La strada dei re

Di

Editore: Sperling & Kupfer

3.7
(70)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 395 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: 8820015617 | Isbn-13: 9788820015619 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Riccardo Valla

Genere: Narrativa & Letteratura , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
(Fionavar 1)
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  • 1

    2/10

    [Recensione cumulativa dell'intera serie]
    Se volete leggere qualcosa di Guy Gavriel Kay, lanciate questo libro dalla finestra in questo istante e andate invece a procurarvi "Tigana". Se in quel caso K ...continua

    [Recensione cumulativa dell'intera serie]
    Se volete leggere qualcosa di Guy Gavriel Kay, lanciate questo libro dalla finestra in questo istante e andate invece a procurarvi "Tigana". Se in quel caso Kay è riuscito a portare a casa una storia dignitosa, mediamente originale e interessante pur se non eccezionale, qui molla il colpo e ci rifila un polpettone trito e ritrito di viaggi dimensionali, mondi medioevali da salvare, dèi e dee come se piovesse, mitologia arturiana e celtica, Forze della Luce e delle Tenebre, unicorni volanti magici e tanta altra paccottiglia "fantasy" come potrebbe immaginarsela un dodicenne drogato di D&D. Un conto è inserire qualche rimando o citazione in un impianto originale, un conto è quando invece ogni singola pagina trasuda banalità e roba già vista non solo nella mitologia, ma anche in decine e decine di altri romanzi fantasy (peraltro scritti molto meglio). In questa serie non c'è letteralmente UN singolo elemento di originalità, a partire dalla manfrina dei cinque ragazzi che vengono trasportati in un'altra dimensione perché apparentemente una manciata di pisquani canadesi degli anni ottanta è più qualificata per salvare il mistico mondo di Fionavar dei più illustri sapenti indigeni; anche i protagonisti, che sono più o meno l'unica cosa che Kay non ha preso di peso dalla mitologia o dal più stucchevole immaginario fantasy collettivo, sono una manciata di vuoti stereotipi di genere, e ammirevole in questo senso è il lavoro che l'autore ha fatto con "la bella" del gruppo, Jennifer: prima rapita e stuprata dai nemici mostruosi fino ad andare fuori di testa, poi convertita in incarnazione mortale della regina Ginevra in modo da risultare svuotata di ogni valore personale.

    ha scritto il 

  • 5

    “Quando la guerra finì, lo imprigionarono sotto la montagna. E per poter essere avvertiti se mai avesse cercato di fuggire, costruirono con la magia e con l’arte le cinque pietreguardiane, ultima e su ...continua

