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La triplice via del fuoco

Pensieri che vibrano per un'ascesi alchemica, estetica, metafisica

By Raphael

(50)

| Others | 9788885405028

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Book Description

Raphael presenta, sotto forma di aforismi-sutra, tre Rami della Conoscenza tradizionale: l'Alchimia, l'Amore del Bello, la Metafisica realizzativa, le cui Vie operative conducono al risveglio e allo svelamento della propria reale natura. La sezione c Continue

Raphael presenta, sotto forma di aforismi-sutra, tre Rami della Conoscenza tradizionale: l'Alchimia, l'Amore del Bello, la Metafisica realizzativa, le cui Vie operative conducono al risveglio e allo svelamento della propria reale natura. La sezione conclusiva del libro offre al lettore preziosi spunti di meditazione che concernono la posizione coscienziale di chi si pone il problema del risveglio della coscienza dallo stato di oblio di sé.

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    "Quello del solve et coagula è un viaggio senza ritorno: o valichi l'abisso o ne sei inghiottito"

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    Nocturnal said on May 24, 2013 | Add your feedback

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    La Triplice Via del Fuoco è una straordinaria sintesi sapienziale. Il libro descrive nelle sue tre sentieri che tramite diversi aprocci conducono alla identica realizzazione spirituale. Il primo sentiero, Fuoco di Vita, descrive l'approccio alchemico ...(continue)

    La Triplice Via del Fuoco è una straordinaria sintesi sapienziale. Il libro descrive nelle sue tre sentieri che tramite diversi aprocci conducono alla identica realizzazione spirituale. Il primo sentiero, Fuoco di Vita, descrive l'approccio alchemico, il secondo, Fuoco Onnipervadente, l'approccio estetico o via del Bello, il terzo sentiero, Fuoco Incolore, descrive l'ardua via della metafisica non duale.

    Questo libro di modeste dimensioni è un costante punto di riflessione per coloro che fanno dell'autore un Punto di riferimento.

    «53. Beato colui che sa costruirsi una "tomba" con le proprie mani. La morte dei Saggi non è la morte di coloro che ignorano l'Arte».

    L'opera al nero o mortificatio o discesa agli inferi consiste nella pulizia dela mente subconscia. Ogni esperienza che facciamo nel corso delle nostre incarnazioni traccia un solco nella sostanza mentale e crea un vortice energetico che condiziona il nostro essere. Questi vortici creano poi dei semi che si radicano nel corpo causale e che, a una succesiva incarnazione, maturano dando luogo a condizianamenti del comportamento ... a delle diciamo tendenza innate. Oltre a ciò la spazialità psichica non è un vaso chiuso ermeticamente ma è aperto ad ogni sorta di influenza celeste e infera. Siamo quindi il punto di incontro di una serie di forze che gravano sul senso dell'io e del mio. Insomma il nostri modo di rapportarci alle cose non è fresco e nuovo ma la risultante di tutti questi fattori.

    Ricordo un febbraio con un sole radioso e robusto. Durante il giorno dedicavo delle ore a spaccare legna per il camino ... faceva un caldo secco e asciutto, lavoravo a torso nudo mentre il mio maestro si crogiolava, anch'esso a torso nudo, al sole in meditazione. Sapevo che la giornata l'avrebbe trascorsa così, meditando rivolto al sole dall'alba fino al tramonto con delle brevi pause di venti minuti ogni quattro o cinque ore. Al calare della sera la temperatura calava bruscamente e oltre a diverse maglie e maglioni, benchè di fronte al camino, tenevo addosso una calda coperta militare. I pastori si lamentavano dell'assenza della neve .. << aguannu l'acqua de funtani undè, si non nivica, almenu ma chiovera!>> ripetevano quando passavano accanto all'eremo.

