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La struttura delle rivoluzioni scientifiche

Di

Editore: Einaudi

4.3
(437)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 252 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Inglese , Spagnolo , Chi tradizionale , Chi semplificata , Francese , Portoghese , Finlandese , Catalano

Isbn-10: 8806199005 | Isbn-13: 9788806199005 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Adriano Carugo

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida

Genere: Philosophy , Science & Nature , Social Science

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Descrizione del libro
Questo libro del 1962, l'opera più conosciuta del filosofo americano e uno dei testi teorici più influenti della seconda metà del ventesimo secolo, è divenuto un punto di riferimento stabile per il mondo degli scienziati e dei filosofi della scienza, di cui ha contribuito a rinnovare profondamente vocabolario e orizzonti di riferimento. Nella "Struttura delle rivoluzioni scientifiche", Kuhn sostiene la tesi che la scienza, invece di progredire gradualmente verso la verità, è soggetta a rivoluzioni periodiche, le spiegazioni sono tali all'interno di una struttura, di una vasta rete di interconnessioni, che diventa sempre più sottile, ma che spesso si imbatte in fenomeni che non riesce a spiegare senza trasformare radicalmente se stessa. Esiste una interazione tra struttura concettuale della scienza e realtà, tra realtà sociale e scienza, che si manifesta nel complesso di forze che decidono cosa è problema e cosa è "soluzione" di un problema. Cosa non nuova, ma che Kuhn è stato il primo ad affrontare analiticamente, tenendo fede al detto baconiano con cui si apre questo libro non baconiano: "La verità emerge piuttosto dall'errore che dalla confusione".
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  • 4

    Forse perché un po’ queste cose le ho studiate, forse perché ho letto qualche libro di fisica, fatto sta che la tesi principale del libro (la scienza non è cumulativa ma procede per rivoluzioni indotte dalla percezione di anomalie inattese che conducono a una crisi) mi è sembrata relativamente na ...continua

    Forse perché un po’ queste cose le ho studiate, forse perché ho letto qualche libro di fisica, fatto sta che la tesi principale del libro (la scienza non è cumulativa ma procede per rivoluzioni indotte dalla percezione di anomalie inattese che conducono a una crisi) mi è sembrata relativamente naturale. Molto interessanti invece le considerazioni riguardanti i linguaggi e le diverse gestalt, le opere manualistiche e la loro fuorviante forma pedagogica.

    ha scritto il 

  • 4

    Un classico della filosofia della scienza che andava letto. Qui la scheda su Wikipedia La struttura delle rivoluzioni scientifiche che sintetizza gli argomenti che Kuhn mette su piatto.
    In particolare il concetto di "paradigma" che, non sempre chiarissimo e spesso ripreso nei diversi capitoli, vu ...continua

    Un classico della filosofia della scienza che andava letto. Qui la scheda su Wikipedia La struttura delle rivoluzioni scientifiche che sintetizza gli argomenti che Kuhn mette su piatto. In particolare il concetto di "paradigma" che, non sempre chiarissimo e spesso ripreso nei diversi capitoli, vuole indicare un nuovo modo di considerare sia la visione, sia il linguaggio che le varie scienze adottano quando ci si trova di fronte alle scoperte scientifiche "speciali", quelle delle grandi intuizioni che, spesso, sono precedute da momenti di crisi più o meno latenti. I nomi che ricorrono più speso sono: Copernico, Newton, Darwin, Einstein. Particolare attenzione si dà alla scienza "normale" che è quella che si sviluppa nel consolidamento di un paradigma che, però, nella sua struttura lascerebbe spazio alla gestione delle anomalie ed anche a piccole nuove intuizioni (aggiungo: anche per serendipity), che rientrerebbero nella scienza "speciale". (I confini sono spesso sfumati).

    Il problema dell'accettazione si sposta sulle comunità scientifiche che, nel dibattito se accettare o meno nuovi paradigmi, cerca soluzioni per validare, confutare, falsificare le nuove teorie, processo che dipende, non solo dall'analisi razionale dei risultati, ma anche da visioni tradizionaliste vs visioni innovative, queste ultime hanno bisogno di tempo per trovare consenso allargato presso la comunità scientifica stessa. A tale proposito riporto una citazione di Plank che avevo già avuto modo di leggere e che mi sembra realistica: “Una nuova verità scientifica non trionfa convincendo i suoi oppositori e facendo loro vedere la luce, ma piuttosto perché i suoi oppositori alla fine muoiono, e cresce una nuova generazione che è abituata ad essa.”.

