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La strada di Smirne

Di

Editore: Rizzoli

3.7
(345)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 285 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8817027995 | Isbn-13: 9788817027991 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Biography , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
È finita. La fuga è giunta alla sua conclusione. Al sicuro a bordo di una nave che li condurrà in Italia, Shushanig e i suoi quattro figli si lasciano alle spalle le atrocità che hanno sconvolto la loro vita e sterminato i loro cari e tante altre famiglie armene. Quello è il passato, racchiuso e conservato per sempre tra le pagine della "Masseria delle allodole". Ora una nuova storia incalza. Mentre in Italia i figli di Shushanig si adattano dolorosamente a una nuova realtà, Ismene, la lamentatrice greca che tanto ha fatto per strapparli alla morte, cerca di dare corpo all'illusione di salvare altre vite, prendendosi cura degli orfani armeni che vagano nelle strade di Aleppo, ostaggi innocenti di una brutalità che non si può dimenticare. Ma proprio quando nella Piccola Città dove tutto ha avuto inizio qualcuno torna per riprendere quel che gli appartiene, ogni speranza di ricostruire un futuro compromesso cade in frantumi. La narrazione di Antonia Arslan stupisce per il coraggio di testimoniare fino in fondo le vicende di un popolo condannato all'esilio e per la capacità di dipingere un mondo vivo e pulsante di donne e uomini straordinari. Donne e uomini normali che hanno sofferto senza spezzarsi, attraversando le alte fiamme che, nell'incendio di Smirne, sembravano voler bruciare la speranza di una vita nuova.
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  • 3

    "....vorrei sommessamente ricordare un Romanzo è un'opera di un cantastorie innamorato: non indaga la Storia, ma amorosamente racconta le verosimili storie dei suoi personaggi."

    Secondo capitolo della storia personale della scrittrice sulla vita della sua famiglia e del suo popolo, quello armeno.
    Dopo la Masseria delle Allodole, dove grazie a Ismene, Isacco e Nazim i bambini ...continua

    Secondo capitolo della storia personale della scrittrice sulla vita della sua famiglia e del suo popolo, quello armeno.
    Dopo la Masseria delle Allodole, dove grazie a Ismene, Isacco e Nazim i bambini dello zio Sempad sono riusciti a salvarsi dalla deportazione nel deserto e sono saliti su una nave diretta verso l'Italia per raggiungere lo zio Yerwant, noto dottore ricco che vive vicino a Venezia, che li accoglierà secondo me, non con il dovuto amore, ma come un atto di dovere verso un fratello ucciso con crudeltà e in maniera inspiegabile, è pesante accudire chi ti ricorda costantemente un'atto che terrorizza perché potrebbe accadere di nuovo.
    I pochi rimasti hanno la piena consapevolezza che niente tornerà ad esser come prima, chi riuscirà a sopravvivere, avrà la paura di dover subire nuovi soprusi e angherie, perché sa di essere un intralcio per quelli che non ti vogliono.
    La nuova missione intrapresa da Ismene, Isacco e Nazim, questa volta è quella di aiutare i piccoli bambini armeni rimasti orfani che vengono condotti a Smirne, per cercare di ricostruire una nuova vita, ma ben presto anche qui la precaria pace verrà interrotta, ormai quel paese non accetta più il popolo armeno, che sarà costretto a cercar fortuna in altri lontani lidi, è necessario abbandonare la Patria natia, soffia un vento di fuoco che ben presto si abbatterà sulla splendida città e i tre piccoli eroi saranno costretti tra mille stratagemmi ancora una volta a portare in salvo i pochi rimasti, pur sacrificando sé stessi.
    "Ora voi sprofondate nel fuoco di Smirne, Ismene, dolce sorella, Isacco, fratello, e con voi sprofondi Nazim l'astuto, il mendicante dai molti raggiri. Sprofondate nel gorgo, travolti dal Male, oscuro e occhiuto compagno delle menti degli uomini. Le vostre anime leggere sospinte da un vento che non dà tregua volteggiano, come farfalle perdute scendendo giù nell'abisso. Ma ecco l'angelo ardente sguaina la spada luminosa dalla punta accecante e vi riprende ad uno ad uno dal vuoto turbine, portandovi Altrove, ai Prati Eterni, verdeggianti."
    La strada di Smirne è il successivo capitolo di un libro che ho trovato interessante e bellissimo, questa volta però ho fatto più fatica a catturare il dolore che la scrittrice ha nuovamente voluto raccontarci, avrei voluto trovare più amore e più compassione verso i piccoli armeni giunti in Italia, vivere i loro pensieri, i timori e le speranze con le quali affrontavano la nuova avventura, invece, tutto è stato raccontato in maniera asciutta e frettolosa.
    Dopo la Masseria delle Allodole ero già cosciente che il popolo armeno ha dovuto subire nel corso della sua storia mille difficoltà ed ho trovato noioso e un po' ripetitivo leggere di nuovo gli stessi concetti, non vorrei sembrare insensibile, il dolore non si cancella e non si dimentica, ma non è necessario ripeterlo in maniera insistente.
    "Mai gli armeni sembrano stanchi dei racconti di morte e sopravvivenza, mai ne hanno abbastanza del ripetuto orrore: è come se la pena condivisa apparisse più sopportabile quando diventa un racconto, il mito che si costruisce di un popolo martire, che nell'epopea dei suoi morti trova riscatto. E il lutto inesplicabile del singolo diventa universale compianto."

