La storia di Lisey

Di

Editore: Sperling & Kupfer

3.7
(1946)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 619 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Olandese , Greco , Catalano , Chi tradizionale , Chi semplificata , Francese , Polacco , Portoghese , Ceco , Russo

Isbn-10: 8820041537 | Isbn-13: 9788820041533 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Tullio Dobner

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
Com'è fatto il mondo segreto di uno scrittore strapremiato, adorato dal pubblico e dalla critica? Per venticinque anni Lisey è stata sposata al celebre Scott Landon. Un lungo, stupendo matrimonio con lui - un uomo meraviglioso ma complicato, con una tara nel sangue - e con l'universo di lui, una dimensione proibita ai normali, piena di cose fantastiche ed esaltanti, ma anche letali; di forze che possono risanare o uccidere, in virtù di leggi incomprensibili; il rifugio di un artista geniale e precoce, un Eden vigilato da un serpente inesorabile. Laggiù ci sono colline viola, mari al tramonto, ombre vaganti, tombe, e la "pozza delle parole", cui attingere a piene mani per creare e illudere... Però ora Scott è morto e la vita di Lisey è uguale a quella di tante altre. Non siamo a Boo'ya Moon, bensì nel prosaico Maine, dove lei affronta il triste compito di svuotare il gigantesco studio del marito, con la sua mole di manoscritti. Un gesto innocente, ma che può scatenare le reazioni inconsulte di certi fan un po' particolari. E non è tutto. Impegnata da una parte a difendersi dagli assalti alla sua persona, Lisey si rende conto, su un altro fronte, di essere come una porta lasciata aperta su quell'altro mondo ai confini tra ragione e pazzia... già intravede - negli specchi, nelle superfici lucide - il muso dell'essere che ha popolato gli incubi del marito, che ora viene per lei...
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  • 2

    Forse sono io. O forse è colpa sua, ma ultimamente non ci capiamo più tanto. Tempo fa avevo recuperato Dolores Claiborne e m'era piaciuto (ma forse dipendeva anche dalle ridotte dimensioni - per King ...continua

    Forse sono io. O forse è colpa sua, ma ultimamente non ci capiamo più tanto. Tempo fa avevo recuperato Dolores Claiborne e m'era piaciuto (ma forse dipendeva anche dalle ridotte dimensioni - per King - del romanzo).
    A quanto pare non reggo più lo stile prolisso, quelle sequenze che vanno avanti per 60 pagine quando ne basterebbero 55 in meno. O forse qui King rimpasta troppo. Tutto è già vecchio: gli scrittori, la loro metà oscura, il matrimonio e il mondo parallelo (Rose Madder?).
    Negli ultimi romanzi - brutti - mi giustificavo dicendo mah magari si sarà spenta la vena.
    Ma Lisey è del 2006. E da molti osannato come un'opera indimenticabile.
    La mia noia è stata grossa. Ci ho messo un mese a finirlo e quando mancavano solo cinquanta pagine ero tentato di mollarlo comunque. Me ne fregava del finale.
    Spero sia solo uno screzio momentaneo e di ritrovare il signor King altrove. (Avrei già in libreria Quattro dopo mezzanotte e lì siamo al King dei tempi d'oro e non si hanno scusanti).
    O forse proprio non reggo più la sua tendenza fluviale?

    ha scritto il 

  • 5

    Boo'ya Moon

    Gli incunk, i partiti, l'intaso, il forcuto intaso, lo spilungo, il principe nero degli incunk, Boolya Mood, Boo'ya Moon, il Boom, il Bool, il bool di sangue e CISSICA! Meraviglioso.

    Perché non l'ho l ...continua

    Gli incunk, i partiti, l'intaso, il forcuto intaso, lo spilungo, il principe nero degli incunk, Boolya Mood, Boo'ya Moon, il Boom, il Bool, il bool di sangue e CISSICA! Meraviglioso.

    Perché non l'ho letto prima? Perché non prima?! Perché mi aspettava ora, perché mi spettava ora. Perché dovevo aprire la porta de Il Libraccio la sera di Halloween e ritrovarmelo davanti, appoggiato su scatole tremolanti di legno su assi sbatacchianti di legno, a guardarmi, a chiamarmi. Perché doveva fare un viaggio in valigia. Perché dovevo leggerne le prime pagine, piangerne e riderne e pensare che non ce l'avrei mai potuta fare, fino a riprenderlo e sapere quanto mi spettasse, fino al BOOM! BOOL! Fine.

    ha scritto il 

  • 4

    Uno dei romanzi più complessi di King sotto molti punti di vista: trama apparentemente semplice, in realtà costruita a cerchi concentrici che tornano sempre allo stesso punto, restringendo (o allargan ...continua

