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La terza rivoluzione industriale

Come il «potere laterale» sta trasformando l'energia, l'economia e il mondo

Di

Editore: A. Mondadori (Saggi)

3.8
(85)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 329 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 880461420X | Isbn-13: 9788804614203 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: P. Canton

Disponibile anche come: eBook , Altri

Genere: Business & Economics , Science & Nature , Social Science

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Descrizione del libro
Il petrolio e gli altri combustibili fossili, le fonti energetiche su cui si basa l'odierno stile di vita nei paesi dell'Occidente, sono in via di esaurimento, e le tecnologie da essi alimentate stanno diventando obsolete. Intanto, i mali che affliggono il mondo globalizzato - crisi economica, disoccupazione, povertà, fame e guerre - sembrano aggravarsi anziché risolversi. A peggiorare le cose, si profila all'orizzonte un catastrofico cambiamento climatico provocato dalle attività industriali e commerciali ad alte emissioni di gas serra, e che già entro la fine di questo secolo potrebbe mettere a repentaglio la vita dell'uomo sul pianeta. La nostra civiltà, quindi, deve scegliere se continuare sulla strada che l'ha portata a un passo dal baratro, o provare a imboccarne coraggiosamente un'altra. E non ha molto tempo per farlo. Dopo trent'anni di studi e di attività sul campo, Jeremy Rifkin decreta la fine dell'era del carbonio e individua nella Terza rivoluzione industriale la via verso un futuro più equo e sostenibile, dove centinaia di milioni di persone in tutto il mondo produrranno energia verde a casa, negli uffici e nelle fabbriche, e la condivideranno con gli altri, proprio come adesso condividono informazioni tramite Internet. Questo nuovo regime energetico, non più centralizzato e gerarchico ma distribuito e collaborativo, e che segnerà il passaggio dalla globalizzazione alla "continentalizzazione", dovrà poggiare su cinque pilastri...
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  • 1

    Pretenzioso. Troppo.

    Bella la ideologia, ma la teorizzazione su quello che dovrebbe essere il modello energetico per il futuro del Pianeta resta troppo vaga e fumosa, non tenendo minimamente conto del fatto che la ...continua

    Bella la ideologia, ma la teorizzazione su quello che dovrebbe essere il modello energetico per il futuro del Pianeta resta troppo vaga e fumosa, non tenendo minimamente conto del fatto che la termodinamica non è un opinione e che le leggi della fisica non sono negoziabili.

    ha scritto il 

  • 4

    IL MONDO AI TEMPI DELLA WORLD WIDE ENERGY (WWE)

    LETTO IN EBOOK __________________ Anni fa avevo già avuto modo di apprezzare la capacità di visione di uno dei più acuti economisti dei nostri tempi, Jeremy Rifkin (“Economia all’idrogeno”, ...continua

    LETTO IN EBOOK __________________ Anni fa avevo già avuto modo di apprezzare la capacità di visione di uno dei più acuti economisti dei nostri tempi, Jeremy Rifkin (“Economia all’idrogeno”, “L’era dell’accesso”). Ho ora letto una delle sue opere più recenti (2011) “La terza rivoluzione industriale”, che mi ha forse colpito meno delle precedenti letture, perché alcune delle intuizioni presenti le avevo già trovate nelle opere precedenti. Il volume mi è parso però un’interessante summa del pensiero di Rifkin sulle sorti del mondo, sebbene particolarmente concentrato su una delle sue idee portanti: l’energia diffusa. L’economista sostiene che il corrispondente e il supporto dell’informazione diffusa, consentita dall’avvento di internet, dovrebbe essere l’energia diffusa. Come nel web, le informazioni si muovono liberamente da innumerevoli (virtualmente infinite) fonti verso altrettanti fruitori finali, in uno scambio spesso diretto, così dovrebbe avvenire per l’energia. Per Rifkin l’età del petrolio è finita (come non essere d’accordo?) ed è iniziato (anzi dobbiamo fare in modo che inizi) l’era dell’energia da fonti rinnovabili. Già ora abbiamo grandi centrali eoliche e fotovoltaiche oltre alle già più tradizionali centrali idroelettriche, ma non è questa la modernità del modello proposto dallo studioso americano. L’energia alternativa dovrà essere prodotta localmente e in maniera diffusa. Ogni abitazione dovrà essere dotata di pannelli fotovoltaici, di piccole pale eoliche, di sistemi per sfruttare l’energia geotermica e potrà sia sfruttare direttamente l’energia prodotta, sia immetterla in rete. Sarà in questo modo che potremo salvarci dalla scarsità di petrolio (e dalle guerre connesse), dall’inquinamento, dal riscaldamento globale e fornire energia a un mondo in cui non solo cresce la popolazione, ma in cui, anche e soprattutto, cresce il tenore di vita e con esso le esigenze di energia. Il processo di trasformazione potrà anche essere un volano per riattivare lo sviluppo e la crescita economica. Il mondo immaginato sarà basato sull’empatia, sullo scambio, sulla sostituzione dell’affitto alla proprietà, sulla mobilità, temi peraltro più diffusamente affrontati in altri libri. Qui Rifkin ci mostra come si potrebbe uscire dalla crisi attuale e avviare un terzo periodo di crescita industriale basato su un nuovo sviluppo del settore immobiliare, che dovrebbe riconvertirsi all’energia diffusa e su un ritorno alla produzione artigianale e alla piccola impresa, grazie anche allo sviluppo di nuove tecnologie come la stampa tridimensionale. Il volume presenta anche, come esempi, alcuni “masterplan” approntati dal gruppo di studio di Rifkin per la trasformazione di alcune città secondo i criteri della terza rivoluzione industriale. Da (ex-)romano ho trovato un po’ utopistica l’immagine di una Roma tagliata da fasce “verdi” e riconvertita al fotovoltaico. Abbiamo impiegato decenni per costruire due linee di metropolitana, dubito che si riesca a trasformare in meno tempo una città plurimillenaria, in cui non si riesce a smuovere un sasso senza chiamare in causa le Belle Arti e in cui le abitudini sono ancor più difficili da cambiare. Le altre città le conosco meno e spero che l’analisi non sia stata altrettanto ottimistica. In ogni caso, la parte più interessante del libro non è la descrizione dei progetti, ma l’idea di fondo. Condivido con l’autore la preoccupazione che se non troveremo presto un’alternativa all’economia da petrolio, la nostra civiltà rischi l’estinzione, dunque non posso che consigliare questa lettura, se non altro per una riflessione sul nostro futuro.

