La stanza profonda

Di

Editore: Laterza (Solaris)

3.6
(108)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 151 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8858127374 | Isbn-13: 9788858127377 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook

Genere: Artigianato & Hobbies , Narrativa & Letteratura , Giochi

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Descrizione del libro
Una piccola città di provincia, un garage. Un gruppo di ragazzi che ogni martedì si incontra per giocare di ruolo. Per vent'anni, mentre fuori la vita va avanti, il mondo cambia, la provincia perde di senso e scopo. Desiderio di fuga o forma di resistenza? Quel continuo tessere mondi prende i contorni dell'opposizione a una forza centripeta che, come il "Nulla" della Storia infinita, divora il fuori, vaporizza la città, il paese, le relazioni, le vite. Un romanzo ibrido, tra il memoir e l'affresco sociale, per raccontare la storia di un passatempo nato esso stesso in un garage e arrivato a gettare le basi non solo di un immaginario divenuto egemone ma anche di una parte consistente della realtà che viviamo ogni giorno semplicemente usando Internet.
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  • 3

    si legge in un pomeriggio. un buon libro, eccellente se sei un addetto ai lavori; c'è tanto di quel non detto che un lettore fuori dalla cerchia non potrà mai cogliere tutte le sfumature e i riferimen ...continua

    si legge in un pomeriggio. un buon libro, eccellente se sei un addetto ai lavori; c'è tanto di quel non detto che un lettore fuori dalla cerchia non potrà mai cogliere tutte le sfumature e i riferimenti non solo storici ma di immedesimazione. sulla trama si perde qualche punto perché l'autore cade vittima della necessità del dover dire qualcosa. per quanto mi riguarda il flashback, punteggiato da tutti i piccoli aneddoti è più che sufficiente a dare un perché al libro. è uno sfondo alla maturazione del protagonista e dei suoi amici, ho trovato i riferimenti alla crociata contro D&D, controproducenti e fini a sè stessi. conferiscono al testo un sapore acido di rimbeccata risentita da vecchia zitella. e forse anche un retrogusto nostalgico tutto sommato eccessivo, neanche il ruolismo fosse morente e perseguito per legge. tutta la storia della comparsata in tv era evitabile e il colpo di coda finale aveva un che di grottesco che avrebbe avuto un senso se fosse stato utilizzato con la giusta dose di ironia, anziché di amarezza. nel complesso però è stata una cavalcata appassionante.

    ha scritto il 

  • 4

    La stanza profonda

    Autore: Vanni Santoni
    Editore: Editori Laterza
    Collana: Solaris
    N° pagine: 151
    Data d'uscita: Marzo 2017
    Prezzo: € 14,00

    Pubblicato nel marzo 2017 da Laterza nella collana “Solaris”, “La stanza profon ...continua

    Autore: Vanni Santoni
    Editore: Editori Laterza
    Collana: Solaris
    N° pagine: 151
    Data d'uscita: Marzo 2017
    Prezzo: € 14,00

