La storia

Di

Editore: Giulio Einaudi Editore

4.4
(4692)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 671 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco , Olandese , Spagnolo , Finlandese

Isbn-10: 8806177400 | Isbn-13: 9788806177409 | Data di pubblicazione:  | Edizione 19

Prefazione: Cesare Garboli

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri , Copertina morbida e spillati , Cofanetto , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
A questo romanzo (pensato e scritto in tre anni, dal 1971 al 1974) Elsa Morante consegna la massima esperienza della sua vita "dentro la Storia" quasi a spiegamento totale di tutte le sue precedenti esperienze narrative: da "L'isola di Arturo" a "Menzogna e sortilegio". La Storia, che si svolge a Roma durante e dopo la seconda guerra mondiale, vorrebbe parlare in un linguaggio comune e accessibile a tutti.
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  • 5

    La Storia è uno di quei libri che hanno la capacità di attrarre il lettore, senza cali nello stile o nella narrazione, e che sono in grado di farlo affezionare ai personaggi come fossero reali.
    Lo sti ...continua

    La Storia è uno di quei libri che hanno la capacità di attrarre il lettore, senza cali nello stile o nella narrazione, e che sono in grado di farlo affezionare ai personaggi come fossero reali.
    Lo stile in cui è scritto questo romanzo è uno dei principali piaceri che si incontrano nella lettura. Qualsiasi paragrafo, aprendo una pagina a caso, in poche righe è capace di descrivere un piccolo mondo, che siano le emozioni di un personaggio, i suoi pensieri, o le sue azioni. Per questo motivo il romanzo non può essere letto di fretta, ma va assaporato parola per parola. Capita a volte persino di rileggere alcuni passaggi, ma non perché siano oscuri o di difficile comprensione, ma per il piacere della lingua, che qui viene impiegata in maniera magistrale.
    Oltre allo stile, ma anche grazie ad esso, le vicende e i fatti narrati, pur in apparenza banali e quotidiani, risultano invece memorabili, capaci di imprimersi nella memoria e nell'esperienza del lettore come fossero reali, e in un certo qual modo lo sono. Tutto è descritto e narrato in maniera tale da dargli la giusta profondità, rendendolo plausibile, che sia la descrizione della giornata di un bambino, o la vita quotidiana durante la guerra e l'occupazione tedesca.
    La Storia è un romanzo sul rapporto tra la Storia, quella gestita dai poteri economici e politici, e la storia di una donna e della sua famiglia durante la guerra e il primo dopoguerra. Nella visione dell'autrice la Storia è vista come un'organizzazione assassina, tesa a fare i propri interessi, quasi che non fossero degli uomini a controllarla, ma essa stessa a controllare gli uomini, o almeno le masse della povera gente a cui appartiene la protagonista.
    Una visione che può essere o meno condivisa, ma che, al pari dei personaggi e delle vicende narrate, rimane impressa nel lettore anche dopo il termine del libro.

    ha scritto il 

  • 5

    L'ultima cantastorie

    Quando era bambina nel mio paese in Sicilia, in occasione della fiera annuale, arrivavano i cantastorie (la fiera continua ad esserci, ma i cantastorie non vengono più da un pezzo). Invece di girare f ...continua

