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La strada

Di

Editore: Einaudi

4.3
(9455)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 218 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Portoghese , Olandese , Francese , Catalano , Giapponese , Chi tradizionale , Svedese , Sloveno , Chi semplificata , Croato , Galego , Ceco , Polacco , Ungherese , Coreano

Isbn-10: 8806185829 | Isbn-13: 9788806185824 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Martina Testa

Disponibile anche come: Paperback , eBook

Genere: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy , Travel

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Descrizione del libro
Un uomo e un bambino viaggiano attraverso le rovine di un mondo ridotto a cenere in direzione dell'oceano, dove forse i raggi raffreddati di un sole ormai livido cederanno un po' di tepore e qualche barlume di vita. Trascinano con sé sulla strada tutto ciò che nel nuovo equilibrio delle cose ha ancora valore: un carrello del supermercato con un po' di cibo che riescono a rimediare, un telo di plastica per ripararsi dalla pioggia gelida e una pistola con cui difendersi dalle bande di predoni che battono le strade decisi a sopravvivere a ogni costo. E poi il bene più prezioso: se stessi e il loro reciproco amore.
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  • 4

    un libro che lascia disorientati. Per tutto il tempo aspetti che succeda qualcosa, e invece non succede nulla. Come è giusto che sia visto il mondo in cui vivono padre e figlio.
    Fino al finale. Splend ...continua

    un libro che lascia disorientati. Per tutto il tempo aspetti che succeda qualcosa, e invece non succede nulla. Come è giusto che sia visto il mondo in cui vivono padre e figlio.
    Fino al finale. Splendido, magistrale, intenso, breve, commovente... direi perfetto.
    Un rapporto padre-figlio che rispecchia quello di chiunque, anche se non viviamo in un mondo postapocalittico. Due generazioni diverse che vivono assieme senza mai perfettamente capirsi ma entrambi legati da un filo di amore reciproco che non può sciogliersi.

    ha scritto il 

  • 4

    In un mondo post-apocalittico si snoda la strada, unica ragione di vita. Un libro che scava nel senso più profondo del nostro essere al mondo, che ci pone davanti alla caducità ed a volte all'insensat ...continua

    In un mondo post-apocalittico si snoda la strada, unica ragione di vita. Un libro che scava nel senso più profondo del nostro essere al mondo, che ci pone davanti alla caducità ed a volte all'insensatezza dei nostri obiettivi, alla fragilità della struttura sociale e delle nostre idee di umanità. Pur tratteggiando barlumi di speranza qua e là, piccole scintille di vita e di senso del nostro percorso umano, ci lascia imprigionati in un senso di angoscia ineluttabile ed ineludibile. Gran bel libro in definitiva.

    ha scritto il 

  • 5

    Quante volte il senso di una serie di dolorosi avvenimenti ci è chiaro soltanto alla fine, quando tutto è già passato? Non l’improvvisa epifania di un nuovo orizzonte, né una comoda catarsi che rimarg ...continua

    Quante volte il senso di una serie di dolorosi avvenimenti ci è chiaro soltanto alla fine, quando tutto è già passato? Non l’improvvisa epifania di un nuovo orizzonte, né una comoda catarsi che rimargina quanto c’è stato: un incontro, o una semplice parola, bastano alle volte a inclinare la prospettiva quel tanto che basta per scorgere finalmente un senso che emerge dal caos.

    "La strada" di Cormac McCarthy è forse la storia più cupa e priva di speranza che abbia mai letto, eppure rappresenta al contempo un inno struggente al mistero della vita, a quella che passa di uomo in uomo e che collega tutti al creato.

    "Ogni tanto la donna gli parlava di Dio. Lui ci provava a parlare con Dio, ma la cosa migliore era parlare con il padre, e infatti ci parlava e non lo dimenticava mai. La donna diceva che andava bene così. Diceva che il respiro di Dio è sempre il respiro di Dio, anche se passa da un uomo all’altro in eterno."

    ha scritto il 

  • 4

    Al secondo tentativo, McCarthy convince di più. Il trucco è leggerlo cercando di non interromperlo, e allora la monotonia di fondo si trasforma in immersione totale. Continuo a non apprezzare particol ...continua

    Al secondo tentativo, McCarthy convince di più. Il trucco è leggerlo cercando di non interromperlo, e allora la monotonia di fondo si trasforma in immersione totale. Continuo a non apprezzare particolarmente lo stile di scrittura di Cormac, ma questa è comunque una storia che ti resta.

    ha scritto il 

  • 2

    Monotono,Monocromatico,Monossido,....

