La trilogia di Valis

Di

Editore: Fanucci

4.0
(534)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 741 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Tedesco , Inglese

Isbn-10: 8834716612 | Isbn-13: 9788834716618 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Vittorio Curtoni , Delio Zinoni ; Curatore: Carlo Pagetti

Disponibile anche come: Cofanetto , Paperback

Genere: Narrativa & Letteratura , Religione & Spiritualità , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
Chi o cos’è Valis? È un’imperscrutabile entità intelligente che vive nello spazio? O forse un meccanismo, una formula o, ancora, un essere vivente vero e proprio, che emana uno sconvolgente flusso di informazioni sulla natura dell’universo? Nella ricerca di verità supreme, Valis pone il lettore di fronte a una serie di folgoranti interrogativi: cosa rappresentano la realtà e il divino? Esistono davvero oppure sono semplici invenzioni della nostra mente? In Divina invasione, un dio alieno tenta di stabilire un contatto con i terrestri come mai è accaduto prima: invia sulla Terra il proprio figlio, privo di memoria. Ma una presenza sovrannaturale è capace di impregnare di sé l’universo: l’ennesima, efficacissima variazione dickiana sul tema della realtà-divinità nella quale gli uomini si dibattono. La trasmigrazione di Timothy Archer ruota attorno alla vita dissoluta del vescovo Archer, attraverso l’impietoso giudizio della controparte femminile che scetticamente partecipa alla sua ricerca della verità metafisica, decidendo infine di abbandonarlo al proprio destino.

Contiene:
Valis - Divina invasione - La trasmigrazione di Timothy Archer
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

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    100% Dick

    Valis fa parte di quegli ultimi tre romanzi scritti da Philip K. Dick a tutti noti come Trilogia di Valis, che comprende anche "La trasmigrazione di Thimoty Archer" e "Divina invasione". E' un testo a ...continua

    Valis fa parte di quegli ultimi tre romanzi scritti da Philip K. Dick a tutti noti come Trilogia di Valis, che comprende anche "La trasmigrazione di Thimoty Archer" e "Divina invasione". E' un testo altamente autobiografico, nel quale lo scrittore ha riversato le sue idee circa le strane esperienze del 1974. Non c'è quindi da aspettarsi un normale (parola già difficile da utilizzare per la produzione Dickiana) romanzo di fantascienza. In Valis c'è tutto Dick, i suoi dubbi circa il concetto di realtà, le sue metafisiche interpretazioni di quel "raggio rosa di informazioni" che lo colpì nel '74. Personalmente ho trovato molto utile leggere prima la biografia di Dick scritta da Lawrence Sutin e pubblicata da Fanucci (ma ce ne sono anche altre), per avere un'idea un po' più chiara di quello che accadde a Dick in quel particolare periodo della sua vita. Un'esperienza quasi mistica, religiosa, un'illuminazione o, secondo alcuni, semplicemente il frutto di una mente dotata di una fantasia spinta all'estremo. Un'esperienza che, in ogni caso, segnò lo scrittore profondamente, tanto che passò il resto della sua vita a cercare di dare un senso, un'interpretazione per lui accettabile, di ciò che gli era accaduto. Questo tentativo avvenne in parte con la stesura di un testo, chiamato "Esegesi", migliaia e migliaia di pagine che Dick scriveva giorno e notte, mettendo sulla carta le informazioni ricevute da una misteriosa entità, cercando di capire come queste informazioni stessero cambiando la sua vita. Con Valis, Dick riesce a illustrare parte di questi accadimenti, inserendoli in un libro di fantascienza (in realtà solo in parte), nel quale lui stesso è il protagonista. Nel romanzo Dick racconta la sua esperienza da un doppio punto di vista, utilizzando due distinti personaggi, che altro non sono che due anime dello stesso scrittore. Può apparire un testo un po' ostico, per lo meno all'inizio, ma se amate Dick non potete tralasciare Valis.