    Uno dei romanzi più complessi di King sotto molti punti di vista: trama apparentemente semplice, in realtà costruita a cerchi concentrici che tornano sempre allo stesso punto, restringendo (o allargando) sempre più la visuale; un mondo alternativo descritto non tanto per immagini, bensì soprattutto per sensazioni ed emozioni; linguaggi diversificati a seconda dei protagonisti, con ulteriore creazione di un linguaggio privato, casalingo, famigliare, che il lettore impara passo dopo passo, man mano che s’addentra nella storia; un matrimonio mostrato per come esso è realmente nella maggioranza dei casi, sequela di luci e ombre, di problemi e quotidianità, di egoismi e virtù, di cose dette e non dette. È un mondo reale, quello di cui King parla in queste pagine.
    Come in un gioco ad incastro, proseguendo nella lettura si scopre che la storia centrale, ancor più centrale del racconto dell’infanzia dello scrittore, è quella di Lisey e di come Lisey salvò ripetutamente il marito dalla morte. Non per niente, il titolo della storia si concentra su di lei. È La storia di Lisey, e non La storia di Scott, o Booya’moon! Dirò di più, e lo faccio a singhiozzo, com’è – tutto sommato – la struttura di questo romanzo fintamente semplice, ma complesso nel profondo: è la storia di Lisey e di come il suo matrimonio sia stato difficile, racchiudendo al suo interno luci e ombre; di come Scott stesso abbia tentato più volte di convincere la moglie a non seguirlo nella sua follia; di come lei stessa, dopo la morte di Scott, abbia tentato di dimenticare e cancellare ciò che più le ha fatto male. Ed è a questo punto che intervengono le briciole lasciate dal marito.

    ha scritto il 

  • 5

    A dir poco un capolavoro. Probabilmente uno dei migliori King post incidente. Se l'inizio mi ha a tratti annoiato, e mi ha portato a lasciarlo fermo per diversi mesi, devo dire che quando l'ho ripreso ...continua

    A dir poco un capolavoro. Probabilmente uno dei migliori King post incidente. Se l'inizio mi ha a tratti annoiato, e mi ha portato a lasciarlo fermo per diversi mesi, devo dire che quando l'ho ripreso ed ho superato il 60%, sono entrato in un turbine di azione ma sopratutto di emozioni che mi ha lasciato senza fiato. Il finale è qualcosa di meraviglioso in cui mente, sentimenti ed azione formano un mix perfetto. Voto 10\10

    ha scritto il 

  • 4

    Lasciato una prima volta, ora ripreso e mai abbandonato. Forse stenta a decollare, ma quando ti prende non ti lascia più. Quasi una summa delle tematiche kinghiane (vedi Misery, ma anche qualche accen ...continua

    Lasciato una prima volta, ora ripreso e mai abbandonato. Forse stenta a decollare, ma quando ti prende non ti lascia più. Quasi una summa delle tematiche kinghiane (vedi Misery, ma anche qualche accenno di Shining, nonché del più recente Chi perde paga). Il lessico familiare di una coppia di coniugi (per la gioia del sempre grande traduttore Tullio Dobner). Lui è uno scrittore famoso e venerato, forse troppo e, talvolta, troppo ossessivamente. Lei, Lisey, la moglie costretta a vivere e all’ombra di cotanta celebrità. E poi la malattia mentale, che diviene uno spazio che non sembra di questo mondo, raggiungendo luoghi fantastici, pieni di inusitata bellezza e di incubi notturni. La genialità che scaturisce dalla follia e “la realtà è Ralph” (pirandellianamente, il vero non ha nessuna necessità di essere anche verosimile). Ma dalla follia scaturisce anche l’ossessione omicida, la violenza fine a se stessa. Le “cose fra sorelle” (ancora un lessico e un mondo a parte), ma anche tra fratelli, vittime e carnefici di se stessi, che condividono luoghi oltre la dimensione terrena. Il passato che si fonde nel presente e non è solo un esercizio mnemonico, ma un vero e proprio atto di immedesimazione. Ma, soprattutto, l’amore, fatto di intimità, di complicità e di segreti condivisi, che sopravvivono alla morte in una fusione perfetta. Con una cifra stilistica inconfondibile, uno Stephen King a denominazione di origine controllata.

    ha scritto il 

  • 2

    Ci ho provato

    Giuro: l'ho letto con tutte le intenzioni di capire perché non mi fosse piaciuto la prima volta. Ho cercato di assimilare tutte le recensioni entusiastiche che ho letto qui e altrove. Ho continuato a ...continua

    Giuro: l'ho letto con tutte le intenzioni di capire perché non mi fosse piaciuto la prima volta. Ho cercato di assimilare tutte le recensioni entusiastiche che ho letto qui e altrove. Ho continuato a ripetermi "è lo zio, è lo zio, è lo zio...". Nulla. Non c'è stato verso. Non mi piace e basta. L'ho trovato lungo, noioso, lento, interminabile. E mica siamo tutti uguali, per fortuna.

    ha scritto il 

  • 4

    Sì, la prima metà del libro è noiosa, è vero, vien quasi voglia di abbandonarlo. Ma poi decolla come al solito, basta avere un po' pazienza e fidarsi del solito vecchio zio King.

    ha scritto il 

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