Con La strada di Swann si aprì nel 1913 il più celebre e monumentale ciclo narrativo del Novecento, quel Alla ricerca del tempo perduto che rivoluzionò gli equilibri strutturali ed espressivi della forma-romanzo, e che è unanimemente considerato il c Continue
Con La strada di Swann si aprì nel 1913 il più celebre e monumentale ciclo narrativo del Novecento, quel Alla ricerca del tempo perduto che rivoluzionò gli equilibri strutturali ed espressivi della forma-romanzo, e che è unanimemente considerato il capostipite, nonché una delle più alte manifestazioni, della civiltà letteraria novecentesca. I temi della memoria e del tempo, dell'identità e del lento costruirsi e strutturarsi di una psiche, oggetti privilegiati dell'intero ciclo, sono già tutti presenti nel primo romanzo, che anzi è forse il più direttamente implicato nei percorsi biografici di Marcel Proust.
Il paesino di Combray, fedele rappresentazione di Illiers, sede delle vacanze infantili dello scrittore, la nonna, le zie e la madre, gli amici e conoscenti della sua famiglia, costituiscono un universo che si presenta al ricordo come bloccato, percepibile magari soltanto per qualche minimo dettaglio, per qualche sprazzo irrelato: finché il sapore e la consistenza di un biscotto inzuppato nel tè scatenano la "memoria involontaria", che fa rivivere in tutto e per tutto gli ambienti, le atmosfere e i personaggi di allora. Ecco allora il misterioso e un po' scandaloso signor Swann, ecco la duchessa di Guermantes e Madame de Verdurin, ecco il barone di Charlus che compaiono e agiscono con l'evidenza indiscutibile del "qui e ora", insieme a una folla di personaggi minori, ognuno precisamente caratterizzato e definito. E soprattutto ecco scaturire a poco a poco, da profondità psichiche prima impensabili, un incredibile autoritratto, capace di farsi, almeno per qualche aspetto, ritratto dell'umanità intera.