La vegetariana

Di

Editore: Adelphi (Fabula, 312)

3.4
(464)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 176 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese

Isbn-10: 8845931218 | Isbn-13: 9788845931215 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Traduttore: Milena Zemira Ciccimarra

Disponibile anche come: eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Salute, Mente e Corpo

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Descrizione del libro
«Ho fatto un sogno» dice Yeong-hye, e da quel sogno di sangue e di boschi scuri nasce il suo rifiuto radicale di mangiare, cucinare e servire carne, che la famiglia accoglie dapprima con costernazione e poi con fastidio e rabbia crescenti. È il primo stadio di un distacco in tre atti, un percorso di trascendenza distruttiva che infetta anche coloro che sono vicini alla protagonista, e dalle convenzioni si allarga al desiderio, per abbracciare infine l'ideale di un'estatica dissoluzione nell'indifferenza vegetale. La scrittura cristallina di Han Kang esplora la conturbante bellezza delle forme di rinuncia più estreme, accompagnando il lettore fra i crepacci che si aprono nell'ordinario quando si inceppa il principio di realtà – proprio come avviene nei sogni più pericolosi.
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    [BLOG] Il Bianco e il Nero. Emozioni di una Musa

    Prima di tutto, vi dico che il titolo inganna.
    La protagonista, Yeong-hye, non è assolutamente vegetariana ma Vegana. Lo so che potrei essere un pò troppo puntigliosa ma sono due cose assolutamente di ...continua

    Prima di tutto, vi dico che il titolo inganna.
    La protagonista, Yeong-hye, non è assolutamente vegetariana ma Vegana. Lo so che potrei essere un pò troppo puntigliosa ma sono due cose assolutamente diverse e dato il libro, mi sarei aspettata una veridicità differente.
    La giovane donna, dopo aver fatto un sogno, elimina totalmente non solo la carne ma anche tutti i prodotti derivati dagli animali e se inizialmente, dice al marito che lui può mangiare quello che vuole (fuori casa), ben presto ci accordiamo che non la pensa veramente così.
    Questa storia parla di una vita e di una psiche che cambiano velocemente e verso il basso.
    Quello che nasce come un sogno, diventa un'incubo.

    Il libro è diviso in tre atti. Tre punti di vista differenti che però trattano una cosa comune; Yeong-hye.
    Nel primo, abbiamo il marito che inizialmente non comprende la decisione della moglie ma in qualche modo si adegua, anche perché crede sia solo una sbandata passeggera. Quando però la cosa diventa continua ed intacca sia la sfera intima che quella lavorativa, allora basta, bisogna intervenire ma la il risultato è che lei, tenta il suicidio.
    Permettetemi di dirvi che già da qui, ho provato un miscuglio di rabbia, dubbi e stupore.
    Sono sempre stata dell'idea che una persona possa fare quello che crede e quindi, se Yeong vuole mangiare solo frutta e verdura, nessun problema. Quello che però non ho mai apprezzato è l'imposizione ad altre persone e non solo per una questione culinaria. La donna, smette di aver rapporti con il marito perché puzza di carne e vive in modo apatico ogni cosa, ogni dettaglio.
    Parlo di decadimento psichico perché dal mio punto di vista, non è solo "Ho fatto un sogno" ma è proprio un disturbo. L'apatia ed il tentato suicidio.... ma veramente?!
    Nel secondo atto, che ho apprezzato in modo relativo, scopriamo che la donna riesce a svegliarsi dall'apatia quando vede un corpo interamente decorato da fiori.
    Si, praticamente Yeong si eccita nel vedere una pianta.
    Non voglio sminuire questo passaggio perché sono certa che la scrittrice volesse trasmettere qualcosa di importante ma io non sono riuscita a cogliere quel qualcosa e sono rimasta solo con quel dettaglio tra lo scandaloso e l'agghiacciante. Anche se poi, senza questo dettaglio, l'atto perderebbe ogni senso perché viene raccontato attraverso gli occhi del cognato che sviluppa un'ossessione per Lei.
    In ultimo, la storia viene raccontata dalla sorella ed in quel momento vediamo in tutto il suo "splendore" il disagio di Yeong.
    Si crede un'albero e quindi, non vuole più mangiare perché non le serve.
    Peccato che il suo corpo stia pian piano deperendo ma, ne l'insistenza della sorella e nemmeno l'imposizione dei medici riescono a farla desistere. Lei vive nel suo mondo, incurante del resto.