    C'è un appunto sulla didattica delle scienze in cui si contestano i testi in adozione, in cui prevale la visione della scienza come processo cumulativo, tipico della scienza "normale". L'autore invita, invece, a leggere direttamente i testi dei grandi scienziati, quelli che hanno cambiato il paradigma, per stimolare nei giovani ricercatori altrettante visioni alternative e non fossilizzarsi sui vecchi modelli che, sì fanno progredire la ricerca, ma non permetterebbero la nascita di nuovi paradigmi.

    Credo che la ricerca scientifica sia molto cambiata dagli anni '60 quando è stato scritto questo libro che ha, sì il pregio di analizzare storicamente i processi che portano a nuove conoscenze, ma il difetto di semplificare le metodologie che, all'atto pratico, non sono sempre così nettamente definite. Sulla scienza "speciale" credo che le grandi intuizioni siano stati di grazia geniali e che appartengano più ai "cigni neri": capita che qualcuno abbia queste forti intuizioni visionarie e che spenda la vita a dimostrarne la validità. Non credo nemmeno che sia più possibile, al giorno d'oggi, che questi processi possano essere sostenuti da una sola persona. Inoltre, come scrive Popper, dobbiamo anche rassegnarci all'impossibilità di conoscere tutto, perché ci sono impedimenti sensibili, strumentali che non ci permettono di andare oltre una certa verità.

    ha scritto il 

  • 0

    孔恩的「革命」對於有心要閱讀法國哲學的人或許也是不得不讀的巨作。 裡頭可想見的是對於邏輯實證論深刻的批判,我們將以第三者的角度來閱讀這個茶壺內的風暴。

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Premetto che ho dovuto leggere questo libro per obbligo a scuola (il mio professore di filosofia è un po' sui generis, per non dire qualcos'altro visto che sono su un sito pubblico e non a casa mia)quindi già questa magica parola l'avrebbe reso noiso. Aggiungiamoci pure il fatto che doveva essere ...continua

    Premetto che ho dovuto leggere questo libro per obbligo a scuola (il mio professore di filosofia è un po' sui generis, per non dire qualcos'altro visto che sono su un sito pubblico e non a casa mia)quindi già questa magica parola l'avrebbe reso noiso. Aggiungiamoci pure il fatto che doveva essere materia di un compito in classe per renderlo ulteriormente odioso. Morale della favola: me lo figuravo come un vero supplizio. Invece mi sono ricreduta. Il libro si articola su pochi concetti fondamentali: la scienza ha uno sviluppo ateleologico, contrariamente a quello che possiamo pensare. Quando si sviluppa un nuovo paradigma questo provoca un po' di disagio nella comunità scientifica: alcuni accetteranno subito il paradigma, altri non l'accetteranno mai. Dopo l'accettazione del paradigma si sviluppa il periodo di scienza normale che consiste nel miglioramento dello stesso. Quando il paradigma comincia a mostrare delle anomalie entriamo nel periodo di crisi del paradigma. Questo periodo termina con una nuova rivoluzione scientifica e qui il giro ricomincia. L'unica difficoltà del testo sono gli esempi: troppi, confusi e che disorientano il lettore. Comunque difficoltà di letture a parte mi ha fruttato un bel dieci al compito: questo mi basta per perdonare Kuhn di tutte le sue stranezze!

    ha scritto il 

  • 5

    In my opinion, we should be careful using "paradigm shift" in the Kuhnian sense, unless you have read and understood this book (and the different meanings of paradigm). Kuhn points out that science does not develop in a linear/ cumulative manner, but that, like e.g. in art and music, revolutions ...continua

    In my opinion, we should be careful using "paradigm shift" in the Kuhnian sense, unless you have read and understood this book (and the different meanings of paradigm). Kuhn points out that science does not develop in a linear/ cumulative manner, but that, like e.g. in art and music, revolutions are at work; it was a revelation at the time.

