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La testa perduta di Damasceno Monteiro

By Antonio Tabucchi

(125)

| Hardcover

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Book Description

Un truce fatto di sangue. L'inviato di un giornale popolare di nome Firmino. Un avvocato anarchico e metafisico, ossessionato dalla Norma Base, che assomiglia a Charles Laughton. L'antica e affascinante città di Oporto. Un romanzo che sotto le appare Continue

Un truce fatto di sangue. L'inviato di un giornale popolare di nome Firmino. Un avvocato anarchico e metafisico, ossessionato dalla Norma Base, che assomiglia a Charles Laughton. L'antica e affascinante città di Oporto. Un romanzo che sotto le apparenze di un'inchiesta costituisce una riflessione sull'abuso e sulla giustizia

114 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Ho adorato la figura dell'avvocato.
    Questo romanzo mi ha ricordato il commento di un conoscente giornalista: "volare basso è apprezzato dalla massa"

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    Monica R. said on Aug 10, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Antonio Tabucchi medesimo spiega in postilla che la storia romanzesca è derivata da una storia vera di cui fornisce breve la sintesi. Egli è stato, come si desume una volta di più da quest'opera, un autore fondamentalmente civile, nel senso che ha sc ...(continue)

    Antonio Tabucchi medesimo spiega in postilla che la storia romanzesca è derivata da una storia vera di cui fornisce breve la sintesi. Egli è stato, come si desume una volta di più da quest'opera, un autore fondamentalmente civile, nel senso che ha scelto di attribuire alla propria scrittura una funzione etica. Ciò in apparenza dovrebbe provocare la diserzione del lettore; senonché la bravura espositiva, indovinabile nelle unità dialogiche ossia dialettiche, placa ogni cattiva intenzione e, anzi, seduce fatalmente. Non il Portogallo chimerico e molteplice d'inizio Novecento, bensì la malcerta repubblica che s'inoltra nel ventunesimo secolo ci mostrano queste pagine, con l'immenso complemento di avido nuovismo e calcolata meccanicità che dappertutto impone. L'ingenua fiducia del giornalista Firmino nella letteratura e il malinconico appello dell'avvocato "Loton" alla maestà della Grundnorm quasi si stemperano nell'invincibile iterazione della violenza.

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    aleksandr said on Jul 29, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    sostiene lòton

    "...in letteratura tutto c’entra con tutto, ...un sistema fatto di sotterranee congiunzioni, di legami astrali, di inafferrabili corrispondenze. se lei vuole studiare la letteratura impari almeno questo, a studiare le corrispondenze".
    lòton (da char ...(continue)

