La testa perduta di Damasceno Monteiro

Di

Editore: Feltrinelli

3.7
(1619)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 240 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Portoghese

Isbn-10: 8807015188 | Isbn-13: 9788807015182 | Data di pubblicazione:  | Edizione 4

Disponibile anche come: Audiocassetta , Copertina rigida , Altri

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Politica

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Descrizione del libro
Un truce fatto di sangue. L'inviato di un giornale popolare di nome Firmino.Un avvocato anarchico e metafisico, ossessionato dalla Norma Base, cheassomiglia a Charles Laughton. L'antica e affascinante città di Oporto. Unromanzo che sotto le apparenze di un'inchiesta costituisce una riflessionesull'abuso e sulla giustizia.
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  • 5

    Un'estate a Oporto

    Sull'onda di Pereira anche questo libro ti trasporta in un Portogallo affascinante sebbene macchiato da fascismi e crimini efferati. Una durissima critica ai sistemi polizieschi. Fenomenale la figura ...continua

    Sull'onda di Pereira anche questo libro ti trasporta in un Portogallo affascinante sebbene macchiato da fascismi e crimini efferati. Una durissima critica ai sistemi polizieschi. Fenomenale la figura dell'avvocato Loton e i suoi dialoghi affascinanti con il giovane giornalista Firmino.

    ha scritto il 

  • 5

    Ingredienti: un corpo senza testa scoperto da un gitano; un gitano intervistato da un giornalista inviato per far luce sul caso; un giornalista che affida il caso ad un avvocato delle cause “perse”; u ...continua

    Ingredienti: un corpo senza testa scoperto da un gitano; un gitano intervistato da un giornalista inviato per far luce sul caso; un giornalista che affida il caso ad un avvocato delle cause “perse”; un avvocato che dichiara guerra al potere per ridare dignità alla testa senza corpo.
    Consigliato: a chi crede che polizia e potere siano sempre la parte buona della società, a chi preferisce ruotare libero piuttosto che essere ingranaggio del sistema.

    ha scritto il 

  • 5

    Difficile classificare il libro per genere: poliziesco o saggio politico, narrativa o approfondimento sociologico? Probabilmente tutto ciò e forse qualche altro lettore più attento di me, vi scorgerà ...continua

    Difficile classificare il libro per genere: poliziesco o saggio politico, narrativa o approfondimento sociologico? Probabilmente tutto ciò e forse qualche altro lettore più attento di me, vi scorgerà anche dell'altro.
    Consiglio di goderselo come un bel romanzo, con personaggi interessanti e ben tratteggiati e una scrittura semplice, precisa e preziosa come un diamante.

    ha scritto il 

  • 4

    La storia è ambientata a Oporto negli anni ’90 (anche se a tratti sembrano gli anni ’50), ma potrebbe benissimo essere ambientata a Roma o al Cairo, visto che racconta di un giovane entrato vivo in un ...continua

