La stanza profonda

Di

Editore: Laterza (Solaris)

4.1
(30)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 151 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8858127374 | Isbn-13: 9788858127377 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Una piccola città di provincia, un garage. Un gruppo di ragazzi che ogni martedì si incontra per giocare di ruolo. Per vent'anni, mentre fuori la vita va avanti, il mondo cambia, la provincia perde di senso e scopo. Desiderio di fuga o forma di resistenza? Quel continuo tessere mondi prende i contorni dell'opposizione a una forza centripeta che, come il "Nulla" della Storia infinita, divora il fuori, vaporizza la città, il paese, le relazioni, le vite. Un romanzo ibrido, tra il memoir e l'affresco sociale, per raccontare la storia di un passatempo nato esso stesso in un garage e arrivato a gettare le basi non solo di un immaginario divenuto egemone ma anche di una parte consistente della realtà che viviamo ogni giorno semplicemente usando Internet.
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    Dopo la controcultura dei rave in Muro di casse, attraverso la storia di un master e dei suoi sodali, Santoni espone nella Stanza profonda quella dei giochi di ruolo, basata sulla cooperazione dei par ...continua

    Dopo la controcultura dei rave in Muro di casse, attraverso la storia di un master e dei suoi sodali, Santoni espone nella Stanza profonda quella dei giochi di ruolo, basata sulla cooperazione dei partecipanti e priva di orizzonti temporali e finalità diverse dall’esplorazione dell’immaginario. L’autore limita qui la sperimentazione stilistica che contraddistingue altre sue opere, ma adotta un’efficace scrittura in seconda persona e riesce nel difficile intento di introdurre interamente e coerentemente l’indagine nella struttura romanzesca; ci conduce così nei mondi finzionali dei giochi di ruolo, dando al contempo concretezza alla sempre più spopolata e inerte provincia italiana (nello specifico quella toscana), dove il protagonista e altri appassionati si riunivano periodicamente per celebrare qualcosa di simile a un rito.
    https://giovannituri.wordpress.com/2017/04/26/pubblicazioni-recenti-appunti-di-lettura-e-quinta-pagella/

    ha scritto il 

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    Continua il mio personale Stregathon, la maratona di lettura a tema Premio Strega, con La stanza profonda di Vanni Santoni (Laterza).
    Il nuovo titolo della collana Solaris è questa volta dedicato al r ...continua

    Continua il mio personale Stregathon, la maratona di lettura a tema Premio Strega, con La stanza profonda di Vanni Santoni (Laterza).
    Il nuovo titolo della collana Solaris è questa volta dedicato al racconto romanzato di una sottocultura ben precisa, quella legata al gioco di ruolo.

    Un tavolo, una una manciata di dadi, un master capace di muovere i fili della narrazione e il mondo diventa cangiante, distorto, il caleidoscopio con cui osservare la realtà attraverso la finzione.

    Santoni costruisce il romanzo speculare di Muro di casse, il suo titolo precedente grazie al quale ha raccontato con occhio inedito la cultura del rave, della free tekno, spogliandola di ogni stereotipo e contestualizzandone il ruolo storico-culturale. Anche con La stanza profonda le intenzioni rimangono tali, servendosi quindi della forma del romanzo ibrido per mappare passato, presente e scorgere alcuni aspetti di un futuro nascosto nel semplice lancio di un dado.

    La città del futuro è troppo enorme per essere mappata.

    La stanza profonda è un luogo privato, intimo, ma al tempo stesso capace di creare e permettere la condivisione dell'atto collettivo. Partendo dall'infanzia per arrivare all'età adulta vedremo sbiadire la consapevolezza dell'esperienza legata al Dungeons & Dragons, il gioco di ruolo dalle influenze fantasy creato in America negli anni '70.
    Sotto i nostri occhi un passato dove c'era tutto, ogni ispirazione, ogni speranza veicolata attraverso una fabula ormai scomparsa e schiacciata dalla realtà. Nessuno sembra più ricordare nonostante le scatole da gioco impolverate, i poster che ancora colorano il nostro immaginario quotidiano e l'eco di una risata tra amici persa nei meandri della nostra memoria.

    La nostalgia sarà sicuramente il sentimento condiviso da chi questo tipo di realtà ha avuto modo di attraversarla e di sentirla veicolo di una parte della sua vita, avendo modo tra queste pagine di prenderne coscienza o di trovarsi, in caso contrario, in un sotterraneo di incomprensioni affascinanti.