    "...in letteratura tutto c’entra con tutto, ...un sistema fatto di sotterranee congiunzioni, di legami astrali, di inafferrabili corrispondenze. se lei vuole studiare la letteratura impari almeno questo, a studiare le corrispondenze".
    lòton (da charles laughton, riesumato da "testimone d'accusa" del buon billy wilder). questo avvocato in veste virgiliana guida il corrispondente di lisbona, il giovane firmino, nella sua inchiesta giornalistica sulla vicenda dell'assassinio di damasceno monteiro, trovato senza testa (ergo senza vita) in un bosco dal vivere gitano del surreale manolo "o rey", ex circense, nella periferia di oporto. non è un giallo (noir, thriller), nè una vicenda giudiziaria, ma una scusa... una disquisizione filosofica letteraria giuridica per giungere ad un teorema: "...se un uomo si lascia andare una volta a uccidere, molto presto inizierà a considerare cosa da poco la rapina, e di qui passerà al bere e a non osservare le festività, quindi a comportarsi in modo maleducato e a non rispettare gli impegni, una volta avviatosi su quella china non si sa dove andrà a finire..." (de quincey). per risolvere l'intrigo ci sono tracce, testimoni, aiutini in abbondanza per far felice la vena investigativa di firmino, ma la crescita formativa del procedere verso la soluzione è materia di questo deus ex machina che è il mastodontico avvocato fernando de mello sequeira detto "lòton" con i suoi messaggeri culturali e conviviali che si impersonano, si materializzano in testimoni delle sue teorie (la grundnorm di hans kelsen, "strumento di una giustizia suprema, ma in realtà fonte di aberrazioni e storture messe in atto al riparo da ogni giudizio morale e materiale"), di qualcosa che domina il mondo materiale e culturale, che al riparo del tempo crea un sistema binario che giustifica l'unione degli opposti (diritto e giustizia, la verità precostituita e il vero, maschio e femmina, letteratura e fantascienza). non c'è tempo per stabilire una verità e allora bisogna rappresentare il tempo (delimitarlo) per giungere ad una verità soddisfacente (il lungo giudizio di un processo per partorire il suo errore).
    sicuramente si può pensare questo libro una sega mentale, ma contiene gli elementi base di tante soddisfazioni: una vicenda presa dalla verità, il viaggio sensibile del portogallo, e quell'antitesi damasciana di aver perso la testa. c'è ancora tutto l'inferno da raccontare.
    mi piace l'incontro narrativo di due fiumi e il loro diverso modo di buttarsi nell'oceano: il tejo di lisbona (estuario) e il douro di oporto con il suo bacino come una linea di confine tra nord e sud, un destino iberico e lusitano, un incrocio poetico che firmino attraversa con una semplice guida turistica, avvicinandosi ad una sensibilità che prima del viaggio credeva amorfa, solo bagnata dall'acqua di appartenenza dalla quale ripararsi. allo stesso modo spartiacque è l'ingresso di lòton nel romanzo, svuota il romanzo dall'appassionarsi alla sola vicenda giallesca per entrare nell'oceano globale della letteratura: nell'eccesso di cultura c'è il disincanto di chi ha visto le cose più brutte (il delitto) e l'ingenuità di chi è giovane e spera di poter vivere in un mondo diverso (chi deve scoprirlo).

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    Vincap2002 said on Mar 16, 2014 | 2 feedbacks

  • 11 people find this helpful

    Della morte, e della tortura. E dell' uomo.

    Questo piccolo piacevolissimo romanzo di Antonio Tabucchi ci mostra chiaramente come nelle giuste mani anche un romanzo di genere (in questo caso, poliziesco) può non concludersi in se stesso ma diventare un pretesto per parlare di cose assai più imp ...(continue)

    Questo piccolo piacevolissimo romanzo di Antonio Tabucchi ci mostra chiaramente come nelle giuste mani anche un romanzo di genere (in questo caso, poliziesco) può non concludersi in se stesso ma diventare un pretesto per parlare di cose assai più importanti.

    La testa perduta di Damasceno Monteiro corre parallelo al leggendario Sostiene Pereira, e per molti versi ne costituisce il seguito ed il completamento: tanti sono i punti di contatto tra i due romanzi (peraltro scritti in periodi di tempo molto ravvicinati) da far pensare che la cosa sia deliberata.

    Sono molto simili i protagonisti: Firmino e Pereira sono entrambi giornalisti di piccole testate della periferia di Lisbona, dal carattere abbastanza dimesso e per nulla battagliero, senza essere per questo per nulla rassegnati a ridursi a puri portavoce delle ingiustizie del sistema. Perchè proprio di quelle ingiustizie parlano i due romanzi: se l'omicidio politico perpetrato dal regime salazarista fa nascere in pereira lo spirito del rivoluzionario, la triste fine di Damasceno Monteiro, torturato ed ucciso dal meccanismo criminale che la nuova corrotta democrazia portoghese tollera, trasformerà il piccolo Firmino in un autentico segugio.

    Non sono sufficienti quindi una rivoluzione e l'instaurazione di un regime democratico per proteggere uomini e donne da sopruso e dalla sopraffazione da parte dei più forti e dei più ambiziosi: questo tipo di battaglia non si vince mai del tutto, ma va combattuta giorno per giorno. E' questo in fin dei conti il vero tema del romanzo, che utilizza il ritrovamento del cadavere decapitato di uno spiantato di oporto e le conseguenti indagini solo come spunto per una riflessione assai più grande.

