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La trilogia di Valis

Di

Editore: Fanucci (Tif Extra)

4.0
(518)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 678 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Tedesco , Inglese

Isbn-10: 8834718275 | Isbn-13: 9788834718278 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Cofanetto , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , Religion & Spirituality , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
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  • 5

    Ci ho messo un po', ma ho finito questo splendido ed inebriante viaggio nel mondo e nelle allucinazioni del grande Dick!! Certo alcuni punti sono un pò noiosi, ma mettendo insieme tre romanzi, non può che essere naturale. Grandissima trilogia che riesce ad unire la fantascienza con i veri sentime ...continua

    Ci ho messo un po', ma ho finito questo splendido ed inebriante viaggio nel mondo e nelle allucinazioni del grande Dick!! Certo alcuni punti sono un pò noiosi, ma mettendo insieme tre romanzi, non può che essere naturale. Grandissima trilogia che riesce ad unire la fantascienza con i veri sentimenti, le paranoie, le paure degli americani negli anni 60.

    ha scritto il 

  • 2

    La Trilogia di Valis, le ultime opere di Dick, l'apice estremo della sua paranoia. Le prime pagine di Valis, il primo dei tre romanzi, è tra le cose più belle dell'autore. Poi si perde in centinaia di pagine di oscure elucubrazioni, riflesso di una mente malata ormai allo stremo. Only for fans! ...continua

    La Trilogia di Valis, le ultime opere di Dick, l'apice estremo della sua paranoia. Le prime pagine di Valis, il primo dei tre romanzi, è tra le cose più belle dell'autore. Poi si perde in centinaia di pagine di oscure elucubrazioni, riflesso di una mente malata ormai allo stremo. Only for fans!

    ha scritto il 

  • 2

    Valis


    Il lavoro più riuscito del trittico. Forse proprio perchè quello con meno ambizioni romanzesche. A un certo punta Dick prova a inserire nelle sue considerazioni mistiche un po' di intreccio. Ma dure solo 20 pagine.
    Ho delle difficoltà a dare una qualunque valenza al sincretism ...continua

    Valis

    Il lavoro più riuscito del trittico. Forse proprio perchè quello con meno ambizioni romanzesche. A un certo punta Dick prova a inserire nelle sue considerazioni mistiche un po' di intreccio. Ma dure solo 20 pagine. Ho delle difficoltà a dare una qualunque valenza al sincretismo ad mentula canis tra gnosticismo cristiano e filosofie orientali destoricizzate.

    Divina Invasione

    L'unico vero romanzo del lotto. Ripete più o meno le stesse considerazioni di Valis appiccicandoli a quello che poteva essere un racconto breve di Dick di media qualità.

    La trasmigrazione di Timothy Archer

    Terribile. Probabilmente non era nelle intenzioni di Dick, ma è anche un ritratto di una generazione di intellettuali americani che si è autodistrutta tra droghe e improbabili eclettismi culturali.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    **Valis
    Dopo aver letto Radio Libera Albemuth che di Valis è il canovaccio, avevo grosse aspettative per quest'opera, rimaste purtroppo deluse.
    La valanga di citazioni e la costruzione della trama sull'esegesi di Fat e la sua lenta discesa nella demenza rendono il libro a fatica leggibile, anche ...continua

    **Valis Dopo aver letto Radio Libera Albemuth che di Valis è il canovaccio, avevo grosse aspettative per quest'opera, rimaste purtroppo deluse. La valanga di citazioni e la costruzione della trama sull'esegesi di Fat e la sua lenta discesa nella demenza rendono il libro a fatica leggibile, anche per gli standard generalmente contorti della narrativa Dickiana. I personaggi sono poco approfonditi sebbene la caratterizzazione del lato emotivo sia riuscita (ma con una certa pesantezza nell'incedere delle descrizioni). Paradossalmente lascia meno interrogativi e sedimento emozionale del romanzo canovaccio sopracitato, bocciato ****Divina invasione Il secondo capitolo della trilogia è quello meglio riuscito, sono sottilmente presenti molti rimandi ad opere Dickiane precedenti (Ma gli androidi... e non solo) e all'escatologiacristiana che permea l'intera trilogia, senza però appesantire il filo narrativo che riesce ad essere, in certi punti, perfino trascinante (l'epilogo finale accusatore-difensore mi ha coinvolto come non succedeva da parecchio), i personaggi sono credibili, ben delineati e coralmente efficaci, il miglior romanzo della trilogia. La trasmigrazione di Timothy Archer*** Il romanzo non ha un ritmo narrativo molto sentito e la trama si sviluppa in modo quasi circolare con eventi dipanantisi molto lentamente, il pregio di quest'opera sta nella caratterizzazione dei personaggi: superba la voce narrante disincantata che traina l'intero romanzo ed eccellente la figura di Tim Archer con le sue contraddizioni, il suo charme e l'erudizione, diversi momenti comici e tragicomici grazie anche a Kirsten e Bill ottimi comprimari.Consigliato a chi vuole un assaggio dell'altra faccia del talento narrativo di Dick

    ha scritto il 

  • 4

    Credo di aver sbagliato ad avvicinarmi a Philip Dick con i suoi (ultimi)tre romanzi, i più controversi della sua bibliografia a giudicare dai suoi più stretti lettori. Inutile dire che un certo riordino di idee da parte sua su teologia e affini era necessario. Talvolta infatti si sfiora il "mappa ...continua

