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La vedova scalza

Di

Editore: Mondolibri

3.9
(1185)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 182 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo

Isbn-10: A000023913 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
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  • 4

    Dopo un inizio esplorativo,  alla ricerca di un orientamento nel linguaggio fiorito di espressioni dialettali sarde, mi sono addentrata in una storia forte e brutale, ambientata in un mondo sanguigno, arcaico, fatto di povertà,  soprusi, faide. Nonostante ciò la poesia si apre ampi squarci e quan ...continua

    Dopo un inizio esplorativo,  alla ricerca di un orientamento nel linguaggio fiorito di espressioni dialettali sarde, mi sono addentrata in una storia forte e brutale, ambientata in un mondo sanguigno, arcaico, fatto di povertà,  soprusi, faide. Nonostante ciò la poesia si apre ampi squarci e quando non si comprende il dialetto basta la sua musicalità a  rafforzare la magia del racconto.
    "Il silenzio notturno era invece più profondo e lo temevo a febbre perché,  quando il sole si lasciava inghiottire lentamente dal buio,  Taculè appariva per quello che era veramente: un luogo di dannati mandati lì a espiare la pena della vita facendosi del male a vicenda."

    ha scritto il 

  • 4

    "... il po' di bene che ti da la vita si paga con dolore, tanto dolore."

    La lettura di questo libro è inizialmente costituita dall'addentarsi in una foresta intricata, buia, dove i rovi spinosi del dialetto si impigliano negli abiti, lacerano la pelle. L'unica possibilità che si ha è proseguire a testa bassa, senza vedere nulla in quell'oscurità. Poi, quando si sta pe ...continua

    La lettura di questo libro è inizialmente costituita dall'addentarsi in una foresta intricata, buia, dove i rovi spinosi del dialetto si impigliano negli abiti, lacerano la pelle. L'unica possibilità che si ha è proseguire a testa bassa, senza vedere nulla in quell'oscurità. Poi, quando si sta per desistere, ecco che all'improvviso la visuale si apre, si inzia a scivolare lungo un pendio scosceso, fatto di terra arida, sole che brucia. Si entra in contatto con personaggi scolpiti nella roccia ed è l'unico modo che hanno per sopravvivere in un ambiente così ostile, dove solo la violenza, minacciata o attuata, consente di avere un minimo spazio vitale. In un clima invelenito da persone ignoranti, conformiste, invidiose. Un clima mitigato solo da brevi ed intensi lampi di poesia. Si incontrano persone che spesso abusano della divisa, nella quale si rinchiudono come mulloschi nelle loro conchiglie, per commettere soprusi di ogni genere. Dal podestà al sacerdote. Scritto stupendamente (quando si arriva alla lingua semi-italiana), con una forza ed una crudezza di efficacia pressoché assoluta.

    ha scritto il 

  • 3

    La Vedova scalza di Salvatore Niffoi
    Premesso che amo gli scrittori sardi perché ritrovo nelle loro pagine una “densità” ed un’intensità rare nel nostro panorama letterario attuale
    Detto questo però ho fatto fatica ad entrare nell’opera per le numerose frasi in dialetto sardo (non t ...continua

    La Vedova scalza di Salvatore Niffoi
    Premesso che amo gli scrittori sardi perché ritrovo nelle loro pagine una “densità” ed un’intensità rare nel nostro panorama letterario attuale
    Detto questo però ho fatto fatica ad entrare nell’opera per le numerose frasi in dialetto sardo (non tradotte…) che ci sono nel romanzo. Questo secondo me, rende l’opera di difficile fruizione.
    Però laddove si riesce ad entrare nei dialoghi e quindi nella storia, è possibile ritrovare tutta la durezza, la visceralità, le asperità ed il dolore della Barbagia e della sua gente.
    E soprattutto quella straordinaria, unica simbiosi, che non smette mai di colpirmi, tra l’uomo e l’ambiente che lo circonda (sole, vento, mare, vegetazione…) che li lega indissolubilmente nella vita e nella morte gli uomini di questa terra e che solo in questi romanzi si trova
    Consigliato (tenendo presente l’avvertenza di cui sopra!)

    ha scritto il 

  • 4

    E' il primo libro di questo autore che non conoscevo e sono rimasta colpita dalla capacità di descrivere la natura della Sardegna, il modo chiuso e orgoglioso di vivere le proprie storie. Lo scrittore e'capace di trasmettere con una scrittura un pò dialettale ,ma ricercata negli aggettivi, il viv ...continua

    E' il primo libro di questo autore che non conoscevo e sono rimasta colpita dalla capacità di descrivere la natura della Sardegna, il modo chiuso e orgoglioso di vivere le proprie storie. Lo scrittore e'capace di trasmettere con una scrittura un pò dialettale ,ma ricercata negli aggettivi, il vivere in questa dura terra.
    Non sono convinta, invece degli altri romanzi; forse per me non era più una novità.

    ha scritto il 

  • 3

    Necessario capire il dialetto sardo!

