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La straniera

Di

Editore: Bompiani

3.7
(102)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 206 | Formato: Altri

Isbn-10: 8845247716 | Isbn-13: 9788845247712 | Data di pubblicazione: 

Curatore: Younis Tawfik

Disponibile anche come: Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Straniero, diverso, estraneo. Così è l'Architetto, un giovane uomo che da unpaese del Medio Oriente si è trasferito in Italia per gli studi universitari evi è rimasto a lavorare senza incontrare eccessive difficoltà. E così è Amina,una ragazza che l'uomo incontra per caso e dalla quale si senteirresistibilmente attratto, contro la sua setssa volontà. Perché Amina viveuna vita ai margini, estremamente diversa dalla sua, la vita di chi non si èmai integrato, e, per resistere, è costretta a vendere il suo corpo. Unastoria d'amore multietnica e inquieta, insieme toccante e amara.
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    L'amore fa male.
    Fa male ad Amina, sedotta in Marocco da un uomo che la sposa e l'abbandona derubandola appena giunti in Italia dopo un viaggio estenuante, per poi tornare a riempirla di botte non appena gli ritorna voglia di una donna a disposizione. Amina che finisce per strada, perché non ha i ...continua

    L'amore fa male. Fa male ad Amina, sedotta in Marocco da un uomo che la sposa e l'abbandona derubandola appena giunti in Italia dopo un viaggio estenuante, per poi tornare a riempirla di botte non appena gli ritorna voglia di una donna a disposizione. Amina che finisce per strada, perché non ha il permesso di soggiorno, non parla italiano, non conosce nessuno, cos'altro potrebbe fare senza una minima rete di sostegno?

    Amina è la voce dell'immigrazione disperata, quella senza un appoggio, senza un cosiddetto "progetto migratorio". L'architetto invece, arabo anche lui, fa parte dei primi arrivi, quelli per motivi di studio nelle grandi università del Nord; si è laureato, si è anche sposato ma poi è stato lasciato, ha trovato un lavoro, si è, diremmo con questo termine che tanto piace, integrato. L'architetto non può accettare di innamorarsi di una prostituta, araba per di più, o dovrebbe mettere in discussione le fondamenta stesse della sua cultura. Non è pronto. E quando è pronto, è troppo tardi.

    Ecco, il dramma finale -come riportato già da altri giudizi che ho letto- è un po' eccessivo. In linea con qualche poesia araba strappalacrime disseminata per il testo. La malattia incurabile, la sparizione di lei, la follia che colpisce l'architetto... Poteva forse concludere la vicenda un attimo prima. Però tutto il resto merita.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Meriterrebbe 5 stelle ma...

    ma fosse solo per le ultime trenta pagine gliene darei al massimo 2! Fino a pagina 170 l'ho divorato, ti racconta due vite facendoti sentire il sapore della loro terra, della solitudine, i punto di vista su una realtà straniera coinvolgendoti davvero tanto. E' una scrittura lenta, ma ricca di det ...continua

    ma fosse solo per le ultime trenta pagine gliene darei al massimo 2! Fino a pagina 170 l'ho divorato, ti racconta due vite facendoti sentire il sapore della loro terra, della solitudine, i punto di vista su una realtà straniera coinvolgendoti davvero tanto. E' una scrittura lenta, ma ricca di dettagli, che non annoia e ti trascina nel racconto. Poi tutto si conclude in 30 paginette, dove i personaggi sembrano addirittura trasfigurati, l'espediente della malattia sembra un modo per metter a tacere anche la parte di racconto femminile in fretta e furia. Il protagonista maschile è irriconoscibile e sembra tutto davvero troppo costruito e "inventato" per concludere in fretta. Peccato.

    ha scritto il 

  • 4

    Una love story in salsa di curcuma e cumino

    Questo romanzo ci racconta le difficoltà, le lacerazioni dell'emigrante di prima generazione, diviso ex-aequo tra la nostalgia della Patria e l’attrazione della nuova Terra. Il risultato è quasi sempre deludente: non ci si sente bene in nessuno dei due Paesi; si è troppo emancipati per sentirsi ...continua

    Questo romanzo ci racconta le difficoltà, le lacerazioni dell'emigrante di prima generazione, diviso ex-aequo tra la nostalgia della Patria e l’attrazione della nuova Terra. Il risultato è quasi sempre deludente: non ci si sente bene in nessuno dei due Paesi; si è troppo emancipati per sentirsi in sintonia con i connazionali rimasti a casa e troppo arretrati per star bene con i nuovi concittadini. La vera integrazione, ci dicevano a sociologia, avviene solo con la terza generazione.

    In modo indiretto il libro ci parla delle barriere che vengono erette da molte persone (+ maschi che femmine, direi), a prescindere dalla cultura di appartenenza. Tali barriere hanno l’inconscio scopo di bloccare l’altro, impedirgli di entrare in intimità. In questo modo l’Amore non ci coglierà mai, è sempre “altrove” e lo si riconoscerà solo “dopo”, quando è andato, ci ha superato; esattamente come quando in autostrada si viene sbatacchiati dal boato di una Ferrari Testarossa, mentre noi guidiamo una Panda, la riconosciamo solo quando è ormai all’orizzonte, 30 km più avanti.