    Ho cercato altre recensioni di questo libro, per capire cosa mi stesse sfuggendo.
    Come avete avuto modo di leggere adesso, provo molti stati d'animo perché da un lato sono rimasta affascinata dai dettagli (e ci sono) ma dall'altro non riesco a capire moltissime cose.
    Yeong non è semplicemente una donna che decide di cambiare alimentazione per un fine superiore. Lei cambia, dopo l'incubo che comunque diventa ricorrente, come un'ossessione.
    Parte per la tangente, si stacca dal mondo per vivere chissà dove. Non è solo un modo per dire che l'opinione pubblica non è disposta ad accettarti per come sei veramente, qui si tratta di malattia mentale.
    Han Kang voleva dire questo? Non ve lo so dire.
    Sicuramente io, non posso condividere quello che muove la protagonista. Mi avvicino molto sia all'ex marito che alla sorella...

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    Trovo il titolo fuorviante, poiché la donna soggetto del libro, non direi la protagonista, non smette semplicemente di mangiare carne, ma imbocca un percorso di trasformazione interiore che la porta p ...continua

    Trovo il titolo fuorviante, poiché la donna soggetto del libro, non direi la protagonista, non smette semplicemente di mangiare carne, ma imbocca un percorso di trasformazione interiore che la porta proprio a non mangiare, a rifiutare ogni tipo di cibo. La narrazione sui svolge in tre parti, da tre punti di vista diversi: del marito, del cognato e della sorella. Abbiamo così un racconto che si svolge in tempi diversi, arricchito da fatti nuovi e prospettive diverse. Mi è piaciuto lo schema narrativo, ma non sono convinta di capire quello che l'autrice intendeva trasmettere. Forse si tratta di un mio limite, ma non ho trovato interessante il racconto in sé, solo cupo e di una povertà umana disarmante.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Ad ottobre dello scorso anno mi trovavo a Firenze in compagnia della mia dolce metà e della sua migliore amica. Era domenica, fuori il tempo non era dei migliori, e così decidemmo di rifugiarci alla F ...continua