    "Divina invasione" è il secondo libro facente parte della cosiddetta "Trilogia di Valis". Le tematiche che vi vengono affrontate sono quindi, ancora una volta, quelle tipiche dell'ultima parte della vita e della produzione di Dick. Vale quindi quello che si è detto per il romanzo "Valis", che peraltro viene in qualche modo richiamato anche in questo secondo volume (quando Emmanuel-Dio chiede alla lavagnetta elettronica che lo aiuta a recuperare la memoria il suo vero nome, lei risponde: Valis). In questo libro, che esplora, come anche Valis, il territorio ostile del reale/irreale, Dick narra di un Dio che torna sulla terra, attraverso suo figlio, per riprendere il controllo del mondo (o di un mondo) che lui aveva creato, ma che è poi crollato e caduto nelle mani di Belial, simbolo del male e dell'anti-Dio. Nel corso delle vicende, si assisterà poi a un radicale cambiamento della realtà e della vita dei protagonisti, a significare o meglio a simboleggiare che tutto ciò che ci circonda, tutto ciò che noi definiamo "reale", è in verità solo una parvenza di realtà, un'illusione, un mondo che vive (forse) nella mente di qualcun'altro. C'è un potente senso di instabilità e incontrollabilità delle cose, come se tutti noi fossimo "fatti" di volontà altrui, un opprimente senso di non esistenza (dice Dick: "Nessuna creatura può immaginare il non-essere, soprattutto il proprio non-essere"). Quest'idea permea gran parte degli scritti di P.K.Dick, è uno dei più spaventosi dubbi che lo scrittore è in grado di trasmettere, ma io preferisco dire infliggere, ai suoi attenti lettori. Domande che Dick ci pone continuamente, anche se non direttamente, riaffiorano in questo come in tanti altri suoi romanzi: "Esiste una sola realtà?", "Non ne esiste nessuna?", "Chi crea la realtà della quale facciamo parte? Forse noi stessi?".

    "La trasmigrazione di Thimoty Archer" è stato l'ultimo romanzo pubblicato da P.K.Dick, poco dopo "Valis" e "Divina Invasione". Lo si può definire uno dei suoi pochi romanzi mainstream, una romanzo che gli rinnovò la voglia di abbandonare la letteratura fantascientifica e di dedicarsi a tempo pieno ai sempre da lui ambiti e meno ghettizzati romanzi mainstream (cosa che peraltro non ebbe mai la possibilità o il coraggio di fare). Non ha molte cose in comune con i due precedenti e sopra citati, che invece conservano, se pur marginalmente, una vena di FS. C'è però innegabilmente un filo conduttore che li lega, che è la spasmodica ricerca della comprensione del mondo, dell'universo in cui viviamo. Non si accontenta più, Dick, di sottolineare e di cercare una soluzione al problema della realtà e della sua indeterminatezza. Questa volta va oltre, alla ricerca del creatore supremo (se ne esiste uno), cogliendo ciò che più gli sembra appropriato da diverse religioni e diverse credenze. C'è dunque molto, in questo romanzo, del Dick degli ultimi anni, proiettato verso la comprensione di Dio, di una mente creatrice. Dick sembra convincersi dell'esistenza della realtà in cui viviamo: poco importa, infondo, da dove provenga, se sia scaturita dalla nostra mente o da quella di un Dio. Noi ne facciamo parte e le sofferenze che questo provoca sono tangibili. Non saremo mai in grado di stabilirne l'origine e di capire il senso e il funzionamento di questo congegno, se non, forse, per pochi brevi istanti di illuminazione, che compaiono, passano e non lasciano ricordo duraturo. E' un romanzo, dunque, che ha a che fare con la ricerca della Divinità, la riconciliazione con la realtà (il cui senso viene sempre e comunque messo il discussione), la morte, i ricordi e le speranze. Per la prima volta in tutta la produzione dickiana la voce narrante del libro è Angel, una donna, il lato femminile del pensiero dello scrittore (questo argomento è ben sottolineato nella postfazione di Vittorio Curtoni all'edizione mondadori). Il vescovo Archer è invece ispirato alla figura del Vescovo Pike, personaggio realmente esistito che ha avuto un forte ascendente sullo scrittore nel periodo precedente la stesura del libro. Molti altri personaggi del libro, compresa Angel stessa, sono ispirati a persone che sono vissute a stretto contatto con Dick, come spesso succede nei suoi romanzi. In questi ultimi tre libri (trilogia di Valis) l'aspetto autobiografico è ancora più accentuato: Dick vi riversa tutte le idee maturate in una vita passata, fra sregolatezze e povertà, alla ricerca di una risposta al grande "PERCHE'?". E se nelle sue precedenti opere questo era "mascherato" da una storia di fantascienza, ora questo aspetto passa in secondo piano e la storia diventa quasi totalmente non-FS, dando la precedenza assoluta alle idee dello scrittore. Nello stesso periodo Dick scriveva migliaia di pagine di pensieri, idee e possibili spiegazioni alle sue strane esperienze di contatto con Dio, riversandole il quella che lui chiamò Esegesi. A questo proposito, e anche per meglio capire e apprezzare i romanzi "Valis", "Divina Invasione" e "La trasmigrazione di T.A.", consiglio vivamente di leggere la biografia di Sutin, pubblicata da Fanucci.