    Quando era bambina nel mio paese in Sicilia, in occasione della fiera annuale, arrivavano i cantastorie (la fiera continua ad esserci, ma i cantastorie non vengono più da un pezzo). Invece di girare fra le bancarelle io m'incantavo davanti a quelle storie trucidissime, cantate e recitate davanti a enormi (almeno così sembrava a me) cartelloni dipinti a colori vivaci, in cui predominava il rosso del sangue. Erano fatti di cronaca nera, assurti, nell'immaginario popolare, ad epica e a tragedia. Non erano sicuramente adatte ad una bambina in età prescolare, ma se mia madre mi perdeva tra la folla sapeva che era lì che mi avrebbe trovata, nel cerchio del pubblico, anch'esso popolare, di ogni età e di certo di bocca buona. La cosa un po' preoccupava mia madre che un giorno commentò, rivolta verso non so chi: "A questa bambina (picciridda) piacciono le storie della mala sorte".
    Questo per dire che mentre leggevo La Storia di Elsa Morante avvertivo un sapore di d'eja-vu, inspiegabile, fino a che, nel pieno di un risveglio notturno, in un lampo nella mia memoria, ho ricordato quei cantastorie, a cui non più pensavo da decenni. Ecco, La Storia è un romanzo raccontato così, con quello stesso tono da tragedia popolare, smacchiato però da ogni ingenuità, condito, invece, da un disperato panteismo, che allude ad un paradiso in cui tutti gli esseri sono uno e quell'uno è Dio.
    Paradiso perduto dal momento in cui l'uomo ha dato il via alla Storia, ma sempre rimpianto ed inseguito, malamente inseguito, perché questo luogo (o tempo), che è l'esatto contrario della Storia, l'uomo pretende di instaurarlo con le ideologie, che sono il motore della Storia. Ne risultano infelicità e tragedie, di cui la Seconda Guerra Mondiale è la manifestazione più oscena. I personaggi del romanzo sono tutte vittime di questa tragedia, nei modi più diversi, perché l'oscenità ha più tentacoli di un mostro mitologico, che, come si sa, è manifestazione del caos.
    Tutte vittime, non importa fino a che punto siano consapevoli dell'orrore e del suo opposto, del paradiso di unità, da cui, forse irrimediabilmente, ci siamo allontanati. Il personaggio più consapevole è Davide Segre, ma la conoscenza non lo salva. E non si salva neppure Useppe, che fra tutti è l'immagine più pura e incontaminata dell'uomo com'era, o come potrebbe essere, in paradiso.
    Non si salva perché questa che Elsa Morante narra non è una storia edificante e pacificante, ma la cruda cronaca popolare, assurta ad epica e a tragedia, del crollo, forse definito, di ogni speranza di sopravvivenza per tutto ciò che è piccolo, semplice, indifeso, ignorante, povero e puro, siano pischelli, donnette, bulletti, ebreiuzzi, poeti e varia minutaglia.

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro che deve essere letto

    Mi sono ritrovata a leggere quest’opera in preparazione di un esame all’Università. Non penso di avere le capacità necessarie per fare una critica approfondita dell’opera, che richiederebbe anche la l ...continua

    Mi sono ritrovata a leggere quest’opera in preparazione di un esame all’Università. Non penso di avere le capacità necessarie per fare una critica approfondita dell’opera, che richiederebbe anche la lettura di saggi ad essa dedicati: questo libro, infatti, rappresenta una testimonianza storica e come tale deve essere letto. Non è possibile, a mio avviso, criticare un libro come questo senza prendere minimamente in considerazione il contesto in cui è stato scritto. Per questo motivo, io posso unicamente parlarvi della mia esperienza di lettura ed è proprio quello che ho intenzione di fare.

    ***

    Non conoscendo il libro, pensavo che parlasse della Seconda Guerra Mondiale in maniera più generale; che mostrasse i conflitti politici, che mostrasse le grandi battaglie, che, insomma, entrasse nel vivo della Storia Mondiale. Niente di più sbagliato. La Storia, quella con la “S” maiuscola è confinata all’inizio di ogni capitolo, in cui vengono elencati gli avvenimenti più importanti in una successione cronologica quasi martellante. Questa catena di eventi rappresenta unicamente la cornice per la storia vera e propria, e questa storia è la storia di una famiglia; di Ida e dei suoi due figli, Ninuzzo e il suo figlio bastardo Useppe.
    Durante il periodo di tempo che va dal 1941 al 1947 noi lettori siamo spettatori delle vicende di queste persone; abbiamo la possibilità di vedere la loro vita e di leggere di come sono stati in grado di sopravvivere a questi eventi, che sono più grandi di ognuno di noi. Viene raccontato il dolore, la malattia, la povertà, la lotta continua e, soprattutto, la fame. Viene raccontata la paura per essere di una razza diversa, quella paura che ti si attacca alle ossa e ti impedisce ogni movimento. Viene raccontato dei treni in partenza per i campi di concentramento e viene raccontato del ghetto di Roma, trasformato in un luogo fantasma. Vengono raccontati i tormenti interiori e non per fornire magiche soluzioni, ma per descrivere le ferite, le cicatrici non rimarginate che questi eventi hanno lasciato in tutti i personaggi.
    Sebbene, infatti, la storia segua in maniera privilegiata le vicende di Ida e di Useppe e abbia un occhio privilegiato sulla vita di Nino, questo è un romanzo corale: la Morante non lascia che i personaggi incontrati dai protagonisti siano solo ombre di un mondo lontano, ma dà ad ognuno la propria storia, un passato e una speranza di futuro.
    La Storia, non si può negare, rappresenta una lettura impegnativa: ho impiegato più di un mese per terminare la lettura di questo libro, e, verso le ultime pagine, non volevo altro che finisse, perché è uno di quei libri che ti piegano. Le descrizioni sono crude, la storia di Ida e della sua famiglia non è affatto una storia a lieto fine, anzi. La Morante non fa sconti. Ma questo è uno di quei libri che devono essere letti: devono essere letti per capire gli eventi, per morire con i personaggi e rinascere nuovi, per non dimenticare.

    ha scritto il 

  • 4

    La storia siamo noi?