    La storia è ambientata a Oporto negli anni ’90 (anche se a tratti sembrano gli anni ’50), ma potrebbe benissimo essere ambientata a Roma o al Cairo, visto che racconta di un giovane entrato vivo in una caserma di polizia e uscitone morto. Peggio, decollato. C’è un cadavere, c’è un’indagine, c’è un processo (c’è anche l’idea che la stampa possa sensibilizzare e non solo solleticare l’opinione pubblica, da cui si capisce che il libro è apparso prima dei noti plastici). Come nei gialli di Nero Wolfe, anche qui abbiamo un braccio operativo, il giovane giornalista Firmino, e una mente pensante, che non ha il volto di Tino Buazzelli, bensì quello di Charles Laughton, tant’é che in città viene affettuosamente chiamato Loton, benché all’anagrafe risponda al nome di Fernando de Mello Sequeira. E come Nero Wolfe, Loton è un uomo corpulento, anzi obeso. Non è però solo per la sua mole che finisce per occupare prepotentemente la scena da quando compare per la prima volta, verso metà libro, nel suo ufficio strabordante di libri. Si capisce subito che la sa lunga: non lo ossessionano, per dire, le orchidee, ma la Norma fondamentale (è stato allievo di Kelsen), il principio metafisico che sorregge tutti i codici umani, il punto archimedeo che trasforma la violenza in diritto e deresponsabilizza tutti i carnefici in nome di un’istanza superiore, “giusta”. É grazie alle sue apparenti divagazioni sul tema che questo libro leggibile come un noir (condito di fado, trippe e altre malinconerie tipicamente portoghesi) assume poco per volta il tono dell’apologo etico, attraverso una fittissima rete di rimandi che ci portano nella colonia penale con Kafka e ai confini dello spirito con Jean Améry. Loton, che è di famiglia aristocratica, ha imparato il tedesco come lingua madre e ha studiato in America e in Svizzera ai tempi di Salazar, avrebbe la competenza per scriverci sopra interi volumi. Ma ha deciso di fare l’avvocato delle cause perse, quello che difende gli scartati, i fragili, i marginali, perché in loro vede anzitutto delle persone e, pur se con maggior understatement, ne condivide lo smarrimento dinanzi alla sfacciataggine del potere. “Non saprei dirle se sia più utile scrivere un trattato sull’agricoltura o rompere una zolla con la zappa, ma io scelsi di rompere le zolle con la zappa, come un contadino”. E in questo impegno non cerca tanto il senso complessivo delle cose, quanto la speranza, un giorno, di ricevere come una lettera dal passato che gli mostri “con chiarezza meridiana una storia mai capita prima, una storia unica e fondamentale”, quel frammento di luce che giustifica la sua resistenza. P.s. L’aguzzino di turno è un essere spregevole che si è fatto le ossa in Angola e avrebbe voluto continuare a farsele anziché essere costretto ad abbandonarla con la coda fra le gambe. Non si inventa cose come l’epilessia, ma nega che il defunto possa avere subito torture con mozziconi di sigarette, perché nel suo ufficio – nossignore – non si fuma, in quanto fumare fa male alla salute. Siamo lì.

    ha scritto il 

  • 4

    Il romanzo è bello, forse preferisco Sostiene Pereira e Per Isabel dal punto di vista della scrittura, ma questo è uno di quei romanzi che oltre a essere belli sono anche buoni e si ripropongono una m ...continua

    Il romanzo è bello, forse preferisco Sostiene Pereira e Per Isabel dal punto di vista della scrittura, ma questo è uno di quei romanzi che oltre a essere belli sono anche buoni e si ripropongono una missione importante che nel caso è la denuncia delle torture e delle sopraffazioni e degli illeciti traffici della Garda National portoghese che ha torturato e ucciso un ragazzo, Damasceno Monteiro, per essersi appropriato (o averci provato) di una partita di droga. Non è che la situazione è come si suol dire sfuggita di mano in un impeto di difesa della legge (cosa che comunque...) ma perchè la Garda aveva i suoi interessi nell'affare.
    Perciò immaginate un romanzo con lo spirito di Marlowe e un po' del Buio oltre la siepe ma scritto da un intellettuale. Bello il personaggio dell'avvocato filosofo che conosce a memoria gli orari e bellissimo il finale e le parole dette sul testimone Wanda: transessuale, prostituta, qualche problema psichico ma soprattutto una persona. Tabucchi oltre che uno scrittore da Nobel era certamente una bravissima persona, anti perfezionista per eccellenza. La perfezione genera ideologie e dittature, diceva. Sicuramente nei suoi libri si vede che c'è una grande testa pensante e ben attaccata al collo e collegata al cuore.

    ha scritto il 

  • 3

    3,5 estrllad. Temática interesante de los abusos policiales abordada desde el punto de vista de un periodista de investigación. Quizá para mi gusto se queda un poco corta sin un desarrollo suficiente ...continua

    3,5 estrllad. Temática interesante de los abusos policiales abordada desde el punto de vista de un periodista de investigación. Quizá para mi gusto se queda un poco corta sin un desarrollo suficiente y a veces peca un poco de demasiada filosofía pero se lee con agrado y tiene una resolución plausible

    ha scritto il 

  • 4

    Un giovane Pereira

    Un giovane cronista che sogna di scrivere di letteratura, un avvocato filosofo e anarchico, un cadavere senza testa. Intorno a queste tre figure, Antonio Tabucchi costruisce un romanzo di grande impeg ...continua