    La trama è accattivante e fin dalle prime righe sappiamo che la protagonista, Mintonia, ha perso tragicamente il marito ucciso e fatto a pezzi.
    Il "problema" è il dialetto sardo molto presente, che mi ha costretta a saltare alcuni dialoghi che non riuscivo a decifrare.
    Le prime 60 pag ...continua

    La trama è accattivante e fin dalle prime righe sappiamo che la protagonista, Mintonia, ha perso tragicamente il marito ucciso e fatto a pezzi.
    Il "problema" è il dialetto sardo molto presente, che mi ha costretta a saltare alcuni dialoghi che non riuscivo a decifrare.
    Le prime 60 pagine sono state difficili, ma dopo la lettura scorre maggiormente, anche se si tratta sicuramente di un libro tosto, impegnativo.
    Tre stelline, di più non mi sento di dare per colpa del dialetto.

    ha scritto il 

  • 4

    Avvertenza: serve almeno un'infarinatura di sardo

    .. o comunque di qualche dialetto meridionale (scusate la generalizzazione); avere letto Camilleri è già di grande aiuto, altrimenti si rischia di fraintendere passaggi interi.
    Detto questo, il libro è poetico e tragico alla Garcia Marquez. La storia ogni tanto si avvolge su se stessa e un ...continua

    .. o comunque di qualche dialetto meridionale (scusate la generalizzazione); avere letto Camilleri è già di grande aiuto, altrimenti si rischia di fraintendere passaggi interi.
    Detto questo, il libro è poetico e tragico alla Garcia Marquez. La storia ogni tanto si avvolge su se stessa e un po' si perde, ma resta davvero un bel libro!!

    ha scritto il 

  • 5

    Romanzo crudo

    Un romanzo crudo, potente, senza filtri. Niffoi trionfa al Premio Campiello con quest'opera di valore assoluto. Attraverso la storia d'amore tra Mintonia e Micheddu, Niffoi racconta di una Sardegna quasi dimenticata: quella fatta di faide e banditismo alla macchia. Tuttavia, in coda, si percepisc ...continua

    Un romanzo crudo, potente, senza filtri. Niffoi trionfa al Premio Campiello con quest'opera di valore assoluto. Attraverso la storia d'amore tra Mintonia e Micheddu, Niffoi racconta di una Sardegna quasi dimenticata: quella fatta di faide e banditismo alla macchia. Tuttavia, in coda, si percepisce un senso d'ingiustizia propinato da una legge iniqua che talvota abbatte la sua scure senza cognizione di causa. Senza ombra di dubbio il romanzo più riuscito di Niffoi.

    ha scritto il 

  • 5

    "Io ridevo di gioia ogni volta che riuscivo a scrivere e pronunciare bene una parola in italiano, disubbidendo alla norma familiare e paesana che voleva si parlasse il dialetto."S'italianu es pro sos riccos, a sarciare e truvare crapas bastata su sardu!". Pur nella mia ingenuità trovavo il disco ...continua

    "Io ridevo di gioia ogni volta che riuscivo a scrivere e pronunciare bene una parola in italiano, disubbidendo alla norma familiare e paesana che voleva si parlasse il dialetto."S'italianu es pro sos riccos, a sarciare e truvare crapas bastata su sardu!". Pur nella mia ingenuità trovavo il discorso ridicolo e truffaldino, come quando i genitori ti chiedono se vuoi più bene a mama o a babbu sapendo che sono indispensabili entrambi. Mi convinsi che i ricchi erano due volte più fortunati di noi, primo perché stavano bene e secondo perché avevano la fortuna di poter leggere tanti libri. Io, grazie a mastru Ramiro e tziu Imbece, sono diventata ricca almeno a metà, perché ho scoperto i libri. A sei anni non ero stupida come pensavano genitori e paesani. Sapevo che le cicogne mangiano serpenti e non portano bambini. Volevo bene a tutti e, per capire come girano le rotelle del mondo, ero pronta a imparare anche la lingua delle formiche, perché tanto il sardo ce l'avevo già nel sangue."

    ha scritto il 

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