    Ad ottobre dello scorso anno mi trovavo a Firenze in compagnia della mia dolce metà e della sua migliore amica. Era domenica, fuori il tempo non era dei migliori, e così decidemmo di rifugiarci alla Feltrinelli e di fare merenda lì. Non appena mi tolsi il giubbotto di dosso notai a terra una banconota da dieci euro ed una da cinque. Avvisai l’amica del mio fidanzato, le dissi che le erano caduti i soldi ma lei mi rispose che non erano i suoi. Dopo aver chiesto al signore seduto dietro di noi se quei soldi fossero i suoi – no, non lo erano – li usammo per la merenda. Mentre ero in attesa del mio cappuccino e del mio croissant, il mio sguardo cadde su un libro dalla copertina verde chiarissimo. Il suo titolo era “La vegetariana”, l’autrice Han Kang. Mi aveva colpito moltissimo il colore scelto per la copertina di quel libro, perfettamente abbinato col titolo. Verde, “La vegetariana”. Devo ammettere che la merenda di quel giorno non si rivelò particolarmente interessante. E non parlo della discreta qualità del cappuccino, e nemmeno della conversazione che avemmo noi tre seduti al tavolo. Parlo dell’impulso difficile da ignorare di acquistare immediatamente quel libro e di leggerlo, indipendentemente dalla trama.
    Per oscure ragioni il momento dell’acquisto di quel libro venne procrastinato per mesi, e solo quando mi imbattei nel verde chiaro del libro una mattina in biblioteca mi sentii quasi costretto a porre fine all’attesa immotivata alla quale ormai la mia voglia di leggerlo si era abbandonata. Rinnovai il prestito al momento della scadenza, perché ora che era in mio possesso, qualcosa dentro di me mi invitava ad attendere ancora, a non aprire il libro, al massimo a sfogliarlo soltanto…
    Ieri pomeriggio il tempo scadde, ed iniziai finalmente ad immergermi in questo romanzo, portato a termine nemmeno un’ora fa. Se dovessi riassumere in una parola non tanto il libro ma l’averlo letto allora direi: esperienza. Un po’ come il dolore per la perdita di una persona cara, un viaggio lungo e lontano da casa, qualcosa di nuovo che accade e ti spiazza proprio per la sua novità, proprio perché rende inutili le mille previsioni mentali che avevi cercato di fare per attutire il colpo. Per quanto sapessi di trovarmi di fronte ad una trama estremamente originale, l’ultima pagina di questo libro ha avuto la capacità di farmi pensare: ok, ho finito, ora posso tracciare una linea che separa il Prima dal Dopo.
    Il romanzo, proprio come l’esperienza vissuta durante la mia lettura, è un romanzo di confini. Prima e Dopo, Umano e Vegetale, e con formidabile precisione racconta anche il passaggio, la linea di mezzo che separa queste differenze. È la storia di Yeong-hye, una donna sudcoreana sposata ad un uomo che l’ha scelta per la sua passività, per la sua mediocrità. È una donna né bella né brutta, né alta né bassa, né stupida né intelligente. È solamente una donna che esegue, che fa, che sa stare in silenzio quando è richiesto, che sa concedersi al marito la notte, che sa pulire casa, lavare, stirare, cucinare. Una notte però fa un incubo terribile. Un sogno di sangue e di foreste buie, di solitudine, di graffi, di foglie aguzze come spilli. E quel sogno sarà la linea mediana che taglierà in due la vita di Yeong-hye. La donna inizierà a non cucinare più carne, a non mangiarne più, a farsi più solitaria e taciturna. Sarà ossessionata dalla verdura, dedicherà gran parte delle sue giornate a tagliare, sminuzzare, preparare, masticare verdura. Il suo corpo perderà peso ma non energia: i seni scompaiono, il volto si fa più spigoloso, l’alimentazione sempre più squilibrata… Di fronte all’incredulità del marito, alla preoccupazione e alla sofferenza della sorella di fronte alla violenza di un padre tiranno, la dieta vegetariana – o meglio: vegana – rimarrà il pallino fisso di Yeong-hye. Nulla potrà fermarla, nemmeno un’alimentazione a base di carne forzata dai familiari.
    Insieme alla protagonista, anche noi lettori iniziamo a scivolare in una discesa ossessiva ed inquietante, all’interno della quale il testo non si situa tra il romanzo psicologico e la critica della società contemporanea del Sud Corea. L’autrice non ci dice nulla di come si vive in Sud Corea, e non è nemmeno interessata a narrarci i pensieri della protagonista, che anzi parla poco e niente. Infatti, la storia è suddivisa in tre parti, narrate rispettivamente dal marito, dal cognato e dalla sorella di Yeong-hye. La linea che separa Normalità e Follia, Etica e Malattia, Sogno e Realtà, Uomo e Vegetale viene narrata attraverso l’incomprensione e l’incredulità delle persone più vicine alla donna, che noncurante di ciò e di chi le sta attorno, vive delle sue ossessioni e dei suoi incubi di sangue. Lei non è vegetariana per necessità fisiologiche. Lei non è vegetariana per scelte etiche. Lei è vegetariana perché ha fatto un brutto sogno – questa è l’unica risposta che fornisce ai pochi che cercano di domandarle perché abbia smesso di mangiare carne e di nutrirsi di sola verdura. Questo incubo ha avvolto l’intera esistenza di Yeong-hye, e tutti gli ammonimenti della sorella a riprendersi la sua vita, tutti i rimproveri del padre, le avances amorose del cognato diventano soltanto rumori indistinti, suoni che arrivano da un altro pianeta, lontano, lontanissimo. Yeong-hye ha in testa soltanto una cosa: diventare una pianta, trasformare le sue braccia in radici, le sue gambe in rami. Ha bisogno soltanto di luce e di acqua, e lei non chiede altro da chi sostiene di volerla aiutare. Ho sete, voglio dell’acqua, dice.
    Non sono l’acqua e la luce solare gli unici nutrimenti delle piante?
    Leggere “La vegetariana” è stato per me vivere un dolore inaspettato, perché la narrazione non si concentrava quasi per niente sull’interiorità della protagonista. Era impossibile comprendere che cosa le frullasse in testa, ed erano vani i tentativi dei familiari e dei medici dell’ospedale psichiatrico in cui lei viene rinchiusa di aiutarla. Per questo al termine del romanzo mi sono sentito disorientato, rifiutato da una storia cruda e amara. Come trovandosi davanti ad un letto di ospedale, con lì sdraiata una persona che non accetta aiuto, nutrimento, dialogo. Lei ti chiede solamente di rispettare la sua scelta di vivere come vuole lei. Il problema è che questo significa lasciarla morire. E tu lettore ti trovi impotente tanto quanto gli altri personaggi del libro, che come te sperano solo nella salvezza della protagonista inghiottita da incubi e mostri più forti di lei.

    ha scritto il 

  • 3

    L'ECO DI UN SOGNO CHE ARRIVA DA ORIENTE

    "Prima che mia moglie diventasse vegetariana, l'avevo sempre considerata del tutto insignificante", così si apre il romanzo, dichiarando subito chi sarà il fulcro di tutta la narrazione: una donna che ...continua

    "Prima che mia moglie diventasse vegetariana, l'avevo sempre considerata del tutto insignificante", così si apre il romanzo, dichiarando subito chi sarà il fulcro di tutta la narrazione: una donna che ad un certo punto della sua vita smette di mangiare carne.
    Eppure non si puo' immaginare il modo in cui le storie racchiuse in questo libro, tra una dimensione onirica e una reale testimoniata da piu' voci, siano intrecciate tra di loro attraverso La Vegetariana, creatura che trascende la vita umana e diventa per gli altri pungolo e appiglio in una ricerca interiore che intravede tra le strade possibili, la fuga, la trasgressione, la follia.