    Pubblicato nel marzo 2017 da Laterza nella collana “Solaris”, “La stanza profonda” è un libro dello scrittore montevarchino Vanni Santoni.
    In un garage di un piccolo paese, la stanza profonda del titolo, pieno di cibi in scatola, pile e ogni sorta di cianfrusaglia che si può trovare in un posto del genere, un gruppo di ragazzi, per vent'anni, il martedì sera, si incontra per giocare di ruolo.
    Questo locale, mentre fuori la vita va avanti e il mondo cambia e perde di senso e scopo, rimane, per i componenti della compagnia, un ambiente isolato e sospeso tra mondi fantastici, dove ci si può opporre ad una forza che spazza via il fuori e polverizza, oltre al circondario, anche le relazioni interpersonali.
    Opera che ha molto in comune con il lavoro precedente dell'autore, “Muro di casse”, sia per la struttura narrativa, un ibrido tra saggio e romanzo, che per la scelta di parlare di una subcultura, questo volume, partendo dalle vicissitudini dei giocatori e dalle loro esistenze, traccia anche una storia del medium gioco di ruolo, che Santoni conosce molto bene.
    Per quanto riguarda le scelte di stile, questo libro si mette in evidenza per una trama molto evocativa, scanzonata e piena di ricordi, che non sono solo quelli del narratore, ma sono comuni a tutte le persone che, almeno una volta, hanno avuto a che fare con un gioco di ruolo.
    L'escamotage del racconto in seconda persona poi, fa in modo che il lettore si trovi immediatamente catapultato all'interno della storia del protagonista che racconta del suo ritorno nella casa d'infanzia.
    Una volta in quel luogo, abbandonandosi al flusso della memoria, rievoca il suo approccio a quello che, nel corso degli anni, è diventato molto di più che un passatempo e ricorda i componenti del gruppo con cui ha giocato per decenni.
    A questo si aggiunge, rimanendo però sempre in secondo piano rispetto al tema dello svago e dello stare insieme, un'attenta analisi della provincia toscana della fine del '900 che deriva dalle riflessioni del personaggio principale del libro che, nel corso del tempo, l'ha vissuta, dapprima come suo abitante e poi da osservatore esterno, assistendo alla sua trasformazione.
    Un'ultima curiosità da mettere in evidenza, che sottolinea una volta di più se mai ce ne fosse bisogno il valore di questo elaborato, la cui lettura è consigliatissima a tutti gli appassionati di buona letteratura, è che la casa editrice Laterza con questo romanzo ha partecipato al premio Strega per la prima volta dal 1901.

    ha scritto il 

  • 4

    Santoni Vs. Canicola: La stanza wins.

    È estate: fa caldo. Tra il lavoro e lo stress che mi procura la canicola, non ho le energie intellettive per riuscire a misurarmi con un testo che superi un certo livello d'impegno. Troppo spesso, ult ...continua

    È estate: fa caldo. Tra il lavoro e lo stress che mi procura la canicola, non ho le energie intellettive per riuscire a misurarmi con un testo che superi un certo livello d'impegno. Troppo spesso, ultimamente, comincio un libro senza terminarlo, perché troppo spossata. In più, preferendo uscire con gli amici per godere un po' della frescura serale, mi è - invero - molto difficile riuscire a trovare una lettura che mi faccia scegliere di stare a casa sul letto a leggere.

    Detto ciò, per me uno dei grandi meriti del romanzo di Vanni Santoni è stato quello di farmi dimenticare la pazzia indotta dallo stare chiusa in casa al calar del sole, intrigandomi e coinvolgendomi a tal punto che non mi sembrava così estenuante resistere all'alta temperatura che opprimeva la mia stanza, e che ero costretta a respirare; stavo perseguendo uno scopo più alto, e il caldo non mi distoglieva: dovevo finire La stanza profonda.

    Certo, ci ho messo poco; dopo una pausa pranzo e un giorno, ho chiuso il libro e mi sono detta che sarebbe stato bello se la storia si fosse dilungata un po' di più, tanto mi aveva preso e agguantato, ma sticazzi, il libro è proprio bello. Ho provato nostalgia per luoghi poco visti e mai vissuti (benché vicini a dove vivo), e di passioni mai covate, maturate e condivise. Anche se i personaggi sono letterari e fittizi, dalle esperienze così diverse dalle mie, ammetto che sono entrata in particolare sintonia ed empatia con loro: se potessi, li considererei amici di vecchia data.

    Lo stile mi è piaciuto molto: l'uso della seconda persona singolare come istanza narrante ha prodotto su di me un effetto di inclusione straniante, come se fossi stata sia parte dell'azione che spettatrice della stessa: il ruolo da lettrice che il romanzo mi ha assegnato aveva un retrogusto di singolarità e ambiguità particolarmente intrigante.
    Un altro elemento stilistico che mi ha colpito è la decisione di usare esclusivamente i tempi verbali al presente, coniugati negli altri tempi e modi solo quando presenti all'interno dei dialoghi dei personaggi. Se si pensa che la storia del romanzo gioca molto sull'andare avanti e indietro nel tempo, l'uso esclusivo del tempo presente poteva essere rischioso. Eppure, l'autore è stato molto bravo a far sì che fossero tutti gli altri elementi sintattici a segnalare in quale momento si stesse svolgendo l'azione. Questa scelta non so da cosa è dovuta, però mi ha fatto pensare al tipo di narrazione che mette in campo il Dungeon Master durante il gioco: esclusivo uso del presente, perché la storia si svolge qui e ora. Di conseguenza mi è parso che questo elemento stilistico-formale volesse in qualche modo rispecchiare e riflettere i contenuti della storia.

