La strada

Di

Editore: Einaudi (Supercoralli)

4.2
(10327)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 218 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Portoghese , Olandese , Francese , Catalano , Giapponese , Chi tradizionale , Svedese , Sloveno , Chi semplificata , Croato , Galego , Ceco , Polacco , Ungherese , Coreano

Isbn-10: 8806185829 | Isbn-13: 9788806185824 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Martina Testa

Disponibile anche come: Paperback , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Fantascienza & Fantasy , Viaggi

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Descrizione del libro
Un uomo e un bambino viaggiano attraverso le rovine di un mondo ridotto a cenere in direzione dell'oceano, dove forse i raggi raffreddati di un sole ormai livido cederanno un po' di tepore e qualche barlume di vita.
Trascinano con sé sulla strada tutto ciò che nel nuovo equilibrio delle cose ha ancora valore: un carrello del supermercato con quel po' di cibo che riescono a rimediare, un telo di plastica per ripararsi dalla pioggia gelida e una pistola con cui difendersi dalle bande di predoni che battono le strade decisi a sopravvivere a ogni costo.
E poi il bene più prezioso: se stessi e il loro reciproco amore.

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  • 5

    E in tutto questo delirio mi sono riletto La Strada. Questo romanzo è come una casa, una specie di modo per ritrovarsi dentro un posto sicuro, intimo. La vicinanza che sento per i due protagonisti è q ...continua

    E in tutto questo delirio mi sono riletto La Strada. Questo romanzo è come una casa, una specie di modo per ritrovarsi dentro un posto sicuro, intimo. La vicinanza che sento per i due protagonisti è quasi viscerale, in questo la scrittura esemplare di McCarthy che elimina la distanza tra il lettore e i suoi personaggi è più potente di uno spazzaneve che pulisce le strade innevate dopo una tormenta. L'angoscia che si prova leggendo di un mondo, il nostro, ridotto a cenere e sterpaglia con queste due lanterne chiare che vi camminano è un'esperienza che ti assorbe totalmente. Quello che rimane è un segnale di speranza forte tanto quanto le brutture che avvengo sulla strada, un monito universale a cui aggrapparsi, un grido disperato contro il buio che sembra piano piano stringesi intorno a noi.

    ha scritto il 

  • 4

    Parlando di La strada di Cormac McCarthy esibisco e confesso una difficoltà: non posso far finta che questo non sia il suo primo romanzo che leggo, mi manca quindi la dimensione comparata, il confront ...continua

    Parlando di La strada di Cormac McCarthy esibisco e confesso una difficoltà: non posso far finta che questo non sia il suo primo romanzo che leggo, mi manca quindi la dimensione comparata, il confronto, e questo su un libro che mi risulta atipico nella sua produzione, per il resto di taglio gotico/noir/western, volendo metterla sui generi e premettendo che mi è chiaro che un grande scrittore li supera e nei casi migliori li trasforma.

    La trama, le atmosfere sono celeberrime: un mondo devastato post-apocalisse, un padre e un figlio che cercano faticosamente di sopravvivere tra paesaggi esacerbati e orde di disperati (nel migliore dei casi) da cui guardarsi. In questo il libro - a sua volta influenzato credo da certa fantascienza prima di lui (Dick? Matheson?) - è stato seminale e con la sua indubbia suggestione ha sicuramente ispirato e creato epigoni negli anni successivi alla sua uscita, fino ai nostri tempi.

    Fin qui un tentativo di contestualizzazione. Ovviamente leggendo ci si trova davanti a una mano da grande scrittore, ipnotica e immaginifica, in grado di alternare lo scandito secco dei dialoghi (senza virgolette) tra padre e figlio e le aperture visionario-liriche nella descrizione di questo mondo desertificato, letteralmente incenerito, al suo stadio finale (si immagina). Al passivo una certa ripetitività della struttura (forse voluta) e degli stessi dialoghi sopra citati, chiaramente va sottolineato come il contesto stesso non permetta particolari variazioni.

    Visto il cuore della faccenda - il rapporto di amore tra padre e figlio e la loro lotta contro la morte - a volte la tensione emotiva si fa quasi insostenibile tanto che mi sono chiesto qua e là se si arrivasse addirittura al ricatto. Ma direi che l´insieme rimane potente e allo stesso tempo composto, l´emozione non nasce mi pare dal patetismo ma dalla constatazione della fragilità dell´uomo - diciamo una possible fragilità - di fronte alle conseguenze delle sue stesse azioni scellerate (non viene naturalmente svelato, ma si immagina che il declino della terra sia dovuto a una combinazione letale di spregio per l´ambiente e incombente avidità).

    Detto questo, avrei identificato altri due livelli, uno direi messianico/religioso - mi paiono evidente i riferimenti biblici e la stessa natura del "figlio" che può essere interpretata come salvifica - ma anche una certa insistenza sui gerghi tecnici: è evidente l´attenzione, la cura con cui McCarthy descrive le azioni del padre nel tentativo di procurarsi qualcosa di utile montando e smontando, riciclando, pulendo, tornendo con strumenti improvvisati, affilando e sterilizzando e ancora il particolare rapporto col cibo, in particolare con frutta e verdura miracolosamente scampate alla distruzione e al decadimento. Questo mi sembra alludere (e direi che è l´altro cuore del libro) a una possibile via di salvezza che si affianca all´amore, ovvero il gusto per le vecchie cose artigianali, in termini più generali per il lavoro manuale e le cose fatte bene, o addirittura a un messaggio ecologista. Che per fortuna non assume mai le dimensioni del grettamente ideologico.

