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La stiva e l'abisso

Di

Editore: Bompiani

4.3
(122)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 288 | Formato: Altri

Isbn-10: 8845218309 | Isbn-13: 9788845218309 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , eBook

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
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  • 4

    Nessuna nave è preparata allo stallo, essendo la navigazione la sua vera vocazione. Così la deriva di un galeone dal nome misterioso diventa metafora della condizione esistenziale di tutti noi, scrittori e lettori senza bussola nell'oceano del sapere e nel mare dell'oggettività, alla ricerca di ...continua

    Nessuna nave è preparata allo stallo, essendo la navigazione la sua vera vocazione. Così la deriva di un galeone dal nome misterioso diventa metafora della condizione esistenziale di tutti noi, scrittori e lettori senza bussola nell'oceano del sapere e nel mare dell'oggettività, alla ricerca di un significato transitorio ma necessario da opporre al caos del vivere. Quindi la parola cerca di difendere l'umanità dell'equipaggio che va scomparendo, che è mutilata, smarrita, si sta inabissando. La cancrena del capitano è la consapevolezza della barbarie, è la lotta contro l'oblio, è il persistere dell'ignoranza contro la ragione, è lo spaesamento della fantasia rispetto al prevalere della forza. Si può dire metaromanzo, antiromanzo, naturalmente riflessione sul narrare, enciclopedia di rispecchiamenti letterari e insieme cosmologia comica e grottesca. Certamente è ossessione, vertigine, metamorfosi, teatro e catalogo del possibile. Nave fantasma e nave dei folli, nave infestata da sogni che ci ospita clandestini nella stiva, passeggeri di una narrazione romantica e del suo magico riprodursi in un linguaggio unico e autopoietico. La scrittura di Michele Mari è così avvolgente, simbolica e viva che sembra di avere alle spalle un vento incessante e favorevole che ti accompagna fino all'ultima pagina e fino al viaggio successivo.

    "Milizia d'abisso perduta che vedi le navi dal basso come sagome nere di foglie, dimmi, in quelle ombre scorrenti tu sogni? In esse ricordi le navi che furono tue, tutte le tue navi fino all'ultima, la più detestata la più rimpianta? O a sognare ti basta il lusso dell'anemone, la geometria della stella marina, la dubbia parvenza delle creature di profondità?"

    ha scritto il 

  • 4

    I pesci sognati

    In questo libro Mari saluta il ventesimo secolo e si ritira su un galeone spagnolo immobilizzato da una bonaccia. Il capitano è ancora più immobilizzato del galeone, perché ha una gamba in cancrena.
    MM utilizza nella descrizione della nave le decine di romanzi di Salgari e Stevenson che ha ...continua

    In questo libro Mari saluta il ventesimo secolo e si ritira su un galeone spagnolo immobilizzato da una bonaccia. Il capitano è ancora più immobilizzato del galeone, perché ha una gamba in cancrena.
    MM utilizza nella descrizione della nave le decine di romanzi di Salgari e Stevenson che ha letto quando era Michelino, ma non è il caso di pensare a un libro di avventure, tutt’altro. E’ la vita di una nave immaginata da una persona che può solo elaborare passi, risonanze, odori senza muoversi dal letto e facendo astute domande al personale reticente.
    Questo libro è piuttosto spiazzante, perché l’ambientazione è assurda, la fine della storia prevedibile, la scrittura traccia arabeschi e divagazioni sulla pagina, eppure è molto avvincente. Si vuole sapere non tanto come va a finire, ma dove va a parare Mari.
    I personaggi principali sono il capitano, uomo di cultura squisita e il suo secondo, uomo ignorante e brutale.
    I marinai vengono visitati dai pesci e sognano e sviluppano sentimenti, qualità e conoscenze mai avute.
    Il secondo vuole la nave e il potere, ma nella sua rozzezza non si accorge probabilmente di provare soprattutto invidia per i marinai che hanno scoperto qualcosa che a lui è negato. Inoltre, anche se ammazzerebbe tutti, ha in realtà bisogno di un pubblico per esistere e in particolare ha bisogno di ascoltare il capitano.
    Mi sembra un omaggio di Mari al potere salvifico della cultura, che accende e perpetua l’umanità degli umani e li appaga in modo inimmaginabile da quelli che non si sono lasciati incantare, ripagandoli di qualunque perdita, anche quella della vita.
    La scrittura aulica e il messaggio elevato sono molto opportunamente contornati da trovate da commedia un po’ sguaiata (Menzio, il secondo) e da personaggi assurdi e divertenti come il clandestino.
    Il messaggio dunque è positivo, anche se le atmosfere sono macabre e schifose (cancrena): ma questo è Mari.

    ha scritto il 

  • 3

    Com'è profondo il mare

    La stiva e l'abisso è una grande metafora della letteratura, intesa come oceano delle storie e come l'immenso calderòn in cui le storie raccontate entrano a far parte, a fondersi con chi le ascolta (i.e. le legge).
    I meravigliosi pesci dell'abisso, che toccano il cuore ai ...continua

