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La stanza del vescovo

Di

Editore: Oscar Mondadori174

3.7
(608)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 174 | Formato: Paperback

Isbn-10: A000014752 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico , Altri , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Un romanzo drammatico e dolce come il lago sul quale si intreccia
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  • 4

    "Mi sembrò a quella vista che la grande barca del signor Kauffman, apparsa come una visione, fosse passata per dirmi che la vita è un misterioso viaggio e che era tempo per me di riprendere la strada ...continua

    "Mi sembrò a quella vista che la grande barca del signor Kauffman, apparsa come una visione, fosse passata per dirmi che la vita è un misterioso viaggio e che era tempo per me di riprendere la strada e passare ad altri capi, ad altri porti."

    ha scritto il 

  • 4

    Non è un giallo classico, è un romanzo molto triste con un protagonista onnipresente, il lago Maggiore con i mille paesini che lo costeggiano, i colori della terra e dell’acqua che si rispecchiano, i ...continua

    Non è un giallo classico, è un romanzo molto triste con un protagonista onnipresente, il lago Maggiore con i mille paesini che lo costeggiano, i colori della terra e dell’acqua che si rispecchiano, i venti che ne animano le acque solo in certi momenti del giorno, quando non c’è calma piatta. La calma piatta è quella che descrive in due parole la vita dei protagonisti “umani” fino a quando non si incontrano: il narratore, un giovane appena rimpatriato dalla Svizzera alla fine della seconda guerra mondiale, dove aveva vissuto come internato (Piero Chiara visse realmente l’esperienza nei campi di raccolta svizzeri), e il dottor Temistocle Mario Orimbelli, rientrato dalla campagna d’Etiopia dopo soste lungo la penisola italica in attesa della liberazione del nord Italia. I due si conoscono a Oggebbio ed iniziano a trascorrere il tempo in barca, nelle traversate del lago, da una sponda all’altra, a volte da soli, più spesso in dolce compagnia femminile, di nascosto dalla temibile moglie dell’Orimbelli, la signora Cleofe, seriosa e distinta dama proprietaria della villa sul lago –e di altre ricchezze di famiglia- in cui i due uomini, come guerrieri stanchi tra una battaglia e l’altra, si ristorano, l’uno forzatamente nel letto coniugale, l’altro nella stanza del vescovo, contenente cimeli appartenuti a un antenato vescovo della signora Orimbelli, che guarda un po’ si chiama Berlusconi. Proprio nella villa si compirà un fattaccio che non svelo, che darà il tocco di giallo alla storia, anche se, ripeto, non è il giallo il colore di questo romanzo, ma un malinconico grigio che col tempo si stempera in un azzurro acceso, come lo stato d’animo dei protagonisti, appena usciti da una guerra che aveva sconvolto il loro mondo e le loro vite ancora giovani, invecchiandoli prima del tempo, ed ora, tornati a riprendere il filo delle loro esistenze, sentono il bisogno di recuperare il tempo perso dedicandosi al libertinaggio più grossolano e disimpegnato, per cancellare lo spettro della morte che li aveva accompagnati negli anni bui della guerra. In fondo uno stato d’animo che attraversava l’Italia e gli italiani in quel momento storico, e che Piero Chiara ha saputo narrare da par suo, con la sapienza e la bravura che ne hnno fatto un maestro della narrativa italiana.

    ha scritto il 

  • 4

    "Io senza l'amore sono come una salamandra."

    E ancora Piero Chiara, ancora i suoi personaggi limpidi, tragici e spassosi allo stesso tempo; ancora la sua ironia delicatissima, intelligente.
    Io, le atmosfere di Chiara le adoro, mi ricordano Frutt ...continua

    E ancora Piero Chiara, ancora i suoi personaggi limpidi, tragici e spassosi allo stesso tempo; ancora la sua ironia delicatissima, intelligente.
    Io, le atmosfere di Chiara le adoro, mi ricordano Fruttero e Lucentini, mi riportano a quelle belle sensazioni lì.
    E poi c'è sempre quel gusto per la carnalità, discreta, mai volgare, mai morbosa.
    È sempre una lettura piacevolissima per me, leggera, divertente ma incisiva; una commedia all'italiana sì, ma DOC.

    ha scritto il 

  • 5

    Uno scrittore inconfondibile

    Piero Chiara è uno scrittore meraviglioso, nelle sue storie di lago, fatti e misfatti ambientati per lo più sul Lago Maggiore, ha raccontato la vita di provincia, gli amori e le partite di carte o di ...continua

