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La trilogie de Bartiméus, Tome 1

L'Amulette de Samarcande

By

Editeur: LGF

4.1
(1744)

Language:Français | Number of pages: 563 | Format: Paperback | En langues différentes: (langues différentes) English , German , Chi simplified , Spanish , Italian , Chi traditional , Portuguese

Isbn-10: 2253121630 | Isbn-13: 9782253121633 | Publish date: 

Translator: Hélène Collon

Aussi disponible comme: Others

Category: Fiction & Literature , Humor , Science Fiction & Fantasy

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Description du livre
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  • 3

    «Guarda dove metti le tue vittime! Mi sono slogato un alluce su questa».

    La mia esperienza con questo libro è stata alquanto curiosa. L'ho cominciato armata delle migliori disposizioni e delle più rosee aspettative, e con sollievo e piacere ho avuto modo di notare che più ...continuer

    La mia esperienza con questo libro è stata alquanto curiosa. L'ho cominciato armata delle migliori disposizioni e delle più rosee aspettative, e con sollievo e piacere ho avuto modo di notare che più andavo avanti con la lettura più la mia fiducia nella scorrevolezza e nella qualità del romanzo si andava rinsaldando. Ho voltato l'ultima pagina gongolante, pienamente soddisfatta, satolla dell'avventura che Stroud mi aveva gentilmente fornito. Qualche minuto dopo, apro la pagina della recensione qui su Goodreads e mi trovo davanti le cinque stelline vuote, pronte per essere riempite.
    Ed è allora che con enorme sconcerto mi rendo conto di non potergliene assegnare più di tre.

    Come ho già detto, L'amuleto di Samarcanda non è né noioso -anzi- né scritto male né presenta alcun difetto che io possa additare come neo vero e proprio, e questa è un'altra delle ragioni per cui la mia stessa mancanza di entusiasmo mi lascia disorientata, ma non posso negare che la lettura nel suo complesso non ha smosso in me nulla di particolare; dopo aver lasciato passare diverse ore, mi sono addirittura scoperta desolatamente insofferente, e me ne dispiaccio, perché, come ho già detto, stiamo parlando di una storia in cui non riesco ad individuare alcuna pecca definitiva, e che tra l'altro è stata capace di intrattenermi in modo non solo piacevole, ma anche intelligente. Non posso che concludere che mancasse quella scintilla in grado di far esplodere la mia euforia. Per queste ragioni, mi riesce più facile mettere nero su bianco quelli che invece sono i pregi del primo capitolo di questa trilogia.

    In primis abbiamo indubbiamente i personaggi. Non mi riferisco soltanto al jinn Bartimeus, scorbutico, scaltro, sarcastico e divertentissimo, ma anche a Nathaniel. Nelle prime pagine non si può evitare di provare nei suoi confronti una sorta di avversione a pelle: è un bambino orgoglioso, presuntuoso, saccente -e lo mostrerebbe assai di più se solo avesse occasione di praticare a livelli maggiori la sottile arte del contatto umano-, vendicativo e terribilmente determinato. Poi però nel racconto si inserisce una folta schiera di maghi adulti, e allora ci si rende conto che Nathaniel in realtà altro non è che il meno peggio. Eppure non arriva a piacere soltanto per questo: suscita nel lettore una sorta di empatia che è tra le più curiose e complesse che esistano, perché è un'empatia che deriva un po' dal disprezzo, un po' dall'invidia e un po' dalla pietà. Sentiamo di dover biasimare Nathaniel per il modo in cui tratta Bartimeus e i demoni in generale, per la bramosia che dimostra nel volersi vendicare a tutti i costi, per la sconsideratezza di cui fa sfoggio mettendosi contro maghi di gran lunga più potenti di lui e causando tutti quei guai; al contempo, non possiamo fare a meno di ammirarlo per l'astuzia con cui gioca il suo jinn e provare almeno un briciolo di pietà al pensiero delle angherie e dell'indifferenza che ha dovuto sopportare. E' un personaggio che di certo non è stato pensato per risultare facile da amare -al contrario, evidentemente, di quelli che erano i piani per Bartimeus, che è adorabile proprio perché brontolone-, ma che infine si fa amare comunque. Ho un sacco di idee su quali strade potrebbe prendere nei romanzi successivi, e non vedo l'ora di scoprire se qualcuna di queste si avvererà.
    Il resto dei personaggi, in realtà, sono abbastanza piatti. Ognuno ha un suo ruolo e nessuno rientra propriamente in qualche stereotipo, ma nemmeno spiccano. Sono quel che devono essere e fanno quel che devono fare, punto. Tutta l'originalità viene riversata sulle spalle dei riuscitissimi Nat e Bartimeus.

