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La strada

Di

Editore: Einaudi

4.3
(9511)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 218 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Portoghese , Olandese , Francese , Catalano , Giapponese , Chi tradizionale , Svedese , Sloveno , Chi semplificata , Croato , Galego , Ceco , Polacco , Ungherese , Coreano

Isbn-10: 8806185829 | Isbn-13: 9788806185824 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Martina Testa

Disponibile anche come: Paperback , eBook

Genere: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy , Travel

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Descrizione del libro
Un uomo e un bambino viaggiano attraverso le rovine di un mondo ridotto a cenere in direzione dell'oceano, dove forse i raggi raffreddati di un sole ormai livido cederanno un po' di tepore e qualche barlume di vita. Trascinano con sé sulla strada tutto ciò che nel nuovo equilibrio delle cose ha ancora valore: un carrello del supermercato con un po' di cibo che riescono a rimediare, un telo di plastica per ripararsi dalla pioggia gelida e una pistola con cui difendersi dalle bande di predoni che battono le strade decisi a sopravvivere a ogni costo. E poi il bene più prezioso: se stessi e il loro reciproco amore.
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  • 5

    Allucinante realtà tra morte e rovine

    Frastornato! Sì, è proprio questa la sensazione che ho avuto durante la lettura ed è rimasta anche alla fine del romanzo; nello stesso tempo ho acquisito notevole consapevolezza su ciò, anche se in ma ...continua

    Frastornato! Sì, è proprio questa la sensazione che ho avuto durante la lettura ed è rimasta anche alla fine del romanzo; nello stesso tempo ho acquisito notevole consapevolezza su ciò, anche se in maniera remota, potrebbe realmente accadere al nostro mondo. La narrazione è del genere post-apocalittico; due persone, padre e figlio i cui nomi non è dato sapere, camminano lungo un percorso fatto di estremo degrado ambientale, scheletri di città, rovine e morte. Altre persone, molto poche, sopravvissute a una catastrofe termo-nucleare, si aggirano tra la cenere, la nebbia, una natura composta di alberi abbattuti, secchi, anneriti, campi che non producono nulla, strade, sentieri e abitazioni invase da ciò che rimane dopo una distruzione collettiva che, oltre a generare morte, ha cambiato drasticamente la civiltà fino a una immane regressione che ha trasformato i superstiti in fantasmi senza meta, alla ricerca di cibo e di riparo necessari alla sopravvivenza.

    Tutto ciò che l’uomo ha costruito negli scorsi millenni, non esiste più; la tecnologia, che ha tanto contribuito al benessere della società, è ormai ridotta a sterili detriti di ferro arrugginito, di chiazze scure a macchia di leopardo, di spunzoni di materiale vario che si ergono verso un cielo plumbeo a similitudine delle dita di innumerevoli mani che cercano un aiuto da qualche superiore entità che non esiste più. I colori sono spettrali e si fondono in un atipico alone di foschia.

    In questo cammino di profonda desolazione, padre e figlio cercano di raggiungere una meta che possa dar loro l’esile di speranza di poter ricominciare anche partendo da un nuovo stato primitivo, preistorico; ma devono affrontare l’orrore e le miserie cui gli altri esseri rimasti sono impregnati a causa di una sub-umanità che ha connotazioni più basse e terribili di un animale senza freni inibitori per i quali l’arcano cervello rettiliano ha preso totale possesso.
    Il romanzo segue queste grandi linee in un allucinante lotta per la sopravvivenza in luoghi dove la vita ha cessato la sua attività ed è stata sostituita da un vuoto lacerante.

    La riflessione è la seguente: ci vuole più coraggio a farla finita con il suicidio oppure continuare a nutrire un barlume di speranza che va conquistato ora dopo ora in situazioni di estrema difficoltà e barbarie?

    L’epilogo è un connubio tra una forte tristezza e la possibilità, ancorché teorica, di provare a ricostruire cominciando dall’età della pietra.

    ha scritto il 

  • 5

    Sono felice e frastornata dopo questa lettura fantastica. Su questo libro è già stato detto tutto e quindi sarò ripetitiva, ma l'ho trovato crudo e tenerissimo. E' incredibile come in mezzo ad una sit ...continua

    Sono felice e frastornata dopo questa lettura fantastica. Su questo libro è già stato detto tutto e quindi sarò ripetitiva, ma l'ho trovato crudo e tenerissimo. E' incredibile come in mezzo ad una situazione impossibile, con poche e scarne descrizioni, l'autore riesca a trasmettere l'amore, si perché se proprio va etichettato in un genere, per me è una storia d'amore.