    Piero Chiara è uno scrittore meraviglioso, nelle sue storie di lago, fatti e misfatti ambientati per lo più sul Lago Maggiore, ha raccontato la vita di provincia, gli amori e le partite di carte o di biliardo, i lunghi pomeriggi oziosi e i misteri che affiorano improvvisi. Nella "Stanza del vescovo" la storia è quella di un delitto ma anche di un viaggio continuo, quello dell'io narrante su e giù per il lago, insieme a Temistocle Orimbelli, tra donne e luci del porto all'indomani della seconda guerra mondiale. Cleofe, Matilde, Temistocle, i ricordi di un playboy di provincia alle soglie dei cinquant'anni (l'Orimbelli appunto), la bellezza misteriosa e sfuggente di una vedova bellissima (Cleofe), e nel mezzo uno stile agilissimo, una trama che fin dall'inizio incalza ed avvince il lettore. Immaginate che l'uomo di quasi cinquant'anni abbia il volto di Ugo Tognazzi e la donna bellissima il volto di Ornella Muti (splendida interprete), e avrete il film che Dino Risi ha tratto dal romanzo...ma per avere il romanzo, a tutto questo aggiungete lo stile di uno scrittore inconfondibile, che in poche pagine mette in scena il volto e l'anima dei suoi personaggi, di mostrarceli vivi dentro le loro storie, di farli vivere attraverso i loro gesti, le loro azioni...un piccolo grande capolavoro!

    ha scritto il 

  • 4

    Che piacevole lettura è stata questo breve romanzo di Piero Chiara! Personaggi ben caratterizzati, trama sviluppata in modo mai noioso e anzi a tratti avvincente, il tutto scritto in un italiano senz’ ...continua

    Che piacevole lettura è stata questo breve romanzo di Piero Chiara! Personaggi ben caratterizzati, trama sviluppata in modo mai noioso e anzi a tratti avvincente, il tutto scritto in un italiano senz’altro meritevole. Dopo Berto e Pontiggia sono contento di aver scoperto un altro autore italiano dimenticato o sconosciuto alla massa ma altrettanto bravo nella scrittura. Il voto più giusto sarebbe un 3,5 ma arrotondo volentieri per eccesso questa volta. Sicuramente ne leggerò altri suoi!

    ha scritto il 

  • 3

    Che bello!

    Quando ti suggeriscono l'autore di un libro. Un titolo. Tu quel titolo non lo trovi, ma sei così curioso, che provi leggendo un altro libro dello stesso autore.
    Ecco, è anche così che mi piace scoprir ...continua

    Quando ti suggeriscono l'autore di un libro. Un titolo. Tu quel titolo non lo trovi, ma sei così curioso, che provi leggendo un altro libro dello stesso autore.
    Ecco, è anche così che mi piace scoprire letture nuove.
    LA STANZA DEL VESCOVO, è un libro d'altri tempi, con storie che potrebbero essere d'oggi,
    Lo suggerirò ai miei amici che amano andare A VELA.
    BUON VENTO!
    buone letture,
    BUONAVITA!

    ha scritto il 

  • 4

    "Sì" disse parlando con se stesso "torna la primavera. Ma non l'amore. Perché l'amore è un miraggio, un inganno, che dopo averci attirati sulla soglia d'un meraviglioso giardino si dissolve, scompare ...continua

    "Sì" disse parlando con se stesso "torna la primavera. Ma non l'amore. Perché l'amore è un miraggio, un inganno, che dopo averci attirati sulla soglia d'un meraviglioso giardino si dissolve, scompare e ci lascia nel buio."

    ha scritto il 

  • 0

    un giallo lacustre che non si rivela come giallo fino a metà. piero chiara lo scrisse nel 1976, ambientandone i fatti trentanni prima, nell'immediato secondo dopoguerra.
    ne fu anche tratto un film con ...continua

    un giallo lacustre che non si rivela come giallo fino a metà. piero chiara lo scrisse nel 1976, ambientandone i fatti trentanni prima, nell'immediato secondo dopoguerra.
    ne fu anche tratto un film con un grandissimo ugo tognazzi nella parte di temistocle mario orimbelli.
    la prosa di chiara, oggi cigola un poco, risente del tempo passato. ma la sua ironia è così rara da farmi pensare che dovrei leggerlo più spesso.
    grande finezza nella scena finale, dove il mutare di un'opinione è reso da maestro, con il protagonista che di fronte al quesito si distrae su di un particolare rivelatore, come se pensasse ad altro, come se cambiasse idea solo per quel particolare, come capita nella vita.
    notazione buffa: la moglie dell'orimbelli di cognome fa quelluomolì.

    "[...] le donne, quando ammettono, con un uomo appena conosciuto e già amato, dei rapporti precedenti, pare sempre che parlino di inchini, di sorrisi, di baciamano o tutt'al più di carezze superficiali, semplici prove o simulazioni innocenti di quello che faranno nel corso del vero amore che hanno finalmente scoperto. Ma dietro tanta discrezione e prudenza, che spesso è anche pudore e riguardo, come non pensare alle tremende vendemmie degli altri?".

    ha scritto il 

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