La trama del matrimonio

Di

Editore: Mondolibri su licenza Mondadori

3.7
(1461)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 480 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Olandese , Tedesco , Spagnolo , Portoghese , Catalano , Francese

Data di pubblicazione: 

Traduttore: Katia Bagnoli

Disponibile anche come: eBook , Paperback

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Rosa

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Descrizione del libro
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  • 3

    "C'erano libri che sovrastavano il rumore della vita e ti catturavano parlando solo delle cose più vere:"

    Sarà che l'ho letto in un periodo terribile per la lettura: lavoro fuori, lavori di semi-ristrutturazione in casa, tempo libero poco e niente, ma ci ho messo più di quindici giorni a finirlo (nemmeno ...continua

    Sarà che l'ho letto in un periodo terribile per la lettura: lavoro fuori, lavori di semi-ristrutturazione in casa, tempo libero poco e niente, ma ci ho messo più di quindici giorni a finirlo (nemmeno Il nome della rosa ci avevo messo così tanto!!!) e forse è per questo che non mi ha preso più di tanto. E' la storia di una specie di triangolo amoroso tra Madeleine, studentessa di letteratura, Leonard, ricercatore maniaco depressivo e Marcus. uno studioso di religioni antiche. Madeleine, innamorata dell'amore e di un libro che parla d'amore, perde la testa per Leonard, un po' folle e sempre perso in se stesso e nei suoi problemi mentali. E poi c'è Marcus che ama Madeleine ed è convinto che sia la donna della sua vita. Un romanzo che parla d'amore, ma anche di libri, di gioventù e di desideri inattesi. L'ho trovato troppo lungo e interminabile e comunque, sarà stata una mia mancanza o disattenzione, ma io la somiglianza di Leonard con DFW non l'ho mica colta!!!!!

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Libro bizzarro con troppo ma allo stesso tempo troppo poco contenuto.
    Parte come una college-novel (un topos che evidentemente risvegli negli americani echi di post-adolescenza felice o potenzialmente ...continua

    Libro bizzarro con troppo ma allo stesso tempo troppo poco contenuto.
    Parte come una college-novel (un topos che evidentemente risvegli negli americani echi di post-adolescenza felice o potenzialmente tale, ben riassunto nell'adorazione che hanno per le cerimonie di fine anno, che consentono alla gente di fare discorsi pomposamente retorici sul futuro, "Stay hungry, stay foolish" di Jobs ne è l'esempio più imbarazzante ed eclatante. Qui peraltro abbiamo sia gli affamati d'amore, sia il folle) e finisce come un romanzo d'appendice rivisto nel 2000, gli eroi e l'eroina trovano una ragion e per vivevere e andare avanti dopo 600 pagine di ordalie varie.
    Mitchell, ragazzo in gamba con ascendenze greche intrippatosi con due fisse: Madeleine e gli studi teologici.
    Madeleine, giovane e bella wasp a sua volta intrippata in una storia d'amore col più brillante degli studenti, Leonard, senza accorgersi (l'unica tra tutti gli amici!) che è uno psicotico maniaco-depressivo.
    Leonard, che alterna sbarellamenti brillanti e iperattivi (quando non prende il litio) e sbarellamenti catatonici (quando lo prende). Lungi da me voler far del sarcasmo sul suddetto, ma questo è quello che rende la narrazione di Eu.: la simpatia per la condizione di L. è stata brutalmente uccisa a metà lettura dalla scoperta – grazie a commenti anobiani – che trattasi roman à clé e in lui si ritrae DFW. Ordunque, non considero DFW un genio – tuttalpiù un brillante scrittore i cui testi tra 50 anni saranno una nota a pie' pagina – ma le ululanti claque che accompagnano l'uscita di qualsiasi sua riga, ivi compresa la lista della spesa annotata, mi indispongono assai per la loro apoditticità e toni talebani nell'osannarlo. Per cui, dopo la scoperta, non sono più riuscita a sottrarmi alla strisciante consapevolezza che - nel tentativo di giustificare/elevare l'ego di Leonard – Eu. abbia descritto gli altri due come cretini normodotati.

