La terra dai molti colori

Cosmo Oro 63

Di

Editore: Nord

4.0
(61)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 457 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8842903604 | Isbn-13: 9788842903604 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Annarita Guarnieri ; Illustrazione di copertina: Ken Barr

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Fantascienza & Fantasy

Ti piace La terra dai molti colori?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
Nell'anno 2034 Theo Guderian, un fisico francese, fa una scoperta divertente ma poco pratica: inventa un congegno che permette il trasferimento istantaneo nel passato tramite una distorsione temporale. Il viaggio è però di sola andata e le coordinate spazio-temporali del punto di arrivo sono immutabili; si tratta di una zona della valle del fiume Rodano nell'idillica epoca del Pliocene, sei milioni di anni fa. Tuttavia a poco a poco questa scoperta così sottovalutata, si rivela utile: anche nell'utopistica società del ventiduesimo secolo, in un mondo che sembra aver raggiunto la completa felicità e la perfezione tecnologica, esistono degli « spostati », degli individui scomodi che vogliono fuggire attraverso questa porta in un misterioso passato. Tra questi c'è un gruppo di Personaggi particolarmente strano e interessante che vuole affrontare questo viaggio a senso unico. Il mondo che li attende nella remota epoca del Pliocene è tuttavia molto diverso dall'idillica desolazione che essi si aspettavano: ben due razze aliene venute dalle stelle risiedono infatti nella nostra Europa del lontano passato. Da una parte i Tanu, belli, arroganti, dotati di vasti poteri telepatici e telecinetici e con una cultura di tipo cavalleresco; dall'altra i rinnegati Firulag, malevoli nanerottoli dotati anch'essi di abilità supernormali. E sarà proprio con queste due potenti forme di vita extraterrestre che dovranno vedersela i nostri eroi in questo avventuroso romanzo che ha già raggiunto la statura di un classico negli Stati Uniti e in Inghilterra, soprattutto per la magnifica mescolanza di mito e speculazione scientifica, di fantastica immaginazione e di eccezionali estrapolazioni tecnologiche.

Nota:
codice ISBN assegnato a posteriori
Ordina per
  • 4

    LA FANTASIA CREATRICE DELLA MAY

    È appena uscito su “Progettando.Ing” un mio articolo intitolato “I costruttori di universi” che inizia con queste parole:
    “Ci sono numerosi modi per dividere e catalogare le opere di narrativa. Vorrei ...continua

    È appena uscito su “Progettando.Ing” un mio articolo intitolato “I costruttori di universi” che inizia con queste parole:
    “Ci sono numerosi modi per dividere e catalogare le opere di narrativa. Vorrei qui suggerirne una tra la letteratura che descrive il mondo e quella che costruisce mondi.
    Sebbene i migliori e più acclamati autori si siano sinora dedicati più alla descrizione che alla costruzione e la prima abbia assai più numerosi sostenitori, credo che la letteratura che costruisce mondi meriti un maggior riconoscimento.”
    Quando l’ho scritto non avevo ancora letto “La terra dai molti colori” (1981) di Julian May, ma questo libre e quest’autrice rientrano di certo a pieno titolo nella categoria della Letteratura che Costruisce Mondi. La piccola magia creata con questo romanzo da Julian May consiste nell’immaginare una galassia futura popolata da numerose razze intelligenti oltre all’umana e che convivono più o meno pacificamente tra loro, costituendo il Milieu Galattico. In questo universo, poi, inserisce una porta temporale che da questo futuro non troppo lontano, torna indietro di sei milioni di anni, nel pliocene della nostra vecchia cara Terra. Si tratta di una porta a senso unico e con una sola destinazione. Non è, insomma, una macchina del tempo che possa portarci nell’epoca che vogliamo: va solo nel pliocene, un po’ come la porta temporale di “22/11/’63” di Stephen King, che riportava invariabilmente allo stesso giorno e alla stessa ora del 1960. Qui, però, la porta è come un canale mobile tra il futuro e il pliocene, nel senso che se il signor X parte il giorno dopo del signor Y, arriva nel pliocene un giorno dopo di lui. Abbiamo così due “mondi immaginari” collegati, ma la fantasia della May non si ferma affatto qui. Dato che questa porta, creata nel 2034 da Theo Guderian, è ormai aperta da quasi un secolo, dall’altra parte sono passate circa centomila persone. Dovrebbero quindi aver creato una comunità di una certa importanza nella preistoria. Oltretutto, ognuno attraversa il tempo portandosi attrezzi e oggetti vari. Tutto ciò non sembrerebbe creare paradossi temporali, forse per l’enorme distanza tra i due tempi interessati, eppure tanta tecnologia e tanta gente passata nel passato dovrebbero avere effetti su tutto il futuro, salvo immaginare linee temporali autonome come nel mio ciclo su “Jacopo Flammer e i Guardiani dell’Ucronia”. Nel primo volume della saga, questo non sembra, ma rimane il sospetto che non sia così e che lo scopriremo nei prossimi volumi. Nelle prime cento pagine del libro, però non sappiamo nulla di quello che avviene nel pliocene. Che ci sia una comunità di uomini moderni è solo un’ipotesi plausibile, perché niente e nessuno torna indietro se non invecchiato di 6 milioni di anni. Immaginiamo dunque un terzo “mondo” di umani moderni all’interno del secondo e generato dal primo. Tra l’altro, la gente che decide di effettuare il salto indietro, si presenta piuttosto peculiare e molti attraversano il varco mascherandosi in vario modo (pirati, principesse, guerrieri…). Finalmente, dopo un’attesa che mi è parsa troppo lunga (circa cento pagine), arriviamo nella preistoria e scopriamo che la fantasia della May ha partorito un quarto “mondo”, che è qualcosa del tutto diverso da quello che si immaginava nel primo. Non vorrei dire molto altro, ma per far capire perché quest’opera sia un ottimo esempio di creatività, non posso non dire che nel pliocene non ci sono solo le creature che i paleontologi si aspettano, ma anche una razza aliena, diversa da quelle note nel futuro e proveniente da molto lontano. Non solo! Questa razza, pur umanoide, ha la peculiarità di generare figli tra loro molto diversi, al punto che si dividono in due popoli antagonisti, Tanu e Friulag. Non solo! La May immagina anche che alcuni individui della galassia futura siano dotati di poteri metapsichici e che lo stesso sia per gli alieni arrivati nella preistoria.
    Insomma, un’ambientazione tra le più ricche, articolate e fantasiose della fantascienza, che, da sole, farebbero venir voglia di proclamare che si tratta di un capolavoro.
    Non me la sento, però, di considerarlo pienamente tale, perché i personaggi sono buoni, anzi qualcosa di più, ma non siamo all’ottimo e la trama è accettabile, diciamo pure buona, eppure non è riuscita a coinvolgermi pienamente.
    Il grande, notevole, fascino dell’opera rimane la sua ambientazione, questa mescolanza di mondi e culture, ma ci sono alcuni punti in cui l’attenzione vacilla, sebbene la trama sia abbastanza dinamica. Un’altra cosa mi è dispiaciuta è che ho iniziato a leggerlo sperando di avere a che fare con una storia di ambientazione preistorica, ma questo pliocene è talmente ricreato, che non lascia spazio ad avventure di sopravvivenza contro una natura selvaggia, come avevo sperato di leggere.
    Interessante è uno spunto per collegare fantascienza e fantasy, che forse potrebbe essere sviluppato nei prossimi volumi.
    La Saga del Pliocene comprende altri tre romanzi (“Il collare d’oro”, “Il re non nato” e “L’avversario”) pubblicati tutti tra il 1981 e il 1984 e sono collegati al “Ciclo del Milieu Galattico”, pubblicato tra il 1987 e il 1996.
    Probabilmente mi lascerò tentare dai prossimi volumi della saga, sperando che gli eventi prendano una piega più coinvolgente. Un universo così non può essere trascurato.

