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La strada per Oz

Di

4.0
(6)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 288 | Formato: Altri

Isbn-10: 887371840X | Isbn-13: 9788873718406 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
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    “La moderna educazione include l’insegnamento morale, per cui il bambino moderno cerca nei suoi racconti straordinari soltanto lo svago e fa con piacere a meno di tutti gli episodi sgradevoli. Con questo pensiero ben presente in mente, ho scritto la storia del “Meraviglioso Mago di Oz” solo con l ...continua

    “La moderna educazione include l’insegnamento morale, per cui il bambino moderno cerca nei suoi racconti straordinari soltanto lo svago e fa con piacere a meno di tutti gli episodi sgradevoli. Con questo pensiero ben presente in mente, ho scritto la storia del “Meraviglioso Mago di Oz” solo con l’intento di far piacere ai bambini di oggi. Esso aspira a essere una fiaba modernizzata nelle quale sono stati conservati la meraviglia e la gioia e sono stati eliminati angosce e incubi”.

    Così scriveva Lyman Frank Baum nell’aprile del 1900 a prefazione del primo e più famoso libro di quella che negli anni successivi diventerà una lunga serie di racconti e che consacrerà Baum come autore classico per l’infanzia. A ben vedere questo è il principio ispiratore di tutti i racconti scritti da Baum, non solo per la serie di Oz: “l’intento di far piacere ai bambini”, distaccandosi così da una letteratura eccessivamente educativa e moraleggiante. Ma procediamo con ordine.

    QUALCHE INFORMAZIONE IN PIU’

    Lyman Frank Baum (1856 – 1919) svolse, in realtà, molti mestieri nel corso della sua vita, prima di intraprendere la carriera di scrittore. Fu rappresentante per l’impresa di lubrificanti del padre, allevatore di polli e specialista di galline, giornalista, viaggiatore di commercio per una ditta producente vetro e porcellane, marito e padre. Tra tutte le sfumature della sua persona, una in particolare sarà sempre caratteristica di Baum: lo spirito sognatore. Tra le tante passioni, una sola sarà sempre costante nella sua vita: narrare storie fantastiche ai bambini. Da questi due elementi fusi insieme nasceranno il libro di poesie nonsense, “Il libro di Papà Oca” (1897) e “Le avventure di Babbo Natale” (1902). Dalla fusione di questi due elementi nascerà agli inizi del 1900 una serie di storie fortunatissime in tutto il mondo e che costituirà per gli Stati Uniti d’America l’inizio di una propria tradizione favolistica, la serie di Oz, appunto, composta da ben quindici racconti.

    IL CICLONE

    La protagonista de “Il Mago di Oz”, chi non la conosce anche per merito della immortale interpretazione di Judy Garland nel famoso film di Victor Fleming, è Dorothy Gale, una semplice e dolce bambina rimasta orfana e adottata dagli zii Henry ed Em. Dorothy vive con loro in una casetta di legno nelle grigie praterie del Kansas. Non dobbiamo pensare, però, che la bimba sia sola, anzi, accanto a lei c’è sempre un amico più che fidato: il cagnolino Toto. La vita nel Kansas sembra svolgersi tranquilla e monotona, a meno che non si abbia a che fare con un ciclone, gigantesca tromba d’aria che tutto distrugge e sconvolge, ma che a volte sa essere straordinariamente delicata e gentile:

    “L’uragano aveva deposto la casetta – che pensiero gentile per un uragano! – in mezzo a un paese di straordinaria bellezza. C’erano delle belle aiuole verdi con alberi giganteschi carichi di frutti deliziosamente profumati. Da ogni parte spiccavano macchie di fiori rigogliosi, e uccelli rari dalle penne variopinte cantavano e svolazzavano sugli alberi e sui cespugli. Poco più in là un ruscelletto scorreva scintillando fra le sue verdi sponde con un gorgoglio armonioso che giungeva molto gradito all’orecchio della piccola Dorothy, vissuta tanto tempo sulle aride e grigie praterie del Kansas”.

    Giunta ad Oz, Dorothy riceverà dalla buona Strega del Nord le scarpette d’argento dai misteriosi poteri e il consiglio di recarsi alla Città di Smeraldo per incontrare il grande e potente Mago di Oz e chiedere a lui quale sia il modo migliore per tornare a casa dai suoi amati zii. Lungo la strada diretta alla Città di Smeraldo, la strada lastricata di mattoni gialli, Dorothy incontra i suoi compagni di avventure: lo Spaventa passeri che mette il cervello e l’intelligenza al primo posto tra le qualità di una persona; il Boscaiolo di Stagno desideroso di colmare il suo petto cavo con un cuore capace di provare l’amore e i sentimenti più delicati; il Leone Codardo, il quale imparerà di persona che non esiste il coraggio se non si impara ad affrontare le proprie paure.

