La vendetta

Di

Editore: Einaudi

3.7
(876)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 88 | Formato: eBook | In altre lingue: (altre lingue) Chi tradizionale , Francese , Tedesco , Spagnolo

Isbn-10: 8858402138 | Isbn-13: 9788858402139 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Maurizia Balmelli

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
Solitudini, alienazioni, fratture, perdite: venticinque brevissimi e fulminanti racconti in cui Agota Kristof esprime il disagio più profondo con i toni del grottesco e del surreale, e con la sua consueta capacità di arrivare all'anima delle cose.
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  • 3

    Dopo la rivelazione con Trilogia della città di K. è arrivata una piccola delusione per le successive letture della Kristof e il sapore di già letto che lasciano

    ha scritto il 

  • 5

    "Pessimismo e fastidio" d'autore.

    Pochi riescono a mettere su carta le inquietudini e le amarezze, la Kristof e' tra essi.

    "L'unica cosa che puo' far paura, che puo' fare male e' la vita, e quella la conosci gia'".

    ha scritto il 

  • 1

    Personaggi senza identità, senza nessuna adesione al mondo in cui vivono, con una percezione distorta e allucinata che li induce a compiere gesti aberranti. Delitti poco esemplari, come quello del rag ...continua

    Personaggi senza identità, senza nessuna adesione al mondo in cui vivono, con una percezione distorta e allucinata che li induce a compiere gesti aberranti. Delitti poco esemplari, come quello del ragazzo che uccide i professori più amati per salvarli dalla crudeltà dei compagni, o quello della moglie che uccide il marito per farlo smettere di russare. I gesti estremi vengono compiuti senza alcuna estetizzazione, solo con estraneità, con la consapevolezza, o forse l'intuizione che le menzogne non possono essere perdonate, che le soluzioni arrivano e arriveranno sempre tardi. Vite alla deriva che cercano ostinatamente di tornare a casa, di rivedere in faccia il proprio passato.
    Tra tutti i libri della Kristof che ho letto fin ora è quello che ho apprezzato di meno, perché non ha un filo logico, non c’è causalità, ogni azione si dispiega nel suo impeto, senza tante spiegazioni lasciate alla razionalità, ma forse, è proprio questo il punto chiave di questa raccolta di racconti, che però non ha colpito particolarmente il mio interesse.
    Quello che ho apprezzato di più, pur non ritenendolo un capolavoro, è il racconto omonimo che dà il titolo al libro.

    La vendetta

    «Si è voltato a destra, a sinistra, non vede nulla. Ha paura. Forse ha perfino pianto, non ne è sicuro perché la pioggia lo colpiva in viso.
    Sopra di lui, il cielo grigio; sotto, la cosa più vicina era il fango.
    Dice:
    – Perché te ne sei andata? Le tue mani di vetro sono trasparenti come l’acqua limpida dei ruscelli montani. Nei tuoi occhi leggo il silenzio, sul tuo viso il disgusto.
    L’indomani dice:
    – Il tuo viso è nero, piacere dal riso acuto, eppure vorrei raggiungere la montagna bianca, quella che cercano i viaggiatori sporgendosi dai finestrini di treni senza binari, senza speranza. Viaggiatori senza meta, che, giunto il momento, si appendono ai campanelli d’allarme. Si dondolano così, in compagnia di mio padre e, tra le ruote, i nostri figli mai nati piangono e gridano, e un milione di stelle indicano il cammino.
    Il terzo giorno dice:
    – Gli sconfitti hanno incassato i colpi senza restituirli. Ma sono diventati cattivi. A sera hanno attraversato il fiume, per aspettare l’ora dei conti dietro gli sbarramenti.
    Perfino gli innocenti furono abbattuti.
    L’ultimo giorno dice:
    – Non domandarmi, – i capelli al vento, – non domandarmi chi ha cominciato, non domandarmi chi ha finito. Tutto quello che so, è che c’è stato un primo colpo.
    – Ti vendicherò.
    Si è steso accanto a quello che era stato un corpo di donna, ha carezzato i capelli bagnati, o forse era soltanto erba.
    Allora cento uomini uscirono allo scoperto sul campo dilaniato dal fuoco e dissero:
    – Quando finiremo di piangere e di vendicare i nostri morti? Quando finiremo di uccidere e di piangere? Noi siamo i superstiti, i vili, incapaci di combattere, incapaci di uccidere. Vogliamo dimenticare, vogliamo vivere.
    L’uomo nel fango si è mosso, ha alzato l’arma e li ha abbattuti fino all’ultimo».