    Inoltre, chapò per la traduzione di The Waste Land in valdarnese: un esercizio di stile che mi ha mandato in brodo di giuggiole, visto che questi giochi letterari – quando ben eseguiti – mi fanno davvero impazzire.

    La stanza profonda lo consiglio vivamente a tutti, in particolar modo a chi è completamente estraneo alla controcultura dei giochi di ruolo, perché il romanzo dà delle ottime indicazioni per capire un po' cosa siano, senza che il neofita lettore si senta in imbarazzo nel suo essere inesperto. In realtà, dire che La stanza profonda parla solo dei giochi di ruolo non renderebbe giustizia al romanzo, e per l'ennesima volta mi scontro con la malignità ingenua dei passaparola, delle stringhe pubblicitarie e di tutte le formule di promozione, che molto spesso in poche parole tendono a liquidare un romanzo descrivendo solo il tema principale, senza accennare al fatto che c'è sempre dell'altro, e forse quell'altro è altrettanto importante.

    Dunque, ottima formula: narrazione accattivante, temi interessanti, stile fresco e leggero. Traspare, inoltre, l'enorme conoscenza letteraria e culturale di Vanni Santoni; ha prodotto un romanzo di ottimo livello, e non vedo l'ora di leggere qualcos'altro.

    Approvatissimo.

    ha scritto il 

  • 0

    Giochi di ruolo a valle, scendendo le scale.

    Non ho mai giocato di ruolo in vita mia; nessuno me lo ha mai chiesto, né ho mai avuto un amico stretto che facesse questa attività, che fino a poco tempo fa era per me materia abbastanza misteriosa, ...continua

    Non ho mai giocato di ruolo in vita mia; nessuno me lo ha mai chiesto, né ho mai avuto un amico stretto che facesse questa attività, che fino a poco tempo fa era per me materia abbastanza misteriosa, avendo di essa solo un'idea vaga e parziale.
    Non a caso, se qualche anno fa qualcuno mi avesse chiesto il nome di un gioco di ruolo, avrei risposto "Final Fantasy", proprio perché ho sempre associato il gioco di ruolo al computer e alla console; solo in un secondo momento ho capito da dove venisse quel bagaglio di esperienze lì, ed eccoti Dungeons and Dragons e compagnia bella. Ma quando ne sono venuto a conoscenza, avevo ormai ben altri giochi per la testa, tipo la musica, il cinema, la letteratura; e di solito, quando mi capitava di parlare con un giocatore di ruolo di una delle tre sopracitate discipline, andavo sempre incontro a gusti discutibili, a una conoscenza superficiale, che poi equivaleva alla mia conoscenza di quel particolare mondo ludico.

    Dunque, uno dei tanti motivi chi mi hanno fatto amare "La stanza profonda" è stato proprio questo: il crollo totale del castello di carta dei miei pregiudizi su giochi e giocatori di ruolo, come a dire: loro non sono tutti come quelli che ho conosciuto io. Inoltre, l'oggetto è di quelli abbastanza complessi, non certo un giochino del cazzo; e se la vita mi avesse riservato altre conoscenze e amicizie (benché felicissimo di quasi tutte quelle che ho avuto), forse avrei potuto avvicinarmici anch'io.
    Ecco, di certo non sto scrivendo da futuro giocatore di ruolo, ma scrivo con le idee più chiare su quel determinato contesto; ed è tutto grazie a questo libro: un viatico alla conoscenza di un tipo d'intrattenimento, un testo il cui scopo non risiede però in quello meramente illustrativo o saggistico, trattandosi appunto di materia narrativa.