    Bah, dalle recensioni che avevo sentito su youtube mi aspettavo di più, ma forse sono io che ho dei gusti differenti, e preferisco storie più divertenti e meno tristemente buie e senza speranza e depr ...continua

    Bah, dalle recensioni che avevo sentito su youtube mi aspettavo di più, ma forse sono io che ho dei gusti differenti, e preferisco storie più divertenti e meno tristemente buie e senza speranza e deprimenti.

    ha scritto il 

  • 4

    Interessante la continua costruzione per tutto il romanzo di situazioni negative: l'aridità e l'abbrutimento dell'ambiente, dell'umanità e delle vicissitudini ...e comunque il coraggio di gettarci un ...continua

    Interessante la continua costruzione per tutto il romanzo di situazioni negative: l'aridità e l'abbrutimento dell'ambiente, dell'umanità e delle vicissitudini ...e comunque il coraggio di gettarci un seme.
    Lettura faticosa, ma ne è valsa la pena.

    ha scritto il 

  • 4

    Una scrittura minimalista, ma estremamente efficace nell'assorbire il lettore nell'atmosfera apocalittica del romanzo, tanto che in certi passaggi sentivo il bisogno di sospendere la lettura e cercare ...continua

    Una scrittura minimalista, ma estremamente efficace nell'assorbire il lettore nell'atmosfera apocalittica del romanzo, tanto che in certi passaggi sentivo il bisogno di sospendere la lettura e cercare un momento di sollievo. Ma la bellezza che riconosco al romanzo scaturisce soprattutto dai dialoghi, perfetti.
    Oggi ascoltavo Ghosttown alla radio e non ho potuto non pensare che Madonna si sia ispirata a La strada.

    ha scritto il 

  • 5

    Una novela atractiva aunque bastante corta. No es una historia dulce y tierna, es más una historia dura con bastante carga reflexiva. Una interesante narración post-apocalíptica de un hombre y su hijo ...continua

    Una novela atractiva aunque bastante corta. No es una historia dulce y tierna, es más una historia dura con bastante carga reflexiva. Una interesante narración post-apocalíptica de un hombre y su hijo en su afán de sobrevivir.
    Lo que más me impactó de esta novela no fueron sus diálogos que son bastante elementales, sino lo que transmite la historia en sí. Te hace pensar, reflexionar sobre la humanidad. ¿Cuáles son los límites en situaciones extremas? ¿Qué haría uno en un caso similar?. Me pareció una novela excelente. El personaje principal y su lucha por seguir conservando su humanidad. Cruda y dura, pero muy real.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Perché noi portiamo il fuoco

    http://sfogliandolibri.blogspot.it/2015/04/perche-noi-portiamo-il-fuoco.html

    La strada è un romanzo del sottogenere fantascienza post apocalittica, scritto nel 2006 dallo scrittore statunitense Cormac ...continua

    http://sfogliandolibri.blogspot.it/2015/04/perche-noi-portiamo-il-fuoco.html

    La strada è un romanzo del sottogenere fantascienza post apocalittica, scritto nel 2006 dallo scrittore statunitense Cormac McCarthy e vincitore del Premio Pulitzer del 2007.

    Sullo sfondo di questo romanzo crudeltà e freddo, che sono puramente taglienti e spietati, fanno da padroni per l’intero corso della narrazione. I protagonisti – un uomo e un bambino (padre e figlio) – che sono sopravvissuti a un mondo di cenere e inabitabile, iniziano un lungo viaggio la cui meta è il sud, l’oceano, perché l’obiettivo principale è arrivare al calore e al tepore che, ormai, sono estinti. Lungo la strada spingono un carrello che caricano di oggetti utili e cibo indispensabile trovati – per pura fortuna – lungo il viaggio. Crudo e freddo è l’ambiente, dove gli alberi sono punte annerite e i prati tappeti di cenere grezza. Sporchi, stanchi e desolati sono i personaggi – sia l’uomo che il bambino sono l’incarnazione di quel doveroso ritorno alla bestialità a cui si fa allusione nelle condizioni di estrema precarietà e in ogni ipotesi di apocalisse.