    Continua a leggere su UnAntidotoControLaSolitudine http://unantidotocontrolasolitudine.blogspot.it/2017/04/la-stanza-profonda-di-vanni-santoni.html#more

    ha scritto il 

  • 4

    Un saggio-romanzo per appassionati e non

    Ammetto di averlo acquistato per via della nomination al Premio Strega, di averlo scelto tra tutti i 27 perché presentava una tematica interessante e sopratutto diverso dalle solite incosistenze narra ...continua

    Ammetto di averlo acquistato per via della nomination al Premio Strega, di averlo scelto tra tutti i 27 perché presentava una tematica interessante e sopratutto diverso dalle solite incosistenze narrative moderne, perché la casa editrice non era tra le solite che monopolizzano negli ultimi anni la manifestazione e perché l'autore seppur non un ragazzino si può definire ancora un giovanotto (basta con questi vincitori in età da pensione che scrivono presuntuosi tomoni di dubbio valore lettario- ogni riferimento a Edoardo Albinati è puramente casuale).
    Seppur l'inizio l'ho trovato piuttosto macchinoso per catapultare il lettore in questa inedita dimensione dei giochi di ruolo che magari non ha mai "toccato" con mano o che ha solamente assoporato vagamente, il proseguo di questo saggio-romanzo o forse sarebbe meglio dire romanzo-saggio si legge tutto d'un fiato. E' la nostalgia di un tempo che senza accorgecene c'è sfuggito di mano a farla da padrona nel testo, il ritorno hegeliano nella terra desolata a cui ruotano attorno le vicende dei personaggi in continui flashback intervallati da bruschi ritorni al presente. Ed è proprio il poemetto di Thomas Stearns Eliott il leit motiv dell'intera opera, se infatti nella Terra desolata, Eliot pone la sua visione di desolazione e aridità spirituale in un implicito contrasto con il mondo dei poeti più antichi, suoi maestri, qui è l'autore a contrapporre la sua visione di desolazione dei luoghi vissuti nel periodo di formazione popolati ormai da ragazzini che passano le giornate con intrattenimenti che annoiano pure loro a quelle stesse piazze abitate ai suoi tempi da una più concreta voglia di fare. Ma in entrambi i casi la sensazione espressa è quella dell'estrema inutilità provata dall'uomo trovandosi a dover vivere in un mondo sterile, dove nulla ha più significato.
    Il fine dell'opera è a mio avviso celebrativo di quello che fu non solo un divertimento ma anche una visione formativa del mondo che in molti casi ha contribuito a formare menti più aperte non limitate ai confini della realtà, ma nello stesso tempo si avverte un filo sottile che unisce lo scrittore ai personaggi e ai lettori ricordando a una generazione angosciata, e profondamente nostalgica, che non è sola.
    Non so se questo testo si troverà nella cinquina del Premio Strega e men che meno che possa trionfare in quest'edizione ma trovo che sia la proposta più originale che io abbia mai letto da molti anni a questa parte soprattutto perché la forza della narrazione sta nel non ghettizzare quello che potrebbe essere un tema caro solo a chi ha passato i migliori anni con i giochi di ruolo ma anzi lo estende anche al resto dei lettori che hanno potuto viverli solo di striscio coinvolgendoli in un finale che è comune non solo a quella realtà ludica ma a tutte le forme di divertimento in voga negli anni '80 e '90 bruscamente cadute nel dimenticatoio.
    Consigliato ad appassionati della tematica e non, perché in fondo abbiamo avuto tutti un passatempo caro nell'adolescenza che ci siamo lasciati iindietro a causa dello scorrere inesorabile del tempo e dell'ineluttabilità degli eventi.

    ha scritto il 

  • 3

    Nostalgie generazionali

    Con "La misteriosa fiamma della regina Loana", Umberto Eco scrisse un intero libro basato sulla nostalgia per l'immaginario che aveva nutrito, nell'età della formazione, la sua generazione; questo lib ...continua