    La stiva e l'abisso è una grande metafora della letteratura, intesa come oceano delle storie e come l'immenso calderòn in cui le storie raccontate entrano a far parte, a fondersi con chi le ascolta (i.e. le legge).
    I meravigliosi pesci dell'abisso, che toccano il cuore ai marinai della nave immobile nell'assoluta bonaccia, pronta ormai a trasformarsi in una nave di fantasmi, richiamano evidentemente le Sirene, sia per gli iniziali approcci amorosi sia per il loro cibarsi degli occhi degli annegati (nel cui fondo appunto sono contenute le storie che i pesci raccontano ai marinai, con il puro gioco degli occhi ).
    Il capitano Torquemada, immobilizzato nella sua cabina da una gamba in cancrena e in avanzato stato di decomposizione come la sua nave, gonfia ed essudante liquami schifosi, è il simbolo della razionalità che tentando di resistere al sogno cede al delirio.
    Menzio ( mentior ), il Secondo, imbroglione, truffatore, cinico e materialista ci arriva dritto dalla commedia dell'Arte o forse ancora da più lontano (è praticamente Pseudolus ).
    Il clandestino Ishmail (direttamente dal Pequod ) parla una Babele di lingue degna delle più ardite invenzioni dantesche.
    I pastiche linguistici baroccheggianti con le improvvise virate verso il basso, quando non verso l'infimo, sono di chiara matrice gaddiana (a cui diciamo che rendono omaggio per non dire che fanno il verso).
    Infiniti, infine, i rimandi e i richiami ai grandi scrittori del mare amati da Mari in gioventù (vedi Tu, sanguinosa infanzia ).
    Può stare tutta la storia della letteratura in un romanzo? No, chiaramente. E infatti, il romanzo stesso appare enfiato, traboccante, eccessivo, assurdamente pretenzioso.
    Troppo, insomma, troppo tutto insieme: la grande letteratura del mare e non solo ridotta ad una (francamente un po' nauseante) ribollita letteraria.

    _____________________

    N.b. sia detto chiaramente che, con tutti i limiti e le scelte discutibili, Michele Mari è forse l'unico (o quasi) scrittore italiano vivente.
    Se ci par poco...

    ha scritto il 

  • 0

    A partire dai primi anni di università sono stato letteralmente bombardato dal prefisso meta-. Praticamente tutti i professori lo utlizzavano per gli argomenti più disparati e pure gli allievi – si sa che a 20 anni siamo ancora alle prese con la costruzione della nostra personalità e allora stiam ...continua

    A partire dai primi anni di università sono stato letteralmente bombardato dal prefisso meta-. Praticamente tutti i professori lo utlizzavano per gli argomenti più disparati e pure gli allievi – si sa che a 20 anni siamo ancora alle prese con la costruzione della nostra personalità e allora stiamo lì a spararci le pose da intellettuali e a scimmiottare i nostri mentori – non disdegnavano di buttarci questo meta-qualcosa nelle loro discussioni sui massimi sistemi. Ora, a distanza di tempo, devo ammettere che io non l’ho mai usato (o quasi), perché non ero mai sicuro del suo reale significato. Più o meno sapevo che aveva qualcosa a che fare con la riflessività, il prefisso meta. Per esempio, quando il mio coinquilino marxista (perché tutti abbiamo avuto un coinquilino marxista) parlava di un film che avevamo appena finito di guardare dicendo “questo film qui è prioprio un metafilm”, scattava subito una specie di cicalino nella sezione “significati” del mio cervello, e sapevo che si stava parlando di un film che si interrogava sulla metodologia del fare film e sui significati che questo fare film poteva generare. Ma non ero mai sicuro, e stavo lì ad annuire e sperare di non essere interpellato, e poi quando non ero visto da nessuno prendevo qualsiasi dizionario della lingua italiana che mi capitava sottomano e cercavo il significato del prefisso meta-, e invariabilmente alla chiusura del dizionario non mi rimaneva nulla del significato, e quindi ero condannato a stare sempre sulla difensiva nelle discussioni teoriche fatte con i colleghi, nei giardinetti della Facoltà, tra una lezione e l’altra.

