La strada interrotta

Dalle Porte di Ferro al Monte Athos

Di

Editore: Adelphi (Biblioteca, 636)

4.5
(25)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 365 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8845929841 | Isbn-13: 9788845929847 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Jacopo M. Colucci ; Curatore: Artemis Cooper , Colin Thubron

Disponibile anche come: eBook

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Viaggi

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Descrizione del libro
Alla fine del 1933 il diciottenne Leigh Fermor lasciò l'Inghilterra con uno zaino, un vecchio cappotto militare, due libri di poesia, una sterlina alla settimana da ritirare al fermoposta e l'inflessibile proposito di raggiungere a piedi Costantinopoli. Grazie alla sua curiosità onnivora e alla precisione visuale della scrittura, quell'impresa, raccontata a distanza di oltre quarant'anni in Tempo di regali (1977) e Fra i boschi e l'acqua (1986), è ormai parte del canone della letteratura di viaggio; ma la narrazione si arresta fra i gorghi delle Porte di Ferro, e Leigh Fermor, morto nel giugno 2011 all'età di 96 anni, non è mai riuscito a pubblicare l'ultimo volume della progettata trilogia. L'hanno fatto per lui, fortunatamente, Colin Thubron e Artemis Cooper, i suoi esecutori letterari: e leggendo di palazzi aristocratici, nottate all'addiaccio e migrazioni di cicogne, esperimenti con l'hashish, chiese bizantine ed eruzioni di ferocia nazionalista non potremo che riconoscere l'inconfondibile voce di Leigh Fermor e la sua capacità di assorbire qualsiasi cosa infondendole profondità storica – e conservando intatto il debordante entusiasmo dei diciotto anni.
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  • 5

    " solo occasionalmente ci si rende conto della cruciale importanza di un processo appena iniziato: che, cioè, quei particolari dipinti, poemi, generi musicali, libri o idee stanno per cambiare ogni co ...continua

    " solo occasionalmente ci si rende conto della cruciale importanza di un processo appena iniziato: che, cioè, quei particolari dipinti, poemi, generi musicali, libri o idee stanno per cambiare ogni cosa, o magari ci si sta per innamorare o si sta stringendo l'amicizia della vita; sono questi i molti, lunghi fili che, intrecciati insieme, compongono un'esistenza. ci si aspetterebbe di sentire lo sparo attutito di un segnale di partenza. l'intero viaggio fu puntellato di questi impercettibili scoppi: aurore velate ed epifanie in abiti borghesi. "

    ha scritto il 

  • 5

    Bellissimo capitolo finale... nonostante la sua 'interruzione' non pare affatto un libro cui possa mancare un pezzo. L'ultimo pezzo, il diario giovanile non ancora redatto dalla sua mano più matura, r ...continua

    Bellissimo capitolo finale... nonostante la sua 'interruzione' non pare affatto un libro cui possa mancare un pezzo. L'ultimo pezzo, il diario giovanile non ancora redatto dalla sua mano più matura, reca una freschezza e una vivacità, assieme a una nota malinconica che quella mano matura aveva stemperato fino all'osso nel resto del suo lungo racconto (o, forse, la malinconia è giunta dopo più di un anno lontano da casa, chissà...).
    Da leggere, come sempre.

    ha scritto il 

  • 4

    dopo tre libri (o durante tre libri) non capisco se quest'uomo lo si ami follemente o follemente lo si vorrebbe essere.

    cinque stelle al terzetto, preso nel suo insieme - letto nel suo insieme. ...continua

    dopo tre libri (o durante tre libri) non capisco se quest'uomo lo si ami follemente o follemente lo si vorrebbe essere.

    cinque stelle al terzetto, preso nel suo insieme - letto nel suo insieme.

    ha scritto il 

  • 5

    La Trilogia di Paddy

    Patrick Leigh Fermor (1905-2011), chiamato Paddy, fu personaggio di grande interesse, scrittore e soprattutto "Scrittore di viaggio", avendone al massimo grado le qualita' che definiscono questo tipo ...continua