    ha scritto il 

  • 4

    Premesso che Rifkin non ne ha ancora azzeccato una delle sue previsioni, il libro merita la lettura. Ben scritto, documentato, approfondito, preconizza un futuro auspicabile e desiderabile.

    ha scritto il 

  • 2

    Non il miglior Rifkin

    Pochi nuovi concetti rispetto ai precedenti libri. E poi lungo e spesso autocelebrativo nel dipingersi sempre al centro del cambiamento. Peccato, perché un tema così "definitivo" meritava qualcosa ...continua

    Pochi nuovi concetti rispetto ai precedenti libri. E poi lungo e spesso autocelebrativo nel dipingersi sempre al centro del cambiamento. Peccato, perché un tema così "definitivo" meritava qualcosa di più.

    ha scritto il 

  • 5

    Vision non è una project list!

    Un fiume come un puro flusso d'acqua rimane un fiume, un prato verde come una distesa d'erba rimane un prato, il cielo come sfondo rimane il cielo, il paesaggio non è la pura somma di questi ...continua

    Un fiume come un puro flusso d'acqua rimane un fiume, un prato verde come una distesa d'erba rimane un prato, il cielo come sfondo rimane il cielo, il paesaggio non è la pura somma di questi elementi ma rappresenta l'essenza intima che li lega e ti impedisce di vedere gli elementi in modo distinto. Questo libro indica un'autentica vision sul futuro non come un elenco di progetti distinti ma esattamente come un unico disegno finale!

    ha scritto il 

  • 5

    Siamo agli albori di una nuova era industriale. Rifkin ce ne illustra i pilastri e i cambiamenti che porterà. Non profezie, ma processi ormai ...continua

    Siamo agli albori di una nuova era industriale. Rifkin ce ne illustra i pilastri e i cambiamenti che porterà. Non profezie, ma processi ormai ineluttabili.

    http://libri-letti.blogspot.it/2013/08/la-terza-rivoluzione-industriale-jeremy.html

    ha scritto il 

  • 3

    anche i saggi potrebbero scriverli/tradurli meglio. se si parla di sviluppo sostenibile magari evitare inutili ripetizioni in modo da risparmiare carta, inchiostro ecc.... detto questo Rifkin pone ...continua

    anche i saggi potrebbero scriverli/tradurli meglio. se si parla di sviluppo sostenibile magari evitare inutili ripetizioni in modo da risparmiare carta, inchiostro ecc.... detto questo Rifkin pone molti spunti di riflessioni interessanti sull'energie rinnovabili, il mondo del lavoro e perfino il ruolo dell'educazione

    ha scritto il 

  • 4

    In "La terza rivoluzione industriale" Rifkin affronta una serie di temi già trattati nei suoi precedenti libri - dall'economia all'idrogeno al cambiamento climatico, dalla fine del lavoro all'ascesa ...continua

