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La svastica sul sole

Di

Editore: Fanucci (Tif Extra)

3.9
(4858)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 302 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Portoghese , Giapponese , Tedesco , Finlandese , Polacco , Ceco , Chi semplificata

Isbn-10: 8834718305 | Isbn-13: 9788834718308 | Data di pubblicazione:  | Edizione 4

Traduttore: Maurizio Nati ; Prefazione: Carlo Pagetti ; Postfazione: Luigi Bruti Liberati

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , eBook

Genere: Fiction & Literature , History , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Le forze dell'Asse hanno vinto la seconda guerra mondiale e l'America è divisa in due parti, l'una asservita al Reich, l'altra ai Giapponesi. Sul resto del mondo incombe una realtà da incubo: il credo della superiorità razziale ariana è dilagato a tal punto da togliere ogni volontà o possibilità di riscatto. L'Africa è ridotta a un deserto, vittima di una soluzione radicale di sterminio, mentre in Europa l'Italia ha preso le briciole e i nazisti dalle loro rampe di lancio si preparano a inviare razzi su Marte e bombe atomiche sul Giappone. Sulla costa occidentale degli Stati Uniti, i Giapponesi sono ossessionati dagli oggetti del folclore e della cultura ameriana, e tutto sembra ruotare intorno a due libri: il millenario I Ching, l'oracolo della saggezza cinese, e il best seller del momento, vietato in tutti i paesi del Reich, un testo secondo il quale l'Asse sarebbe stato in realtà sconfitto dagli Alleati.

La svastica sul sole racconta la Storia e le sue possibilità, la realtà e le riscritture, lo scontro culturale tra Oriente e Occidente, l'invasione della spiritualità nella vita quotidiana, il dramma morale di chi deve sopravvivere in un regime di sottomissione. Scritto nel 1961, è uno dei capolavori di Philip K. Dick, vincitore nel 1963 del Premio Hugo.

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  • 3

    Ottimo lo spunto, l'ambientazione e lo sviluppo della stessa. Interessanti i personaggi anche se così tanti in un romanzo breve non ne hanno secondo me permesso una adeguata caratterizzazione. L'unica ...continua

    Ottimo lo spunto, l'ambientazione e lo sviluppo della stessa. Interessanti i personaggi anche se così tanti in un romanzo breve non ne hanno secondo me permesso una adeguata caratterizzazione. L'unica pecca è la storia, che proprio non c'è. Bellissimo l'affresco di una realtà alternative, ma la storia ed il finale avrebbero potuto essere gestiti meglio. Pareri personali ovviamente.

    ha scritto il 

  • 3

    Premesse distopiche da urlo, autore da urlo, risultato? Un libro sottotono, che si perde in sotto trame e non finalizza.si colgono lampi di genio, si intravedono personaggi tratteggiati e abbozzati co ...continua

    Premesse distopiche da urlo, autore da urlo, risultato? Un libro sottotono, che si perde in sotto trame e non finalizza.si colgono lampi di genio, si intravedono personaggi tratteggiati e abbozzati con premesse luculliane per poi.. Non portare il compito a termine. Peccato, occasione parzialmente sprecata. Fosse stato un altro autore avrei dato 4 stelle. Ma dick ha troppo potenziale..

    ha scritto il 

  • 4

    Weird book

    The plot is paper thin, the massive number of references to I Ching very annoying, the writing without articles (I presumed to give the feeling of a 'bastardised' English?) unpleasant...

    Ho ...continua

    Weird book

    The plot is paper thin, the massive number of references to I Ching very annoying, the writing without articles (I presumed to give the feeling of a 'bastardised' English?) unpleasant...

    However, this weird book turns into a very engaging stream of consciousness set in rather extreme conditions for interesting characters and surrounded by a masterful world building

    Awesome read, surprisingly

    ha scritto il 

  • 2

    Fumoso

    Avevo grandi attese, ma sono rimasto deluso. Ucronia con i nazisti al potere, bella idea, ma sviluppiamola?! Per carità, avrò i miei limiti, ma quando leggo voglio divertirmi, essere coinvolto, Father ...continua

    Avevo grandi attese, ma sono rimasto deluso. Ucronia con i nazisti al potere, bella idea, ma sviluppiamola?! Per carità, avrò i miei limiti, ma quando leggo voglio divertirmi, essere coinvolto, Fatherland di Harris, sì, è un ucronia coi fiocchi sullo stesso tema. Dick, ho preferito di gran lunga altri tuoi romanzi. Mi dispiace.