    Patrick Leigh Fermor (1905-2011), chiamato Paddy, fu personaggio di grande interesse, scrittore e soprattutto "Scrittore di viaggio", avendone al massimo grado le qualita' che definiscono questo tipo di letteratura, sia come stile che come modo di viaggiare.
    Stile perfetto nel riportare con pagine di altissima letteratura quanto visitato/vissuto.
    Modo perfetto di osservare e calarsi nella realta' sociale e storica nel corso dei suoi viaggi.
    Perfetto "English Man" senza i difetti della categoria, sicuramente dotato di "charme" non comune (per la giovane eta', cultura, capacita' di relazionarsi impressionante per un cosi' giovane) che gli ha permesso di essere benvoluto da tutti gli strati sociali (dalle Ambasciate ai pescatori/contadini in posti sperduti) con cui e' entrato in contatto, in tutti i tanti paesi visitati.
    -
    Diciottenne, nel 1933, intrappese un lungo viaggio (lungo come distanza percorsa e lungo come tempo) da Hoek van Holland (Paesi Bassi) fino ad Istanbul, a piedi (qualche minimo tratto in treno). non seguendo la linea di viaggio piu' diretta ma con molte varianti.
    -
    Attraverso' un'Europa di estremo interesse in quegli anni, stati cosi' diversi (in particolare i Balcani), per religione, per struttura sociale, dalle mille etnie, regnanti veri o fasulli, dai mille conflitti e confini sempre variabili, da una guerra non da troppo terminata ed un'altra in arrivo.
    Ho avuto occasione di vedere (con mezzi piu' comodi delle scarpe) praticamente tutti i posti visitati da PLF, deviazioni incluse, qualche decennio dopo e quindi ho doppiamente apprezzato questo viaggio, sia per quanto era come visto da lui che per quanto non esistava piu' (regimi vari in particolare).
    -
    Questo viaggio e' descritto in tre libri:
    - Tempo di regali
    - Tra i boschi e le acque
    - La strada interrotta
    I libri furono scritti tre/quattro decenni dopo il viaggio e PLF si baso' sui suoi appunti ma soprattutto su una memoria fotografica e "di ambiente" assolutamente unica per la precisione di quanto descritto.
    Quindi si tratta di viaggio di un giovanissimo ma raccontato da un uomo maturo, di grande cultura come lo fu PLF; ne esce un libro (come i precedenti) di viaggio ma anche un libro di storia, non solo di quegli anni, ma anche di secoli prima, descritta in modo superlativo e di grande interesse.
    Spettacolare il modo di raccontare la natura e le persone: alcune pagine sul volo delle cicogne o sugli usi dei contadini, un paio di esempi solo per chiarire, sono capolavori dello scrivere.
    I primi due libri sono esattamente come PLF li ha scritti (e riscritti, era un perfezionista) mentre questo, il terzo, era abbozzato a buon livello ma, ormai molto anziano PLF non era in grado o non voleva essere in grado di terminarlo.
    I suoi due curatori letterari lo hanno fatto, mantenendo il suo stile alla perfezione e concludendo cosi' il viaggio.
    PLF, stranamente, scrisse poche righe su Istanbul, sua meta sognata e desiderata, forse perche' il troppo "desiderato" incute poi timore riverenziale o forse voleva farlo ma rimando' sempre, inoltre il viaggio non fini' ad Istanbul ma nella zona greca del Monte Athos (e queste ultime pagine sono originali scritte durante il viaggio), Grecia che PLF amo' moltissimo e dove si trasferi' (a Kardamili e Bruce Chatwin, suo amico e "collega", volle essere sepolto vicino alla sua casa) fino a prima di morire quando volle tornare, per morire, in Inghilterra.
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    WIKI
    https://it.wikipedia.org/wiki/Patrick_Leigh_Fermor
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    Ottimo blog
    http://www.minimaetmoralia.it/wp/patrick-fermor/
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    The Economist:
    http://www.economist.com/news/books-and-arts/21586285-last-book-finally-pure-paddy
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    Seconda di copertina:
    Alla fine del 1933 il diciottenne Leigh Fermor lasciò l'Inghilterra con uno zaino, un vecchio cappotto militare, due libri di poesia, una sterlina alla settimana da ritirare al fermoposta e l'inflessibile proposito di raggiungere a piedi Costantinopoli. Grazie alla sua curiosità onnivora e alla precisione visuale della scrittura, quell'impresa, raccontata a distanza di oltre quarant'anni in "Tempo di regali" (1977) e "Fra i boschi e l'acqua" (1986), è ormai parte del canone della letteratura di viaggio; ma la narrazione si arresta fra i gorghi delle Porte di Ferro, e Leigh Fermor, morto nel giugno 2011 all'età di 96 anni, non è mai riuscito a pubblicare l'ultimo volume della progettata trilogia. L'hanno fatto per lui, fortunatamente, Colin Thubron e Artemis Cooper, i suoi esecutori letterari: e leggendo di palazzi aristocratici, nottate all'addiaccio e migrazioni di cicogne, esperimenti con l'hashish, chiese bizantine ed eruzioni di ferocia nazionalista non potremo che riconoscere l'inconfondibile voce di Leigh Fermor e la sua capacità di assorbire qualsiasi cosa infondendole profondità storica e conservando intatto il debordante entusiasmo dei diciotto anni.
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    Da "Il Giornale", otttimo commento:
    The Broken Road, «La strada interrotta» (John Murray editore, pagg. 362, euro 43), è il terzo volume della trilogia che Patrick Leigh Fermor (1915-2011) dedicò al viaggio che, diciottenne, lo portò negli anni Trenta dall'Olanda alla Turchia. È un libro che l'autore non riuscì a finire, e che infatti esce ora postumo a cura di Colin Thubron e Artemis Cooper, curatori letterari di Fermor. La sua pubblicazione Oltremanica coincide singolarmente con l'uscita in Italia del secondo volume della serie, Fra i boschi e l'acqua (Adelphi, pagg. 290, euro 19), continuazione di quel Tempo di regali che fece di Fermor uno degli scrittori culto della cosiddetta narrativa di viaggio.