    Con "La misteriosa fiamma della regina Loana", Umberto Eco scrisse un intero libro basato sulla nostalgia per l'immaginario che aveva nutrito, nell'età della formazione, la sua generazione; questo libro di Vanni Santoni mi sembra vada nella stessa direzione, con la caratteristica, tuttavia, di non rivolgersi a un'intera generazione, ma a una parte di essa, quella cioè che ha condiviso la "controcultura" dei giochi di ruolo negli anni Ottanta e Novanta. Il romanzo scorre bene, supportato da un ottimo stile, ma gioca soprattutto sul sentimento della nostalgia, che potrà essere condiviso solo da chi ha vissuto le stesse esperienze del narratore-protagonista. In un'epoca di "crisi del futuro" come quella che viviamo, "La stanza profonda" sembra promettere la riapertura del vaso di Pandora della nostalgia verso il passato e la giovinezza perduta. Potremo aspettarci, in futuro, libri che raccontano la generazione della Play Station, dei Pokemon, del fantacalcio (quello sì transgenerazionale) e molto altro ancora. Sarebbe stato interessante trovare, nel libro di Santoni, una via d'uscita, un modo per riuscire a conciliare nostalgia del passato e impegno nel presente; ma non ce n'è traccia nel romanzo, nonostante il fatto che, dopotutto, la stagione dei giochi di ruolo non è mai finita, ma si è evoluta nel tempo facendo proseliti. E' allora piuttosto la nostalgia per un movimento controculturale e alternativo che non c'è più, un modo diverso di concepire il mondo, come lo definisce il narratore, opposto a quello neoliberista iper-competitivo. Idee valide, che però forse non reggono la struttura di un intero romanzo: sarebbe bastato un articolo, magari un saggio di analisi del fenomeno dei GDR. Sempre più mi sembra che la forma del romanzo venga scelta per conquistare un pubblico che un saggio non riuscirebbe a ottenere, ma poi non si faccia un autentico sforzo di "romanzare" il tema che si vuole affrontare, per quanto Santoni abbia dalla parte sua un'ottima padronanza della materia e dello stile.

    ha scritto il 

  • 3

    Il libro del Master

    Non è un memoir né un affresco sociale, contrariamente a quanto dicono i paratesti nei risguardi. Sono semplicemente le memorie di un Dungeon Master che ha giocato per 20 anni ai Giochi Di Ruolo. Mi è ...continua

    Non è un memoir né un affresco sociale, contrariamente a quanto dicono i paratesti nei risguardi. Sono semplicemente le memorie di un Dungeon Master che ha giocato per 20 anni ai Giochi Di Ruolo. Mi è piaciuto, perché nell'esperienza dell'autore ho rivisto quasi integralmente la mia: per la leva ('78) per l'Italia (come provincia degli States) per i Tic del gruppo di amici (i miti, le gag, le relazioni, le dinamiche). Consigliato a chi sappia il significato dell'acronimo "D20".

    ha scritto il 

  • 4

    Contaminando la fiction con elementi di memoir e ricostruzione storica (pur restando fiction a tutti gli effetti), Santoni si produce in un affresco della stagione dei giochi di ruolo in Italia. Lo fa ...continua

    Contaminando la fiction con elementi di memoir e ricostruzione storica (pur restando fiction a tutti gli effetti), Santoni si produce in un affresco della stagione dei giochi di ruolo in Italia. Lo fa dall'interno, innestando il punto di vista su un dungeon master tanto entusiasta all'epoca dei fatti narrati quanto disincantato - quasi arreso - nel presente, il presente (questo presente) da cui racconta, rivolgendo a se stesso una seconda persona singolare che sembra voler prendere le distanze, misurarsi. Rispetto al precedente Muro di casse, che similmente gettava luce su una cultura altra come i rave, qui non si respira un senso di epica residua. Sembra quasi restio, Santoni, ad addentrarsi nella dinamica del gioco, a descrivere il giocare, come se volesse preservarlo nel suo status di mistero insondabile, indescrivibile: "il gioco si gioca", come dice uno dei protagonisti. Il risultato è un romanzo breve e crepuscolare, un quasi romanzo di formazione attraversato da un senso di rimpianto sfilacciato, condotto col tono di chi accetta il portato di un'esperienza marginale seppure fiera e gravida di conseguenze. Il gioco di ruolo è una vena che pulsa con intensità sempre più definita e solida, unendo i protagonisti in un'accolita scombinata ma fervente, finché - nelle pagine risolutive - il bilancio non può che sottolineare il paradosso: mentre la realtà dissolve senso, il gioco lo coagula, diventa un senso forte, persino IL senso per una generazione che ha smarrito l'appartenenza al reale organizzatosi in sistema sociale. Come in Muro di casse, le pagine che sembrano sublimare l'operazione lo fanno svoltando in direzione road story: se in quello era un febbricitante e persino eroico viaggio in una ex-Jugoslavia coi proiettili che ancora ronzavano come insetti assassini nella notte, in La stanza profonda è una peregrinazione negli States sulle tracce dei padri fondatori dei rule games, tra apparizioni pseudo-fantasmatiche e un frammento (l'installazione Prada Marfa degli artisti danesi Michael Elmgreen e Ingar Dragset, sulla route 90) preso in prestito dal bellissimo Absolutely Nothing di Giorgio Vasta e Ramak Fazel. Nel complesso è una lettura godibile, cui forse avrebbe giovato un tono più acceso (che non difettava al predecessore) ma che rappresenta comunque una importante conferma: il romanzo è un ottimo mezzo di indagine riflessiva quando deve trattare argomenti sfuggiti (più per rarefazione che per complessità) alla dimensione del saggio o del reportage, e Santoni lo sta padroneggiando con abilità.