    Ma torniamo alla nostra storia. Ho trovato particolarmente commovente la nostalgia che provano entrambi i protagonisti per la propria terra e la sua natura: il profumo del gelsomino, le spighe di grano, le trame ricamate delle rondini nel cielo azzurro, le stelle viste dalla terrazza, il fresco e l’ombra del gelso immenso nel cortile di casa. Bella anche la ricostruzione della guerra dei sei giorni vista con gli occhi di un bambino che ascolta i racconti di quando, arabi ed ebrei (non ancora israeliani) vivevano insieme in armonia. Ci sembra medioevo, ma non è poi così lontano nel tempo.

    Tralascio di commentare gli spunti relativi alla donna: prostituzione, autodeterminazione, libertà, violenza, ecc., importantissimi ma proprio per questo impossibili da affrontare in due righe.

    Se potessi, chiederei all’autore di cambiare il finale perché induce al suicidio e di rivedere certi passaggi troppo smielati come sono i dolci arabi.

    ha scritto il 

  • 4

    "Qualche volta ti senti felice?"
    "Uno straniero non è mai felice fino in fondo"
    "Ti sei mai sentito a casa?"
    "Si quando mi sono innamorato"
    Sullo scenario di una Torino multietnica, l'incontro di due anime accomunate da una sola realtà: essere stranieri.
    Amina, arrivata in Italia come clandestina ...continua

    "Qualche volta ti senti felice?" "Uno straniero non è mai felice fino in fondo" "Ti sei mai sentito a casa?" "Si quando mi sono innamorato" Sullo scenario di una Torino multietnica, l'incontro di due anime accomunate da una sola realtà: essere stranieri. Amina, arrivata in Italia come clandestina in fuga da una realtà di povertà, sofferenza e abusi, per ritrovarsi in un mondo completamente diverso dove essere sfruttata è l'unico mezzo che riesce a trovare per tentare di trovare la libertà. Lui, l'Architetto, scappato dalla sua terra e dalla sua famiglia per studiare all'estero e conquistare la libertà. Un romanzo duro e nello stesso tempo toccante e poetico che suggerisce un punto di vista diverso mettendo il lettore a contatto con il fascino e il sentire più profondo della cultura islamica.

    ha scritto il 

  • 0

    Sarà perchè è ambientato nella mia città, sarà perchè vivo il "problema" dell'immigrazione, sarà perchè amo conoscere culture e punti di vista diversi dai miei, sarà per tutta una serie di altre mille motivazioni, sta di fatto che ho trovato questo libro bellissimo e il suo ricordo nonostante lo ...continua

    Sarà perchè è ambientato nella mia città, sarà perchè vivo il "problema" dell'immigrazione, sarà perchè amo conoscere culture e punti di vista diversi dai miei, sarà per tutta una serie di altre mille motivazioni, sta di fatto che ho trovato questo libro bellissimo e il suo ricordo nonostante lo abbia letto a tempi della seconda superiore è sempre vivo e ricco di emozioni. p.s. lo consiglio vivamente anche alla luce degli sbarchi a Lampedusa per non dimenticare che giudicare senza conoscere è sempre un gravissimo errore.

    ha scritto il 

  • 3

    scrittore iracheno trasferito in Italia al suo primo romanzo in italiano. A Torino l’incontro di un uomo e una donna, due immigrati: uno si è integrato, l’altra vive ai margini della società. Durante la lettura ho avuto la strana impressione, come se l’autore a volte scrivesse ad un lettore bambi ...continua

    scrittore iracheno trasferito in Italia al suo primo romanzo in italiano. A Torino l’incontro di un uomo e una donna, due immigrati: uno si è integrato, l’altra vive ai margini della società. Durante la lettura ho avuto la strana impressione, come se l’autore a volte scrivesse ad un lettore bambino, con concetti semplici ma non scontati! romanzo dal sapore alquanto amaro, ma incredibilmente attuale.

    ha scritto il 

  • 4

    Ho avuto il piacere di avere l'autore di questo libro come professore universitario, quindi il mio giudizio penso non possa essere totalmente obiettivo. Ho trovato l'inizio del testo a tratti non piacevole, ma pian piano si è rivelata una lettura molto coinvolgente, una storia crudele che ti conq ...continua

    Ho avuto il piacere di avere l'autore di questo libro come professore universitario, quindi il mio giudizio penso non possa essere totalmente obiettivo. Ho trovato l'inizio del testo a tratti non piacevole, ma pian piano si è rivelata una lettura molto coinvolgente, una storia crudele che ti conquista a ogni pagina. Bella la scelta di mostrare gli eventi da due differenti punti di vista. Ho amato molto lo stile dell'autore: le descrizioni sono particolarmente accurate (ma non pesanti) e ti fanno immedesimare nelle diverse situazioni, in più egli aggiunge una pennellata di poesia al tutto.

    ha scritto il 

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