    L'intera trilogia ebbe del resto una gestione travagliata che vale la pena ricapitolare. Fermor cominciò a lavorarci all'inizio degli anni Sessanta, pubblicò il primo, che abbracciava Germania, Austria e Cecoslovacchia, alla fine degli anni Settanta e il secondo, che comprendeva Ungheria, Romania e Bulgaria, un decennio dopo. Il terzo, resoconto dell'ultimo tratto, dalla Porte di Ferro romeno-bulgare alla capitale dell'ex impero ottomano, come già detto rimase incompiuto, cosa tanto più curiosa se si pensa che fu proprio quello a cui Fermor mise mano per primo, lasciandolo poi da parte in nome di una cronologia più classica, dove l'inizio cioè precede sempre la fine.
    Questo manoscritto, che avrebbe voluto intitolare Parallax, la trasformazione che comporta il cambio di prospettiva, ma che l'editore, temendo fosse scambiato per un testo scientifico, modificò in A youthful Journey, «Un giovane viaggio», arrivò alle bozze di stampa: non licenziato, archiviato, poi considerato perduto, fu infine ritrovato e fatto avere all'autore quando questi tornò molti anni dopo, e invano, a lavorare sopra il testo originale, ed è quello che The Broken Road oggi presenta. A esso i curatori hanno aggiunto il Diario che Fermor tenne del suo soggiorno nei monasteri sul Monte Athos, dove arrivò dopo essersi fermato una decina di giorni a Costantinopoli, e dove si trattenne per un mese, il tempo di festeggiarvi il suo ventesimo compleanno. È un diario vero e proprio, quotidiano e non fatto di note impressionistiche, ma si sbaglierebbe a considerarlo un documento d'epoca e allo stato puro, perché anche intorno a esso il suo autore lavorò correggendo e riscrivendo, con quell'ossessione per la perfezione che alla fine si trasformerà in un vero e proprio blocco narrativo.
    L'aspetto più interessante della trilogia sta del resto nel fatto che quando Fermor cominciò a scriverla, a così tanta distanza di tempo da quel viaggio picaresco, lo fece basandosi sulla memoria e non sui taccuini, le lettere e gli appunti scritti all'epoca: conservati in un deposito londinese, durante la Seconda guerra mondiale questi infatti erano andati distrutti. Una perdita, scriverà, «che ancora mi fa male. Come accade con le vecchie ferite quando cambia il tempo». L'unico documento superstite, il cosiddetto «Diario Verde», è quello conservato da Balasha Cantacuzene, il suo primo grande amore, la donna per la quale, alla fine del suo viaggio, sceglierà di restare in Romania e con la quale vivrà quattro anni, sino allo scoppio della guerra e al ritorno in patria per arruolarsi. Copriva tutto il viaggio dalle Porte di Ferro a Costantinopoli, con un appendice di disegni di amici, monumenti, paesaggi e costumi, indirizzi di tutti quelli che aveva conosciuto, liste di vocaboli in ungherese, romeno, bulgaro e greco. Fermor ne rientrò in possesso quando lavorava a A Youthful Journey, eppure non lo utilizzò, segno evidente che di là dal «dolore» legato alla perdita di taccuini e diari, la sua mente lavorava più nella memoria ricreata che in quella, come dire, trascritta...
    Una delle ragioni del fascino di questi libri in fondo è proprio qui, nell'artificio naturale con cui egli racconta il suo se stesso di allora, di cui conserva la freschezza, ma prestandogli però le conoscenze, la cultura e l'uso di mondo di ciò che intanto era diventato, in un sottilissimo gioco di rimandi, faticosissimo nella sua elaborazione quanto esemplare nella sua resa stilistica. Una certa estetica della giovinezza del resto fu sempre presente in Fermor, ragazzo scapigliato e insofferente, espulso da tutte le scuole dove veniva iscritto, «una pericolosa mistura di imprudenza e doppiezza» come lo bollò il preside di una di esse. Anche l'idea di questo viaggio nel cuore del Vecchio continente, a piedi, «come un antico pellegrino», ne fa parte, audace azzardo di chi, non sapendo cosa fare nella vita, e non sapendo come far sbocciare una vena di scrittore che sentiva di avere, ma che non riusciva a venir fuori dal contatto con la quotidianità, aveva pensato che il modo migliore fosse quello di essere eternamente a contatto con il nuovo. Si badi bene, quando tutto ciò ha inizio, Patrick Leigh Fermor, Paddy per gli amici, aveva appena compiuto diciott'anni e, dopo qualche party scapigliato e qualche bisboccia di troppo, si era convinto che «ogni cosa fosse insopportabile, odiosa, stupida, inquietante. Disprezzavo tutti, cominciando e finendo con me stesso».
    Il viaggio, dunque, è una sorta di ri-partenza e il suo atteggiamento verso la vita sarà quello «di una foca nei confronti dell'aringa che le viene lanciata». È anche questo a renderlo unico e a farne l'odissea sognata di ogni studente nomade, tanto più affascinante perché gli anni '30 in cui si svolge sono quelli di un'Europa che, sonnambula, sta andando verso la Seconda guerra mondiale. Villaggi, contadini e biblioteche di città, castelli e fienili, aristocratici e zingari, amori estivi e notti passate sotto le stelle tracciano un quadro incantato dove, di tanto in tanto, ma come un'eco lontana, giunge il rumore sordo delle ideologie che si preparano a scannarsi in un conflitto che non contempla prigionieri e fa terra bruciata di tutto ciò che incontra. Di quel mondo narrato, dopo non resterà più traccia e l'atmosfera che lo avvolge è il giovane dono di una memoria felice.