    ha scritto il 

  • 5

    Il Santoni più estremo e purista

    Perché il giocatore comune è giocatore in questo mondo e personaggio nell’altro, ed è sempre o l’uno o l’altro, mentre il master regna, solitario, là dove i flussi dei mondi si incrociano.
    La mia rece ...continua

    Perché il giocatore comune è giocatore in questo mondo e personaggio nell’altro, ed è sempre o l’uno o l’altro, mentre il master regna, solitario, là dove i flussi dei mondi si incrociano.
    La mia recensione de La stanza profonda ---> https://goo.gl/30n8Ai

    ha scritto il 

  • 4

    Manifesto di una generazione

    L’affinità elettiva che ho avvertito con l’autore sin dalle prime pagine della sua prosa brillante, mi ha aiutato a superare le virgole prima delle congiunzioni e la fastidiosa, per me ovviamente, sce ...continua

    L’affinità elettiva che ho avvertito con l’autore sin dalle prime pagine della sua prosa brillante, mi ha aiutato a superare le virgole prima delle congiunzioni e la fastidiosa, per me ovviamente, scelta di scrivere in seconda persona che tanto ricorda i blog del fandom. Piccoli scogli sui quali però, abitavano le sirene dell’amarcord e della solidarietà esistenziale: richiami irresistibili che mi hanno fatto continuare a leggere senza posa. Un libro generazionale che descrive un mondo poco raccontato e che pure, in un modo o nell’altro, è entrato nel quotidiano della massa, almeno per sentito dire, almeno perché, “mio cugino ci giocava”. Non ne avvertivo la mancanza fino a quando non ho letto questo libro, l’emorragia di giocatori, la sensazione di essere l’unico giusto tra gli sbagliati, i dubbi e la delusione sulla mediocrità di chi condivide la stessa passione; un campionario di sensazioni, aspirazioni, emozioni che sebbene combinati in diversa misura, sono il patrimonio di chi ha vissuto un’epoca e ancora non vuole abdicare all’età e al mutuo o anche solo ai surrogati digitali. La narrazione della lenta parabola discendente di un fenomeno culturale e sociale, un bildungsroman al contrario, la presa di consapevolezza che quel sole così forte, si è contratto in una nana bianca passando dalla rozzezza dell’età dell’oro ad una raffinatezza che non ha pubblico (immagino fra cento anni, la nascita del gdr totale, universale e perfetto ma orfano di giocatori). Sebbene sancisca la vittoria della sua eredità nei numeri e sul mercato, più che a un manifesto assomiglia a un testamento, “per non dimenticare”. Come potremmo, chi meglio di noi può conoscere le parole di Shaw (o era Hall?) “non si smette di giocare perché si invecchia, ma si invecchia perché si smette di giocare”. Se invecchiando si torna bambini, avremo, prima o poi, una nuova opportunità.

    ha scritto il 

  • 0

    Quelle scale fino alla stanza...

    La realtà è sotto (nella stanza) o fuori? Non è questo il dilemma, il problema non è nemmeno scenderle (quelle scale che portano alla stanza) è risalirle ... allora ci vuole una citazione.
    Meg ( ne I ...continua

    La realtà è sotto (nella stanza) o fuori? Non è questo il dilemma, il problema non è nemmeno scenderle (quelle scale che portano alla stanza) è risalirle ... allora ci vuole una citazione.
    Meg ( ne Il grande freddo):
    Il mondo è gelido là fuori: a volte credo di essere diventata anch'io un ghiacciolo.

    ha scritto il 

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