago Maggiore. Io lo consiglio!

    ha scritto il 

  • 5

    Ingredienti: una barca che avvicina ed unisce due reduci di guerra, un lago placido che li osserva muoversi tra le sue sponde, il vento dell'inquietudine che li spinge alla ricerca continua di donne, ...continua

    Ingredienti: una barca che avvicina ed unisce due reduci di guerra, un lago placido che li osserva muoversi tra le sue sponde, il vento dell'inquietudine che li spinge alla ricerca continua di donne, la tempesta di un delitto a sconvolgere rotte e relazioni.
    Consigliato: a chi vuole affrontare una leggera e gradevole navigazione negli abissi dell'anima (maschile), a chi sa che un porto sicuro non è solo un punto di arrivo, ma anche di partenza.

    ha scritto il 

  • 4

    Quando Piero Chiara si muove nel suo ambiente lacustre non teme rivali. In questo romanzo dal passo solo apparentemente lento, più che la storia, giallo dall'intreccio non banale, colpiscono gli ambie ...continua

    Quando Piero Chiara si muove nel suo ambiente lacustre non teme rivali. In questo romanzo dal passo solo apparentemente lento, più che la storia, giallo dall'intreccio non banale, colpiscono gli ambienti e soprattutto i personaggi, quasi tutti eccellenti ed in particolar modo quelli femminili originali e verosimili, tridimensionali, ambigui e affascinanti, cosa riservata ai grandissimi della letteratura.

    Cosa manca a questo romanzo? La forza dei racconti di Chiara è pure la loro debolezza e cioè la ripetitività dell'ambientazione nella regione dei laghi e di certi personaggi: non il Dottor Orimbelli, interessante e ambiguo, ma piuttosto l'io narrante, il solito sfaccendato ingenuamente cinico dei romanzi dell'autore.

    Resta comunque un ottimo romanzo che ho letto davvero con piacere.

    ha scritto il 

  • 2

    Inutile perdita di tempo

    L'avevo scelto in mezzo a un sacco di altri libri per la sua trama accattivante.
    Mi era stato venduto come un giallo.... a metà libro mi sono chiesta dove era il morto e dove erano i sospettati e la p ...continua

    L'avevo scelto in mezzo a un sacco di altri libri per la sua trama accattivante.
    Mi era stato venduto come un giallo.... a metà libro mi sono chiesta dove era il morto e dove erano i sospettati e la polizia, verso i tre quarti ho capito che era la classica "sola".
    A malapena sufficiente, questo è il mio giudizio, mi aspettavo molto di più che un perdigiorno, non ho capito come si potesse mantenere una barca e andare per il lago su e giù non solo l'estate ma tutto l'anno a divertirsi con qualunque fanciulla che respirasse. Una vita vuota e altrettanto vuota era quella del suo amico di "merende". Ho visto che è stato tratto pure un film da questo "capolavoro", forse un pò meno noioso del libro. L'unica cosa positiva era un racconto breve, un romanzo di 200 pagine non sarei riuscita a finirlo.

    ha scritto il 

  • 5

    La vita è un misterioso viaggio

    Chissà quanto di autobiografico c’è dentro questo romanzo se ha un senso chiedersi quanto autobiografico possa essere un romanzo o una qualsiasi manifestazione artistica. Uno scrittore, un pittore, un ...continua