    ha scritto il 

  • 1

    Il bambino lo avrei seccato io dopo dieci pagine

    Credo di avere un talento nel disprezzare (nel senso di non-apprezzare) i libri che la massa elegge a capolavori. Questo addirittura ha vinto il Pulitzer, ma personalmente all'autore non avrei dato pi ...continua

    Credo di avere un talento nel disprezzare (nel senso di non-apprezzare) i libri che la massa elegge a capolavori. Questo addirittura ha vinto il Pulitzer, ma personalmente all'autore non avrei dato più che una pacca sulla spalla, non foss'altro per il coraggio di portare avanti per 218 pagine una storia che non c'è, e di raccontarla nel peggior modo possibile.

    Ok, c'è lo scenario post-apocalittico (di cosa? Non viene spiegato. Ti devi fidare), c'è tanta desolazione e tanto freddo. Ci sono tutte le cosine che piacciono tanto e che riempiono i film del genere catastrofico: predoni, spietatezza, i morsi della fame, la distruzione, i paesaggi devastati e quant'altro. Ma non è davvero niente di nuovo, con l'aggravante di un pizzico di quella meschina speculazione sul rapporto padre-figlio che fa cadere nella rete molti di quelli che si trovano in una delle due categorie.
    Inoltre questo romanzo ha pure il finale più scontato e buonista che si possa immaginare, con il genitore che saluta tutti e se ne va al Creatore proprio quando si apre una speranziella, proprio quando si intravede la luce in fondo al tunnel. Una cosa già vista in millecinquecento pellicole, un cliché già raccontato, masticato, digerito ed evacuato da altri libri, fumetti, film.

    Fosse stato scritto quaranta o cinquant'anni fa probabilmente avrei parlato di un tentativo coraggioso e finanche di uno stile - che più minimalista di così c'è solo il comodino dell'Ikea - che tentava di trasmettere la sensazione di trovarsi (quasi) soli al mondo. Invece è un libro del 2006, che tratta di un tema abusatissimo e lo fa in una maniera così irritante che ti si spezzano i legamenti dal tanto latte nelle ginocchia: periodi brevissimi, capoversi di pura inutilità, dialoghi di raccapricciante bassezza narrativa (ma qualcuno dirà che sono voluti) e una prosa che pare quella di uno studente liceale alle prime prese con un tentativo di racconto.

    Nel libro non succede assolutamente niente al punto da rendere inutile la casellina qua sotto di "avviso spoiler" e tutto si racchiude in tre macro-momenti (il ritrovamento del bunker, l'incontro col vecchio e quello con il ladro) più il finale di cui sopra. Nel mezzo un'ininterrotta sequela di descrizioni su descrizioni da far vergognare persino Ballard, un montone di camminate, notti al gelo sempre identiche e battibecchi da terza elementare tra padre e figlio, tutte incentrate sulle ossessionanti domande del pargolo ("stiamo per morire?", "Sono cattivi?", "Noi siamo i buoni?", "Portiamo il fuoco?") e le risposte da ultrascazzo del papà ("Boh", "Non lo so", testuali eh!) verosimili come Totti che parla francese.

    D'accordo che tutto fa brodo per mettere in scena lo squallore di un mondo distrutto (forse) dall'uomo stesso (il protagonista non sa nemmeno cosa sia successo e lo chiede al vecchio, ma neanche lui lo sa. Evviva!), d'accordo che a te ti deve venire l'angoscia leggendolo, ma non bastano certo un centinaio di descrizioni orrorifiche e l'indugiare su qualche dettaglio gore per ottenere l'effetto desiderato e per appassionare un pubblico (beh, parlo per me, ovvio) che ormai ne ha fin sopra i capelli di horror, olocausti, apocalittismi, zombie e di crudité di questo genere.

    Per me rimane un mistero. Bello grosso.

    ha scritto il 

  • 5

    Un capolavoro della letteratura moderna.