    La trama è ottima, e mi sono piaciuti i flashback di Nat, anche se una prima persona anche da parte sua sarebbe stata molto gradita. Immagino che il secondo avrà parecchio a che fare con la Resistenza, che guarda caso era l'elemento che più m'intrigava e che meno è stato esplorato, almeno finora.

    Sono stata tanto previdente da farmi regalare in anticipo anche i due volumi successivi. Probabilmente in questo momento la mia autoammirazione supera persino quella di Bartimeus.

    dit le 

  • 3

    A malincuore devo dire che non finirò questo libro e che non continuerò la saga. Il motivo è che le parti con Bartimeus sono simpatiche e lui mi piace. Ma credevo fosse un libro diverso, il bambino ov ...continuer

    A malincuore devo dire che non finirò questo libro e che non continuerò la saga. Il motivo è che le parti con Bartimeus sono simpatiche e lui mi piace. Ma credevo fosse un libro diverso, il bambino ovvero Nathaniel è sempre smorto nelle sue parti, anche quando parla il maestro al suo posto. E trovo assurdo che ci sia un libro con parti ritmate e parti smorte.

    dit le 

  • 3

    non riesco a dargli più di tre stelline. Perchè? perchè forse mi sono lasciata ingannare dai commenti entusiastici, dalla media altissima delle valutazioni e sono rimasta terribilmente delusa, al punt ...continuer

    non riesco a dargli più di tre stelline. Perchè? perchè forse mi sono lasciata ingannare dai commenti entusiastici, dalla media altissima delle valutazioni e sono rimasta terribilmente delusa, al punto che dopo aver letto un centinaio di pagine proprio non riuscivo ad andare avanti e l'ho abbandonato... Il caso ha voluto che una mattina avevo moltissima voglia di leggere ma avevo appena finito un altro libro e allora ho deciso di riprenderlo, convincendomi ad arrivare alla fine... ho rispettato il proposito e l'ho finito, ma la mia opinione è cambiata di poco. Ho trovato la trama abbastanza inconsistente e quel ragazzino mi dava proprio sui nervi!! Quindi mi dispiace, estimatori di Bartimeus, ma per me è no! non lo boccio solo perchè trovo che si sia ripreso un po' sul finale, ma comunque non l'ho trovato assolutamente all'altezza della fama che lo precede!

    dit le 

  • 4

    Divertente!

    "Bisognava rendergliene atto: era un tipo determinato. E anche molto stupido."
    http://www.ilariapasqua.net/apps/blog/show/43188998-l-amuleto-di-samarcanda-j-stroud-2003-

    dit le 

  • 4

    E non fatevi spaventare dalla copertina

    Oggi vi voglio parlare di un romanzo un po’ nuovo e forse inaspettato per quanto riguarda le mie opinioni. Dopo aver letto per gran parte dell’estate libri scritti ed ambientati nell’Ottocento, ho dec ...continuer

    Oggi vi voglio parlare di un romanzo un po’ nuovo e forse inaspettato per quanto riguarda le mie opinioni. Dopo aver letto per gran parte dell’estate libri scritti ed ambientati nell’Ottocento, ho deciso di variare un pochino le mie letture, orientandomi su una trilogia che mi è stata consigliata da mia sorella. Si tratta della trilogia di Bartimeus, creata da Jonathan Stroud. A dire la verità non conoscevo molto di questa saga prima di iniziare a leggere il primo libro, e mia sorella mi aveva raccontato soltanto alcuni spezzoni che l’avevano colpita particolarmente per l’ironia di uno dei suoi protagonisti.

    La saga è stata pubblicata in Italia da Salani Editore, ed il titolo del primo libro di cui vi voglio parlare con questa opinione è‘L’Amuleto di Samarcanda’.
    Siamo a Londra in un periodo imprecisato e la città è molto differente da quella cui siamo abituati.
    La Londra immaginata da Stroud è una città dove sono abituati a coesistere ‘maghi’, ‘comuni’ e ‘spiriti’.