    ha scritto il 

  • 2

    Irrisolto nello stile di scrittura, la follia latente che fa da sfondo a tutti i caratteri non è sempre sostenuta da una scrittura ai massimi livelli, che a volte appare un po' stanca. Mi pare che dov ...continua

    Irrisolto nello stile di scrittura, la follia latente che fa da sfondo a tutti i caratteri non è sempre sostenuta da una scrittura ai massimi livelli, che a volte appare un po' stanca. Mi pare che dovesse avere uno o più seguiti, forse sarebbe stata una buona occasione per lo sviluppo narrativo e per delineare meglio lo stile, soprattutto nei dialoghi.
    Molto interessanti (e ben scritte) le riflessioni di influenza Zen, Tagomi è un bellissimo personaggio, a differenza di altri (Baynes, per esempio) che rimangono un po' inespressi.

    ha scritto il 

  • 1

    Ohne Hand und Fuß

    Il peggior Dick che mi sia mai capitato di leggere (e sono un suo grande fan).
    A modo suo questo libro è "storico": tratta un tema delicato e lo fa con originalità, invertendo le parti e smuovendo la ...continua

    Il peggior Dick che mi sia mai capitato di leggere (e sono un suo grande fan).
    A modo suo questo libro è "storico": tratta un tema delicato e lo fa con originalità, invertendo le parti e smuovendo la curiosità, soprattutto all'epoca in cui fu scritto (1962), di chi aveva immaginato come sarebbero andate le cose se Hitler avesse messo le mani sull'Europa e, di conseguenza, su mezzo mondo.

    Tuttavia, il problema non sta nel concept, quanto nella realizzazione. Chi si aspetta una cavalcata nei meandri ucronici dell'(im)possibile, deponga le armi: la magia è rimasta nella bacchetta. E, probabilmente, nella testa del signor Philip K.

    Ci sono spunti interessanti, come è ovvio quando si parla di un tale mostro sacro, ma si limitano sfortunatamente all'aneddotica e alla curiosità fine a se stessa. I rigidissimi giapponesi - co-vincitori con i tedeschi del secondo conflitto mondiale - impazziscono per i manufatti storici di quelli che furono gli Stati Uniti, i crucchi continuano a comandare e gli italiani rimangono uguali a loro stessi, codardi vincitori di Pirro, condannati in aeternum al loro congenito provincialismo. Poi ci sono i nazi che vanno su Marte (con i razzi, e questo è quanto) e il libro dell'I Ching che diventa - non viene spiegato il perché - una specie di Bibbia anabolizzata e ipertrofica, consultata con estrema riverenza praticamente da chiunque, nobile o miserrimo che sia.

    Ma proprio qua sta il punto. Il culto dell'I Ching non è funzionale a nulla, ma solo a supportare le recondite paure dei protagonisti e, per estensione, del suo stesso autore.
    Gli attori tra le pagine sembrano tutti degli schizofrenici afflitti da megalomania al contrario: non fanno nulla senza prima consultare l'oracolo e si strizzano nelle mutande ad ogni suo responso. Tra loro serpeggia la paura, che pare proprio essere la stessa di Filippo Dick, quel genere di paura per la quale se non metti la penna nel posto dove credi che sia il posto giusto domani ti caca in testa un piccione.

    Lo sappiamo,d'altra parte tutto Philip è così, è un flusso ininterrotto di angeli e spettri, di intuizioni sovrumane e terrori quasi bambineschi. L'intero tessuto del romanzo infatti è percorso da un sottile e negativo panico intimo, forse un'eredità di quello sparso dai Nazisti durante la guerra, che però rende la storia sincopata e tutt'altro che trascinante. Sul palcoscenico non salgono gli avvenimenti, ma gli stati interiori degli uomini, tutti troppo piccoli per prendere decisioni fiananche minime, e per questo poco credibili, né tantomeno appassionanti.

    Dick mette in scena tre o quattro storie parallele e, quando credi che possano ricongiungersi in qualcosa di coerente e solidale, tutto si sfascia e si perde in un finale se possibile ancora più aperto delle premesse stesse. Un finale che in sé non sarebbe neanche male (ma davvero i nazi hanno vinto?), ma che interrompe il gioco in maniera troppo brusca e senza la benché minima risposta.