    Questo per dire che La stiva è l’abisso è un metaromanzo, anche se non ne sono sicuro al cento per cento (o mille per mille, che dir si voglia). So però che è una storia stupenda che basa il suo funzionamento sulle storie raccontate dai vari personaggi (non vi sono azioni descritte dal narratore, ma solo racconti di azioni. E lo dovevo capire subito che era una storia contro il naturale dispiegamento della storia. Da quando, a volo d’albatros, vedi questo galeone immobile su un mare piatto, con le vele ammainate causa assenza di vento, ti avvedi subito che si sta distruggendo il primo principio di un’avventura: il mare periglioso, il coraggio di un uomo che va incontro al suo destino tra tempeste e balene bianche. Ma – trattando di particelle e prefissi – tutto ciò che è anti- mi ha sempre affascinato e così sono andato avanti a leggere il mio primo libro di Michele Mari (ringrazio il Caos di avermelo fatto conoscere), immerso in un mare (letteralmente) di dialoghi stupendi, con personaggi dalle inflessioni dialettali a volte sconosciute, ma sempre armoniose e musicali. Un romanzo che mi ha fatto avere l’impressione di stare a teatro, a vedere un’opera della Commedia dell’arte, ad avere la nave di fronte a me come palcoscenico, e vedere e sentire questi personaggi ben delineati (anche quelli senza nome e minimi) che raccontano gesta e storie della nave, di altre navi e di altri viaggi, e descrivere i misteri che si celano tra la stiva e l’abisso. Mi è sembrato, ma solo per un attimo, di aver afferratto cosa si intende per potere evocativo della parola. E poi, sempre seduto in platea, ho visto uno ad uno i personaggi sparire, uscire fuori dalla storia (perché La stiva e l’abisso funziona per sottrazione), eppure ho continuato a vedere la storia proseguire e spostarsi negli abissi dell’ancora-non-detto.
    Potrei star qui a raccontare delle mitiche figure del Capitano e del suo Secondo, ma raccontare le trame è una cosa inutile.

    www.liberdocet.it

    ha scritto il 

  • 4

    tre stelle e mezzo, quasi quattro

    Be', mi è piaciuto molto meno di verderame, alterna passaggi affascinanati o suggestivi o anche molto divertenti a tratti noiosi come la bonaccia.
    E poi - temo che sia un brutto segno - alla fin fine Menzio mi stava parecchio simpatico.

    ha scritto il 

  • 1

    La stiva e l'abisso

    Pensa, mi dico, sta arrivando Caronte!!! Oddio il caldo, ci risiamo, vai con gli allarmisimi, vai con i professori universitari incravattati che ci ricordano in un buon italiano che servono ombra e idratazione.
    Pensateci un po' un attimo, è estate e l'allarme qual è? CARONTE ossia IN ESTATE ...continua

    Pensa, mi dico, sta arrivando Caronte!!! Oddio il caldo, ci risiamo, vai con gli allarmisimi, vai con i professori universitari incravattati che ci ricordano in un buon italiano che servono ombra e idratazione.
    Pensateci un po' un attimo, è estate e l'allarme qual è? CARONTE ossia IN ESTATE FA CALDO!!!!!!!

    Che nullità di mondo.

    Possa piovere

    ha scritto il 

  • 5

    Michele Mari sa far quel che vuole delle parole, le doma, le tiene in pugno e così facendo conquista noi affamati lettori, ci inchioda alle sue pagine e ci fa vivere in mondi altri storie di altri. Siamo su un galeone in mezzo alla bonaccia dell'oceano, tutto sembra immobile, invece il romanzo è ...continua

    Michele Mari sa far quel che vuole delle parole, le doma, le tiene in pugno e così facendo conquista noi affamati lettori, ci inchioda alle sue pagine e ci fa vivere in mondi altri storie di altri. Siamo su un galeone in mezzo alla bonaccia dell'oceano, tutto sembra immobile, invece il romanzo è il susseguirsi di eventi unici e incredibili, e la smania che muove i marinai è la stessa che cattura il lettore, che lo conduce verso l'epilogo della più fantasmagorica delle avventure.
    Se raccontato da Michele Mari tutto è calibrato, misurato, ma epico; se si legge Michele Mari si riscopre il sapore genuino per la letteratura.

    ha scritto il 

  • 4

    Il fascino, la forza e l’importanza del racconto orale, questo il filo conduttore del libro attraverso il quale Mari si è cimentato con una delle sue grandi passioni, e cioè il romanzo d’avventura marinaresca: e allora eccoci catapultati nel XVII secolo su di un galeone spagnolo fermo in mezzo al ...continua

    Il fascino, la forza e l’importanza del racconto orale, questo il filo conduttore del libro attraverso il quale Mari si è cimentato con una delle sue grandi passioni, e cioè il romanzo d’avventura marinaresca: e allora eccoci catapultati nel XVII secolo su di un galeone spagnolo fermo in mezzo al mare per la bonaccia, con il capitano con la gamba in cancrena, un secondo violento e irrequieto, la ciurma che poco a poco perde il senno, pesci fantastici ed una misteriosa vita notturna.
    L’unico difetto rispetto agli altri suoi romanzi letti fino ad ora è che c’è qualche pagina di troppo, il dubbio che probabilmente qua e là c’erano dei simboli da decifrare e che mi sono sfuggiti, ma tale è stato il piacere della lettura, il godermi ancora una volta la particolare capacità di giocare con le parole che ha questo scrittore, che alla fine non sono che dettagli.

    ha scritto il 

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