    E’ compito dei maghi preservare e garantire la sicurezza dei cittadini ed assicurare che Londra rimanga la capitale della magia. Nel mondo di Stroud, infatti, Londra risulta essere la città magica per eccellenza, strappando il primato alla più antica Praga. Ma in questo mondo i maghi non hanno poteri diretti, l’unica loro capacità è quella di evocare dei ‘demoni’ (non me ne voglia Bartimeus, ma i sinonimi sono davvero pochi…), che attraverso la loro magia sono in grado di compiere opere inimmaginabili. Proprio grazie a questa capacità di evocare e di avere contatti con ‘l’altro mondo’, i maghi sono in netto vantaggio rispetto ai ‘comuni’ che non hanno questo genere di facoltà.
    L’educazione di un ‘comune’ infatti è nettamente differente rispetto a quella di un futuro mago, e mentre i maghi sono abituati fin da bambini a barcamenarsi fra formule e simboli, i ‘comuni’ crescono nella totale ignoranza della fonte del potere e sono costantemente sottoposti alle scelte dettate dai maghi. Poche pagine e scopriamo che l’intero potere è stretto nelle mani di alcuni potenti maghi che governano Londra e di conseguenza tutti i ‘comuni’ sono costretti ad occuparsi soltanto di attività umili.

    La capacità di evocazione dei maghi varia a seconda delle capacità e dell’età del mago stesso che può invocare questi spiriti sulla terra per far compiere loro delle azioni. La magia di questi ‘spiriti’ è differente a seconda del livello di potere degli stessi e così poche pagine e per il lettore diventeranno famigliari termini come folletto, foliot, jinn ed afrit. Gli ‘spiriti’ richiamati dai maghi hanno pochissime possibilità di ribellarsi al proprio padrone, in quanto possono soltanto cogliere qualche incertezza nella formula o qualche errore nel pentagono di convocazione, senza questi errori sono veri e propri schiavi obbligati ad eseguire qualsiasi ordine.
    Uno dei protagonisti di questo libro è un giovane mago, così giovane da non aver ancora assunto un nome da mago e quindi noi lettori veniamo a conoscenza del suo nome di battesimo Nathaniel. Il giovane Nathaniel viene accolto come apprendista nella famiglia del mago Underwood, che lavora come impiegato nel governo. Compito di Underwood, sarà quello di istruire il giovane apprendista all’arte dell’evocazione e renderlo un mago di discrete capacità in grado di ambire ad un lavoro qualsiasi nei bassi ranghi del governo.

    Nathaniel, diversamente da quello che pensa il suo insegnante, è davvero intenzionato a diventare un grandissimo mago e, ne ha tutte le capacità. Si impegna più del necessario, è attento, è sicuro delle sue capacità ed è ambizioso, caratteristica che lo rende in grado di evocare demoni anche soltanto per vendette.
    Nathaniel evoca per pura vendetta, un jinn di nome Bartimeus. Bartimeus è il nostro secondo protagonista, si tratta di uno spirito potente e davvero antico, e dai suoi racconti scopriamo che ha vissuto ai tempi dell’edificazione di Praga, che ha conosciuto Nefertiti e che ha vissuto almeno un milione di avventure sulle terre di tutto il mondo.

    Il compito che gli si prospetta ora è piuttosto avvilente, come è avvilente essere lo ‘schiavo’ di un ragazzino iroso e pieno di sé, ma tant’è che spesso e volentieri nessuno può scegliere il proprio destino e quindi il povero Bartimeus.... ma, non voglio rovinarvi la lettura di un romanzo che va letto tutto di un fiato e senza alcuna anticipazione sulla sua trama, e quindi mi fermo qui...
    Il mondo creato da Stroud è finalmente diverso da quanto normalmente si è abituati a pensare di un fantasy. Sono un po’ in difficoltà in quanto non sono un esperta del genere ma davvero ho apprezzato come la visione del mondo magico sia totalmente invertita rispetto a quello cui ci hanno abituati nel corso degli anni, semplicemente le ultime uscite e la cinematografia.

    Nell’’l’amuleto di Samarcanda’, il mondo dei maghi, non è perfetto e soprattutto non esiste la rassicurante distinzione fra buono e malvagio, i ‘maghi’ sono indubbiamente una popolazione di soggetti altamente ambiziosi, ipocriti e pronti a tutto pur di raggiungere i propri scopi. La magia non è utilizzata per fini altruistici o per sconfiggere il male, la magia viene utilizzata per accrescere il potere e per rendere il governo ancora più forte a scapito dei più deboli.
    Con Nathaniel è necessario abbandonare il vecchio stereotipo del protagonista buono e giudizioso, Nathaniel è diverso, è ambizioso e vendicativo ed agisce per rendersi meritevole agli occhi di chi conta nel governo. L’originalità di Stroud è proprio nei suoi protagonisti, mentre lo sviluppo del carattere di Nathaniel non promette nulla di buono, il suo ‘schiavo’ è davvero differente da quanto il termine ‘demone’ possa evocare. Bartimeus è una continua scoperta, la sua parlantina avvincente ed ironica rende il suo modo di raccontare la storia davvero imperdibile.

