La svastica sul sole

Di

Editore: Nord (Cosmo Oro, 29)

3.8
(5055)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 265 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Portoghese , Giapponese , Tedesco , Finlandese , Polacco , Ceco , Chi semplificata

Isbn-10: A000117283 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Roberta Rambelli ; Prefazione: Carlo Pagetti

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
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  • 4

    Bello!

    La costruzione della realtà ucronica è perfetta: ogni aspetto rappresentato è allo stesso tempo conturbante e molto credibile.
    Invece l'incastro della storia mi è piaciuto meno: le vite dei personaggi ...continua

    La costruzione della realtà ucronica è perfetta: ogni aspetto rappresentato è allo stesso tempo conturbante e molto credibile.
    Invece l'incastro della storia mi è piaciuto meno: le vite dei personaggi si intrecciano bene, ma ci sono dei passaggi un po' noiosi e forse inutili.
    Il finale è grandioso.

    ha scritto il 

  • 2

    Mi aspettavo di più

    Sinceramente credevo in un lavoro diverso, forse con più azione e più dettagli sul mondo poco descritto. Peccato, perché gli spunti ci sono, l'idea è intelligente, ma poco approfondita, non mi sembra ...continua

    Sinceramente credevo in un lavoro diverso, forse con più azione e più dettagli sul mondo poco descritto. Peccato, perché gli spunti ci sono, l'idea è intelligente, ma poco approfondita, non mi sembra nemmeno molto scorrevole, con questo continuo salto da un personaggio all'altro. Alla fine l'ho trovato abbastanza noioso.

    ha scritto il 

  • 2

    non come mi aspettavo

    Forse è colpa mia che mi aspettavo una storia diversa ma sono rimasta un po delusa. Mi aspettavo una maggior descrizione e approfondimento di come sarebbe stato il mondo se avessero vinto i nazisti e ...continua

    Forse è colpa mia che mi aspettavo una storia diversa ma sono rimasta un po delusa. Mi aspettavo una maggior descrizione e approfondimento di come sarebbe stato il mondo se avessero vinto i nazisti e i giapponesi invece si tratta più che altro di storie individuali in cui la società si intuisce poco e rimane nello sfondo. Non ho capito il riferimento continuo agli i-cin e il finale mi ha deluso.

    ha scritto il 

  • 2

    Deludente. Mi aspettavo più azione, almeno una prospettiva che esternasse un minimo di malessere rispetto ad uno status-quo da sovvertire a qualsiasi costo. Invece si parla di personaggi quasi tutti d ...continua

    Deludente. Mi aspettavo più azione, almeno una prospettiva che esternasse un minimo di malessere rispetto ad uno status-quo da sovvertire a qualsiasi costo. Invece si parla di personaggi quasi tutti depressi e deprimenti nella loro rassegnazione alla dittatura nazista. Meno male che é andata diversamente. O no?

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Premesso che non posso essere obiettiva con Dick, perché mi suscita sempre troppe reazioni e pensieri, ho letto “La svastica” per la serata distopica di aNobii-Librarsi, se no forse avrei continuato a ...continua