    Lo stile, infine, non è canonico dell'autore. E' appesantito fino al sonno, con innumerevoli descrizioni inutili di azioni altrettanto inutili e con tutte (tutte) le micro paranoie che affliggono i poveracci che si muovono in scena senza un perché, senza un motivo valido per fare quello che fanno.
    Non c'è lo straccio di una visione alternativa, non c'è la passione di raccontare, non c'è in definitiva nessun set dove collocare i personaggi. Si muovono da soli, con sul groppone la zavorra dei tormenti del loro creatore.
    "L'uomo nell'alto castello" (questo il vero titolo del romanzo) finisce così per apparire una confessione sguaiata, quasi una richiesta interiore di aiuto, miscelata con una ricostruzione storicistica buona solo nelle intenzioni (Dick spese sette anni a documentarsi), nella quale paradossalmente vengono descritti in maniera migliore le psicologie e le sfumature caratteriali dei vari Goebbels, Heydrich, Goering, ecc... che nello sviluppo del racconto c'entrano come un mattone nel banco dei gelati, piuttosto che quelle dei personaggi ai quali dovremmo letterariamente affezionarci.

    Certamente un'occasione persa, perché in piena Guerra Fredda, il ribaltamento della visione era un'ideona da appendere in cameretta, e l'impressione che la definizione di capolavoro di genere suoni stonata come un violino in mano a un boscaiolo.

    P.S.Ohne Hand und Fuß significa "senza capo né coda". Non c'è nel libro, ce l'ho messo io (nel testo abbondano le parole in tedesco...).

    ha scritto il 

  • 2

    una mezza delusione...

    Dick si concentra sull’insoddisfazione dei suoi personaggi per analizzare le pieghe di questo nuovo mondo, lanciandosi in lunghi monologhi introspettivi che personalmente ho trovato parecchio pesanti, ...continua

    Dick si concentra sull’insoddisfazione dei suoi personaggi per analizzare le pieghe di questo nuovo mondo, lanciandosi in lunghi monologhi introspettivi che personalmente ho trovato parecchio pesanti, spesso “artefattamente deliranti”.
    Recensione completa su evasioneletteraria com

    ha scritto il 

  • 1

    Forse le aspettative alte visto l'autore? Forse la traduzione fuorviante del titolo, che mi faceva già pregustare una succulenta ucronia? Come che sia, qualcosa non ha funzionato, la scintilla non è s ...continua

    Forse le aspettative alte visto l'autore? Forse la traduzione fuorviante del titolo, che mi faceva già pregustare una succulenta ucronia? Come che sia, qualcosa non ha funzionato, la scintilla non è scattata e lo ricordo come un libro noioso e costruito male, sigh

    ha scritto il 

  • 4

    Sono arrivato alla fine con difficoltà, la scrittura è confusionaria e spesso non rifinita alla perfezione ma non chiedo mica questo ad un romanzo di Dick, proprio lui che era un romanziere di Idee e ...continua

    Sono arrivato alla fine con difficoltà, la scrittura è confusionaria e spesso non rifinita alla perfezione ma non chiedo mica questo ad un romanzo di Dick, proprio lui che era un romanziere di Idee e ne aveva di geniali. In questo romanzo lo spunto ucronico permette di sviluppare la riflessione di Dick sulla Storia e sull'impossibilità di definirne i contorni : esiste una Storia oppure ne esistono molte che si intersecano senza escludersi a vicenda?
    Molto efficaci le frecciatine che sparge, di quà e di là, nel romanzo per criticare aspramente la stupidità della sua epoca e della società americana in cui viveva.
    Non un libro perfetto ma una fonte di interminabili riflessioni; sicuramente un libro che non termina con la chiusura del tomo ma continua nella nostra testa agitando spettri e domande senza risposta.

    ha scritto il 

  • 3

    Il primo romanzo che leggo di questo autore e non mi è affatto dispiaciuto, ma alcuni aspetti mi hanno lasciato perplessa. La premessa forse non è delle più originali (Tedeschi e Giapponesi che hanno ...continua

    Il primo romanzo che leggo di questo autore e non mi è affatto dispiaciuto, ma alcuni aspetti mi hanno lasciato perplessa. La premessa forse non è delle più originali (Tedeschi e Giapponesi che hanno vinto la Seconda Guerra Mondiale e si sono divisi il resto dei territori conquistati), ma l'idea che in questo mondo ucronico esista anche un libro che descrive come sarebbe stato se avessero vinto invece gli Alleati mi ha incuriosito, e soprattutto mi è piaciuto come è stata portata avanti da Dick, assieme al libro de I Ching che si rivelerà di notevole influenza fino alla fine del romanzo. Mi è dispiaciuto che l'autore non abbia approfondito l'aspetto riguardante la superstrada dell'Imbarcadero per esempio… Nel complesso comunque il libro mi è piaciuto, e non escludo che in futuro io possa leggere altro di questo autore.

    ha scritto il 

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