    La consonanza con l'assai più famoso Sostiene Pereira non rende questo libro inutile, anzi ne aumenta la comprensibilità. Il sospetto di Tabucchi verso il potere non sottoposto a controllo si estende alla democrazia, e parallelamente la testimonianza del sopruso deve allargarsi dalla sfera politica a quella della criminalità organizzata. Allo stesso tempo il romanzo approfondisce la sua amara riflessione sulla violenza insita nell'animo umano partendo dalla propensione alla distruzione per rifletttere sulla pratica della tortura. L'abitudine di infligggere dolore fisico al nemico sconfitto appartiene a tutta la storia umana, e sembra parlare di tutti noi in generale: talmente grande è il desiderio di distruzione, talmente grande la volontà di potenza che neppure la morte basta più quindi? Forse perchè della morte non possiamo avere esperienza diretta, mentre l'esperienza del dolore appartiene comunque al nostro esistere?

    Parimenti bellissimi sono i personaggi, dipinti da Tabucchi con poche pennellate ma senza che manchi nulla di quello che è necessario. In particolare l'avvocato Loton, complesso ed incomprensibile miscuglio di sangue nobile e partigianeria socialista, da sempre nelle aulte di tutti i tribunali contro le prevaricazioni del nuovo potere sui poveri; o il meraviglioso capo gitano Manolo, vecchio e curvo ma ancora capace di portare con fierezza l'immagina di una cultura in declino e svuotata di energia ma non ancora sconfitta dalla storia.

    E' stato un piacere leggere questo libro, perchè dalle pagine che si leggono con grande facilità emerge il mite ma grande amore dell'autore: per la sua terra di adozione, per il suo cielo, per la sua cucina, per la gente che la abita. Assieme ad un mai rassegnato sentimento di rivalsa nei confronti dell'ingiustizia che nasce ovunque gli uomini convivono. Anche in quella terra meravigliosa bagnata dal Tago e dal Drouro.

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    Gauss74 said on Feb 14, 2014 | 8 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Quello che non mi ha convinto in questo romanzo è l'eccessivo schematismo della scacchiera umana: da una parte i buoni buoni (l'avvocato che difende gratis le cause dei deboli), dall'altro i cattivi cattivi (il poliziotto fascista ex combattente in A ...(continue)

    Quello che non mi ha convinto in questo romanzo è l'eccessivo schematismo della scacchiera umana: da una parte i buoni buoni (l'avvocato che difende gratis le cause dei deboli), dall'altro i cattivi cattivi (il poliziotto fascista ex combattente in Angola - siamo in Portogallo dopo Salazar - non solo colluso con la malavita, ma lui stesso malavitoso ben organizzato). In questo modo il libro non è un giallo - perché ha troppo della denuncia sociale - ma non è nemmeno un libro di denuncia sociale, perché è impostato come un giallo, con la leggerezza di un giallo.
    Parlando del Portogallo, Tabucchi ci ricorda comunque che l'Italia non è lontana: ad un certo punto cita il caso dell'anarchico Andrea Salsedo defenestrato a New York dalla polizia.

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    angiolina said on Oct 26, 2013 | Add your feedback

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    il finale mi ha lasciato un po' fredda, ma per il resto l'ho trovato bellissimo. La scrittura di Tabucchi si legge sempre con piacere e i suoi personaggi hanno sempre qualcosa di interessante da dire. Memorabile la figura dell'avvocato Loton, mentre ...(continue)

    il finale mi ha lasciato un po' fredda, ma per il resto l'ho trovato bellissimo. La scrittura di Tabucchi si legge sempre con piacere e i suoi personaggi hanno sempre qualcosa di interessante da dire. Memorabile la figura dell'avvocato Loton, mentre il protagonista Firmino è forse un po' sottotono.

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    Carlotta Valdes said on Oct 8, 2013 | Add your feedback

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