    Premesso che non posso essere obiettiva con Dick, perché mi suscita sempre troppe reazioni e pensieri, ho letto “La svastica” per la serata distopica di aNobii-Librarsi, se no forse avrei continuato a rimandare, poco attratta dal contesto nazista. All’inizio mi sembrava mancasse qualcosa di suo, perché sono stata colpita più dal tentativo di descrivere un quadro storico coerente e ben delineato, per cui personalmente credo ad un Dick impegnato in un lungo studio, ma a scapito forse dei suoi colpi di genio e delle sue intuizioni…. Cioè, non che non ci siano, mi sono sembrati diversi e mi hanno spiazzato… così ero confusa e ho dovuto pensarci su….
    Dunque (compatibilmente con la mia ignoranza aggravata da apocalittici vuoti di memoria) io concordo con l’ipotesi di un quadro storico ben ricostruito e di un futuro alternativo narrato credibile e coerente in cui l’Asse ha vinto la seconda guerra mondiale. Questo viene in realtà spiegato tra le righe della narrazione vera e propria, che non tocca la grande Storia, ma svariate micro storie personali: non c’è un protagonista, ma una serie di personaggi che ci rendono alquanto bene l’atmosfera della quotidianità della vita sotto regime di un paese occupato (l’America). Una quotidianità quasi normale per certi versi, di cui solo i pensieri dei personaggi, le loro emozioni sono densi e claustrofobici. L’orrore nazista è più volte dichiarato, ma è più o meno lontano, svolgendosi la vicenda nella parte dominata dai Giapponesi. A questo proposito concordo con quanto esposto nella prefazione di Pagetti: il nazismo vincitore e dominatore non è considerato negli aspetti socio-economico-politici, ma con una visione mitica da “Crepuscolo degli idoli”, essi non percepiscono l'orrore che perpetrano nell'hic et nunc perché per i tedeschi nazisti “la realtà è invisibile”, percepiscono solo “un’astrazione”: l’ideale ariano si è così imposto in massimo grado, i non ariani si modificano fisicamente per sembrare tali, non solo i pochi ebrei viventi cambiano nome e tratti per sopravvivere. Inoltre la superiorità dei tedeschi è anche tecnologica, quindi anche nei confronti degli alleati, i raffinati e ambigui giapponesi, dominatori più ideologici che militari e gli italiani, relegati al controllo di un Mediterraneo bonificato per essere coltivato: i razzi tedeschi permettono spostamenti ultraveloci sulla terra nonché la pianificazione della conquista dello spazio e inoltre sono gli unici a possedere l’atomica.
    DI SEGUITO SPOILER:
    L'opposizione al nazismo è tutto sommato debole e poco convinta (per paura, ma anche rassegnazione o adattamento) anche se Juliana ammazzerà il suo amante/spia e deciderà di andare fino in fondo nel tentativo di scoprire la verità, e il sig Tagomi sventerà l'irruzione di inviati nazisti a uccidere il sig. Baynes e si rifiuterà di firmare il mandato di estradizione di Frink e il sig. Baynes sceglierà di “tradire” la sua patria per favorire le istanze meno folli e, nonostante i rischi, di tornare in patria a vedere che accadrà;
    gli alleati non sono tecnologicamente all’altezza, se i tedeschi riusciranno ad attuarla, l’operazione “Dente di leone” sembra destinata inevitabilmente al successo. Il finale dunque è aperto, sospeso, potrebbe verificarsi “la terza follia mondiale”, come la chiama il sig. Baynes, arrivare a una sorta di olocausto definitivo e una susseguente espansione di tale follia nello spazio.
    Fin qui più o meno la parte lineare della storia.
    A confondere la realtà delle cose, ad aggiungere diversi piani di lettura, Dick si inventa un libro dentro il libro, vietatissimo dal Reich e tollerato nella parte giapponese, “The grasshooper lies heavy”(La cavalletta), in cui si descrive una realtà storica diversa, presupponendo un mondo in cui gli Alleati hanno vinto il conflitto. Per confondere ulteriormente i diversi piani, questa realtà narrata ne “La cavalletta” (letta e commentata da alcuni personaggi) è sensibilmente differente dalla nostra, per cui il Comunismo è stato comunque sconfitto sia dai nazisti della storia de “La svastica”, sia dagli Americani/Inglesi vincitori e dominatori del mondo narrato ne “La cavalletta" e in guerra fredda tra di loro.
    Questo libro nel libro muove alcune vicende importanti, Juliana, Cinnadella, ci porta al suo scrittore, “l’uomo nell’alto castello” e alla conclusione che svela una verità sconvolgente e che apre una possibile seconda via per il finale aperto (pare che Dick prevedesse un seguito, e che ne abbia scritto in realtà alcuni capitoli, dove il diaframma delle due realtà presentate viene valicato da alcuni personaggi).
    A confondere ulteriormente le cose c’è un secondo libro nel romanzo che muove questioni importanti: l’”I-ching” che è stato importato dai dominatori giapponesi nelle Americhe e sia i giapponesi che moltissimi americani lo consultano per decidere le proprie azioni. Come se non bastasse proprio questo libro è protagonista della rivelazione finale, per cui “La cavalletta” è stato praticamente dettato allo scrittore dall’I-ching, così, come pare, Dick lo abbia consultato per scrivere “La svastica”.
    Quindi esistono:
    3 differenti piani di realtà (quella del romanzo, quella del romanzo nel romanzo e quella che viviamo noi lettori);
    e 3 libri a cascata: l’I-ching che genera il libro scritto da Dick (La svastica), in cui a sua volta genera “La cavalletta”.
    Queste continue confusioni di piani di lettura suggeriscono lo straniamento moderno dove non si sa più quale sia la realtà, controllata e forse variata dai dominatori: il male è trasversale, si può ipotizzare che anche nella nostra realtà la sconfitta dell’asse ha fatto sì che però questo male sia successivamente perpetuato dai vincitori (nella realtà del romanzo anche la Germania nazista userà l’atomica sul Giappone come gli Stati Uniti?)
    Si può altresì ipotizzare che il soggiogamento degli americani ai giapponesi (se non addirittura ai nazisti) evidente nel romanzo corrisponda al soggiogamento culturale del nostro mondo reale agli americani e di ritorno, come gli americani amano l’arte antica europea e cercano di accaparrarsela, i giapponesi vincitori del conflitto ammirano e bramano possedere i cimeli della storia americana nel romanzo (dall’accendino di Roosevelt all’orologio con Topolino..).
    L’ultima considerazione è proprio sull’arte: oltre alla spiritualità dell’I-Ching è proprio l’arte l’altro elemento salvifico del romanzo. Così contro la propagazione di falsi cimeli americani, Frink e il socio, dopo essersi ribellati al datore di lavoro, decidono di intraprendere una strada nuova con la creazione di oggetti in cui investire tutta la loro abilità artigiana. La politica e l’economia non possono essere salvifici in nessuno dei mondi possibili (né il nostro, né quelli nel romanzo), mentre possono diventarlo invece gli oggetti d’arte con un crescendo dall’antiquariato-che si rivela falso- all’artigianato/arte originale e creativa infusa di “wu (saggezza) cosicché Frink salva Tagomi (e forse anche Childan) che a sua volta salva Frink e Abendsen scrive il libro che disvela la verità a Juliana che salva Abendsen, nell’ennesimo gioco di specchi, di piani, di meandri, di sillogismi, di andirivieni tra tesi e antitesi che Dick non riesce a portare mai a sintesi.
    Ma è sempre bello naufragare nel suo mare