    ha scritto il 

  • 4

    Non so, sono arrivato al termine di questa lettura, faticosa e per certi aspetti incredibilmente affascinante, con il dubbio se PKD fosse, volesse essere o volesse essere ricordato come una specie di ...continua

    Non so, sono arrivato al termine di questa lettura, faticosa e per certi aspetti incredibilmente affascinante, con il dubbio se PKD fosse, volesse essere o volesse essere ricordato come una specie di profeta di Valis.
    Questo multi-libro si può o amare oppure odiare o probabilmente abbandonare, che è la cosa più ovvia, ma se si sta al gioco (bisogna appunto capire quale) allora bisognerebbe avere una serie di riferimenti biblici e neotestamentari per avere più chiaro quello che è il senso del testo e delle posizioni espresse nei tre libri, ma non solo. Il primo libro, ad esempio, prende a piene mani dalle discipline gnostiche (gli apocrifi gnostici appunto), nel secondo c'è una specie di dialogo a distanza con il grande inquisitore dei fratelli Karamazov, oltre che il riferimento evangelico, nel terzo, forse il meno "straniante", Dick si richiama direttamente al problema ontologico attraverso una serie di disquisizioni filosofiche tra i protagonisti. Nei tre libri si ripercorre tutto l'universo dickiano, i mondi paralleli, la vita/non vita, la vita oltre la morte, la vita artificiale, il sogno e il ricordo, la pazzia, il destino, la musica e la poesia (soprattutto rinacimentali e barocche). Allora viene da chiedersi se questo non sia una specie di libro della rivelazione dickiana (un'apocalisse) dove tutto è richiamato e "spiegato" per immagini, per allegorie, un testamento spirituale/letterario che si immerge, soprattutto nel primo libro, nelle esperienze biografiche dell'autore stesso. Per tornare quindi al dubbio iniziale. Chi è Dick e che cos'è Valis?

    ha scritto il 

  • 5

    Ci ho messo un po', ma ho finito questo splendido ed inebriante viaggio nel mondo e nelle allucinazioni del grande Dick!! Certo alcuni punti sono un pò noiosi, ma mettendo insieme tre romanzi, non può ...continua

    Ci ho messo un po', ma ho finito questo splendido ed inebriante viaggio nel mondo e nelle allucinazioni del grande Dick!! Certo alcuni punti sono un pò noiosi, ma mettendo insieme tre romanzi, non può che essere naturale. Grandissima trilogia che riesce ad unire la fantascienza con i veri sentimenti, le paranoie, le paure degli americani negli anni 60.

    ha scritto il 

  • 2

    La Trilogia di Valis, le ultime opere di Dick, l'apice estremo della sua paranoia. Le prime pagine di Valis, il primo dei tre romanzi, è tra le cose più belle dell'autore. Poi si perde in centinaia di ...continua

    La Trilogia di Valis, le ultime opere di Dick, l'apice estremo della sua paranoia. Le prime pagine di Valis, il primo dei tre romanzi, è tra le cose più belle dell'autore. Poi si perde in centinaia di pagine di oscure elucubrazioni, riflesso di una mente malata ormai allo stremo. Only for fans!