    Alla pseudo storia d'amore, narrata senza risvegliare la minima empatia, tra L. e M. (battezzata in partenza come perdente perché L. è più intelligente di M., e quindi lei non potrà mai capirlo chiusa nei suoi cliché di normalità), Eu. frammischia digressioni interessanti, ma pretestuose. Sono infatti finalizzate a scrivere qualche bella pagina che sembra sul momento congruente con la storia, ma rimangono scollegate da tutto. Si parte dalla semiotica, si tocca il romanzo vittoriano (un po' di cenni di femminismo stereotipato), poi la storia delle religioni, le reazioni del lievito, fino all'analisi del comportamento maniaco-depressivo.

    Seguiamo i tre separatamente e congiuntamente, ma il tentativo di riscattare L., di farlo sembrare vivo e geniale e pronto a prendere in mano la propria vita, si mangia il romanzo. Lo fagocita letteralmente. Perché fallisce là dove vuole troppo smaccatamente trionfare, nell'incapacità di Eu. di descrivere la malattia da "scrittore" (cioè col genio dell'artista) e non da amico (Sacks riesce a darci ritratti bipolari molto più vivi e vividi). Cerca giustificazioni che non sono necessarie, perché perfino L. a un certo punto gli sfugge di mano, è consapevole del proprio disturbo, non si guarisce, ci si convive, non è colpa sua, né degli altri.

    I personaggi di contorno sono appunto un mero contorno (per par condicio abbiamo una lesbica e un gay, ma così, buttati lì en passant; una madre irritante ma comprensiva, un'altra madre disfunzionale, padri di contorno, amici che non arrivano neanche a essere macchiette).
    E il finale …. forse Eu. si era stancato di scrivere, non avendo trovato una soluzione elegante al teorema rappresentato. Per cui, tana libera tutti!

    ha scritto il 

  • 2

    Peccato, inizialmente avevo buone speranze, almeno fino a 1/4 del libro. Poi è diventato noioso. Mi sono impegnata per arrivare in fondo. Il finale si salva considerando i 3/4 precedenti.
    Dalle prime ...continua

    Peccato, inizialmente avevo buone speranze, almeno fino a 1/4 del libro. Poi è diventato noioso. Mi sono impegnata per arrivare in fondo. Il finale si salva considerando i 3/4 precedenti.
    Dalle prime descrizioni i personaggi sembrano interessanti, poi conosciuti meglio ti accorgi che di speciale non avevano poi così tanto.
    Mi ha colpito così poco che nemmeno in chiave negativa mi viene da aggiungere qualcosa.
    Detto ciò posso forse azzardare che comunque Eugenidies è capace a scrivere.

    ha scritto il 

  • 4

    Un gran bel libro. Appassionante la prima parte del romanzo che ruota intorno alla formazione intellettuale dei protagonisti. Interessante l'approfondimento psicologico dei tre protagonisti. Mitchell, ...continua

    Un gran bel libro. Appassionante la prima parte del romanzo che ruota intorno alla formazione intellettuale dei protagonisti. Interessante l'approfondimento psicologico dei tre protagonisti. Mitchell, è sicuramente, il personaggio che più mi è piaciuto: la sua rassegnazione consapevole e dettata da un certo grado si sensibilità mi ha quasi emozionato. Leonard, personaggio quasi amato all'inizio del romanzo, poi sprofondato in un abisso di odiosità. La protagonista femminile un po' meno inquadrata a livello caratteriale. In generale un romanzo che ho letto piacevolmente, senza aspettarmi colpi di scena o eventi entusiasmanti, ma piacevole.

    ha scritto il 

  • 5

    Adieu!

    Che romanzo straordinario! È giudizio di panza 100%, del resto questo romanzo mi ha tenuto sveglio quasi tutta la notte, con gli occhi febbricitanti e la mente infiammata da una leggera forma di mania ...continua

    Che romanzo straordinario! È giudizio di panza 100%, del resto questo romanzo mi ha tenuto sveglio quasi tutta la notte, con gli occhi febbricitanti e la mente infiammata da una leggera forma di mania. A momenti svegliavo mia moglie in piena notte per parlarle del libro; poi ho preferito tentare con la respirazione e alla fine mi sono addormentato.

    Cosa mi ha entusiasmato del libro?

    Le storie di Madaleine, Leonard e Mitchell si intrecciano per tutto il romanzo. Ebbene, Eugenides racconta ogni episodio da almeno due punti di vista, sistematicamente. E la cosa interessante è che ogni versione si focalizza su aspetti differenti, rivelando qualcosa del personaggio attraverso la sua "versione dei fatti".