    In quel febbraio decisi di fare una meditazione estrema, e insieme al mio maestro iniziai a scegliere il posto dove costruire la mia tomba. Intorno all'eremo il terreno era fresco e soffice, buona terra di castagno, scelsi un posto, lui disse che non andava bene e ne scelse un'altro. Feci finta di niente, sapevo che contrariarmi faceva parte dei suoi compiti. Iniziai a lavorare con pala e piccone sul fianco di una collina in modo da scavare una trincea nel suo seno. Venne fuori una buca a forma di cuore perchè portavo la carriola sempre allo stesso punto, non fui io a notare la forma che era risultata dal mio scavo. Poi, a buca fatta. occorreva provvedere alla sua copertura. Pensavo di utilizzare delle tavole da cantiere opportunamente segate per fare un tetto da coprire poi di terra, anche per la porta volevo usare tavole a cui poi avrei fatto delle spalle di terra, volevo essere completamente circondato dalla terra. Il mio animo desiderava liberarsi dalla pesantezza dei ricordi e volevo scaricare dalla mente ogni energia associata agli eventi passati. Atmananda mi disse <<troppo facile, non peneresti a sufficienza>>, al solito gli obbedì. Stabilì anche quando la buca era abbastanza profonda ... io avrei voluto scavare di più. Mi disse di utilizzare i cespugli di saggina per il tetto. Fu un lavoro duro e lungo e mi graffiai le mani in modo feroce e aspro. Prima feci un telaio di rami di castagni e poi una fitta copertura di saggina. Infine uno strato di zolle erbose e terra.

    Diventò una specie di barzelletta fra me e Atmananda ... quando venivano i visitatori. Dei devoti di Yogananda mi chiesero alcuni sacchi di terra, terra soffice e scura di castagno concimata con le mie cristallizzazioni mentali. Il fatto stesso di scavarla aveva reso leggero il mio animo. Gli dissi <<se do a te questa terra con che cosa coprirò questo corpo morto?>>. Un pò interdetti mi dissero: << È terra buona, è per le piante>>. Atmananda rise e mi scrisse su un pezzetto di carta: <<Se è per le piante la devi dare>>. Dissi al devoto amante dei fiori: <<Sì però deve dire alle piante che con questa terra concimata con i cadaveri putrefatti delle mie forme pensiero io e loro siamo pari, mi sono nutrito di loro adesso loro si nutrono di me>>. A queste battutte ridevamo solo io e Atmananda gli altri restavano estranei, non riuscivano a pentrare quel dramma che stavamo recitando. Quando la costruzione della tomba finì e io iniziai a meditarci dentro venne e mi portò la Triplice Via del Fuoco. Battè il dito sul sutra che ho citato all'inizio.

    A parte la mia esperienza Bohemien ... Per fare ricapitolazione non è necessario scavare una vera e propria tomba e infilarsi dentro facendo scorrere il film degli eventi mentali sotto lo sguardo vigile ma non coinvolto dell'Osservatore. Anche la propria cameretta va bene.

    A me andava proprio di teatralizzare la faccenda ...

    «13. L'ente, prima o poi, è destinato a rendersi radiante, come nel regno minerale ogni elemento diventa radioattivo. Per attuare questo passaggio, dalla coagulazione alla radianza, occorre imparare l'arte.
    L'Arte è quella che insegna la bontà del saper "morire" da veri filosofi, la Bellezza del commensurarsi con la radianza. ( Triplice via del Fuoco I parte)».

    Dice il Rosarium Philosophorum: Così l'Arte supera la natura in una via, cioè che le cose fatte per arte si compiono ben presto mentre prima, nel modo naturale, erano state lunghe.

    Nell'antica alchimia esiste la favoletta che i metalli volgari si trasformano in oro nel seno della montagna in virtù del Fuoco interiore della terra. In un trattato di chimica antiquaria, adesso mi sfugge quale sia, in cui già si andava a sbozzare la chimica moderna ma ancora non si era attuato il divorzio con l'Arte Regia si racconta, con estrema serietà, questa favoletta e di come un sovrintendente delle miniere fece riaprire una vecchia miniera esaurità d'argento, chiusa da moltissimo tempo, nella speranza poi concretizzatasi che tale fuoco avesse trasmutato i residui argentei in oro.