    Kuhn discusses normal science and solving puzzles, anomalies and crises and their purposes for the progress of science. I like the way Kuhn refers to paradigms as maps, not just providing an overview, but also some guidelines for designing the paradigm. It is beyond my guess that Kuhn (like Darwin and Plank) understood very well, that it is up to a next generation to judge his work, as the current generation is most often living the paradigm of the times (and rather entrenched in it). A very highly recommended read.

    ha scritto il 

  • 5

    right or wrong it's my revolution

    Bene, provate a mutare contesto, dimenticate per un attimo di essere nel mondo delle scoperte scientifiche, mettete fra parentesi ogni teoria della luce o della rotazione terrestre e concentratevi un attimo sulla vostra vita utilizzando, come una volta si faceva con la cartina rossa delle carame ...continua

    Bene, provate a mutare contesto, dimenticate per un attimo di essere nel mondo delle scoperte scientifiche, mettete fra parentesi ogni teoria della luce o della rotazione terrestre e concentratevi un attimo sulla vostra vita utilizzando, come una volta si faceva con la cartina rossa delle caramelle Rossana mettendosele davanti agli occhi, un nuovo paradigma. Vi apparirà allora, in un rosso pastello, come di certi rouges à lèvres, come la più semplice delle verità, il senso profondo di ogni vostra piccola rivoluzione. Sentimentale, familiare,- una separazione, un lutto, un abbandono o fuga-e perfino domiciliare. Un libro che non rivoluziona certo le vite ma che vi fa a capire fino a che punto le vostre rivoluzioni fossero vere o tarocche . effeffe

    ha scritto il 

  • 5

    To better understand

    I've added this book to topic/books-to-better-understand-societies because I think understanding the evolution of the "scientific thought" is key for the understanding of modern societies. Also because the book was (rightfully IMO) defined as one of the most influential books published after WWII ...continua

    I've added this book to topic/books-to-better-understand-societies because I think understanding the evolution of the "scientific thought" is key for the understanding of modern societies. Also because the book was (rightfully IMO) defined as one of the most influential books published after WWII. What we nowadays think as "scientifically proven" and then true, can in fact be relativised and defined as "working well enough to be considered as true today". The phlogiston theory was neither wrong nor unscientific, and was good for the time as it could explain most known phenomena. Contrary to what Popper and followers think, any paradigma can (and has to) be adjusted whenever contradictions arise. Physicist did not decide to throw Newton in the bin after the Michelson–Morley experiment, or Boltzman out of the window because could not explain Edison effect. They tried to adjust the now-called-classical mechanics and statistical mechanics. After decades of failures, they had to accept Einstein interpretations.... physicists too are nothing more than pragmatic opportunist.

    ha scritto il 

  • 5

    tieni pezzente!

    Correva l’ormai (relativamente) lontano anno 1988 quando l’allora giovane professore di filosofia, occhiali alla Lennon, barba, alto, magrissimo, sinistroide, insomma il vero stereotipo vivente, dicevo dunque tirò fuori questo libro che mi affascinò immediatamente. Alterne vicende mi dirottarono ...continua

    Correva l’ormai (relativamente) lontano anno 1988 quando l’allora giovane professore di filosofia, occhiali alla Lennon, barba, alto, magrissimo, sinistroide, insomma il vero stereotipo vivente, dicevo dunque tirò fuori questo libro che mi affascinò immediatamente. Alterne vicende mi dirottarono allora, ad effetto farfalla, su altre cose e da queste ad altre e così via, allontandanomi sempre più dal libretto. Ora la mia sorellina, che è poi (per me ovviamente) il genio di famiglia, me ne fa dono. Le sue parole sono state: “tieni pezzente, così esci dall’accidia nella quale sei sprofondato”. Il suo tatto è un suo tratto molto caratteristico oltre all’anarchia, agnosticismo, ecc. ecc. insomma un altro stereotipo del filosofo moderno. Tra l’altro mi ha anche detto qualche cosa circa l’epistemologia, a cui ho annuito, con la promessa (non mantenuta) di munirmi di dizionario durante i nostri rari contatti.. Ebbene non ce l’ho fatta. Mollo qua. Deve essere interessante, sicuramente una pietra miliare, ma non riesco. Spero che la sorellina legga queste righe, perché non ho il coraggio di dirglielo, visto che già mi ha dato dell’accidioso, sicuramente ora mi direbbe che “fatto non fui per vivere come un bruto” e potrei avere delle reazioni innaturali. Il poco che ho recepito è che secondo Kuhn le rivoluzioni scientifiche nascono come conseguenze di momenti di crisi. Questi avverrebbero a seguito di stravolgimenti (o negazioni o falsificazioni o altro, lo chiederei se non temessi l’inferno dantesco) dei paradigmi accettati. L’esempio calzante è la rivoluzione copernicana che con semplicità sconcertante riesce a spiegare quello che il sistema tolemaico giustificava con costruzioni complesse. Kuhn produce 13 capitoli che analizzano il processo di graduale formazione della scienza nella storia. Va be io (per ora) abbandono!

    ha scritto il