    Dopo l'ottimo "Muro di casse", incentrato sui Free party, Vanni Santoni torna qui a raccontare un'altra faccia della controcultura degli ultimi trent'anni. Nello specifico, nulla di più idealmente lontano dal mondo Rave, ma di altrettanto rilievo.
    Se nel lavoro precedente la forma-romanzo era ibridata con quella del reportage, attraverso il quale dalla provincia toscana si diramavano storie che abbracciavano l'Europa intera, qui troviamo un romanzo nel senso più canonico del termine; sempre a dimostrazione del fatto che, ancora oggi, nell'epoca dell'iper-connettività e dei grandi mezzi di comunicazione di massa, nulla come la letteratura, o meglio il romanzo, riesce a farci penetrare un universo più o meno stratificato. Ovvio che poi necessiti di essere ben scritto: e "La stanza profonda" lo è.

    Come in "Muro di casse", il testo parla alla seconda persona, e lo fa con una scrittura densa e accattivante, capace di trasportare il lettore accanto a questo "tu" che è poi il bambino (in seguito ragazzo e dopo adulto) desideroso di divenire un Dungeon Master, ossia colui che nel gioco di ruolo rappresenta il narratore, creatore di mondi e di storie.
    A poco a poco, il nostro protagonista riuscirà a coronare il suo desiderio, facendo scendere i suoi compagni di gioco giù nella sua stanza, circondati da dadi a venti facce, matite, fogli, manuali e quintali d'immaginazione.

    Il tutto, con lo sfondo della provincia valdarnese, che è poi anche la mia, un tempo rurale, poi industriale e terziaria; più tardi de-industrializzata e de-terziarizzata, fattasi dormitorio per chi va a lavorare in città: una Waste Land eliotiana, leitmotiv che ricorre nei meandri della narrazione. Un paesaggio talvolta desolato che fa da contraltare alle moltitudini di universi plasmati dai protagonisti di questo racconto, alcuni dei quali personaggi ricorrenti nella produzione di Vanni, a partire da "Gli interessi in comune" e allo stesso "Muro di casse".

    Malgrado la sua brevità, un libro pregno di significati e significanti, dove il gioco di ruolo è anche espediente per inserirsi in un'atmosfera generazionale e in un clima culturale ed emotivo di provincia, fitto di richiami intertestuali (Ende, Cararescu, Vasta, il già citato Eliot) e di elementi fantastico-surreali che rimandano in maniera diretta all'oggetto principale del discorso: un gioco in cui nessuno vince davvero e del quale viene colta appieno l'essenza.

    Il gioco di ruolo rimane dunque sempre nel mirino del narratore, anche se una partita dall'inizio alla fine non viene mai descritta e raccontata. Ma questo perché il gioco è stimolante solo per chi vi prende parte, per chi c'è stato e per chi ci sarà. Tutti gli altri, invece, dovranno leggere.

    ha scritto il 

  • 3

    Chiunque abbia giocato con un minimo di assiduità ad un gioco di ruolo deve superare un Tiro Salvezza con Classe di Difficoltà 30 per non venire charmato da questo libro; per chi, come me, è pure coet ...continua

    Chiunque abbia giocato con un minimo di assiduità ad un gioco di ruolo deve superare un Tiro Salvezza con Classe di Difficoltà 30 per non venire charmato da questo libro; per chi, come me, è pure coetaneo dell'autore diventa ancora più difficile non esser presi dall'effetto nostalgia di queste pagine.
    Tre stelle per il finale piuttosto insipido.

    ha scritto il 

  • 0

    Bastano le prime righe per farci capire che non sarà una lettura come le altre: l’organizzazione della materia letteraria non segue canoni noti, lo si evince già dalla seconda persona singolare, un tu ...continua

    Bastano le prime righe per farci capire che non sarà una lettura come le altre: l’organizzazione della materia letteraria non segue canoni noti, lo si evince già dalla seconda persona singolare, un tu straniante che punge il lettore, lo chiama in causa, malgrado non sia a lui che si riferisce come presto si coglie.
    Ma non è solo l’apostrofe: l’organizzazione della narrazione procede in maniera innovativa, priva di un vero e proprio dispiegarsi delle vicende in divenire, quasi si trattasse di un resoconto.
    E infatti pagina dopo pagina capiamo che si tratta di un flusso di ricordi, uno scrosciare di memorie, di emozioni che dagli anni ’80 arrivano alla mente del protagonista ai giorni nostri. La stessa seconda persona singolare appare ora inquadrarsi in un contesto più chiaro, assumere le sembianze di un parlare a se stessi, o meglio, di parlare con la propria memoria o coscienza.