    Credo di aver sbagliato ad avvicinarmi a Philip Dick con i suoi (ultimi)tre romanzi, i più controversi della sua bibliografia a giudicare dai suoi più stretti lettori. Inutile dire che un certo riordino di idee da parte sua su teologia e affini era necessario. Talvolta infatti si sfiora il "mappazzone" filosofico/speculativo, specialmente in Valis, che comunque è quello che preferisco tra i tre.

    ha scritto il 

  • 1

    Ho provato a leggere il primo dei tre romanzi, ma non ce l'ho fatta ad arrivare alla fine.
    Siamo molto lontani dal Dick degli anni d'oro e, se delle idee interessanti ci sono, il romanzo risulta pesante perché alterna lunghe disquisizioni teologico-filosofiche non sempre molto chiare al racconto ...continua

    Ho provato a leggere il primo dei tre romanzi, ma non ce l'ho fatta ad arrivare alla fine. Siamo molto lontani dal Dick degli anni d'oro e, se delle idee interessanti ci sono, il romanzo risulta pesante perché alterna lunghe disquisizioni teologico-filosofiche non sempre molto chiare al racconto della discesa nella pazzia del protagonista, purtroppo troppo "raccontato" per risultare avvincente.

    Magari, più avanti proverò a dare una seconda possibilità agli altri due romanzia

    ha scritto il 

  • 5

    Un opera complessa, apparentemente semplice da accostare, in realtà colma di citazioni e rimandi che presuppongono una conoscenza a 360°. Cabbala, Wallenstein, madrigali, rock, dante e sufismo, musica Koto..... L'elenco potrebbe continuare a lungo, ma resterebbe comunque parziale. Meglio accettar ...continua

    Un opera complessa, apparentemente semplice da accostare, in realtà colma di citazioni e rimandi che presuppongono una conoscenza a 360°. Cabbala, Wallenstein, madrigali, rock, dante e sufismo, musica Koto..... L'elenco potrebbe continuare a lungo, ma resterebbe comunque parziale. Meglio accettare di immergersi in queste 700 pagine di grande scrittura con umiltà e consapevolezza della genialità di uno scrittore da Olimpo.

    ha scritto il 

  • 5

    un delirio teologico/filosofico pieno zeppo di stimoli per questa e anche le mie prossime vite

    4-2013 ah....temevo un mattone faticosissimo, invece questo inizio è gradevolmente brillante pur nella sua pedanteria fricchettona e decisamente "tossica": alcune sentenze su Dio mi hanno esaltato.. vediamo come e dove prosegue...


    9-5-13 Stepitosa storia che si sta costruendo su presuppost ...continua

    4-2013 ah....temevo un mattone faticosissimo, invece questo inizio è gradevolmente brillante pur nella sua pedanteria fricchettona e decisamente "tossica": alcune sentenze su Dio mi hanno esaltato.. vediamo come e dove prosegue...

    9-5-13 Stepitosa storia che si sta costruendo su presupposti filosofici, Dio, l'uno e il molteplice, spazio-tempo, essere e non essere, fenomeno e noumeno... al capitolo nr 8 di "Valis" si squarcia il velo di Maya, o almeno un pezzettino... cosa intravedremo? "Annotazione 13 nel "Tractatus": Pascal disse:"Tutta la storia è un unico uomo immortale che costantemente apprende" Questi è l'Immortale che noi adoriamo senza conoscere il suo nome. "Visse molto tempo fa, ma è ancora vivo" (Valis)

    31-8-2013 Viste le recensioni secondo cui gli altri due racconti non reggevano il confronto con il primo, "Valis" che mi aveva entusiasmato, ne avevo sospesa la lettura per non rovinarmene il gusto. Se devo aggiungere un appunto a quel primo eccezionale racconto, avevo reputato un peccato che Dick non avesse osato di più nell'invenzione letteraria, di cui "Valis" pecca. Beh, quando i giorni scorsi ho ripreso in mano il malloppo e ho iniziato "Divina Invasione", il secondo racconto, ho riprovato la stessa esaltazione, perchè oltre a un'elevata qualità speculativo/filosofica, ecco che qui ho trovato l'invenzione letteraria che peccava nel primo e ho iniziato a fantasticare sul senso della trilogia. Sono sincera, anche se le recensioni lette spesso lamentano la mancanza di una chiusa di senso della trilogia, non me ne sono preoccupata, pensando che l'argomento di sicuro non permetta conclusioni (chi può dire l'ultima parola su dio?), ma quello cui ho pensato è che in qualche modo Dick stesse affrontando effettivamente la stessa storia (quindi trilogia con tanto di invenzione letteraria, oltre che di legame concettuale) da tre punti di vista diversi: il primo quello degli uomini, il secondo quello di dio... per il terzo mi aspettavo dunque il punto di vista di "satana", insomma, del male. Visto che il vescovo Archer era definito un peccatore nel commento di quarta di copertina pensavo di averci azzeccato. Peccato perchè invece "La trasmigrazione di Timothy Archer" per quanto anch'esso godibile e ancora zeppo di riferimenti e di idee, è anche una trasmigrazione di senso, si distacca da una possibile trama, che non sia quella del meraviglioso delirio teologico che queste 678 pagine offrono. Secondo me se Dick fosse stato più fedele a un progetto di invenzione letteraria sarebbe un capolavoro da storia della letteratura. Bah, per me lo è stato comunque, veramente una somma goduria concettuale.

    ha scritto il 

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