    La seconda è questa: Leonard è un maniaco-depressivo, appassionato di semiotica e scienza, è alto e indossa una bandana: impossibile non pensare a David Foster Wallace. Eugenides dedica un intero capitolo ad un episodio di mania e proprio quel capitolo è scritto interamente à la Wallace, in modo così evidente da non lasciare dubbi. Ma non è tutto.
    [spoiler. Non è un giallo, ma chi ci tiene è avvisato].
    Leonard decide di togliersi di mezzo, ma Eugenides fa in modo che l'addio sia privo dell'ombra del giudizio moralistico che inevitabilmente grava sull'atto del suicidio. Per cui si inventa un addio senza suicidio, che in qualche modo restituisce dignità anche a David Foster Wallace (sbeffeggiato anche qui su anobii per la sua malattia e per il modo in cui ha scelto di morire).
    Un omaggio sincero, appassionato e commovente.

    --------------

    Nelle prime 200 pagine c'è un po' di infodump semiotico. Gli anglofoni su GR se ne lamentano tantissimo (pretenzioso! elitario! snob! citazionista!). Ma non si può scrivere un romanzo che parla di Wallace senza introdurre la questione del postmodernismo. Era una questione che a Wallace stava molto a cuore. In un'intervista Wallace disse che la generazione di Pynchon e altri postmoderni, aveva sistematicamente ucciso i propri padri letterari e decostruito un sistema di valori, e la sua una generazione di orfani che faticava a -ma doveva!- assumersi delle responsabilità:

    sento che sono le tre del mattino e il sofà è bruciacchiato e qualcuno ha vomitato nel portaombrelli e noi vorremmo che la baldoria finisse. L’opera di parricidio compiuta dai fondatori del postmoderno è stata importante, ma il parricidio genera orfani, e nessuna baldoria può compensare il fatto che gli scrittori della mia età sono stati orfani letterari negli anni della loro formazione. Stiamo sperando che i genitori tornino, e chiaramente questa voglia ci mette a disagio, voglio dire: c’è qualcosa che non va in noi? Cosa siamo, delle mezze seghe? Non sarà che abbiamo bisogno di autorità e paletti? E poi arriva il disagio più acuto, quando lentamente ci rendiamo conto che in realtà i genitori non torneranno più – e che noi dovremo essere i genitori.

    Nel romanzo, un personaggio allude all'uso dell'ironia come mezzo per proteggersi dal dolore. Quando Madeleine dice a Leonard "ti amo", Leonard prende Frammenti di un discorso amoroso di Barthes alla pagina in cui dice «Once the first avowal has been made, “I love you” has no meaning whatever …». perché teme le implicazioni dell'amore -il dolore, che altro?. Leonard "smonta" la dichiarazione di Madeleine, facendo sfoggio del cinico distacco del postmoderno. Ma alla fine decide di abbandonare questo atteggiamento. Risultato? Si fa male. Molto male. Esattamente come si fece male David Foster Wallace.

    ha scritto il 

  • 4

    Jeffrey Eugenides ha conseguido algo muy pero que muy difícil: Plasmar la autenticidad de la pasión amorosa de las grandes novelas románticas de antaño, en nuestra época más contemporánea.
    Literatura ...continua

    Jeffrey Eugenides ha conseguido algo muy pero que muy difícil: Plasmar la autenticidad de la pasión amorosa de las grandes novelas románticas de antaño, en nuestra época más contemporánea.
    Literatura rica e intelectual que nos sume en los inestables territorios por los que deambula y se desenfrena el deseo.
    Compromisos, convivencias, renuncias, sufrimientos... El amor, y todo lo que éste representa en este jodido mundo que es un mar de turbulencias.
    En resumen: otra buena obra de este genial escritor norteamericano de profundas raíces griegas, que aunque se prodigue poco, siempre deja su sello o su huella.

    ha scritto il 

  • 4

    Non il migliore, ma come sempre Eugenides è fantastico

    Bello, mi piace, mi piace come sempre la prosa umida e pittoresca di questo autore! Madeleine mi sta sulle scatole e nessuna sarà mai come Calliope o Lux. Certo, di Lux sono più innamorata perché Sofi ...continua

