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La tempesta alla porta

By Stefan Merrill Block

(127)

| Paperback | 9788854504547

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Book Description

A casa Merrill, le riunioni di famiglia hanno un esito obbligato: la messa in scena della mitologia di Frederick Merrill. Un uomo avventuroso, tragico, brillante, con un'esistenza fuori del comune per le figlie. Un donnaiolo, un alcolizzato dalle pas Continue

A casa Merrill, le riunioni di famiglia hanno un esito obbligato: la messa in scena della mitologia di Frederick Merrill. Un uomo avventuroso, tragico, brillante, con un'esistenza fuori del comune per le figlie. Un donnaiolo, un alcolizzato dalle passioni maniacali per Katharine, sua moglie. I racconti sembrano allora di volta in volta gloriose pagine di epica o struggenti resoconti di una vita votata al disastro. Per Frederick Merrill, tuttavia, la lunga storia delle cose da lui pensate e fatte non è altro che una meravigliosa teoria di atti poetici e radiosi. Persino quella sera, la fatidica sera che gli ha permanentemente alterato gli anni che gli restano da vivere su questo pianeta, appartiene per lui alla più pura poesia. Annoiato dal grigiore e dall'ipocrisia di parenti e amici, si è allontanato da un insulso party in cui non restava altro che bere, indossando soltanto un impermeabile. Sulla Route 109 ha aperto l'impermeabile al passaggio di ogni singola automobile, per suscitare ilarità o qualche comica espressione di sdegno. Il giorno dopo si è ritrovato alla Mayflower Home, l'aristocratico ospedale psichiatrico dove sono rintanati i matti dell'alta società bostoniana. Costretto a vivere, a soli quarant'anni, la più assurda e ridicola condizione per un uomo attraente, appassionato e intelligente come lui: essere un matto tra i più illustri matti della ridente nazione americana dei primi anni Sessanta.

16 Reviews

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  • 5 people find this helpful

    Stefan Merill Block in verità è Dostoevskij
    O anche tolstoj. O anche Pasternak.
    Ma senza tutta quella scocciatura delle descrizioni lunghe 10 pagine.

    I suoi personaggi hanno la potenza drammatica che trovi solo nei romanzi russi o nella tragedia gre ...(continue)

    Stefan Merill Block in verità è Dostoevskij
    O anche tolstoj. O anche Pasternak.
    Ma senza tutta quella scocciatura delle descrizioni lunghe 10 pagine.

    I suoi personaggi hanno la potenza drammatica che trovi solo nei romanzi russi o nella tragedia greca.

    Ma il modo di scrivere è americano: leggerissimo e ventoso. Plana sulle parole e sulle frasi come se stesse facendo windsurf e ti ritrovi, nello spazio di poche righe, in mezzo al lago, a guardare la riva da lontano e a desiderare di non tornare più a terra.

    Erano settimane forse mesi che non leggevo uno di quei libri che sono come persone: non so, stai cenando e non vedi l'ora che arrivino le nove, perché lui passa a prenderti, perché lo vedi, perché potrai stare di nuovo con lui.

    Questo libro è una persona, fantastica, leggera e profondissima. È un mare grande, il primo soffio di vento che annuncia l'autunno, il raggio di sole in balcone che entra in cucina e trasforma i colori.

    S.M.B., scrivi ancora, per favore.

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    i said on Feb 20, 2014 | 5 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    follia e ragione

    come si possono definire le persone geniali e particolari? il confine fra ragione e follia è molto sottile e in questo libro si percepisce molto bene. La storia dei nonni dello scrittore, Katharine e Frederick, che viene internato in un manicomio neg ...(continue)

    come si possono definire le persone geniali e particolari? il confine fra ragione e follia è molto sottile e in questo libro si percepisce molto bene. La storia dei nonni dello scrittore, Katharine e Frederick, che viene internato in un manicomio negli anni 60 è oscura e dolce allo stesso tempo. Un amire-odio che va oltre la malattia.I personaggi inventati sono molto interessanti: Marvin con le 7 personalità, Scultz a cui il mondo parla, finiscono tutti male, ma il senso è che la psicoterapia è un difficile esperimento a volte riesce a volte no. Scritto molto bene.

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    Maya 1978 said on Apr 15, 2013 | Add your feedback

  • 42 people find this helpful

    "Chi vince con la forza vince solo a metà"

    Alle scuole medie avevo un insegnante di ginnastica fissato con l'atletica leggera e, in particolare, col salto in alto. A noi femmine, che di volare come farfalle fregava niente rispetto alle conseguenze che un volo scomposto avrebbe avuto sulle nos ...(continue)