    “Quando la guerra finì, lo imprigionarono sotto la montagna. E per poter essere avvertiti se mai avesse cercato di fuggire, costruirono con la magia e con l’arte le cinque pietreguardiane, ultima e suprema creazione di Ginserat. Una andò a sud, al di là del fiume Saeren, nel regno del Cathal, una a Eridu, oltre i monti, un’altra rimase con Revor e i Dalrei nelle Grandi Pianure. La quarta pietra se la portò via Colan, figlio di Conary e suo successore al titolo di grande re, nel castello di Paras Derval.
    La quinta e ultima pietra venne accettata, anche se a malincuore, dai lios alfar superstiti e decimati. Meno id un quarto di coloro che erano scesi in guerra con Ra-Termaine avevano fatto ritorno a Daniloth dopo la riunione ai piedi del monte. Avevano portato con sé la pietra e il corpo del loro re… i più odiati dalle Tenebre, perché il loro nome è Luce.”
    L’inizio è molto tolkieniano, davvero non facciamo fatica a vedere Sauron in Rakoth Maugrim il Distruttore. La potenza, la sconfitta in un lontano passato e la voglia di tornare e dominare il mondo, sono le stess. Kay conosce molto bene l’opera di J.R.R. Tolkien – per un anno ha collaborato con Christopher Tolkien alla revisione del Silmarillion – ma è anche vero che lui da lì voleva partire per dimostrare che usare elementi già noti non significa necessariamente scrivere sempre lo stesso romanzo.
    Il prologo dura tre pagine, poi passiamo alla prima parte in maggio, nell’università di Toronto. Il tempo per ambientarci, per avere una piccola infarinatura della situazione, e quindi partiamo per Fionavar. Ormai anche questa è una situazione davvero molto usata, alcune persone del nostro mondo che vanno in un altro per aiutare i locali a risolvere i loro problemi. Anche se quei problemi a un certo punto si scopre che non sono poi tanto “locali”.
    È importante, davvero, che i cinque siano terrestri. Non si tratta di un semplice topos. La nostra mitologia in Fionavar troverà un’espressione molto concreta e se non fosse stata la nostra non avrebbe avuto la stessa forza. C’è, per esempio, il ciclo arturiano qua dentro, anche se è campo del secondo romanzo. Le basi ci sono già qui ma i frutti arriveranno più avanti.
    In italiano il romanzo si chiama La strada dei re, ma in lingua originale è The Summer Tree. L’albero dell’estate. Ma quale albero? È estate nel grande regno di Brennin, un’estate che dura da troppo tempo e che non è naturale. Voi conoscete l’Albero del Mondo? Di alberi del mondo e alberi della vita, sono piene le mitologie. Abbiamo alberi importanti nella Bibbia, ma a me il primo che viene in mente è Yggdrasil. Che l’albero sia un frassino, un tasso o una quercia, è poco importante. Quello che conta è la sua funzione di legame fra Cielo e Terra, ma anche il suo legame con la conoscenza. Odino vi è rimasto appeso per nove giorni e nove notti in cerca della conoscenza, ha sacrificato un occhio ed è legato ai due corvi Huginn e Moninn, Pensiero e Memoria. Davvero dovrei scriverne, ogni volta che penso ai corvi, all’albero e all’uomo che vi viene appeso mi vengono i brividi. Indipendentemente dal suo nome in quell’occasione.
    Ma non è solo Pensiero e Memoria, che in questo caso è anche un peccato da espiare. Si tratta anche del legame del re alla sua terra. Nella leggenda del Graal il re e la sua terra sono ammalati. Il legame è forte e impossibile da spezzare. Questo è qualcosa che già era noto nell’antichità: il benessere del sovrano e della terra su cui questi governa vanno di pari passo. Il che significa che quando la terra è malata oltre ogni speranza di guarigione il re si deve sacrificare. Il sacrificio di uno per il benessere di tutti.
    Il re è legato alla terra, e nel mondo di Fionavar il legame passa attraverso l’albero dei re. Semplice, no? In teoria sì, ma riassumerlo con queste frasi e narrarlo con le parole di Kay sono due cose ben diverse. E poi ci sono la Caccia selvaggia e il corno che risveglia i dormienti, Macha e Nemain e anche una Dana che mi riporta alla mitologia greca, ma di nuovo i discorsi sarebbero molto lunghi, al punto che non li comincio neppure.
    Fino a ora ho girato intorno al libro, non ho davvero parlato di lui. Nella Strada dei re confluiscono una quantità incredibile di archetipi, e la storia ha un legame strettissimo con svariate mitologie e con una gran quantità di precedenti letterari, al punto che sono convinta di aver colto solo una piccola parte. E quella piccola parte è sufficiente a darmi i brividi. Ma non è per questo che amo quel libro. Sì, anche per questo, quando una storia riesce a risuonare dentro di noi, a far perdere la nostra mente in un caleidoscopio di rimandi e allusioni, allora è già sulla buona strada per entrare fra quegli elementi che costituiscono la nostra essenza e che determinano le nostre reazioni.
    Ma visto che qui ho riportato fin troppo se volete continuare la lettura (e vedere tutti i pezzi che ho tagliato nel brano qui sopra) vi rimando al mio blog:
    http://librolandia.wordpress.com/2014/03/20/intorno-a-la-strada-dei-re-di-guy-gavriel-kay/

    ha scritto il 

  • 3

    Quarta di copertina

    Avviso ai futuri lettori di questa trilogia (in questa edizione credo comunque l'unica e sola per l'Italia): non leggete MAI la quarta di copertina, soprattutto del secondo. Incredibilmente, non conti ...continua

    Avviso ai futuri lettori di questa trilogia (in questa edizione credo comunque l'unica e sola per l'Italia): non leggete MAI la quarta di copertina, soprattutto del secondo. Incredibilmente, non contiene una breve introduzione a scopo commerciale, ma cosa succederà nel libro (compreso avvenimenti importanti riguardo ai personaggi). Gaffe che ritengo clamorosa e che toglie molto al gusto della lettura se scopri già che succederà...

    ha scritto il 

  • 4

    Magico. Mistico. Poetico.