    Bello, mi piace, mi piace come sempre la prosa umida e pittoresca di questo autore! Madeleine mi sta sulle scatole e nessuna sarà mai come Calliope o Lux. Certo, di Lux sono più innamorata perché Sofia Coppola come me ama molto Kirsten Dust. E io tutte e due. E poi c’è un pezzetto di Parigi, una città definita decadente con eleganza...
    Continua su http://www.virginiamcfriend.it/2013/07/23/i-romanzi-di-jeffrey-eugenides/

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    0

    La trama (sfilacciata e deludente) del matrimonio

    https://ilrifugiodellircocervo.wordpress.com/2015/11/07/la-trama-sfilacciata-e-deludente-del-matrimonio/
    La trama del matrimonio è uno di quei romanzi studiati per intrigare fin dalla quarta di copert ...continua

    https://ilrifugiodellircocervo.wordpress.com/2015/11/07/la-trama-sfilacciata-e-deludente-del-matrimonio/
    La trama del matrimonio è uno di quei romanzi studiati per intrigare fin dalla quarta di copertina – lunga una colonna e mezzo e tanto fitta di informazioni che ci si chiede se dopo averla letta valga ancora la pena di comprare il libro. Tanto la trama sarà tutta lì, no?
    Nel caso specifico, se fosse stato così – ovvero se quel che il libro di Jeffrey Eugenides aveva da offrirmi si fosse esaurito nel riassunto del risvolto di copertina – ne sarei anche stata felice. D’altra parte il modo in cui l’opera era stata presentata mia aveva oltremodo incuriosita: si citavano Jane Austen ed Henry James, gli studi letterari della protagonista, Madeleine, la semiotica, Roland Barthes, gli anni Ottanta negli Stati Uniti come sfondo. Tanta illustre carne a cuocere, insomma, ed ero curiosissima di scoprire in cosa, praticamente, consistesse questa “rivoluzione del romanzo” che Eugenides aveva operato, questo ritorno alla trama del matrimonio e sua attualizzazione.
    A qualche settimana dal termine della lettura, tuttavia, sto ancora cercando una risposta a questa domanda: possibile che sia perché sono stata incapace di cogliere la rete di sottili riferimenti testuali intessuta dall’autore o, più probabilmente, perché l’idea iniziale s’è persa per strada in un mare di altri particolari più o meno utili.
    La trama è presto riassunta: abbiamo tre personaggi principali; la laureanda in letteratura Madeleine, l’aspirante biologo Leonard affetto da psicosi maniaco depressiva e Mitchell, lo studente di teologia alla ricerca di sé stesso e di un dio. Prendi tre ragazzi poco più che ventenni e un romanzo intitolato La trama del matrimonio: cos’altro pensate che possano fare, se non inscenare un triangolo amoroso dal retrogusto già sentito?
    Madeleine si innamora perdutamente di Leonard e della sua malattia mentale, Leonard ricambia e cerca di sopperire alle sue mancanze economiche con le pingui finanze di lei e Mitchell, innamorato perso di Madeleine da anni e fermamente convinto che prima o poi si sposeranno, parte per un viaggio di formazione post laurea.

    Ad avere qualche attinenza con le colte promesse della quarta di copertina è solo la prima parte della storia, in cui si rievocano brevemente i primi anni da universitaria di Madeleine e la sua passione per la letteratura e si descrivono il corso di letteratura in cui ha incontrato Leonard e la sua insana ossessione per Roland Barthes e il suo Frammenti di un discorso amoroso.
    Dopo, quando la trama si mette in moto tra la partenza di Mitchell e la scoperta di Madeleine della malattia mentale di Leonard, ci si aspetterebbe che in qualche modo quel che era stato accennato in teoria nelle prime pagine venga messo in pratica nel seguito: invece tutto sembra perdersi in un romanzo che diventa tutto trama, e una trama anche abbastanza insipida; a cominciare dai personaggi che la popolano.