    Il mondo dei maghi viene continuamente messo in contrapposizione con quello degli spiriti attraverso la figura del giovane Nathaniel e quella del millenario Bartimeus. Impossibile non patteggiare per Bartimeus che sembra nella sua neutralità essere ‘migliore’ dell’umano. E così Bartimeus risulta essere ponderato ed altruista diversamente da Nathaniel che risulta solamente egoista e troppo sicuro di sé.
    Il romanzo è da leggere proprio per questo rapporto fra i suoi protagonisti e per le loro differenze caratteriali. Essendo strutturato con capitoli alterni dedicati ad ognuno dei suoi due protagonisti, questa sua originale (per le mie letture) caratteristica rende ancora più forte la discordanza fra i due mondi rappresentati.

    Ovviamente io ho amato di più le parti che avevano come protagonista Bartimeus, per la sua ironia, ma da leggere anche quelle con i battibecchi tra i due.
    Nonostante sia chiara la mia netta preferenza per Bartimeus, sono stata comunque molto contenta anche di un protagonista ‘nuovo’ come Nathaniel, in quanto finalmente ho letto di un protagonista che non è necessariamente il ‘più buono’ oppure ‘il più coraggioso’.
    Al termine di questa opinione ovviamente non posso far altro che consigliarvi la lettura di questo primo libro della Saga di Bartimeus, proprio per il mondo che quest’autore rappresenta e soprattutto per la discordanza fra i due mondi raccontati. La storia raccontata è originale, ma il testo è reso davvero interessante dalla differenza fra i due mondi e dall’originalità di questa rappresentazione inversa rispetto a quello cui siamo abituati.

    dit le 

  • 3

    Mi sa che l'ho preso troppo sul serio

    Prima di tutto volevo raccontare di come sono arrivato a leggere questo libro: Willwoosh! Ebbene sì, il buon vecchio ex youtuber Guglielmo Scilla in arte? Willwoosh ne aveva parlato in un vecchio vlog ...continuer

    Prima di tutto volevo raccontare di come sono arrivato a leggere questo libro: Willwoosh! Ebbene sì, il buon vecchio ex youtuber Guglielmo Scilla in arte? Willwoosh ne aveva parlato in un vecchio vlog e da allora avevo il tarlo.
    Finalmente ho letto il primo libro di questa trilogia e la mia è una sufficienza, nulla di più. Ho letto commenti entusiasti, ma secondo me c'è un problema di base: Bartimeus viene presentato come un Jinn con oltre cinquemila anni di esperienza alle spalle, ma sembra tutto fuorché un essere che abbia vissuto così tanto. A tratti si comporta da adolescente, sia nel linguaggio che nell'attuazione di piani tutto fuorché geniali... Parzialmente il libro è riconducibile a un giallo investigativo con maghi, ma anche lì, la brillantezza del plot non esiste. Una trama banale che si snoda in maniera banale attraverso protagonisti banali. Però ci sono alcune cose che mi sono piaciute: per cominciare la società governata da maghi, una sorta di distopia appena accennata, che credo verrà analizzata meglio nei prossimi volumi, e poi l'interazione tra maghi e demoni non era male.
    Un'altra cosa che non ho capito poi è questa roba della magia, a volte è vincolata ai demoni, altre volte si lanciano palle di fuoco senza l'aiuto di alcuna presento dell'Altro Mondo... Boh, sarò che mi ci soffermo troppo io, ma certe cose non mi andavano giù durante la lettura. Però come romanzo di intrattenimento scorre bene, si lascia leggere e spero migliori col secondo volume.

    dit le 

  • 3

    Sono quasi molto colpito

    http://www.ryo.it/2014/12/09/l-amuleto-di-samarcanda-jonathan-stroud/ Ne L’amuleto di Samarcanda i maghi sono i nuovi padroni e leader politici di una Londra contemporanea, in contrapposizione ai comu ...continuer

    http://www.ryo.it/2014/12/09/l-amuleto-di-samarcanda-jonathan-stroud/ Ne L’amuleto di Samarcanda i maghi sono i nuovi padroni e leader politici di una Londra contemporanea, in contrapposizione ai comuni, ovvero le persone senza poteri.

    dit le 

  • 5

    Che spasso quel Jinn!