    Un giovane cronista che sogna di scrivere di letteratura, un avvocato filosofo e anarchico, un cadavere senza testa. Intorno a queste tre figure, Antonio Tabucchi costruisce un romanzo di grande impegno civile, che affronta il tema degli abusi della polizia, del ruolo della legge e della responsabilità della stampa nelle società democratiche. Firmino è quasi un figlio di Pereira: più giovane, più appassionato, ma dotato della stessa profonda umanità.

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  • 4

    "La socialdemocrazia è un mostro senza testa..."

    “IL MARZIANO MI HA INCONTRATO PER STRADA
    E HA AVUTO PAURA DELLA MIA IMPOSSIBILITA' UMANA.
    COME PUO' ESISTERE, HA PENSATO TRA SE,
    UN ESSERE CHE NELL'ESISTERE METTE UN COSì GRANDE
    ANNULLAMENTO ...continua

    “IL MARZIANO MI HA INCONTRATO PER STRADA
    E HA AVUTO PAURA DELLA MIA IMPOSSIBILITA' UMANA.
    COME PUO' ESISTERE, HA PENSATO TRA SE,
    UN ESSERE CHE NELL'ESISTERE METTE UN COSì GRANDE
    ANNULLAMENTO DELL'ESISTENZA?”
    Questa la poesia di Carlos Drummond De Andrade che Tabucchi ha scelto come “prefazione” alla sua breve opera, mentre nelle note finali sempre l'autore ci dice che oltre alle molte citazioni, di reale c'è un episodio ben concreto che ha poi mosso la fantasia romanzesca: “la notte del 7 maggio 1996, Carlos Rosa, cittadino portoghese di anni 25, è stato ucciso in un commissariato della Guardia Nacional Republicana di Sacavém, alla periferia di Lisbona, e il suo corpo è stato ritrovato in un parco pubblico. Decapitato, e con segni di sevizie”. Un romanzo breve, ma come ci ha abituato lo scrittore italiano “adottato” portoghese, ricchissimo di contenuti, trattenuti con uno stile difficilmente imitabile. Miscela di diversi generi, in una struttura semplice e quasi deludente nelle prime cento pagine, dove vengono spiegati i fatti e si comincia ad entrare nell'atmosfera di un paese, il Portogallo. Sono i pensieri di un vecchio gitano, Manolo, emarginato dagli avvenimenti della storia, in cui tra un imprecazione e un ricordo, ripensa a quando il suo popolo era in quel paese rispettato, aveva i cavalli più belli che si potessero trovare, e da buoni artigiani-maghi, circensi-cartomanti, trasformavano il rame in opere d'arte, quasi un alchimia di un passato ricco di storia e che si scontra inevitabilmente con il campo-nomadi del presente, ancora avvolto nel sonno, in una squallida periferia di Oporto. E' lui quindi il primo personaggio della trama, è lui che trova questo corpo decapitato tra gli arbusti, ed è sempre data a lui l'introduzione, l'occhio o il punto di osservazione con cui ci si rende conto di quanto profonda e veritiera sia la sua coscienza, di cui Tabucchi si serve, per dar subito un impressione non stereotipata della civilissima Europa, in mano ai nuovi arricchiti, corrotta e che mai ha dato l'impressione di voler cambiare non solo in meglio, ma concretamente. Poi c'è Firmino, giornalista che scrive per un quotidiano scadente della capitale e che parte a sua volta per indagare sul fatto. E' lui il personaggio minore e allo stesso tempo protagonista di un evento più grande, che lo segnerà come non avrebbe mai immaginato. Aspirante scrittore, tira a campare scrivendo di cronaca nera, per finire la tesi di laurea sul neorealismo portoghese, quello degli anni '50 e, da neofita qual'è, sulle influenze delle teorie critiche di George Lukàcs. Sembrano dettagli questi, invece man mano che si apre l'orizzonte narrativo, ogni cosa riesce in qualche modo ad interferire con l'altra, che sia l'indagine, la riflessione letteraria, il cibo o le città. E' infatti a metà romanzo, dove l'indagine sembra già chiara, che Tabucchi ci presenta l'avvocato Mello Sequeira o Don Fernando per chi lo conosce e ammira la sua riservata