    Lungo il loro cammino silenzioso e faticoso incontrano svariati personaggi, più simili ad animali che a persone vere e proprie, tutti intenti a lottare per sopravvivere: c’è chi ruba e c’è chi ammazza. In un mondo anarchico, o meglio, nel quale non vi è più alcun senso di umanità, la legge del più forte detta il gioco della sopravvivenza. Egoismo? Non proprio. Ferocia? Probabilmente. Una ferocia indomabile, ingestibile e primitiva che si nasconde nelle unghie e inietta gli occhi di sangue. E allora la strada diventa sinonimo di solitudine, angoscia, lotta e anche di riflessione. Perché è successo tutto questo? Perché lei se n’è andata? E perché Dio non c’è?

    Ecco, io credo – per quanto sia scarno e irrilevante il mio giudizio – che questo sia il libro più pieno di Dio in assoluto. C’è Dio in ogni paragrafo, in ogni dialogo, in ogni speranza che si spegne e in ogni sfiducia che nasce. “Non c’è nessun Dio e noi siamo i suoi profeti”, dice l’uomo a un vecchio sul punto di morire e a cui ha donato una parte del suo cibo. Dio non permetterebbe tutto questo se volesse davvero bene ai suoi figli. E poi, anche se non avesse potuto evitare la catastrofe, con quale crudeltà, cinismo e coraggio rimane inerte a guardare i suoi figli soggiacere alla morte?

    La speranza langue. L’angoscia pullula da ogni dove. E mentre il terrore scava dentro, per formare buchi che fanno perdere il controllo, le energie e la speranza di tornare a vivere dignitosamente, ci si sente pian piano diventare bestie, bestie il cui unico scopo è riuscire a svegliarsi ancora vive la mattina dopo.

    “Qual è la cosa più coraggiosa che tu abbia mai fatto? L'uomo sputò un grumo di catarro e sangue sulla strada. Alzarmi stamattina, disse.”

    Ed ecco che allora il coraggio – dettato dall’istinto di sopravvivenza – diventa il carburante necessario per superare tutto. Anche una febbre a quaranta e una freccia conficcata nel polpaccio. Perché devi essere coraggioso davanti a tuo figlio, dal corpo emaciato e malato, che muore di fame e ha visto atrocità che lo tormenteranno per il resto della vita – ammesso che un futuro per lui ci sia. Per te, uomo, di certo non c’è.

    “[…] rimase lì in piedi e per un attimo vide l’assoluta verità del mondo. Il moto gelido e spietato della terra morta senza testamento. L’oscurità implacabile. I cani del sole nella loro corsa cieca. Il vuoto nero e schiacciante dell’universo. E da qualche parte due animali braccati che tremavano come volpacchiotti nella tana. Un tempo e un mondo presi in prestito e occhi presi in prestito con cui piangerli”.

    Dov’è la speranza? Quindi dov’è Dio? Dio è davvero speranza? La soluzione è continuare a spostarsi verso Sud, dove l’oceano è la risposta, dove forse c’è modo di vivere. Ma il momento in cui l’ultimo battito del cuore lascia spazio all’eterno silenzio arriva; perché è destinato ad arrivare.

    - Voglio restare con te.
    - Non puoi.
    - Ti prego.
    - Non puoi. Devi portare il fuoco.

    No, bambino, non puoi restare accanto alla morte perché poi porterà via anche te. Ti porterà in quel buco nero tanto odiato e che è sempre meglio rimandare. Bambino, continua ad andare verso sud perché devi portare il fuoco. Sì, il Fuoco. Quello lo hai sempre avuto, dentro di te, e solo i buoni lo possono vedere.

    “Tu sei il migliore fra i buoni. Lo sei sempre stato. Quando non ci sarò più potrai comunque parlarmi. Potrai parlare con me e io ti risponderò. Vedrai”.

    Il bambino. Il bambino è la speranza, perché il bambino condivide quel poco di cibo che ha con altri affamati quanto lui. Perché il bambino non vuole abbandonare chi è stato già abbandonato. Perché il bambino non può lasciare suo padre, l’unica persona al mondo che ha saputo amarlo e proteggerlo, e con il quale ha condiviso un cammino che deve ancora terminare.

    Il bambino porta il fuoco, il fuoco della speranza, della bontà, della tenacia, della forza. Il fuoco dell’umanità. Il fuoco che spazza l’angoscia e trascina sul palco la fede. Il mondo può risorgere, sì; dalla cenere nasce il germoglio che colora la terra bruna e il bambino – puro e buono – raccoglie il frutto che ha curato. E così, il mondo che ha sempre sognato, forse può avere lo spazio per respirare.

    McCarthy, grazie per avermi fatto ricordare che siamo vivi perché portiamo il fuoco.

    ha scritto il 

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