    Un evento relativo all'ente si è proiettato sulla materia volgare. Raphael, dal canto suo, aggiorna tale proiezione raccordando una antica verità dell'Arte Regia con un fenomeno scoperto dalla moderna chimica. Noi enti, esseri umani metallizzati, identificati ai confini del corpo psichico, per operazione di Natura, tendiamo a perfezionarci a riscoprire la nostra natura di campo energetico radiante che si estende ben oltre la geometria spaziotemporale delineata dal nostro corpo fisico.

    Trasmutarsi in vibrante campo di radiante energia significa apprendere la scienza del suono ed educare la corda coscienziale sia a risuonare note commensurate all'Armonia , sia ad apprendere ad ascoltare le note vitali che ci circondano ad un livello superfisico.

    L'Arte Regia non fa che imitare la Natura e <<accorciarne i tempi>> mai, però, violentando la Natura, mai essere il suo tiranno, ma sempre agendo secondo Natura.

    L'arte è detta Ars moriendi perchè per trasmutarci in Enti radianti occorre che muoia quell'uomo che si crede semplice materia grossolana con un nome e una forma, che si crede solo escremento dell'estrema periferia del cosmo vita.

    La chiave dell'Opus è il regime del Fuoco. Quel Fuoco filosofico che forse ha bisogno di essere trovato, ma, non certo di essere acceso perchè già adesso, hic et nunc, quel Fuoco Filosofale che non è, dice l'abate Pernety, il fraticida, il fuoco naturale, quello dei zolfanelli e che arde nelle cucine, sta cuocendo la materia dell'opus philosophicus.

    «Se i fratelli dell'Arte non hanno questo sfondo qabbalistico. o quello dell'Insegnamento metafisico egiziano, la loro opera si riduce semplicemente o a separarsi dal fisico denso (Malkuth) e operare nella sfera del vitale-pranico (Yesod) o a separarsi anche da questo e fissarsi nel corpo astrale ( corpo dei desideri individuati e campo di illusioni) effettuando quei "viaggetti astrali" di cui si occupa la letteratura paraspicologica e perdendonsi nel mondo di maya. Raphael (Triplice Via del Fuoco p. 62)»

    Nel commento dell'Hortolano alla Tavola di Smeraldo di nostro Padre Hermete, al capitolo XI, è detto << la nostra Pietra è fatta nello stesso modo in cui il mondo è stato creato perchè le prime cose di tutto il mondo e tutto quanto in esso è stato, fu, dapprima, una massa confusa e un caos senza ordine ... >>, il frate Basilio Valentino aggiunge << Quando in principio lo Spirito era portato sopra le acque e tutte le cose erano coperte di tenebre, allora Dio onnipotente ed eterno ... creò il cielo, la terra e tutte le cose in essi contenute, visibili ed invisibili in qualsiasi modo siano chiamate ...>>. Nella tradizione Qabbalista si dice che nel seno dell'Ain soph Aur emerse Kether. In termini mumerici potremmo dire che dallo Zero metafisico emerge l'uno che contiene in sé i molti. Kether è lo stato di coscienza indifferenziata in cui il soggetto e l'oggetto di conoscenza giacciono in potenza ma non ancora separati. Si tratta del Caos Filosofico che vien rappresentato dai due Ouroboros che si mordono la coda uno alato e l'altro privo di ali.