    ha scritto il 

  • 3

    E' il terzo libro dell'Arslan che leggo ed il quarto sull'argomento. Il pathos è minore ma non per colpa dell'autrice. Per me è più valido come documentazione storica che per i suoi pregi letterari, c ...continua

    E' il terzo libro dell'Arslan che leggo ed il quarto sull'argomento. Il pathos è minore ma non per colpa dell'autrice. Per me è più valido come documentazione storica che per i suoi pregi letterari, che comunque non mancano.

    ha scritto il 

  • 4

    tre stella e 1/2

    Seconda puntata del personale percorso di ricostruzione della memoria di Antonia Arslan.
    La grande deportazione degli armeni si è conclusa ed i pochi superstiti della famiglia sono oramai in salvo in ...continua

    Seconda puntata del personale percorso di ricostruzione della memoria di Antonia Arslan.
    La grande deportazione degli armeni si è conclusa ed i pochi superstiti della famiglia sono oramai in salvo in Italia. La situazione in Anatolia, però, non si è ancora stabilizzata e ci sono ancora diverse situazioni in sospeso. In questo secondo episodio i contrasti latenti tra cristiani e turchi esploderanno e, dopo un'effimera vittoria dei greci, si arriverà alla resa dei conti finali con la definitiva cacciata di greci ed armeni e la nascita della nuova Turchia di Ataturk.

    I veri protagonisti della storia sono umili personaggi, greci, armeni e turchi, che nella follia collettiva riescono a preservare la propria umanità e, andando oltre le divisioni religiose e culturali, combattono con furbizia e coraggio per salvare delle vite umane. Ben diverso è l'atteggiamento delle grandi potenze europee che assistono impassibili alle stragi ed ai massacri in ragione di loro complicati calcoli politici.

    Anche se la Arslan conferma le sue grandi doti narrative riuscendo a trasmettere al lettore la passione ed il dolore di cui sono intrisi i suoi ricordi familiari, questo secondo romanzo rimane un gradino più in basso rispetto alla "Masseria delle Allodole".

    ha scritto il 

  • 4

    Anche in questo libro ho apprezzato il modo di scrivere di Antonia Arslan; le prime 200 pagine, però, scorrono un po' lente; l'espediente dei flash forward affidati ai pensieri premonitori di alcuni d ...continua

    Anche in questo libro ho apprezzato il modo di scrivere di Antonia Arslan; le prime 200 pagine, però, scorrono un po' lente; l'espediente dei flash forward affidati ai pensieri premonitori di alcuni dei personaggi, mi è stato d'aiuto nel proseguire la lettura.
    Se ho letto con profonda emozione la struggente storia di Sempad e della sua famiglia in "La Masseria delle Allodole", che ho vissuto come cronaca storica di una famiglia armena, splendidamente narrata in un romanzo, in "La strada di Smirne" ho avuto spesso l'impressione che il romanzo prevalesse sulla cronaca, le gesta dei singoli sul sentimento di un popolo, lasciando una traccia meno profonda nel mio ricordo.

    ha scritto il 

  • 4

    Del 2009.
    Se già la Masseria delle allodole era triste, questo non scherza. Rimangono le storie (forse un po' romanzate) di una pagina nera della nostra umanità. Da leggere, con dolore.
    I maschi fanno ...continua

    Del 2009.
    Se già la Masseria delle allodole era triste, questo non scherza. Rimangono le storie (forse un po' romanzate) di una pagina nera della nostra umanità. Da leggere, con dolore.
    I maschi fanno ben magra figura.

    ha scritto il 

  • 4

    Seguito altrettanto bello dello stupendo "La masseria delle allodole". Questo mi è piaciuto ancora di più, è più complesso, con maggiore attenzione agli avvenimenti storici. Non vedo l'ora di leggere ...continua

    Seguito altrettanto bello dello stupendo "La masseria delle allodole". Questo mi è piaciuto ancora di più, è più complesso, con maggiore attenzione agli avvenimenti storici. Non vedo l'ora di leggere "Il libro di Mush", terza e ultima parte della storia.

    ha scritto il 

  • 0

    Dopo 60 pagine e un tentativo di leggiucchiare la fine per motivarmi, anche tramite lettura di vari commenti online, ritengo che non sia il momento buono. Ho capito che è un libro significativo ma pro ...continua

    Dopo 60 pagine e un tentativo di leggiucchiare la fine per motivarmi, anche tramite lettura di vari commenti online, ritengo che non sia il momento buono. Ho capito che è un libro significativo ma proprio non ci entro... non mi piglia la narrazione.

    ha scritto il 

  • 3

    e 1/2

    La storia del genocio continua, poco meno cruento ma sempre duro.
    Il racconto si sviluppa su due storie parallele che riguardano i protagonisti della "Masseria" e purtroppo i colpi di scena non mancan ...continua

    La storia del genocio continua, poco meno cruento ma sempre duro.
    Il racconto si sviluppa su due storie parallele che riguardano i protagonisti della "Masseria" e purtroppo i colpi di scena non mancano. Mentre nel primo romanzo immaginavi cosa poteva accadere e il colpo di scena era solo dato dalla brutalità degli eventi, in questo secondo romanzo, si verificano situazioni inaspettate ed altrettanto inumane. Continuo a trovare non troppo scorrevole la narrazione, ma resta un bel libro.

    ha scritto il 

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