    NARRARE STORIE MERAVIGLIOSE E DIVERTIRE I BAMBINI

    Come si era già anticipato, lo scopo principale di tutte le storie di Baum è narrare avventure meravigliose per divertire i bambini. Tracce di questo intento le si può scovare ovunque, basti pensare ai piccoli protagonisti che vengono dal nostro mondo e giungono a Oz: spesso sono bambini con i quali il lettore può identificarsi o, ancora meglio, considerare propri “amici” con i quali tenersi in contatto leggendo le loro peripezie. Ogni storia viene narrata con uno stile semplice, ma preciso, che non compromette il ritmo incalzante del susseguirsi delle vicende. Le ambientazioni, i luoghi in cui l’azione si svolge sono semplicemente magici e le descrizioni loro dedicate li rendono così vivi e presenti nei colori e nelle forme da far sì che il lettore, bambino o adulto che sia, si senta a casa propria.

    IL SOSTEGNO DEL PUBBLICO

    Non dobbiamo, inoltre, dimenticare che il sostegno dei bambini, pubblico prediletto da Baum, fu fondamentale per la continuazione della serie. Non si trattò solo di sostegno morale, ma anche di contributi creativi concreti da parte dei piccoli lettori: erano loro a suggerire allo scrittore situazioni e piccoli espedienti. Baum ricorda tutto ciò assai spesso nelle prefazioni di ogni suo nuovo libro:

    “Forse farei meglio ad ammettere nel frontespizio che questo libro è di “L. Frank Baum e i suoi corrispondenti”, dal momento che ho usato molti dei suggerimenti giuntimi nelle lettere dei bambini. Un tempo mi consideravo un “autore di fiabe”, ma oggigiorno non sono che il segretario di redazione di una banda di ragazzini che mi chiedono di inserire le loro idee nella trama delle mia storie. Queste trovate sono spesso molto originali, oltre che logiche e interessanti. Perciò le ho usate ogni volta che se ne presentava l’opportunità, ed è giusto che riconosca il mio debito nei confronti dei miei piccoli amici”.

    Questa collaborazione tutta speciale, descritta nel sesto libro della serie, “La Città di Smeraldo di Oz” (1910), non può che avere un esito più che soddisfacente:

    “E’ un’alleanza che mi rende davvero orgoglioso. I bambini amano queste storie perché hanno contribuito a crearle. I miei lettori sanno cosa vogliono e si rendono conto che io cerco di farli felici. Il risultato è molto soddisfacente per gli editori, per me e (ne sono certo) anche per loro. Spero proprio, miei cari, che passi molto tempo prima che siamo costretti a sciogliere la nostra società”.

    CONOSCERE SE’ STESSI E’ UN’ AVVENTURA

    Tematica sempre presente nei racconti di Baum è senza dubbio alcuno, la conoscenza di sé stessi, difetti e pregi, nonché la capacità di prendere consapevolezza dei propri limiti e di superarli. Pensiamo, ad esempio, alla storia del Leone Codardo, autoesiliatosi in una foresta solitaria perché ha paura perfino della sua ombra. Crede erroneamente che avere coraggio significhi non provare paura, ma si sbaglia e a questo proposito l’incontro con il Mago sarà per lui illuminante:

    “ “E il mio coraggio?”, domandò il Leone preoccupato. “Io sono certo che tu sei un animale coraggiosissimo”, Oz gli rispose, “quel che ti manca è la fiducia in te stesso. Non c’è creatura al mondo che non provi paura nel trovarsi di fronte al pericolo. Il vero coraggio consiste nell’affrontare il pericolo proprio quando si ha paura, e questo genere di coraggio a te non manca di certo” ”.