    ha scritto il 

  • 3

    Primo libro della saga dell’”Esilio nel Pliocene”. Salutato come “un nuovo classico” fin dalla sua apparizione nel 1981, comincia nel XXIII secolo, all’interno del Milieu Galattico formato da varie ra ...continua

    Primo libro della saga dell’”Esilio nel Pliocene”. Salutato come “un nuovo classico” fin dalla sua apparizione nel 1981, comincia nel XXIII secolo, all’interno del Milieu Galattico formato da varie razze aliene, dove sulla Terra gruppi di umani disadattati usano una macchina del tempo “a senso unico” che proietta le persone all’indietro di sei milioni di anni. Dove non troveranno il Pliocene che si immaginano.

    Idea di partenza interessante, ma che via via scivola sempre più in un fantasy “mascherato”. Il Milieu Galattico iniziale è un’idea sproporzionata rispetto al resto della vicenda, e abbandonata dopo poco: infatti non c’è una vera necessità di questa confederazione stellare nello svolgimento della storia (se non per il fatto che la May era partita dall’idea di scrivere romanzi sul Milieu, abbandonandola poi a favore del Pliocene, e riprendendola solo in seguito).

    Il romanzo è chiaramente pensato come primo di un ciclo, e difatti si conclude a metà dell’azione.

    ha scritto il 

  • 3

    dopo un buon inizio, il romanzo si inclina sempre più verso la fantasy, non proprio il mio genere preferito, ecco il perchè del mio giudizio e credo che non leggerò gli svariati seguiti.

    ha scritto il 

  • 3

    L'autrice ha delle buone idee e si destreggia bene fra il futuro e il passato. Il libro infatti si svolge, in una prima parte nel futuro e in una seconda nel pliocene. La tecnologia e' ben sviluppata, ...continua

    L'autrice ha delle buone idee e si destreggia bene fra il futuro e il passato. Il libro infatti si svolge, in una prima parte nel futuro e in una seconda nel pliocene. La tecnologia e' ben sviluppata, la societa' e' ben descritta. Pero' il libro risulta un po' noioso. Troppe descrizioni inutili, soprattutto della terra nel pliocene, i personaggi ancora poco definiti (e' una saga per cui forse nei prossimi libri saranno meglio evidenziati), la trama che non appassiona ne fanno un libro non esaltante. Continuo la lettura del ciclo sperando in un miglioramento

    ha scritto il 

  • 2

    Non è male come libro da leggersi sotto l'ombrellone, curato nei dettagli, il primo di una saga di cui forse non riuscirò mai a leggere il seguito, ma a tratti sembra un po' clonare la fortunata saga ...continua

    Non è male come libro da leggersi sotto l'ombrellone, curato nei dettagli, il primo di una saga di cui forse non riuscirò mai a leggere il seguito, ma a tratti sembra un po' clonare la fortunata saga di Darkover della Zimmer Bradley. Da menzionare un personaggio omosessuale che per l'epoca doveva essere avvenieristico.

    ha scritto il