    Come vedete, ho provato a riscattare la mia relativa ignoranza Mc-Carthiana con un tentativo di andare in profondità. In estrema sintesi si potrebbe comunque semplicemente dire che è un libro breve, potente, incisivo, forse non perfetto ma che certamente si fa riconoscere come opera di un grande scrittore, di cui (ovvio) leggerò altro.

    http://www.recensireilmondo.com/

    ha scritto il 

  • 4

    Ho voluto leggere questo libro incuriosito da un paragone trovato tra le recensioni di "L'uomo verticale" di Longo.
    Facile intuire (a posteriori) il motivo di questo confronto, entrambi i libri sono a ...continua

    Ho voluto leggere questo libro incuriosito da un paragone trovato tra le recensioni di "L'uomo verticale" di Longo.
    Facile intuire (a posteriori) il motivo di questo confronto, entrambi i libri sono ambientati in un tempo non meglio precisato ma sicuramente successivo ad una qualche apocalisse (politica/sociale/nucleare). Non so dire quale dei due mi sia piaciuto di più, ma sicuramente ne consiglio la lettura di entrambi.

    ha scritto il 

  • 5

    Scenari possibili ed inquietanti come una cappa o una mannaia pronti ad abbattersi sull'umanità... ritorno ad una sorta di età preistorica dove sopravvive il più forte eppure mccarthy lascia una flebi ...continua

    Scenari possibili ed inquietanti come una cappa o una mannaia pronti ad abbattersi sull'umanità... ritorno ad una sorta di età preistorica dove sopravvive il più forte eppure mccarthy lascia una flebile speranza come un lumicino nel vento. Romanzo grandioso, letterario!!

    ha scritto il 

  • 3

    Da Pulitzer

    Ambientato in un'America post-apocalittica nella quale non vi è che un residuo dell'umanità. Un padre e un figlio lottano per la sopravvivenza http://tim.social/pap

    ha scritto il 

  • 4

    Apocalittico, senza speranza per la terra in un futuro senza più risorse. Commovente l'affetto tra padre e figlio, che malgrado le terribili difficoltà di sopravvivenza riecono a comunicare e a manten ...continua

    Apocalittico, senza speranza per la terra in un futuro senza più risorse. Commovente l'affetto tra padre e figlio, che malgrado le terribili difficoltà di sopravvivenza riecono a comunicare e a mantenenere viva il valore dell'umanità, ed è questa che rimane al ragazzo per continuare a vivere.

    ha scritto il 

  • 3

    Ingredienti: un padre e un figlio in un viaggio solitario, un mondo sterile coperto di cenere dopo una catastrofe imprecisata, un’umanità brutale dedita alla sopravvivenza e al saccheggio, una via da ...continua

    Ingredienti: un padre e un figlio in un viaggio solitario, un mondo sterile coperto di cenere dopo una catastrofe imprecisata, un’umanità brutale dedita alla sopravvivenza e al saccheggio, una via da percorrere come ultima speranza di vita.
    Consigliato: ai pessimisti che prevedono imminenti apocalissi, agli ottimisti convinti che solo i bambini potranno salvare il mondo.

    ha scritto il 

  • 1

    Molta fatica a leggerlo. Se si togliessero le parole cenere, grigio, fuliggine, bruciato rimarrebbe metà libro. Certo il mondo dopo l'apocalisse non può essere rosa e fiori, ma le descrizioni sono rip ...continua

    Molta fatica a leggerlo. Se si togliessero le parole cenere, grigio, fuliggine, bruciato rimarrebbe metà libro. Certo il mondo dopo l'apocalisse non può essere rosa e fiori, ma le descrizioni sono ripetitive e noiose. Il protagonista non ha capito una cosa: in un mondo del genere l'unico modo di sopravvivere e' ricostituire una società tribale: se rimani da solo sei morto.

    ha scritto il 

  • 4

    DOPO L'APOCALISSE

    Il mondo è finito. Un padre ed il figlioletto vagano come anime alla deriva portando con loro un carrello del supermercato (simbolo dell'era iperconsumistica ormai divenuta ricordo) con dentro i loro ...continua

    Il mondo è finito. Un padre ed il figlioletto vagano come anime alla deriva portando con loro un carrello del supermercato (simbolo dell'era iperconsumistica ormai divenuta ricordo) con dentro i loro miseri averi. Cercano di raggiungere il mare, attraverso un panorama spettrale grigio fumo, fra alberi inceneriti che improvvisamente crollano e bande di uomini che di umano non hanno più niente. Mc Carthy non racconta cosa ha portato il mondo alla sua fine. Qui siamo già "dopo". In qualche flashback compare la madre, non abbastanza forte per reggere la catastrofe.
    Romanzo terribile, davvero impietoso, duro e spaventoso che ipotizza un futuro senza speranze apparenti, anche se il finale lascia intravvedere una fievole luce. "The road" fu anche un film, qualche anno dopo, con il grande Viggo Mortensen ed un giovanissimo attore che interpreta il di lui figlio. Entrambi bravissimi e commoventi. Le indimenticabili immagini del dopo catastrofe sanno essere anche più opprimenti dello scritto. Il film ritardò pesantemente l'uscita poichè non si trovava un produttore disposto a finanziare un progetto così deprimente e traumatico.
    Un romanzo da leggere ma adatto agli stomaci forti, come da tradizione di questo scrittore

    ha scritto il 

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