    La più insopportabile risulta senza dubbio Madeleine stessa: se non fosse per la sua passione per la letteratura vittoriana, la protagonista assoluta del romanzo non avrebbe un briciolo di personalità autonoma. È bella, anzi, bellissima, ma inconsapevole di esserlo; non ha praticamente amici, se si eccettuano Mitchell, usato per rimpinguare le carenze della sua vita sociale nei momenti in cui ne ha voglia, e le due coinquiline che cancella inspiegabilmente dalla sua vita dopo le prime cento pagine del romanzo, colpevoli del grave peccato di aver evitato che si legasse ad uno psicopatico.
    Per il resto, la sua vita ruota intorno a Leonard. La nascita del loro amore è repentina e improvvisa: frequentano lo stesso corso, si guardano, prendono un caffè insieme qualche volta, vanno al cinema e poi finiscono a letto insieme. Insomma, non è che ci debba essere per forza un perché quando nasce un amore, ma una relazione che nasce all’insegna del più completo perché sì non può non deludere almeno un po’.
    Da quel momento, Madeleine vive per Leonard. Si lasciano, ma lei è pronta a correre da lui non appena sa della sua malattia, e da allora vive in funzione di lui; non si oppone alla prospettiva di perdere ogni istante per se stessa, di mettersi in pericolo, accetta serenamente di sposarlo.
    Madeleine viene spacciata per una ragazza colta e intelligente, eppure la sua leggerezza nei confronti della malattia del fidanzato/marito lascia allibiti. Non si ferma neanche per un attimo a riflettere sull’opportunità di legarsi stabilmente ad una persona gravemente malata, e d’altra parte mostra di cogliere la portata del disagio di Leonard solo nelle ultime pagine: tant’è che, quando gli chiede se non riesce proprio ad essere felice almeno un’ora ad una festa, Leonard si vede costretto a ricordarle che la depressione è una malattia, e che l’essere depresso vuol dire che proprio no, non riesce ad essere felice neanche ad una festa. È questo il problema.
    Madeleine non mostra di darlo a vedere, e quando riesce a staccarsi da Leonard è solo per diventare fastidiosamente dipendente dei genitori e di Mitchell. Le ultime pagine vorrebbero essere per lei un tardivo riscatto, ma riescono solo a recuperare in parte quello che era lo spirito iniziale del romanzo.
    Ci si chiede se Eugenides abbia consapevolmente voluto dipingere un’eroina mediocre o se ha davvero pensato che Madeleine Hanna possa stare al passo di una protagonista di Jane Austen o delle sorelle Brontë: non immagino proprio Emma Woodhouse che litiga in maniera così petulante con il proprio padre o Lizzie Bennet che ha bisogno di un uomo al suo fianco per sentirsi realizzata.

    I due personaggi maschili, Mitchell e Leonard, sono parzialmente più riusciti: in Mitchell si rispecchia evidentemente l’autore stesso; sia per le origini greche e la residenza a Detroit, sia per il suo essere il personaggio più introspettivo e consapevole della storia: è lui stesso infatti, pronunciando le battute finali con cui rinuncia a Madeleine, a enucleare il messaggio di fondo del libro.
    Leonard è visto per la maggior parte attraverso gli occhi di Madeleine, e le poche pagine che sono dedicate al suo punto di vista sono tra le più interessanti dell’opera: è evidente che la stesura di quest’opera è costata al suo autore un immenso lavoro di ricerca, pienamente riuscita nella rappresentazione della malattia di Leonard e del suo rapporto con essa.

    La trama del matrimonio è un romanzo colto e forbito: contiene digressioni letterarie, mediche, biologiche, quando si parla del lavoro di Leonard al laboratorio di Pilgrim Lake, e teologiche, quando si parla del pellegrinaggio di Mitchell e del suo controverso rapporto con la divinità.
    Le pagine in cui Mitchell visita l’India e vede Madre Teresa di Calcutta sono profonde e toccanti; anche se la sua epopea è appesantita da una certa quantità di brani e disquisizioni di carattere prettamente teologiche poco interessanti ai fini della trama.

    Non so dire se questo sia un buon romanzo o no: di certo è fallito nel suo intento principale, perdendosi in tutt’altre – seppur a volte piacevoli – disquisizioni. Risulta frammentario, e a rimanermi nel cuore non sarà certo, nel suo complesso, la storia d’amore tra Madeleine e Mitchell o l’ossessione di Mitchell per Madeleine, ma il vagabondaggio di Mitchell per le strade di Calcutta, Leonard impazzito al casinò e le sue lunghe telefonate, il personaggio freddo e paziente della mamma di Madeleine.
    Ironia del destino, La trama del matrimonio è un romanzo che fallisce proprio sul fronte della trama.

    ha scritto il 

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