    ha scritto il 

  • 5

    Inaspettatamente bellissimo

    Ho preso questo libro perchè in effetti era diverso tempo che volevo leggerlo, non tanto per un interesse specifico ma perchè sono sempre curioso di quello che ha prodotto Dick (di cui in pratica cre ...continua

    Ho preso questo libro perchè in effetti era diverso tempo che volevo leggerlo, non tanto per un interesse specifico ma perchè sono sempre curioso di quello che ha prodotto Dick (di cui in pratica credo di aver letto quasi tutto).
    Ebbene dopo averlo finito, devo ammettere che era diverso tempo che non leggevo un libro così avvincente.

    Come al solito niente dettagli sulla trama ma non si può non parlare di
    - storia su USA distopico (la germania nazista ha vinto al 2a guerra mondiale)
    - 3 storie parallele che non convergono se non per un piccolo elemento comune che compare alla fine inaspettatamente
    - impatto della cultura asiatica (cina e giappone) nel quotidiano
    tutto descritto con una prosa molto diretta, senza fronzoli e per niente psichedelica come altre opere dello stesso autore; direi che sembra di leggere un giallo ambientato negli anni 50, se non che ci sono alcuni particolari che lo rendono "diverso".

    Secondo me è proprio qui la forza del libro, che non vuole sottolineare le differenze del nostro mondo con questa sua variante distopica (per noi al passato, ma per l'autore contemporaneo, quindi a maggiore effetto), ma lo descrive normalmente buttando lì ogni tanto dei piccoli particolari per lui naturali ma per noi strani (spettacolare in particolare il razzo a San Francisco).
    Spettacolare poi l'incrocio delle linee temporali.
    Non posso dirvi di più ma questo libro si legge su 3 linee temporali diverse, preparatevi.

    Unica pecca secondo me il finale.
    Dopo 200 pagine lette tutte di un fiato (in una settimana), gli ultimi 3 capitoli rallenta un po' e alla fine si chiude in modo quasi banale.

    Una nota sul titolo.
    In inglese suona come "L'uomo che vive nell'alto castello" che ha un suo perchè legato alla trama ma un po' debole (il soggetto della storia è altro).
    In italiano secondo me potrebbe aver senso per diversi motivi ma anche qui il legame è in effetti un po' debole.
    Io lo avrei chiamato "La cavalletta non salta più". Questo sicuramente avrebbe più senso ma potrebbe trarre in inganno. ;-P

    Direi il migliore libro di Philip Dick.

    Lettura assolutamente consigliata (e non guardate la serie che lo fa un po' a pezzi).

    ha scritto il 

  • 2

    non certo il miglior lavoro di dick

    intendiamoci, si lascia leggere, e la storia ti prende e brami di conoscerne il seguito...però ad un certo punto si interrompe, finisce il libro e le storie rimangono aperte, ma non solo alla "incepti ...continua

    intendiamoci, si lascia leggere, e la storia ti prende e brami di conoscerne il seguito...però ad un certo punto si interrompe, finisce il libro e le storie rimangono aperte, ma non solo alla "inception" per capirci (e quello mi va bene), non a libera interpretazione: è proprio il libro che è stato pubblicato senza essere finito. infatti so (adesso...a saperlo prima avrei acquistato quella!) che ne esiste un'edizione con due capitoli in piu', scritti successivamente...
    a parte questo particolare, che trovo irritante, la storia non è male.

    ha scritto il 

  • 3

    Mah, inconcludente. Pagine che sembrano più un esercizio di stile o un'allegoria della depressione e alienazione dell'uomo postmoderno. Ho letto di meglio di Dick. In questo romanzo dice veramente poc ...continua

    Mah, inconcludente. Pagine che sembrano più un esercizio di stile o un'allegoria della depressione e alienazione dell'uomo postmoderno. Ho letto di meglio di Dick. In questo romanzo dice veramente poco o nulla.

    ha scritto il 

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