    Per capire fino in fondo cosa significhi per me questo libro occorre che io vi faccia un rapido flash back.
    Era la metà degli anni '80, ed ero appena stato illuminato sulla strada di Minàs Tirith, qua ...continua

    Per capire fino in fondo cosa significhi per me questo libro occorre che io vi faccia un rapido flash back.
    Era la metà degli anni '80, ed ero appena stato illuminato sulla strada di Minàs Tirith, quando per caso mi imbattei in questa saga.
    Lessi la pubblicità e la recensione (positivissima, cosa incredibile ora) su un quotidiano e mi misi in cerca.
    Ovviamente non lo trovai. Mi dissero che era stato pubblicato in poche copie e che la casa editrice non era tanto fiduciosa nel suo successo.
    Che errore di valutazione! Passò il tempo e molti altri libri vennero accolti dalla mia capace libreria, e inopinatamente mi dimenticai di questo, finchè, come per magia (ma va?) qualche settimana fa, leggendo su un sito di libri fantasy non vengo a scoprire che l'autore aveva appena pubblicato un nuovo romanzo dopo 25 anni di silenzio, e, ovviamente venivano pure citati anche i suoi precedenti lavori.
    Mi si è riaccesa la fiamma del ricordo. Sono andato a cercarlo in tutte le librerie del regno, ma non l'ho trovato. Per fortuna viviamo in tempi tecnologici, e sono riuscito a reperirlo in una libreria di libri usati a Torino, a peso d'oro peraltro. Tutto molto fantasy vero?
    Ma veniamo al libro.
    Magico. Mistico. Poetico.
    La magia della natura e di chi la serve. Descrizioni potenti ed evocative.
    Personaggi commoventi nella loro umanità.
    Per farvi capire potrei descrivervi la scena di uno dei protagonisti legato come vittima sacrificale ad un dio, ad un albero della foresta; i suoi vaneggiamenti, le sue emozioni, il suo incontro con la divinità.
    Potrei raccontarvi del sorgere di una luna rosso sangue, della descrizione emozionante e commovente di quello che significhi per QUEL mondo e quello che succede a tutti i suoi abitanti.
    Poteri descrivervi delle battaglie. Degli eroi e degli amici, dei traditori e degli amori.
    Ma non riuscirei a farvi capire che la milionesima parte delle emozioni trasmesse da questa carta stampata.
    Una lezione superba di cosa voglia dire scrivere di mondi fantastici. Un libro, una saga, assolutamente sottovalutata. Per quanto l'inizio, cinque ragazzi trasportati improvvisamente dal nostro mondo a quello fantastico di Fionavar, possa apparire a prima vista banale.
    Uno stile brillante e coinvolgente. L'espediente di descrivere lo stesso avvenimento dai diversi punti di vista dei vari protagonisti non è nuovo, ma qui è svolto in un modo così delicato...
    L'ennesima prova di dove abbiano copiato autori molto più osannati di Kay.
    Insomma, io vi consiglio di leggerlo.

    Piero70
    http://www.pescepirata.it/aspiranti_scrittori/viewtopic.php?f=43&t=1651

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Fregata...

    ATTENZIONE!
    SPOILER!
    ANTICIPAZIONI!

    non leggete... non ne vale la pena...

    ... vi avevo avvertito...

    Mi sono fatta fregare...
    Passi il fatto che è il primo di una trilogia e che un pincopallino quals ...continua

    ATTENZIONE!
    SPOILER!
    ANTICIPAZIONI!

    non leggete... non ne vale la pena...

    ... vi avevo avvertito...