    In "La terza rivoluzione industriale" Rifkin affronta una serie di temi già trattati nei suoi precedenti libri - dall'economia all'idrogeno al cambiamento climatico, dalla fine del lavoro all'ascesa della civiltà empatica - inserendoli all'interno di quella che definisce una "nuova narrazione" sintetizzata dal concetto di TRI, Terza Rivoluzione Industriale. La TRI s'ispira all'omonimo masterplan sviluppato da Rifkin e dal suo ufficio di Bruxelles, che l'autore negli ultimi anni sta cercando di vendere a città, stati e intere organizzazioni sovranazionali come l'UE. L'idea di fondo è che una rivoluzione industriale si ha nel momento in cui una rivoluzione nel settore delle comunicazioni si salda con un'analoga rivoluzione nel settore energetico. Dalla metà degli anni '90 lo sviluppato di Internet ha realizzato la prima condizione, ma la seconda stenta ancora a decollare. E' necessario sovvertire il tradizionale modello di produzione e distribuzione centralizzata di energia, tipico della seconda rivoluzione industriale, e sostituirlo con un modello partecipativo diffuso, in cui ciascuna unità abitativa diventerà produttrice di energia rinnovabile, energia scambiabile con altre unità abitative mediante una rete elettrica intelligente (principio oggi alla base delle "smart city"). Da ciò prende piede una completa ridefinizione del modello economico mondiale, di tipo partecipativo, esemplificato da casi di successo come i fablab delle stampanti 3D, l'ascesa del lavoro nel terzo settore e così via. Tutte cose che in effetti si stanno realizzando davanti ai nostri occhi, esattamente come Rifkin sostiene e prevede. La tesi è incontrovertibile, forse troppo ottimistica (come accade spesso nei libri di Rifkin). Ma più che proporre un modello, il libro espone una realtà che si sta realizzando in questo momento, e ne propone una narrazione convincente e affascinante. Il lettore di Rifkin potrà saltare le numerose parti in cui vengono ribaditi concetti precedenti, riuscendo comunque ad apprezzare il solido quadro d'insieme offerto dall'autore.

    ha scritto il 

  • 3

    Il libro è principalmente divulgativo. Si rivolge ad un pubblico ampio senza particolari competenze economico-scientifico e cerca di creare un lessico "simpatico" per diffondere la cultura ecologica ...continua

    Il libro è principalmente divulgativo. Si rivolge ad un pubblico ampio senza particolari competenze economico-scientifico e cerca di creare un lessico "simpatico" per diffondere la cultura ecologica su cui si basa la TRI (Terza Rivoluzione Industriale). L'ho trovato interessante, anche se prolisso in alcuni punti e ripetitivo, anche un tantino autoreferenziale rispetto al ruolo giocato dall'autore nella diffusione della TRI. E' sicuramente una lettura utile in questo momento di crisi epocale che investe tutta la nostra concezione di vita privata e comune, ma lascia alcuni (secondo me troppi punti aperti). Trovo che i punti di forza siano da rintracciare soprattutto nella visione panteistica del mondo con connessione e interrelazioni. Presenta in maniera chiara come tutto influenzi tutto e tutti. La costruzione dei 5 pilastri della TRI è spiegata in maniera dettagliata e rende chiaro al lettore la complessità del sistema e della relativa transizione, giustificata alla luce dei vantaggi futuri per l'umanità e il pianeta. Passiamo alla mia critica.Per quanto riguarda la visione economica, si critica la teoria classica (e neo-classica) senza che si faccia chiarezza sulla nuova teoria o almeno sul modello da adattare al visione condivisa e cooperativa del mondo e senza tenere in considerazioni teorie economiche estremamente innovative sui commons goods ad esempio (penso al premio Nobel Ostrom) partiti da sperimentazioni riuscite. Dal punto di vista della politica non si comprende come scardinare l'attuale sistema istituzionale estremamente legato al sistema economico classico - lobby, leadership, ecc. - dato che un nuovo sistema economico presuppone organizzazione istituzionali e rappresentative del tutto nuove (democrazia digitale, ad esempio). Dal punto di viste delle politiche non si comprende in maniera chiara dove e come trovare le risorse per la transizione completa. Nonostante l'autore le indichi nel risparmio energetico che rifinanzierebbe l'innovazione dei sistemi, resta ancora molto difficile immaginare un tale passaggio dato che i costi di transizione sono una delle voci più elevati a livello micro, inimmaginabili a livello macro o globale. Infine, sebbene si accenni alla cosa, non è spiegato come affrontare i problemi derivati dalla TRI (materie prime rare necessarie comunque alla costruzione degli impianti, dismissione dei materiali stessi). L'atteggiamento che non ho condiviso è che il libro presenta una soluzione ai problemi attuali, cercando di mantenere comunque un sistema basato sul consumo, in cui cambia il metodo produttivo e la concentrazione del capitale. Forse, mettendo in dubbio tutto, andrebbe messo in dubbio anche questo aspetto, o altrimenti che rivoluzione è?

    ha scritto il