umanità; un uomo ricco da dinastie ma difensore di puttane e poveri diavoli, corpulento e sornione, quanto malinconico e pozzo senza fondo di sapienza e ingegno. Soprannominato Lotòn per la somiglianza con Charles Laughton, attore inglese che recitava nei panni del giudice in una fortunata serie degli anni'50, è con la sua comparsa che la scrittura prende un'altra piega, ed è nella reciproca conoscenza dei due personaggi che il romanzo si avvale di piani diversi di lettura. Incontratisi per risolvere un abuso intollerabile della polizia, si ritrovano come allievo e maestro dinnanzi sia alla soluzione di un caso di tortura che a una avvincente quanto disincantata analisi della società portoghese. E' qui la prima immersione verso una lettura sempre più avvolgente, narrando di questa forma di violenza insita nell'uomo da millenni che evidentemente preferisce punire con le peggiori intenzioni possibili un suo simile, averlo nelle sue mani e sotto il suo controllo tutto il tempo necessario, e far di lui ciò che vuole. Questo sempre in nome di qualcun altro, che sia Dio nell'inquisizione, gli alti comandi nelle dittature, la manovalanza nella malavita, o altri mezzi più sottili nelle consolidate democrazie coperte dall'ipocrisia di regole e parole, spesso smentite dai fatti di sangue di singoli o di molti, a seconda delle situazioni... E' da qui che lo scrittore si avvale del trucco di lasciar discorrere l'avvocato, arrivando a punti davvero intensi e avallando allo stesso tempo il suo costrutto narrativo semplice, parallelo al pensiero dell'erudito e inarrivabile oratore, che apre mille finestre e continui file apparentemente casuali, ma che invece sembrano connessi ed unirsi l'uno all'altro da trame tessute come l'invisibile tela di un ragno. Il libro merita la lettura proprio per questa dimensione creata ad arte, dove Holderlin viene raccontato come il poeta che attendeva lettere dal passato, corrispondenze mai arrivate e forse attese, per sapere quello che non si può sapere, e magari “che ci spieghino un tempo della nostra vita che non abbiamo mai capito”. Creando uno dei momenti più suggestivi di tutto il romanzo, Lotòn cita un verso di Louise Colette, mediocre poeta secondo l'avvocato ma fautrice nei suoi versi di un messaggio cifrato rivolto a Flaubert: “che ne facciamo degli amori passati?”. Riferendosi a Firmino con malcelata malinconia, il vecchio saggio si chiede anche a se stesso se questi passati sentimenti andranno nei cassetti mai aperti di calzini bucati e cianfrusaglie, e se lo scrittore francese capì davvero il messaggio della sua amica aspirante poeta, o se tutto viene invece dimenticato nei cassettoni o nel buio di un interruttore spento. E' da qui che si rivela la “lezione finale” di questa filosofia vissuta più che pensata: “Ebbene pensi a tutte quelle trame complicate tessute dal ragno, sono tutte vie che conducono al centro, a guardarle alla loro periferia non sembrerebbe, ma tutte conducono al centro...” e così Tabucchi si svela, e continua con lla voce del maestro-avvocato: “...da un sistema fatto di sotterranee congiunzioni, di legami astrali, di inafferrabili corrispondenze”. Sembrano quindi tornare sotto forma di lontane impressioni, le influenze di Kafka, Pessoa, Rimbaud, e tutto un arcipelago di concetti che vien voglia di approfondirli tutti, notando, per ritornare all'ispirato Sequeira, questo “sistema binario su cui si sostiene il mondo”. E difatti anche il romanzo sembra seguire un continuo dualismo: maestro e allievo, Lisbona e Oporto, il materialismo dialettico e la Scuola di Vienna, la verità e la menzogna, la società e i paria, e così via...questo espediente permette di fare i confronti, ma la voce narrante di Lotòn permette di più, ed esprime in un modo quasi poetico e desolato, il disgusto