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La svastica sul sole

Di

Editore: Fanucci (Tif Extra)

3.9
(4722)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 302 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Portoghese , Giapponese , Tedesco , Finlandese , Polacco , Ceco , Chi semplificata

Isbn-10: 8834718305 | Isbn-13: 9788834718308 | Data di pubblicazione:  | Edizione 4

Traduttore: Maurizio Nati ; Prefazione: Pagetti Carlo ; Postfazione: Luigi Bruti Liberati

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , eBook

Genere: Fiction & Literature , History , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Le forze dell'Asse hanno vinto la seconda guerra mondiale e l'America è divisa in due parti, l'una asservita al Reich, l'altra ai Giapponesi. Sul resto del mondo incombe una realtà da incubo: il credo della superiorità razziale ariana è dilagato a tal punto da togliere ogni volontà o possibilità di riscatto. L'Africa è ridotta a un deserto, vittima di una soluzione radicale di sterminio, mentre in Europa l'Italia ha preso le briciole e i nazisti dalle loro rampe di lancio si preparano a inviare razzi su Marte e bombe atomiche sul Giappone. Sulla costa occidentale degli Stati Uniti, i Giapponesi sono ossessionati dagli oggetti del folclore e della cultura ameriana, e tutto sembra ruotare intorno a due libri: il millenario I Ching, l'oracolo della saggezza cinese, e il best seller del momento, vietato in tutti i paesi del Reich, un testo secondo il quale l'Asse sarebbe stato in realtà sconfitto dagli Alleati.

La svastica sul sole racconta la Storia e le sue possibilità, la realtà e le riscritture, lo scontro culturale tra Oriente e Occidente, l'invasione della spiritualità nella vita quotidiana, il dramma morale di chi deve sopravvivere in un regime di sottomissione. Scritto nel 1961, è uno dei capolavori di Philip K. Dick, vincitore nel 1963 del Premio Hugo.

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  • 2

    il nazismo alla radio

    A dispetto della fama e dell'aspettativa che mi ero creata, questo libro mi ha delusa.
    La tematica mi sembrava assolutamente interessante: il nazismo che esce vincitore dalla seconda guerra mondiale e Germania e Giappone che si dividono il mondo. Speravo che la storia sarebbe entrata nel si ...continua

    A dispetto della fama e dell'aspettativa che mi ero creata, questo libro mi ha delusa.
    La tematica mi sembrava assolutamente interessante: il nazismo che esce vincitore dalla seconda guerra mondiale e Germania e Giappone che si dividono il mondo. Speravo che la storia sarebbe entrata nel sistema e nel nuovo modo di vivere della gente dei paesi assoggettati, invece Dick si mantiene molto all'esterno, dandoci protagonisti non all'altezza e una visione troppo aerea.
    A parte per un paio di momenti e riflessioni, mi ha abbastanza annoiata.

    ha scritto il 

  • 3

    Provaci ancora, Philip.

    Probabilmente le attese e la curiosità erano decisamente alte, per cui nel corso della lettura ed in particolare al termine della stessa, quella sensazione di legger a delusione resta giustificata da questo.
    Eppure, al di là di ciò, riflettendoci, son sempre più convinto che questa percezio ...continua