    E' il primo libro che leggo della Morante. Mi è piaciuto molto, trovo che i tre personaggi principali (la maestra Ida e i figli Ninnuzzo e Useppe) siano dipinti in maniera vivida e commovente. La stor ...continua

    E' il primo libro che leggo della Morante. Mi è piaciuto molto, trovo che i tre personaggi principali (la maestra Ida e i figli Ninnuzzo e Useppe) siano dipinti in maniera vivida e commovente. La storia siamo noi? Mah, non ne sono troppo sicuro.

    ha scritto il 

  • 3

    Mi ha lasciato dentro un grande malessere, non credo di essermi mai sentita così al termine di un libro. Storia dura e tragica ma commovente, con delle pennellate di tenerezza infinita. Non lo consigl ...continua

    Mi ha lasciato dentro un grande malessere, non credo di essermi mai sentita così al termine di un libro. Storia dura e tragica ma commovente, con delle pennellate di tenerezza infinita. Non lo consiglierei ad un amico. Sicuramente scuote, non lascia indifferenti. Ma fa male.

    ha scritto il 

  • 4

    Letto alla fine degli anni 70, prestato e perciò perso. Ricomprato e riletto ora. 650 pagine di miserie: la storia di Iduzza, Useppe, Ninuzzo e di un'umanità la più varia e straziante - per non diment ...continua

    Letto alla fine degli anni 70, prestato e perciò perso. Ricomprato e riletto ora. 650 pagine di miserie: la storia di Iduzza, Useppe, Ninuzzo e di un'umanità la più varia e straziante - per non dimenticare cani e altri animali - travolti tutti ma proprio tutti dalla guerra; la storia mondiale dal 1900 al 1967 come neppure in un bigino Bignami avrebbe potuto essere riassunta; la storia di un ebreo anarchico per non farci mancare dissertazioni saggistiche a volte un po' sfinenti; e poi anche un po' della storia di Elsa Morante donna geniale ma tragica e tremenda come mi dice sempre un'amica che su di lei ha scritto parecchio. In tutto ciò mai un filo di speranza e solo qualche debole e deforme sorriso. Insomma bello però mi sono infelicitata una settimana. PS: a Pasqua dell'anno in cui lo lessi la prima volta mi fu regalato un pulcino, come da tradizione napoletana. Così piccolo, tenero e indifeso lo chiamai Useppe e lo tenni sul terrazzo finché non divenne un pollastrello e fu portato in campagna nel pollaio degli zii. Per non infierire tralascio la fine che fece nonostante le mie raccomandazioni.

    ha scritto il 

  • 5

    Commento in punta di piedi

    Mi sentirei un po’ sciocca a commentare i pregi di questo romanzo capolavoro, o piu’ che sciocca, del tutto inadeguata, minuscola di fronte a quella S maiuscola. Percio’ voglio solo regalare un pensie ...continua

    Mi sentirei un po’ sciocca a commentare i pregi di questo romanzo capolavoro, o piu’ che sciocca, del tutto inadeguata, minuscola di fronte a quella S maiuscola. Percio’ voglio solo regalare un pensiero, mentre ancora mi si asciuga una lacrima, al piccolo Useppe, uno dei ritratti piu’ struggenti e riusciti che io abbia mai letto.

    ha scritto il 

  • 5

    Un incontro indimenticabile

    La Storia narrata dal punto di vista degli umili, l'unico che veramente conti. Un romanzo che brilla di umanità e accusa con decisione ogni forma di potere. Leggere "La Storia", a 18 anni, è stato uno ...continua

    La Storia narrata dal punto di vista degli umili, l'unico che veramente conti. Un romanzo che brilla di umanità e accusa con decisione ogni forma di potere. Leggere "La Storia", a 18 anni, è stato uno di quegli incontri inaspettati e indimenticabili, dopo i quali ci troviamo cresciuti quasi senza essercene accorti.

    ha scritto il 

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