    In questi termini ne parla lo scrivano e benefattore Nicola Flamel nel cap. III delle sue spiegazioni ai geroglifici: " Contempla bene questi due draghi perchè sono i veri principi della Filosofia che i saggi non hanno osato mostrare ai loro propri figli. Quello senz'ali è il fisso o il maschio; quello di sopra è il volatile oppure la femminia nera ed oscura che prenderà il dominio per parecchi mesi. Il primo è chiamato Zolfo oppure calore e secchezza, l'ultimo Argento vivo oppure freddezza ed umidità. Sono sole e luna di sorgente mercuriale.

    Il Caos Filosofico che contiene in sé, in potenza, come il seme contiene in potenza l'albero, l'edificio Macrocosmico, si polarizza nella diade Binah-CHokmah. Binah, la madre cosmica è la Materia Primordiale, possiamo chiamarla Prima Materia, che vien pervasa da CHokmah o la Luce di Dio, la Sapienza che era accanto a Dio, fin dal principio, quando Egli portò a campimento il mondo, la Sapienza è la Luce che illumina il cammino. L'Acqua tenebrosa su cui Ruach Elohim, il respiro di Dio, aleggiava. Binah, le acque immote e tenebrose, vengono impulsate al movimento da Chokmah. In altri termini si potrebbe dire che Binah riceve "l'informazione" viene ordinata, strutturata da CHokmah. " Non si può quindi, senza errore, confondere quest'umido radicale con il fuoco innato, poichè il fuoco innato costitutisce l'abitante dell'umido radicale che ne costituisce l'abitazione o dimora (Dom Pernety Le fable ... ). Da questa "inseminazione" di Binah da parte di CHokmah, mediante il suo seme luminoso, si spiega l'edificio del Cosmo. La sostanza o Prima Materia quindi si inspessisce, dalla sua purezza e sottigliezza primordiale in una serie di armoniche, di frequenze, vieppiù grossolane, fino all'estrema periferia del Cosmo-Vita Malkuth, il mondo grossolano, della coscienza di veglia.

    Il Cosmopolita dice nel Lumen Chemicum che l'uomo sintetizza l'universo, che il piccolo mondo, microcosmo, è eguale al macrocosmo. Noi dunque siamo uno specchio dell'Universo nella sua triplice modalità vibratoria.

    La conoscenza del Fuoco e della Prima Materia è l'avvio dell'Opus. Ma come giungere alla sua conoscenza diretta? Per quanto noi possiamo ampiamente parlare del Fuoco e della Prima Materia, e ne possiamo parlare in termini non velati dalla cifratura dei simboli, questo non ci darà contezza diretta e reale degli agenti dell'Opera. Il perchè è ovvio ... la parola, la mente sono una modificazione della Prima Materia, non la Prima Materia.

    Come svelare tale Materia? Una traccia c'è la dà Morieno parlando al Re Kalid. " O Re, io vi confesso la verità: Dio, per il suo piacere, ha creato questa cosa mirabilissima in voi e in qualunque luogo voi siate, essa è in voi, e non potreste esserne separato ... Voi siete la Miniera, perchè essa si trova in voi e, per confessare il vero, siete voi stesso a prenderela e riceverla. Chi cercherà un'altra pietra nel Magistero, sarà deluso nell'opera sua ( B.P.C. II). La via per giungere alla conoscenza della Prima materia è dunque quella dell'interiorità, AMBULA AB INTRA. Perchè cosa è in verità la Pietra dei Filosofi se non l'uomo nella sua triplicità vibratoria?

    In fondo il Magistero insegna a dissolvere ogni misto nella sua Acqua radicale, nella Materia Prima che, per l'Artista, dice il Cosmopolita, è Materia seconda per poi, dalla restaurazine del Caos Filosofico, o stato causale dell'essere, procedere secondo l'Arte a una nuova ristrutturazione del composto umano.

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    Piero Mancuso said on Jan 19, 2010 | Add your feedback

Book Details

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  • Others 224 Pages
  • ISBN-10: 8885405029
  • ISBN-13: 9788885405028
  • Publisher: Asram Vidya
  • Publish date: 1999-01-01
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