    ha scritto il 

  • 5

    5 stelline: ero in dubbio; ma questo capitolo finale da' uno splendido compimento alla grande trilogia in cui P. L. Fermor ci fa rivivere con precisione e vividezza il suo fantastico viaggio a piedi f ...continua

    5 stelline: ero in dubbio; ma questo capitolo finale da' uno splendido compimento alla grande trilogia in cui P. L. Fermor ci fa rivivere con precisione e vividezza il suo fantastico viaggio a piedi fino a Costantinopoli negli anni '30.

    ha scritto il 

  • 5

    Trittico finale di un viaggio da Londra a Costantinopoli, a piedi, nel 1933, con "Tempo di regali" e "Fra i boschi e l'acqua" (ma da leggere anche il bellissimo "Mani" sulla Grecia) che regala emozio ...continua

    Trittico finale di un viaggio da Londra a Costantinopoli, a piedi, nel 1933, con "Tempo di regali" e "Fra i boschi e l'acqua" (ma da leggere anche il bellissimo "Mani" sulla Grecia) che regala emozioni da viaggio con la maestria di Fremor nel farci partecipi della storia, degli usi e costumi, della cucina e della piccole curiosità di terre in perenne fermento cariche di mille suggestioni a cavallo fra Occidente e Oriente. Imperdibile per chi ama la Mitteleuropa e i diari di viaggio. Un emulo di Capuzinsky e Rumiz con radici profonde in Erodoto. Ogni pagine è un caleidoscopio di luci, umori, sapori, odori, sensazioni, impressioni, pensieri, sogni. Di certo è per capirne di più dei profondi legami fra la nostra civiltà e quella Ottomana. E anche per sapere perchè "dai Balcani arrivano sempre guai".....Unica nota amara: disattesa per chi si aspettava pagine su Costantinopoli visto che Fermor ne scrive poco o punto e fa consludere il suo viaggio, invece, sul Monte Athos in Grecia.

    ha scritto il 

  • 4

    Vale gli altri due volumi

    Questo terzo volume del travelogue del viaggio intrapreso nel 1934, all'eta' di 18 anni, da Patrick Leigh fermor, che lo porto' da Hoek van Holland a Costantinopoli in un anno,non fu pubblicato dall'a ...continua

    Questo terzo volume del travelogue del viaggio intrapreso nel 1934, all'eta' di 18 anni, da Patrick Leigh fermor, che lo porto' da Hoek van Holland a Costantinopoli in un anno,non fu pubblicato dall'autore durante la sua vita, ma i curatori assicurano che non vi e' che qualche parola che non sia sua.
    In effetti si legge con lo stesso piacere degli altri due ( eccezionale soprattutto il secondo).Peccato che manchi praticamente il resoconto del soggiorno ad Istanbul. Piuttosto noioso invece l'ultimo capitolo sul monte Athos. E peccato che non sia stato pubblicato ( per ora ) in italiano.

    ha scritto il