    ha scritto il 

  • 3

    grottesco, cupo, potente, È un libro di ricerca e liberazione, di illuminazione e (in)comprensione, ma anche un libro che sembra affondare la sua intima ragione in una mistica nuda e cristallina, in ...continua

    grottesco, cupo, potente, È un libro di ricerca e liberazione, di illuminazione e (in)comprensione, ma anche un libro che sembra affondare la sua intima ragione in una mistica nuda e cristallina, in fondo, alle radici delle piante, dove il peso della terra si dissolve alla fine in un pulviscolo di luce, il battito di una farfalla.

    ha scritto il 

  • 3

    l'eleganza del ricciolo

    del baffetto ricercato, della pennellatina. come andare a mangiare in uno di quei ristoranti crudveg o biodin-alternativ, metti pure con stella michelin. lo chef è mosso da ottime intenzioni, ma alla ...continua

    del baffetto ricercato, della pennellatina. come andare a mangiare in uno di quei ristoranti crudveg o biodin-alternativ, metti pure con stella michelin. lo chef è mosso da ottime intenzioni, ma alla fine non mi tolgo la sensazione che conti più la sequenza di inquadrature studiate per appagare l'occhio - qui tre parti, con tre punti di vista diversi - rispetto a quei fregnetti disposti diagonalmente nel piatto. estetizzanti come i decori floreali che il cognato concupente vuole sul corpo della protagonista. per carità, si può fare. ma è minimalismo di ritorno. alla seconda portata la curiosità si esaurisce, e la sostanza che mi emoziona resta altrove.

    ha scritto il 

  • 3

    veganismo letterario

    Un libro particolare, che pero' per topos e tipo di societa' non ha creato in me la corretta empatia per capire meglio la scelta radicale e coraggiosa della protagonista.
    E' comunque di pregio poter l ...continua

    Un libro particolare, che pero' per topos e tipo di societa' non ha creato in me la corretta empatia per capire meglio la scelta radicale e coraggiosa della protagonista.
    E' comunque di pregio poter leggere buoni libri di altri tipi di cultura, come quella coreana

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Bello. Inquietante, raffinato, erotico e delicato.... Ma c'è qualcosa che non va, non mi ha fatto emozionare moltissimo la terza parte del libro che si è rivelata una fiamma di mutezza accesa. E "la v ...continua

    Bello. Inquietante, raffinato, erotico e delicato.... Ma c'è qualcosa che non va, non mi ha fatto emozionare moltissimo la terza parte del libro che si è rivelata una fiamma di mutezza accesa. E "la vegetariana"? Nel senso che non mi ha dato alla fine un quadro completo di questa sofferenza e del volto dentro la pancia... Però resta una bella lettura, accattivante.

    ha scritto il 

  • 4

    Radici nella terra e rami protesi verso il cielo

    "Prima che mia moglie diventasse vegetariana, l'avevo considerata del tutto insignificante"

    Ecco, quel che all'inizio appare come un inizio di veganesimo, parecchie pagine più avanti mi ha fatto ricr ...continua

    "Prima che mia moglie diventasse vegetariana, l'avevo considerata del tutto insignificante"

    Ecco, quel che all'inizio appare come un inizio di veganesimo, parecchie pagine più avanti mi ha fatto ricredere.
    Perché questa donna, che viene definita semplicemente "moglie", inizia a dimostrare i primi sintomi del suo malessere, inizialmente rifiutandosi di mangiare e cucinare la carne e in seguito finendo in un ospedale psichiatrico.
    Nessuna comprensione da parte del marito, nè dal padre o dalla madre.
    Solo un morboso interessamento da parte del cognato, strano artista incomprensibile ai più, che vede in lei la modella ideale per i suoi mini-film.

    "Guarda sorella, sto facendo la verticale; sul mio corpo crescono le foglie, e dalle mani mi spuntano le radici...Affondo nella terra. Di più, sempre di più, all'infinito..."

    Forse solo la sorella, l'unica che decide di rimanere accanto a questa donna, riesce in qualche modo a capirla.
    Perché il giorno in cui inizierà a rifiutare in assoluto il cibo desiderando nient'altro che acqua e sole, diventerà abbastanza chiaro la piega che l'intera vicenda sta prendendo.
    Una persona mite, sottomessa prima al padre e poi al marito, un bel giorno decide di ribellarsi, e lo fa nell'unico modo che le riesce : diventare un vegetale.
    Nessuna pietà per lei: il marito chiede subito il divorzio e i genitori ed il fratello spariscono dalla sua vita.
    Una storia amara.
    Una storia di desideri inespressi, di mancanza di amore e di comprensione.
    Una storia di malattia mentale.
    Ma una più approfondita spiegazione al perché di tutto ciò probabilmente non l'avrò mai, dato che l'unico punto di vista mancante è proprio il suo: quello della moglie-protagonista.

    ha scritto il 

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