    Bellissimo fantasy, storia, personaggi, ambientazioni... Lo spassoso protagonista poi, con le sue note a piè di pagina fa scappare spesso una risata di gusto... Finito questo libro non ho potuto fare ...continuer

    Bellissimo fantasy, storia, personaggi, ambientazioni... Lo spassoso protagonista poi, con le sue note a piè di pagina fa scappare spesso una risata di gusto... Finito questo libro non ho potuto fare a meno di continuare col secondo volume!

    dit le 

  • 4

    La libertà è un'illusione. C'è sempre un prezzo da pagare.

    Magia. E' questo quello che si respira fra le pagine di questo piacevolissimo fantasy, che ci catapulta in una Londra magica ed evanescente, sullo sfondo della scintillante striscia del Tamigi, in mez ...continuer

    Magia. E' questo quello che si respira fra le pagine di questo piacevolissimo fantasy, che ci catapulta in una Londra magica ed evanescente, sullo sfondo della scintillante striscia del Tamigi, in mezzo a un ammasso grigio di magazzini e moli. Incessante lotta fra bene e male: ricerca infruttuosa della propria identità; brama di ottenere potere e libertà in un mondo in cui sono stati scomposti gli elementi. Sprazzi di pensieri, istanti di vita in cui la realtà è una sorpresa noiosa e impolverata priva di ambiguità come una pagina bianca ancora da riempire.
    Dolore, felicità, comprensione, apprensione: sensazioni particolari e contrastanti che, nonostante la semplicità della storia, ti scombussolano da dentro e ti inducono a compiere profonde riflessioni sulla mescolanza fra buono e cattivo.
    Questo gradevolissimo romanzo che ha funto da diversivo a letture più impegnative, situazioni assurde e inverosimili, che tuttavia si sposano con la mia anima sognatrice e romantica, suggerisce una tipologia di racconto che trascina via nel suo tumultuoso torrente inondandoci completamente sia nel corpo sia nella mente. Mi sono imbarcata in una storia in cui sapevo di dovermi aspettare molto, e solo alla fine mi accorsi che anche le storie più semplici riescono a marchiarti col suo segno indelebile. Lasciano una traccia del loro passaggio, anche se non ti trascinano sulla vetta del necessario con l'urgenza imprescindibile di coinvolgerti con ogni centimetro del tuo corpo.
    L'amuleto di Samarcanda è stato quel genere di romanzo che bramavo di possedere già da qualche tempo, sentendolo sussurrare attraverso la mensola di una libreria, promettendo mille porte verso altrettanti mondi inesplorati. Divenendo un tutt'uno con i suoi bizzarri personaggi che, fra coppie di maghi e demoni, fanno scoppiare una serie di eventi a reazione. Ritraendo se stessi, tutto quello che li circonda, in avvincenti incontri, nel cuore della notte. Quando la città e i suoi abitanti devono ancora staccarsi dalle braccia di Orfeo, quando tutto è ancora puro. Pulito.
    Ombre proiettate sul grigio cemento, che coltivano nel cuore sogni e speranze e che non sono altamente buoni o cattivi. Quasi tutti accomunati dalla nobile arte della magia, talvolta pensierosi e taciturni, nell'aria stagnante della vita. In un carosello di immagini frammentarie, che vanno e vengono, tormentando un po' lo spirito.
    Lo stile semplice e scorrevole di Stroud mi ha permesso di ritagliarmi un posto tutto mio, fra le sue pagine. In una città che ha sempre destato il mio fascino, in cui avere poteri magici è sinonimo di gravi conseguenze.
    L'amuleto di Samarcanda è un fantasy innovativo, semplice e avvincente, nonché una sequenza di immagini frenetiche in un caleidoscopio di situazioni critiche. Un ragazzino che ruba per vendetta; un demone simpatico e scrupoloso che vestirà i panni di angelo custode; un uomo tormentato dai rimorsi del suo passato.
    La sua bellezza, al termine della lettura, sta nel domandarsi come faccia un romanzo apparentemente semplice e innocuo a nascondere una così avvincente avventura. Emozionante. Pura. Una storia entusiasmante nella sua semplicità. Un raggio di sole che filtra in una coltre di nuvole grigie e minacciose.

    dit le 

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