non per un fatto in sé, ma per ogni fatto di sopruso e violenza; è la pietas verso coloro considerati invisibili, privi di diritti, di norme talmente sofistiche da allontanarsi dal bisogno reale di qualcuno, diventando formule di un diritto astratto a dispetto di morti atroci e concrete, come la testa sparita di un giovane, in un paese che nonostante abbia vinto una dittatura, ritrova gli stessi metodi, le stesse protezioni, gli stessi insabbiamenti...viene inoltre spiegato un curioso parallelismo tra il Milligan, un gioco di carte, e il vertice delle Nazioni Unite di Ginevra, dove in entrambi i casi la tattica è una finta collaborazione tra i partecipanti, ma nella realtà ognuno cerca di ostacolare l'avversario per fare il proprio gioco e vincere. Tabucchi così va molto più in là, quel che sarebbe risultato più ostico e intricato, diventa un fiume in piena di pensieri, quelli dell'avvocato Mello Sequeira che senza contraddittori si spinge ad una riflessione che va al di là delle parti; come quell'urlo espressionista di Munch, regala ad un giovane giornalista un assordante monologo per la sua coscienza, un grido muto sull'inutilità, sulle occasioni mancate, sull'insensatezza di fatti evitabili ma invece accaduti. Un confronto sulla bellezza e la vita, sull'immensità del cosmo e sul confronto con gesti infami di violenza estrema. Questo dice Lotòn, in Portogallo come in Italia. Anche nella sua arringa finale registrata da Firmino, per problemi tecnici poco si capisce, ma da quel poco che ne esce, il silenzio sembra la giusta pausa d'amarezza e coraggio, l'impressione di un'arringa tanto al potere, che si assolverà, quanto a un sistema atroce e così voluto e deciso. Un silenzio sull'inutilità di questa giustizia, la cui bilancia non è mai stata tarata nel modo giusto. Firmino di ritorno a Lisbona ascolta e sa, che sebbene niente cambierà, per lui nulla sarà come prima. Tabucchi quindi, si avvale di cento pagine, per permettere a se stesso uno sfogo composto da mille sfumature, ma anche capibile a livello sensoriale. E tra la disinformazione di ognuno e il menefreghismo di tutti, si riparte con la riapertura del caso, il primo fu Manolo il gitano a denunciare. L'ultimo un travestito malmenato e dimenticato in cella, ad aver visto con i suoi occhi la fine di Damasceno Monteiro. Nessuno crederà a un travestito, ma Don Fernando, alias avvocato Mello Sequeira, alias Lotòn, riprende il suo lavoro, ricordando che quel travestito ha un nome e un cognome, “Una persona” dice, "si tratta di una persona". Una Persona.

    ha scritto il 

  • 4

    Poliziesco? Forse...

    La testa perduta di Damasceno Monteiro – Antonio Tabucchi
    Questo piacevolissimo romanzo parla di molte cose, pur essendo un “semplice” poliziesco. In realtà di poliziesco ha ben poco, visto che a occu ...continua

    La testa perduta di Damasceno Monteiro – Antonio Tabucchi
    Questo piacevolissimo romanzo parla di molte cose, pur essendo un “semplice” poliziesco. In realtà di poliziesco ha ben poco, visto che a occuparsi di un delicato caso di torture, omicidio e decapitazione è un giovane giornalista lusitano con la passione per la letteratura e la saggistica. Il tutto si svolge in una città che amo: Oporto.
    Una storia che, oltre al classico e forse scontato insegnamento su ciò che è buono e ciò che è cattivo, fa riflettere in generale sull’animo umano. Tante volte, leggendo di paesi e stati che nel corso dei decenni hanno sofferto di cadute, riprese e terribili dittature, mi pongo spesso la solita domanda: basterà instaurare un regime democratico per sconfiggere la cattiveria?
    No. Credo di no.
    Quattro palle per questo bel romanzo, graditissimo pensiero dell’amica Mara.

    ha scritto il 

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