    [continua su:]
    https://ilrifugiodellircocervo.wordpress.com/2017/04/13/la-stanza-profonda-il-romanzo-di-santoni-laterza-candidato-allo-strega/

    ha scritto il 

  • 5

    Un viaggio nella provincia e nei giochi di ruolo a metà fra saggio e romanzo

    Oggi ho avuto il piacere di andare alla presentazione de La stanza profonda, ultimo romanzo di Vanni Santoni candidato al Premio Strega 2017, già letto, divorato direi, un paio di mesi fa quando era f ...continua

    Oggi ho avuto il piacere di andare alla presentazione de La stanza profonda, ultimo romanzo di Vanni Santoni candidato al Premio Strega 2017, già letto, divorato direi, un paio di mesi fa quando era fresco fresco d’uscita.

    La Stanza Profonda è il regno del protagonista del romanzo, la sala delle meraviglie, la porta per un mondo di avventure incredibili e inenarrabili a chi non ne ha mai preso parte: nella stanza profonda si gioca di ruolo e ci si gioca per molti anni. Nel frattempo, però, la vita dei giocatori cambia, cambia la realtà provinciale che gli circonda, cambiano i legami fuori dalla stanza. Ed è su questo parallelo che Vanni Santoni costruisce il romanzo: c’è la storia dei giochi di ruolo dagli albori a oggi e l’importanza che questi hanno avuto per i giovani a cavallo fra gli anni’80 e ’90, una vera e propria forma di resistenza alla cultura egemone del tempo (nonché alla fondamenta della cultura egemone di oggi); ci sono le partite, che di fatto sono altre storie, e la storia del gruppo di giocatori che li porterà nel tempo a perdersi di vista e abbandonare il gioco; e poi, sullo sfondo, c’è anche la Storia, con la S maiuscola, quella cosa il cui scorrere in provincia può non essere avvertito come da altre parti, ma il cui eco porta comunque i negozi a chiudere, i giovani a migrare verso luoghi più vivi, il senso di appartenenza a sbiadire inesorabilmente di generazione in generazione. Il piccolo miracolo letterario messo in atto da Vanni Santoni in queste 150 pagine è quello di riuscire a fondere insieme tutte queste cose. Strizza l’occhio ai vecchi giocatori, sicuramente, ma è un libro fruibile e apprezzabile da qualunque lettore. Mi riviene in mente L’arte di collezionare mosche di Fredrik Sjöberg dove, anche lì, c’era un tema che in teoria avrebbe dovuto attirare soltanto una irrilevante nicchia di esperti del settore ma che invece ha avuto un successo planetario: quando c’è amore per quello che si racconta, una conoscenza profonda dell’argomento e una cultura generale decisamente ingombrante e si è pure baciati da un talento letterario così vivo da lasciarne impregnata ogni pagina allora è inevitabile che i pregiudizi scricchiolino e che le barriere si infrangano; che un piccolo libro come questo, che parli di mosche o giochi di ruolo, finisca per salire di livello e rivolgersi così a tutti.

    Oggi l’autore ha detto che avrebbe anche potuto scrivere un normale saggio sulla storia del medium e far felici gli appassionati, ma così avrebbe fallito nel suo intento principale, ovvero quello di dare la dignità e la credibilità lungamente meritate a quella che è stata per lui una vera e propria avanguardia culturale. Per poter parlare a tutti doveva anche raccontare una storia perché, diciamocelo, a tutti piacciono le storie, leggiamo anche e soprattutto per loro. Aggiungo io: e che cos’è la Stanza Profonda, anzi, cosa sono tutte le Stanze Profonde in tutte le cantine di tutti i paesi, provincie e città del mondo se non una grande, enorme, fonte di tutte le storie che abbiamo voglia di raccontare e vivere, un vaso di Pandora che, scoperchiato una volta, non lascerà mai più la tua vita?