    Probabilmente le attese e la curiosità erano decisamente alte, per cui nel corso della lettura ed in particolare al termine della stessa, quella sensazione di legger a delusione resta giustificata da questo.
    Eppure, al di là di ciò, riflettendoci, son sempre più convinto che questa percezione al ribasso sia stata molto più oggettiva di quanto pensi. L'escamotage dei diversi protagonisti intrecciati tra loro in maniera talvolta debole, con il loro vissuto parallelo di un mondo distopico, non è stato per nulla convincente. Che Dick non sia stato un drago nell'estetica narrativa era fatto abbastanza noto. Ciò che invece mi ha colpito è la mancanza sostanziale di un tessuto romanzato consistente. Tutto sembra piuttosto forzato, i nazisti sempre lo specchio di quanto la storia ci ha insegnato, mentre i giapponesi risultano un popolo giano bifronte, con da un lato la razionalità e la forza che gli ha fatto vincere la guerra, dall'altro l'esoticità tutta orientale di una spiritualità quasi incomprensibile per un occidentale e che sfocia nell'imposizione più o meno esplicita di un'interpretazione della realtà attraverso il Libro dei Mutamenti. Così leggi di tutti questi personaggi che si affidano al testo orientale per interpretare, attraverso domande piuttosto cretine, la loro realtà, il loro futuro, le scelte di vita con il loro orientamento. Sono ad un incrocio, che faccio, vado a destra o sinistra? Mo' lancio una monetina col buco in mezzo, quattro bastoncini che male non fanno mai e vedo che viene fuori in termini di esagramma (senza offesa per chi crede nell'I Ching). Il risultato è una fesseria di frase confrontabile con i baci perugina (ecco da dove vengono fuori quelle cazzate, vorrei che pagassero anche me per scriverle) che altro non comporta se non la ridicolizzazione di un libro che per la cultura di origine, per inciso cinese e non giapponese, forse assume una dimensione non molto chiara ad un occidentale che mangia la pasta con il sugo di carne cotto almeno 2 ore.
    Detto questo, il libro è decisamente godibile, un bel tentativo da parte di Dick di immaginare una realtà alternativa. Certo, l'idea del taxi a pedale mentre al suo fianco sfrecciano automobili non regge molto, visto che i giapponesi tutto mi sembrano fuorché gente che non evolve alla svelta. Diamogli della macchine tedesche che forse è più credibile. Il meglio del libro è nell'idea finale, ovvero una sostanziale confusione tra quella che sembra la realtà vissuta (l'asse che ha vinto la seconda guerra mondiale) con una realtà parallela che pare descritta solo nel libro di un visionario (gli Alleati che INVECE hanno vinto la guerra).

    ha scritto il 

  • 3

    Non mi capita mai di non avere un giudizio secco, preciso, su qualcosa che ho letto.
    Questo libro, invece, mi lascia così, appeso, nell'impossibilità di definirlo.
    Un buon libro, ma non un grande libro.
    Una trama intrigante, ma , sostanzialmente, noiosa.
    Il voto è degno di ...continua

    Non mi capita mai di non avere un giudizio secco, preciso, su qualcosa che ho letto.
    Questo libro, invece, mi lascia così, appeso, nell'impossibilità di definirlo.
    Un buon libro, ma non un grande libro.
    Una trama intrigante, ma , sostanzialmente, noiosa.
    Il voto è degno di un democristiano, 3 stelline per non dover scegliere tra 2 o 4.

    ha scritto il 

  • 5

    un capolavoro

    questo libro sa coinvolgerti a tal punto da cominciare a pensare che sia la tua realtà quella finta. L' autore fa un racconto talmente lucido e impreziosito da realistici particolari, da dare la vera impressione di cosa sarebbe stato se...
    La politica, la vita, i modi e la cultura dei prota ...continua

    questo libro sa coinvolgerti a tal punto da cominciare a pensare che sia la tua realtà quella finta. L' autore fa un racconto talmente lucido e impreziosito da realistici particolari, da dare la vera impressione di cosa sarebbe stato se...
    La politica, la vita, i modi e la cultura dei protagonisti sono giustificati in maniera così giusta, che è quasi come guardare un vero universo parallelo.
    Quest' opera ha molti livelli di lettura. Va letta con attenzione.
    Un capolavoro.

    ha scritto il 

  • 2

    Per qualche grammo di noia

    Criticare un libro così imponente - e parlo di reputazione - non è affare semplice da gestire. E a dirla tutta, neanche io mi aspettavo di ritrovarmi a scardinarlo così... in cinque minuti.
    La verità è che questo libro mi ha delusa.
    Magari l'avessi letto non aspettandomi nulla. Magari ...continua