    ha scritto il 

  • 2

    Valis

    Il lavoro più riuscito del trittico. Forse proprio perchè quello con meno ambizioni romanzesche. A un certo punta Dick prova a inserire nelle sue considerazioni mistiche un po' di intreccio. Ma ...continua

    Valis

    Il lavoro più riuscito del trittico. Forse proprio perchè quello con meno ambizioni romanzesche. A un certo punta Dick prova a inserire nelle sue considerazioni mistiche un po' di intreccio. Ma dure solo 20 pagine.
    Ho delle difficoltà a dare una qualunque valenza al sincretismo ad mentula canis tra gnosticismo cristiano e filosofie orientali destoricizzate.

    Divina Invasione

    L'unico vero romanzo del lotto. Ripete più o meno le stesse considerazioni di Valis appiccicandoli a quello che poteva essere un racconto breve di Dick di media qualità.

    La trasmigrazione di Timothy Archer

    Terribile.
    Probabilmente non era nelle intenzioni di Dick, ma è anche un ritratto di una generazione di intellettuali americani che si è autodistrutta tra droghe e improbabili eclettismi culturali.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    **Valis
    Dopo aver letto Radio Libera Albemuth che di Valis è il canovaccio, avevo grosse aspettative per quest'opera, rimaste purtroppo deluse.
    La valanga di citazioni e la costruzione della trama sul ...continua

    **Valis
    Dopo aver letto Radio Libera Albemuth che di Valis è il canovaccio, avevo grosse aspettative per quest'opera, rimaste purtroppo deluse.
    La valanga di citazioni e la costruzione della trama sull'esegesi di Fat e la sua lenta discesa nella demenza rendono il libro a fatica leggibile, anche per gli standard generalmente contorti della narrativa Dickiana. I personaggi sono poco approfonditi sebbene la caratterizzazione del lato emotivo sia riuscita (ma con una certa pesantezza nell'incedere delle descrizioni). Paradossalmente lascia meno interrogativi e sedimento emozionale del romanzo canovaccio sopracitato, bocciato
    ****Divina invasione
    Il secondo capitolo della trilogia è quello meglio riuscito, sono sottilmente presenti molti rimandi ad opere Dickiane precedenti (Ma gli androidi... e non solo) e all'escatologiacristiana che permea l'intera trilogia, senza però appesantire il filo narrativo che riesce ad essere, in certi punti, perfino trascinante (l'epilogo finale accusatore-difensore mi ha coinvolto come non succedeva da parecchio), i personaggi sono credibili, ben delineati e coralmente efficaci, il miglior romanzo della trilogia.
    La trasmigrazione di Timothy Archer***
    Il romanzo non ha un ritmo narrativo molto sentito e la trama si sviluppa in modo quasi circolare con eventi dipanantisi molto lentamente, il pregio di quest'opera sta nella caratterizzazione dei personaggi: superba la voce narrante disincantata che traina l'intero romanzo ed eccellente la figura di Tim Archer con le sue contraddizioni, il suo charme e l'erudizione, diversi momenti comici e tragicomici grazie anche a Kirsten e Bill ottimi comprimari.Consigliato a chi vuole un assaggio dell'altra faccia del talento narrativo di Dick

    ha scritto il 

  • 4

    Credo di aver sbagliato ad avvicinarmi a Philip Dick con i suoi (ultimi)tre romanzi, i più controversi della sua bibliografia a giudicare dai suoi più stretti lettori. Inutile dire che un certo riordi ...continua

    Credo di aver sbagliato ad avvicinarmi a Philip Dick con i suoi (ultimi)tre romanzi, i più controversi della sua bibliografia a giudicare dai suoi più stretti lettori. Inutile dire che un certo riordino di idee da parte sua su teologia e affini era necessario. Talvolta infatti si sfiora il "mappazzone" filosofico/speculativo, specialmente in Valis, che comunque è quello che preferisco tra i tre.

    ha scritto il 

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