    Infine, per tornare a oggi, vorrei sottolineare la buonissima impressione che mi ha fatto l'autore: un ragazzo simpaticissimo, disponibile, visibilmente innamorato di quello che fa e di quello che scrive e dotato di un bagaglio culturale davvero ingombrante. Anche se vorrei più ragazzi così nel mondo, che decisamente un posto migliore, per ora posso accontentarmi di vivere in un mondo in cui ragazzi come lui cominciano a riscuotere il successo che meritano, che è già un buon segno e stasera mi farà dormire felice.

    "Dungeon non si traduce. Non si dice sotterraneo, cripta o peggio tunnel, e non solo perché un dungeon può essere indifferentemente un sotterraneo, una cripta o un tunnel. Si dice dungeon perché solo quella parola va a formare ciò che ci si attende da quel buco in terra immaginaria: un diagramma di flusso fatto di stanze e porte e trappole, passaggi segreti e mostri e scale, pozzi e sepolcri, predelle e statue (a volte anche inanimate), tane, fiumi sotterranei, tesori: insomma, l’avventura. Il mondo di Dungeons & Dragons, così come di tutti i giochi di ruolo fantasy, era un universo di folli architetti del sotterraneo: perché si scavava così tanto? Ovunque un campo ctonio speculare al mondo e altrettanto selvaggio; ovunque passaggi, porte, sale buie da rischiarare con torce o incantesimi... Il dungeon. Si possono fare campagne di grandioso respiro, che finiscono con battaglie campali tra interi regni e sfide agli dei stessi, si può salvare il mondo oppure conquistarlo, ma si finisce sempre per tornare nel dungeon. Corda, pertica, torce, fiasche d’olio per lanterna, guerriero, chierico, mago, elfo, in fila indiana, chi fa la retroguardia? Ci pensa il ladro, che ha sentire rumori? Si torna al dungeon perché è il luogo del subconscio. Di più: perché è il subconscio, dove il dettaglio si scioglie in archetipo e il tempo si riorganizza a sistema di scelte."

    ha scritto il 

  • 3

    La cosa più interessante è l'idea, o meglio il grido di allarme, ma la narrazione è troppo statica rianimandosi solo nelle ultime dieci pagine, troppo poco. Peccato è un'occasione sprecata.

    ha scritto il 

  • 4

    Lo sdoganamento definitivo dei giochi di ruolo

    Finalmente! Grazie Vanni Santoni per avere raccontato il gioco di ruolo fuori dai cliché stantii della sottocultura per nerd e geek. Perché creare mondi in una stanza con gli amici non è più innatural ...continua

    Finalmente! Grazie Vanni Santoni per avere raccontato il gioco di ruolo fuori dai cliché stantii della sottocultura per nerd e geek. Perché creare mondi in una stanza con gli amici non è più innaturale che vivere vite reali tristi in cui pare che le cose belle debbano ineluttabilmente essere perse. Nella provincia toscana di origine, ormai quasi irriconoscibile rispetto agli anni della giovinezza, il protagonista adulto si guarda indietro e vede con chiarezza nei martedì sera di gioco iniziati nel l'adolescenza e coltivati per anni un'esperienza non solo divertente ma fondamentale per la sua formazione. Una delle cose più belle della sua vita che, con un atto di ribellione nei confronti dello sterminio di gioia che il passaggio all'età adulta sembra imporre, decide di provare a celebrare e a rivivere riunendo uno a uno gli amici di gioco per un'ultima campagna (ma sarà davvero l'ultima?).
    Il bello del romanzo sta nel come coniuga il racconto agli excursus quasi filologici sull'evoluzione dei GdR in Italia e nel come riesce ad alternare i toni leggeri e ricchi di humor a quelli più amari e malinconici.
    Capolavoro di realismo magico il breve capitolo del viaggio negli States di tre dei giocatori, da leggere e rileggere.
    E che nessuno si vergogni di giocare ancora anche da adulto!

    ha scritto il 

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