    Criticare un libro così imponente - e parlo di reputazione - non è affare semplice da gestire. E a dirla tutta, neanche io mi aspettavo di ritrovarmi a scardinarlo così... in cinque minuti.
    La verità è che questo libro mi ha delusa.
    Magari l'avessi letto non aspettandomi nulla. Magari...
    Forse avrebbe incontrato i miei gusti. Mi avrebbe rapita. Si sarebbe imposto come credevo che avrebbe fatto a prescindere. Un po' come le cattive notizie che ti piombano addosso quando scelgono loro, che tu lo voglia o no.
    E invece mi son ritrovata a non mandarlo giù come credevo questo librino.
    Già siam partiti un po' a rilento, con i personaggi che non riuscivano ad imporsi. La catarsi che arriva sempre dopo pagina 60, ma stavolta zoppicava un po'.
    E poi... se devo spargere anche l'ultima manciata di cenere sul capo (perché lo ammetto, per i seguaci di Filippo, che la colpa magari è solo mia che non so apprezzare questo capolavoro) l'ho trovato noioso. Guizzi ce ne sono, intendiamoci. Ma non mi aspettavo di annoiarmi.
    Quindi, a posteriori, forse avrei davvero dovuto lanciarmi su "A senso inverso". Ma la vita è fatta di scelte.

    ha scritto il 

  • 4

    L'unico difetto di questo romanzo è...la fine troppo affrettata! (e la scelta del titolo italiano, che nulla ha a che vedere con l'originale). Ma probabilmente sarebbe stato difficile andare oltre.

    ha scritto il 

  • 3

    Capolavoro incompiuto

    Il romanzo presenta un mondo alternativo dominato dai tedeschi e dai giapponesi vincitori della seconda Guerra Mondiale. Il contesto geopolitico è tratteggiato molto bene, ma molto è lasciato all'immaginazione del lettore, che quindi è costretto a pensare e a non subire passivamente le descrizion ...continua

    Il romanzo presenta un mondo alternativo dominato dai tedeschi e dai giapponesi vincitori della seconda Guerra Mondiale. Il contesto geopolitico è tratteggiato molto bene, ma molto è lasciato all'immaginazione del lettore, che quindi è costretto a pensare e a non subire passivamente le descrizioni dell'autore. Gli spunti di riflessione che queste pagine offrono sono in effetti infiniti e spaziano dalla storia alla psicologia. A mio avviso, però, a questo libro manca un vero e proprio finale: la trama si infiamma improvvisamente nella seconda metà del testo, salvo poi interrompersi bruscamente lasciando molte cose in sospeso. Un peccato, perché i personaggi sono ben caratterizzati e non mancano colpi di scena. Piccola nota a margine: in un mondo in cui i tedeschi hanno la tecnologia per arrivare su Marte, ho trovato bizzarro e poco realistico il fatto che i personaggi del libro si affidino ciecamente all'I Ching, un antico oracolo cinese che agli occhi di un lettore occidentale appare poco più serio di un oroscopo.

    ha scritto il 

  • 2

    Bella l'idea, bello l'inizio poi diventa un "manuale di Teologia"

    Sono rimasto un pò deluso da questo libro, l'inizio è bello non c'è che dire. Il tutto viene spiegato molto bene, le immagini che evocano il mondo creato dall'autore è molto bello peccato che più si va avanti con il libro e più si perde.
    Il libro fondamentalmente ha 3 protagonisti, di cui u ...continua

    Sono rimasto un pò deluso da questo libro, l'inizio è bello non c'è che dire. Il tutto viene spiegato molto bene, le immagini che evocano il mondo creato dall'autore è molto bello peccato che più si va avanti con il libro e più si perde.
    Il libro fondamentalmente ha 3 protagonisti, di cui uno è praticamente inutile serve sono a far capire quanto è importante il libro, poi stop.

    Anche il finale è un pò moscio, non voglio spoilerare nulla, ma mi aspettavo un finale diverso e non un finale in quel modo, per far capire è un pò se uno tra i suoi film più famosi si fosse fermato a 30 Minuti dalla fine, ti fa rimanere con il nodo in gola, speravo che ci fosse un seguito invece è finito così

    ha scritto il 

  • 2

    Criticare i "mostri sacri" è sempre un'operazione difficile, ma esprimere una delusione di lettura, specialmente perché può derivare da limiti soggettivi, è certamente più agevole. La svastica sul sole (titolo inglese: The man in the high castle) di Philip K. Dick, non è il libro che speravo di l ...continua

