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La stanza di Rodinsky

Di ,

Editore: Nutrimenti (Tusitala, 6)

3.8
(6)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 430 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8865940859 | Isbn-13: 9788865940853 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Marco Rossari

Genere: Biography , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
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  • 5

    L’uomo che si trasformò in una stanza.

    La premessa. Londra quartiere di Spitalfields (a un tiro di schioppo da Whitechapel), n. 19 di Princelet Street: sopra una piccola sinagoga ormai abbandonata, fino all’aprile del 1969 abitava una specie di custode, David Rodinsky. Nell’aprile del 1969 Rodinsky scompare, o meglio, in casa non c’è ...continua

    La premessa. Londra quartiere di Spitalfields (a un tiro di schioppo da Whitechapel), n. 19 di Princelet Street: sopra una piccola sinagoga ormai abbandonata, fino all’aprile del 1969 abitava una specie di custode, David Rodinsky. Nell’aprile del 1969 Rodinsky scompare, o meglio, in casa non c’è più e non c’è più neanche nel quartiere. Nel 1980, speculazione edilizia, tracce dell’insediamento ebraico quasi scomparse, la casa viene visitata per un’eventuale ristrutturazione. Si scopre la scomparsa e che tutto è rimasto com’era dieci anni prima. L’abitazione non è solo fatiscente e ricoperta da uno strato di polvere, è anche stipata di oggetti, libri, carte, appunti, fogli, giornali, dizionari ed una vecchia guida stradale di Londra con degli itinerari tracciati. Ciò che colpisce è una tazza con del tè disseccato sul fondo, un tegamino con i resti di un porridge (già gramo quando appena fatto), il letto in disordine, gli abiti in un armadio spalancato. Inizia così una leggenda metropolitana: la gente visita la casa, sia curiosi che studiosi. Che fine ha fatto Rodinsky? E chi era? Gli ultimi appunti manoscritti risalgono al 1963. Le lingue presenti sono diverse e molte estinte. I disegni indecifrabili. C’è chi ricorda all’atto dell’apertura un gatto mummificato, chi l’impronta di una testa sul cuscino.

    Ad un certo punto a studiare la stanza e a farne l’inventario si presenta una giovane donna, tanto presa dalla ricerca delle sue radici ebraiche da avere acquisito il cognome dei nonni Lichtenstein. Di mestiere fa l’artista, l’archivista, la storica dell’arte. Per lei scoprire tutto (qualcosa) su Rodinsky diventa un’ossessione. Si fissa con la tradizione ebraica del dibbuk, l'anima di un defunto che entra nel corpo di una persona viva e ne guida l'esistenza: lei è nata quando Rodinsky scomparve. Ma non è l’anima del defunto, secondo tradizione, ad essersi impossessata di lei, semmai il contrario. Comincia a fare ricerche, ma la cosa si complica: per qualcuno era un vecchio con una lunga barba, per altri un giovane minorato mentale, per qualcuno era povero, vestito miseramente e sempre triste, per altri dispensava monetine ai poveri e suonava il cucchiaio all’osteria. Nessuno è in grado di dire con esattezza cosa facesse e come vivesse.

    La stanza è stata utilizzata come location per un minifilm sul Golem e tra i primi entrati nell’80 c’è stato un fotografo che riprodusse la stanza immersa in un luce molto Vermeer: ulteriore fascinazione. Poi la Lichtenstein legge un articolo dal titolo “”L’uomo che si trasformò in una stanza.””, di un personaggio noto nell’ambiente culturale londinese, Iain Sinclair (scrittore, regista e psicogeografo, una cosa complicatissima). La Lichtenstein lo contatta e da questi contatti è nato il libro a 4 mani.

    In lei c’è la tensione del ricercatore, in lui la brillantezza dell’uomo colto, che sa tutto di Londra e della sua geografia culturale e on the road. Lei ne fa un viaggio fisico: Israele, Polonia, Galizia etc, per scoprire solo rovine di sinagoghe e cimiteri, in un Europa quasi Judenfrei, dove l’unico cimiterino ebraico è tenuto pulito da un cattolico che ha in comune con Auschwitz la sua famiglia comunista sterminata). Lui ne fa un viaggio culturale (Whitechapel e il suo Golem come una delle Città invisibili di Calvino?). Nei confronti di lei e della sua ossessione ha un atteggiamento di tenera compassione.

    Ne è uscito un libro strano con due velocità di lettura, tosto, con un sacco di sottolineature e di post it a segnare pagine, nomi, riferimenti storici, personaggi.

    Scordiamoci di scoprire la verità su Rodinsky, non ha lasciato tracce di sé, ne prima né dopo. E’ lui il morto nella tomba presso un ospedale psichiatrico bruciato da un incendio. Ma come è finito lì, e perché? Un uomo della cui esistenza non esistono testimoni, un fantasma già da vivo. Un fantasma che ha lasciato dietro di sé cose che dicono essere esistito e che continuano ad esistere dopo di lui. Interessanti i riferimenti alla leggenda del Golem, a Meyrink, alla Praga magica di Ripellino e alla Londra cupa, gotica di Dickens.

    Parafrasando l’idea che non è importante la méta, ma il viaggio, il cercare è tutto e il trovare è secondario.

    ha scritto il