    Mi sono fatta fregare...
    Passi il fatto che è il primo di una trilogia e che un pincopallino qualsiasi, che ODIA le saghe e lasciare le cose a metà, l'ha scoperto solo DOPO aver acquistato il primo...
    Passi il fatto che l'autore, che ha completato il Silmarillion (e di questo, il suddetto pincopallino gliene sarà per sempre grato, in quanto dorme col SdA al posto del cuscino), ha attinto a piene mani dalla fantasia di Tolkien*...
    Passi pure che il disegno in copertina è sbagliato, visto che l'unicorno dovrebbe essere rosso...
    Ma il cattivo...
    MA IL CATTIVO...
    MA E' MAI POSSIBILE CHE NON SI POSSA FARE UN CATTIVO FATTO E FINITO? PERCHE' DEVE MANCARE SEMPRE QUALCHE PEZZO!!??
    Può essere benissimo che sia un espediente dell'autore per risparmiare una descrizione...
    Il cattivo di HP è senza naso: certo, di nasi ce ne sono centomila tipi e la signora Rowling probabilmente non ha voluto imbarcarsi nell'impresa di descriverlo, così lo ha lasciato senza e amen...
    Il cattivo di Shannara aveva solo il mantello: anche qui, Brooks lo avrà fatto per risparmiare. Certo, il mantello avrebbe potuto essere in velluto, broccato, di tela, cotone, lino o chissà cos'altro. L'autore lascia ampio spazio all'immaginazione.
    Vogliamo parlare di Sauron? Un occhio, senza la persona attorno... Di fuoco. E PER FORZA E' DI FUOCO! L'AUTRE NON GLI HA FATTO NEMMENO UNA PALPEBRA!!! Vorrei vedere voi, senza palpebra! O avete a disposizione una damigiana di collirio o diventa di fuoco, volente o nolente!
    Ma il cattivo di Fionavar... ecco...
    Insomma...
    GLI MANCA UNA MANO...
    Perché è senza una mano? Perché gli è rimasta in cantina...
    Incatenata...
    A parte il fatto che un pincopallino qualsiasi sarebbe anche curioso di vedere una mano monca, incatenata... Come la incateni, se il polso è tagliato?!
    MA IO DICO: E' MAI POSSIBILE CHE AL CATTIVO DEBBA PER FORZA MANCARGLI QUALCOSA? GLI MANCA LA BONTA': NON E' SUFFICIENTE?
    A favore, mi sento di dire però che l'idea di cinque ragazzi universitari, non bambini, catapultati in un altro mondo e per di più che entrano a farne parte in modo naturale, mi è piaciuta. I personaggi, tanti, sono molto ben caratterizzati. Le descrizioni sono coinvolgenti e dettagliate, ma mai noiose. Un plauso all'autore che è riuscito a far sembrare un libro di 395 pagine, un tomo di almeno il doppio senza appesantire la narrazione.

    Ora mi metterò alla ricerca degli altri due volumi, nella speranza che al cattivo mettano almeno un uncino, un cavatappi, una frusta per montare a neve ferma le chiare, insomma che gli sistemino quel moncherino...

    *i nani e la montagna; i Priminati, detti anche Luminosi; la Foresta pericolosa; il popolo dei cavalli; gli scagnozzi dei cattivi: brutti, feroci e puzzolenti...

    ha scritto il 

  • 4

    Come sempre i consigli di Marco e Barbara sono ottimi: in un certo senso è un fantasy di stampo classico, ma ha una profondità che di solito non ho riscontrato in libri di questo genere.

    ha scritto il 

  • 5

    Partiamo da un presupposto: Kay non è un logorroico .
    Eppure proprio qui sta la sua forza, nella capacità di usare pochissime parole per delinerare personaggi accattivanti e particolari (Diarmuid è un ...continua

    Partiamo da un presupposto: Kay non è un logorroico .
    Eppure proprio qui sta la sua forza, nella capacità di usare pochissime parole per delinerare personaggi accattivanti e particolari (Diarmuid è un mito )o scene di una bellezza commovente, come momenti da incubo .
    Poi volendo gli si possono trovare mille difetti ( una storia un pò confusa, personaggi non sempre ben gestiti, sviluppi un tantino prevedibili ), ma quel suo modo di scrivere chiaro, diretto, senza fronzoli ed assolutamente coinvolgente in un era in cui vanno di moda Fantasy da ottocento pagine spesso di una noia soporifera mi ha proprio conquistato:)

    ha scritto il