    Criticare i "mostri sacri" è sempre un'operazione difficile, ma esprimere una delusione di lettura, specialmente perché può derivare da limiti soggettivi, è certamente più agevole. La svastica sul sole (titolo inglese: The man in the high castle) di Philip K. Dick, non è il libro che speravo di leggere quando l'ho acquistato. Vabbé, questo può sempre capitare. Leggo qui e là che si tratta di uno dei romanzi più apprezzati di Dick, e ho trovato anche dichiarazioni dell'autore che giustifica la buona riuscita del libro con i "sette anni" di studi storici che sono stati necessari per la ricostruzione del fanta-scenario su cui si imperniano le vicende narrate.
    Ma qualcosa non torna. Ho deciso di leggere questo romanzo perché apprezzo la fantascienza, e perché ho studiato a fondo il nazismo. Vedere combinati insieme i due fattori è sempre stimolante se si conoscono le strutture del genere letterario e i contenuti della materia storica. Mi fa sempre molta impressione rileggere il ciclo Foundation di Isaac Asimov.
    Qui però la sensazione è diversa. Per farla breve, come molti sapranno, Dick prova a immaginare un esito alternativo alla Seconda Guerra Mondiale. L'Asse risulta vincitore. I tedeschi occupano buona parte del mondo e alcuni pianeti, trasformano l'Africa in uno smisurato campo di concentramento e sono sempre impegnati in trame segrete per contendersi posizioni gerarchiche. Ci sono Bormann, Goebbels, e tutti gli altri. I Giapponesi gestiscono parte importante del continente americano, instaurando un controllo "morbido" sulle popolazioni locali, che però sono psicologicamente sottomesse al conquistatore (un corrispettivo delle popolazioni europee effettivamente dominate dall'imperialismo ideologico americano nel secondo dopoguerra). In questo quadro geopolitico raccontato e prefigurato a mio parere in modo molto abborracciato, che poco rende giustizia ai presunti sette anni di studio sul nazismo e ideologia nipponica, e che poco e male interpreta la dimensione dello sterminio, ci sono però due elementi narrativi importanti. Uno è la fede cieca della popolazione americana e nipponica nei Ching, l'oracolo cinese che pare determinare qualsiasi scelta o qualsiasi interpretazione della realtà - quasi a voler dimostrare un precipizio superstizioso al di là del nostro mondo apparentemente chiaro e razionale - e l'altro altro è la presenza di uno scrittore (the man in the high castle, per l'appunto), che pubblica un libro censurato dai tedeschi ma tollerato dai giapponesi, e comprato ossessivamente dagli americani: un libro di "fantascienza" che immagina l'Asse sconfitto dagli Alleati, la fine del comunismo e una sorta di "guerra fredda" tra Stati Uniti e Gran Bretagna. Abbiamo così anche il libro nel libro, che però non racconta una storia fantastica, bensì, si scoprirà alla fine, descrive una sorta di "realtà parallela".
    L'intereccio è confuso. Si ha l'impressione che Dick volesse scrivere un seguito, perché il tutto evapora in una suggestione modesta. Non so. Io non ho saputo apprezzare il libro. Se qualcuno dei miei diciannove lettori potrà offrirmi un aiuto ermeneutico, gliene sarò grato.

    carloscogna.blogspot.it

    ha scritto il 

  • 5

    Quando si parla de "La svastica sul sole" di Dick si parla di uno degli esempi meglio riusciti di ucronia, prima di parlare di questo romanzo, quindi, bisogna un attimo spiegare, a chi non lo sapesse, di cosa si tratta.
    L'ucronia è una realtà alternativa in cui un qualche evento del passato ...continua

    Quando si parla de "La svastica sul sole" di Dick si parla di uno degli esempi meglio riusciti di ucronia, prima di parlare di questo romanzo, quindi, bisogna un attimo spiegare, a chi non lo sapesse, di cosa si tratta.
    L'ucronia è una realtà alternativa in cui un qualche evento del passato è andato diversamente da come lo conosciamo noi e questo, quindi, ha modificato la contemporaneità.
    In questo caso specifico i nazisti ed i giapponesi hanno vinto la seconda guerra mondiale, non gli americani, e si sono spartiti tutto il mondo.
    La mia recensione completa sul mio blog: http://capitolonero.blogspot.it/2014/12/la-svastica-sul-sole-philip-k-dick.html

    ha scritto il 

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