    Alle scuole medie avevo un insegnante di ginnastica fissato con l'atletica leggera e, in particolare, col salto in alto. A noi femmine, che di volare come farfalle fregava niente rispetto alle conseguenze che un volo scomposto avrebbe avuto sulle nostre frange, ripeteva di sforzarsi a cercare il nostro limite e di non accontentarsi della riuscita dell'ultimo salto. Dopo la caduta in testa dell'asticella di legno comprensiva della barra di ferro e di un paio di punti al pronto soccorso, ho fissato allora il mio definitivo limite con lo sport. Ma non è questo il punto.
    Il punto è che leggendo La tempesta alla porta, bel romanzo sulla malattia mentale, ho riflettuto su quanto l'altezza della propria asticella venga definita non solo su base caratteriale quanto da circostante, eventi, vissuti lontani o contingenti. Facciamo un esempio pratico: immaginate di avere un compagno, o una compagna, che da qui in poi chiameremo la Persona.
    La Persona, che in genere e se va bene viene definita eccentrica da parenti, amici, colleghi, è brillante, frizzante, seducente. Affabulatrice, ma mai interessata alle opinioni o alle storie altrui quanto, piuttosto, alle reazioni che le sue parole possono provocare negli altri. In genere imbarazzo.
    La Persona intraprende mille progetti e mille lavori, ma poi capita che li lasci perché nessuno di questi risulta mai all'altezza delle sue potenzialità o al contrario delle sue forze.
    La Persona ha energia tale da svegliarsi un mattino e dipingere casa in giornata sebbene fino a ieri non riuscisse ad alzarsi dal letto, a lavarsi, a vestirsi.
    La Persona può arrivare a bere eccessivamente o a tradirvi. E si sentirà in colpa, anche se non ha nemmeno tentato di nasconderlo, che no, non è stato importante, l'impulso di un momento, cerca di capirmi. Almeno tu.
    Così per mesi, per anni.
    Qual è il punto dove fissereste la vostra asticella al di là del quale non sarebbe più possibile saltare?
    Immaginate adesso che vi dica che la Persona abbia una malattia mentale: la vostra asticella manterrebbe la stessa posizione?
    Quando è doveroso, lecito, opportuno fissare l'asticella del proprio limite?
    Questa è la domanda che si pone Katharine, moglie di Frederick Merrill che nell'estate del 1962, dopo un ennesimo atto pseudo goliardico viene ricoverato in un istituto psichiatrico con la diagnosi di disturbo bipolare. Katharine ha nascosto dietro la facciata del perbenismo e delle convenzioni sociali la disillusione, il crollo delle aspettative di una vita serena e basata sugli affetti, il timore di non riuscire a sostenere l'oscurità in cui il marito si ripara. Il limite che la donna si impone, accettare una vita di coppia umiliante e la negazione della propria femminilità, si rompe nel momento dell'assenso al ricovero del marito, nonostante il gesto la interroghi sull'effettiva utilità: una possibilità di cura o la tregua per se stessa?
    Frederick che "non ha mai trovato il modo di far coincidere ciò che ha dentro con quello che esiste fuori da lui", ha un senso di vuoto dentro di sé che niente riesce a colmare, né gli affetti, né l'alcol, né le donne. In assenza di un limite interno e in una costante erosione dell'anima, l'uomo deflagra, esplode e implode ricorsivamente, travolgendo la moglie e le quattro figlie. E' il 1962, si diceva, non sono stati ancora inventati gli stabilizzatori dell'umore e la terapia della parola, quell'arte dell'ovvio di cui scriverà Bettelheim, è ancora in profonda competizione con le terapie elettroconvulsive (gli elettroshock).
    Teorico della cura della parola è il dottor Canon, psichiatra dell'istituto. Il dottore fissa la propria asticella troppo in alto rispetto alle sue possibilità di elevazione, in preda a sua volta a sogni di grandiosità e ai tormenti della disillusione sentimentale. Toh guarda, un altro. Ma lui è il medico non il paziente, e il suo caos interno sta comodamente bevendo un thé nel salotto della propria "zona cieca". Ma lui è sempre il medico e sa cosa è giusto fare, tipo illuminare con un faro da 3000 watt le cecità altrui, producendo grosso modo effetti di questo genere:
    http://youtu.be/mxzeJWQqxxQ

    Fiumi di lacrime, l'assenza del pianto, il dolore incistato.
    La tragedia raccontata ridendo, l'imitazione di una smorfia del sorriso.
    Le rimozioni, le negazioni, talvolta le collusioni. Non sempre dalla parte da cui si presupporrebbe la provenienza.
    La congruenza, l'empatia. Non sempre dalla parte da cui dovrebbero arrivare.
    La negazione della speranza, le nuove prospettive.
    La necessaria vicinanza, la "giusta" distanza.
    Al diavolo il setting, ti abbraccio. Non mi posso avvicinare, ti romperesti.
    Quando è doveroso, lecito, opportuno fissare l'asticella del proprio limite?
    E' il 2013.

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    Letilar said on Mar 15, 2013 | 16 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Un bel libro, scritto dall'autore per andare alla ricerca delle proprie radici familiari, e per scoprire in esse quelle dei propri disagi mentali

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    Laura Signorini said on Dec 30, 2012 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Di una pedanteria unica e per questo noiosissimo.

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    Sibal said on Sep 20, 2012 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (127)
    • 5 stars
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    • 1 star
  • Paperback 378 Pages
  • ISBN-10: 8854504548
  • ISBN-13: 9788854504547
  • Publisher: Neri Pozza (I narratori delle tavole)
  • Publish date: 2011-01-01
  • Also available as: Hardcover
  • In other languages: other languages English Books
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