    Anche lo Spaventapasseri ha qualcosa da apprendere, come pure il Boscaiolo di Stagno: l’intelligenza è frutto anche dell’esperienza e del saper trarre giovamento da essa; avere un cuore è anche un rischio, perché amare significa anche soffrire. Spesso credo, se posso dire la mia, che la vera prova di coraggio venga data dal Boscaiolo di Stagno di Stagno che, nonostante l’avvertimento del Mago, accetta di possedere un cuore. L’incontro con il Mago, posto al centro della storia, come la città di Smeraldo è posta al centro del Regno di Oz, è così punto di arrivo e punto di partenza di un lungo percorso: dall’incontro con Dorothy fino all’arrivo alla Città di Smeraldo, lo Spaventapasseri, Boscaiolo di Stagno e il Leone codardo sono alla ricerca delle qualità di cui sentono la mancanza e tuttavia già ne danno prova lungo la strada di mattoni gialli; grazie all’incontro con il Mago, e grazie anche a qualche piccolo stratagemma, si verifica la presa di consapevolezza da parte dei tre amici di possedere già le qualità tanto desiderate. Questo percorso di presa di conoscenza di sé non è mai narrato in modo noioso, pedagogico o moraleggiante, ma sempre in armonia con la trama generale e con il ritmo e toni della storia, perché, in fin dei conti, conoscere sé stessi non è un catechismo, bensì un’avventura.

    L’OTTIMISMO E LA GENTILEZZA

    I valori che permeano le storie della serie di Oz sono decisamente controcorrente. Dorothy, i suoi tre amici, i personaggi nuovi che mano a mano si avventureranno nel Regno di Oz ne posseggono già alcuni, mentre altri dovranno scoprirli da soli. Il primo valore che si potrebbe ricordare è quello dell’ottimismo e del non farsi mai prendere dal panico, anche quando la situazione sembra disperata. Nel terzo libro, “Ozma, Regina di Oz” (1907), Dorothy e Billina, la gallinella gialla, vengono sbalzate in mare dalla nave su cui stavano viaggiando da un’ondata gigantesca e sono costrette a continuare la loro traversata andando alla deriva in una stia per polli che le contenga entrambe. La tempesta si calma, giunge la notte, ma non c’è alcun motivo di avere paura:

    “Si sedette in un angolo della stia, poggiò la schiena contro le sbarre, fece un cenno di saluto alle stelle amiche prima di chiudere gli occhi e, dopo neanche un minuto, si addormentò”.

    Altri valori sono la gentilezza e l’innocenza, tipici in genere di tutti i personaggi buoni dei racconti, ma in particolare di Dorothy e Ozma. Nel libro “La Città di Smeraldo di Oz” ci viene ricordato che sono proprio questi valori a renderci amabili agli altri, purché sappiano riconoscerli:

    “Eppure, per quanto possa sembrare bizzarro, Dorothy era riuscita in tutte queste imprese non perché fosse dotata di qualche potere fatato, ma solo perché era una ragazzina semplice, dolce e sincera, onesta con se stessa e con tutti coloro che incontrava. Nel mondo in cui viviamo, la semplicità e la gentilezza sono le uniche bacchette magiche capaci di compiere prodigi e, nel Regno di Oz, Dorothy aveva scoperto che queste stesse qualità l’avevano aiutata a conquistare l’amore e l’ammirazione del popolo”.

    “THERE’S NO PLACE LIKE HOME”/ “NESSUN POSTO E’ BELLO COME CASA MIA”

    Potrei citare un’infinità di altre tematiche e riassumere molte altre avventure in questa mia recensione che ha ormai preso la forma e le dimensioni di un saggio, ma così facendo finirei con il guastarvi la lettura dei libri. Per cui, a conclusione, vorrei ricordare il valore più importante nella serie di Oz, e per farlo sarà molto utile citare la famosa battuta di Judy Garland nel film: “There’s no place like home”, “Nessun posto è bello come casa mia”. Nel primo libro di Oz, poi vedremo anche nei successivi, seppure in modo diverso, c’è sempre il desiderio di tornare a casa propria dopo ogni avventura, dopo aver visitato tanti luoghi belli e brutti. C’è sempre il desiderio di tornare al luogo che più ci è familiare, che più ci appartiene e alle persone che amiamo e che ricambiano il nostro affetto. Nella nostra casa possiamo trovare la nostra storia, il nostro posto, un ruolo che ci attende, un vuoto che solo noi possiamo colmare perché ne siamo il tassello mancante. Proprio per tutti questi motivi, alla fine di ogni libro di Oz, dopo tante peripezie, è sempre un piacere esclamare assieme alla Dorothy del grande schermo: “There’s non place like home”. Sì, nessun posto è bello come la propria casa!

    ha scritto il