    Chissà quanto di autobiografico c’è dentro questo romanzo se ha un senso chiedersi quanto autobiografico possa essere un romanzo o una qualsiasi manifestazione artistica. Uno scrittore, un pittore, un essere umano, chiunque metterà sempre sé stesso dentro quello che fa, si dice che anche i testi scientifici siano autobiografici, i manuali di medicina persino, pertanto domanda senza senso e scorrendo questo bellissimo romanzo e dimenticando qualsiasi dato autobiografico possibile dell’ autore rimane il solo dato del “Casanoviano” di Chiara, il gusto del vivere e del narrare e le avventure ad accentuato carattere sentimentale dell’ io narrante sul lago Maggiore nell’ immediato dopoguerra, quasi troppo palese esemplificazione del navigar umano in questo caso circolare con le minicrociere sul lago, senza uno sbocco aperto, quindi forse pessimistico dell’ io narrante e del suo sodale e protagonista principale o co-protagonista del romanzo, il Dottor Orimbelli deus ex-machina in fondo di tutto il romanzo, quanto meno per le vicende che scatena. Strada facendo veniamo a scoprire i misteri che si celano a Villa Cleofe, scopriamo come al solito come in certa letteratura che anche non si presenta come letteratura di genere, delle tonalità giallistiche, anzi diremmo noir, le promesse d amore tradite, i segreti e le speranze dei vari personaggi, la cognata di Orimbelli in primis Matilde che cercherà (vanamente) nel co-protagonista (l’io narrante) un ancora di salvezza, che non può trovare in un navigatore solitario, una sorta di cavaliere nella tempesta della vita sebbene nelle placide acque di un lago e benchè “Al tempo di orrore della guerra è subentrato un tempo di aridità del tempo di pace” e aggiungo io di disillusione

    ha scritto il 

  • 3

    "La stanza del vescovo" è il secondo romanzo di Piero Chiara che leggo ( o meglio, il terzo, considerando "I giovedì della signora Giulia, letto molti anni or sono alle superiori), dopo "La spartizion ...continua

    "La stanza del vescovo" è il secondo romanzo di Piero Chiara che leggo ( o meglio, il terzo, considerando "I giovedì della signora Giulia, letto molti anni or sono alle superiori), dopo "La spartizione" e rispetto a questo mi è piaciuto meno sebbene Chiara delizi i lettori con la sua prosa scorrevole e con la sua abilità nel tratteggiare e caratterizzare i personaggi. Tuttavia, nonostante l'amena ambientazione, il lago Maggiore e gli innumerevoli paesini bagnati dalle sue acque, il giallo, verso la fine del romanzo, della morte della signora Cleofe, proprietaria di una villa che affaccia sul lago, non ho gradito l'indugiare di Chiara sul tema della dissolutezza e della lussuria dei co-protagonisti, ossia la voce narrante, un trentenne senza arte né parte la cui unica occupazione è spostarsi da una sponda all'altra del lago con la sua imbarcazione, la "Tinca", ed il signor Temistocle Mario Orimbelli, marito di Cleofe, che approfitta della passione della vela del suo nuovo amico per fuggire alla stretta sorveglianza della gelosissima consorte, per sedurre ragazze più o meno giovani, sposate e non, nei vari porti cui approda la "Tinca". Ciò che mi ha fatto apprezzare meno questo libro è che la descrizione delle scorribande e delle conquiste dei due amatori si protrae per tre quarti del libro, che pure è breve, prima che accada realmente qualcosa ossia la misteriosa morte della signora Cleofe, inizialmente archiviata come suicidio per poi scoprire che in realtà si tratta di un omicidio, nel giro di poche pagine, grazie all'entrata in scena di un personaggio, che si pensava fosse morto, il fratello della defunta signora Cleofe. Insomma, libro, a mio avviso, lento per tre quarti, con un paio di colpi di scena sul finale sviluppati però molto frettolosamente, proprio quando la storia si faceva interessante....Comunque mi sento in dovere di spezzare una lancia a favore dei due dongiovanni: entrambi hanno partecipato alla seconda guerra mondiale e ne sono tornati perciò si sentono legittimati a "recuperare" gli anni perduti della giovinezza abbandonandosi ad avventure e conquiste amorose. Se sono così superficiali e perdigiorno non è esclusivamente colpa loro ma, in parte, anche del contesto socio-politico in cui sono diventati uomini. Ho poi apprezzato le considerazioni filosofiche sull'amore e sulla vita cui la voce narrante ma soprattutto l'Orimbelli si abbandonavano in certi momenti. Di Piero Chiara leggerò sicuramente altri libri, perché è uno scrittore il cui stile mi piace, sperando però di non ritrovarvi come leit motiv il sesso e la dissolutezza, con varianti di scenario e vicende, come in questi due che ho appena affrontato.

    ha scritto il 

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