    Consiglio la lettura di questo libro a tutti, poiché mi ha insegnato a osservare la vita da un' altra prospettiva. Il finale è quello che colpisce di più.

    ha scritto il 

  • 4

    Il Bene e il Male, il Nulla

    In questo romanzo, che diventa, in maniera inversamente proporzionale, scorrevole man mano che il cammino dei protagonisti si fa più arduo, campeggiano tre nuclei: un mondo disfatto, grigio, incenerit ...continua

    In questo romanzo, che diventa, in maniera inversamente proporzionale, scorrevole man mano che il cammino dei protagonisti si fa più arduo, campeggiano tre nuclei: un mondo disfatto, grigio, incenerito, morto, quasi un'unica lunghissima strada verso il nulla eterno, illuminata a notte e sferzata dalle intemperie; i cattivi, compatta, continua e indistruttibile minaccia declinata in varie sfaccettature, dal brigantaggio squadrista all'orrore del cannibalismo; infine, i buoni, i novelli prometei, che portano con loro il fuoco in una marcia strenua attraverso le avversità, da veri tedofori della speranza (o anche -direi- da atleti paolini, visto il frequente riferimento a Dio con tanto di D maiuscola). Lo stile iconico permette alle immagini di saldarsi con forza nella memoria, creando un sistema di simboli molto efficace.

    ha scritto il 

  • 4

    un libro che lascia disorientati. Per tutto il tempo aspetti che succeda qualcosa, e invece non succede nulla. Come è giusto che sia visto il mondo in cui vivono padre e figlio.
    Fino al finale. Splend ...continua

    un libro che lascia disorientati. Per tutto il tempo aspetti che succeda qualcosa, e invece non succede nulla. Come è giusto che sia visto il mondo in cui vivono padre e figlio.
    Fino al finale. Splendido, magistrale, intenso, breve, commovente... direi perfetto.
    Un rapporto padre-figlio che rispecchia quello di chiunque, anche se non viviamo in un mondo postapocalittico. Due generazioni diverse che vivono assieme senza mai perfettamente capirsi ma entrambi legati da un filo di amore reciproco che non può sciogliersi.

    ha scritto il 

  • 4

    In un mondo post-apocalittico si snoda la strada, unica ragione di vita. Un libro che scava nel senso più profondo del nostro essere al mondo, che ci pone davanti alla caducità ed a volte all'insensat ...continua

    In un mondo post-apocalittico si snoda la strada, unica ragione di vita. Un libro che scava nel senso più profondo del nostro essere al mondo, che ci pone davanti alla caducità ed a volte all'insensatezza dei nostri obiettivi, alla fragilità della struttura sociale e delle nostre idee di umanità. Pur tratteggiando barlumi di speranza qua e là, piccole scintille di vita e di senso del nostro percorso umano, ci lascia imprigionati in un senso di angoscia ineluttabile ed ineludibile. Gran bel libro in definitiva.

    ha scritto il 

  • 5

    Quante volte il senso di una serie di dolorosi avvenimenti ci è chiaro soltanto alla fine, quando tutto è già passato? Non l’improvvisa epifania di un nuovo orizzonte, né una comoda catarsi che rimarg ...continua

    Quante volte il senso di una serie di dolorosi avvenimenti ci è chiaro soltanto alla fine, quando tutto è già passato? Non l’improvvisa epifania di un nuovo orizzonte, né una comoda catarsi che rimargina quanto c’è stato: un incontro, o una semplice parola, bastano alle volte a inclinare la prospettiva quel tanto che basta per scorgere finalmente un senso che emerge dal caos.

    "La strada" di Cormac McCarthy è forse la storia più cupa e priva di speranza che abbia mai letto, eppure rappresenta al contempo un inno struggente al mistero della vita, a quella che passa di uomo in uomo e che collega tutti al creato.

    "Ogni tanto la donna gli parlava di Dio. Lui ci provava a parlare con Dio, ma la cosa migliore era parlare con il padre, e infatti ci parlava e non lo dimenticava mai. La donna diceva che andava bene così. Diceva che il respiro di Dio è sempre il respiro di Dio, anche se passa da un uomo all’altro in eterno."

    ha scritto il 

  • 4

    Al secondo tentativo, McCarthy convince di più. Il trucco è leggerlo cercando di non interromperlo, e allora la monotonia di fondo si trasforma in immersione totale. Continuo a non apprezzare particol ...continua

    Al secondo tentativo, McCarthy convince di più. Il trucco è leggerlo cercando di non interromperlo, e allora la monotonia di fondo si trasforma in immersione totale. Continuo a non apprezzare particolarmente lo stile di scrittura di Cormac, ma questa è comunque una storia che ti resta.

    ha scritto il 

  • 2

    Monotono,Monocromatico,Monossido,....

    Bah, dalle recensioni che avevo sentito su youtube mi aspettavo di più, ma forse sono io che ho dei gusti differenti, e preferisco storie più divertenti e meno tristemente buie e senza speranza e depr ...continua

    Bah, dalle recensioni che avevo sentito su youtube mi aspettavo di più, ma forse sono io che ho dei gusti differenti, e preferisco storie più divertenti e meno tristemente buie e senza speranza e deprimenti.

    ha scritto il 

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