    ha scritto il 

  • 3

    Raccolta di 25 racconti, in media di due, tre paginette, che vola via in due ore scarse. Inevitabilmente conciso, è un epigrammatico resoconto del male esistenziale, una fugace occhiata ai rimpianti d ...continua

    Raccolta di 25 racconti, in media di due, tre paginette, che vola via in due ore scarse. Inevitabilmente conciso, è un epigrammatico resoconto del male esistenziale, una fugace occhiata ai rimpianti di una vita, una finestra spalancata sull'adamantino buio, non più luce, dell'animo umano. Alcuni racconti, "Il bambino" o " Sorella Line", sono nettamente fuori fuoco e si crogiolano nel loro pessimismo, ma vale la lettura già solo per "Le strade" e "La casa", il migliore tra tutti, nonché il più malinconico e poetico.

    ha scritto il 

  • 5

    C'è la vita in questi racconti, colta dal suo lato più disperato e inquietante. Vite banali, lasciate trascorrere nell'attesa o nell'indifferenza. C'è il rimpianto per quello che è stato o per quello ...continua

    C'è la vita in questi racconti, colta dal suo lato più disperato e inquietante. Vite banali, lasciate trascorrere nell'attesa o nell'indifferenza. C'è il rimpianto per quello che è stato o per quello che non è mai accaduto. C'è la soluzione feroce di piccoli fastidi quotidiani. C'è il tempo implacabile, che passa troppo in fretta, che non basta o che non passa mai. E c'è un amore quasi morboso per le cose. Non vi è interazione tra i personaggi, ma solo tra i protagonisti e le case, le strade, il buio, la paura. Su tutto, l'ombra della morte, che lega tra loro i venticinque racconti così come lega tra loro le vite di ognuno di noi. Sono storie scritte con la falce.

    ha scritto il 

  • 4

    Venticinque brevi racconti sul male di vivere, dipinto con toni che vanno dal tetro al rassegnato.
    Alcuni bellissimi (i miei preferiti, o forse quelli che ho sentito di più: "Un treno per il Nord", "L ...continua

    Venticinque brevi racconti sul male di vivere, dipinto con toni che vanno dal tetro al rassegnato.
    Alcuni bellissimi (i miei preferiti, o forse quelli che ho sentito di più: "Un treno per il Nord", "La campagna" e "Mio padre"), altri, se posso dirlo, un po' troppo surreali, almeno per i miei gusti.
    4 stelline, ma abbondanti.

    ha scritto il 

  • 4

    Lapidario

    Racconti brevissimi ma incisivi, talora brutali, sempre disturbanti per la loro spietatezza e laconicità. Solo una grande scrittrice può condensare in così poche battute un intero universo di dolore e ...continua

    Racconti brevissimi ma incisivi, talora brutali, sempre disturbanti per la loro spietatezza e laconicità. Solo una grande scrittrice può condensare in così poche battute un intero universo di dolore e rimpianto.

    ha scritto il 

  • 4

    Avrei dato cinque stelle a questo libro perché apprezzo molto lo stile di Agota Kristof, con le sue sentenze lapidarie, dirette, crude. L'unico motivo per cui non ho dato il massimo è il fatto che in ...continua

    Avrei dato cinque stelle a questo libro perché apprezzo molto lo stile di Agota Kristof, con le sue sentenze lapidarie, dirette, crude. L'unico motivo per cui non ho dato il massimo è il fatto che in questo libro ci sono alcuni richiami alla Trilogia della città di K., o meglio, dei punti in cui le somiglianze erano troppo forti e il racconto perdeva di originalità (per esempio ne "Il canale").

    ha scritto il 

  • 0

    "Perfino gli innocenti furono abbattuti. [...] Tutto quello che so è che c'è stato un primo colpo. [...] Quando finiremo di piangere e di vendicare i nostri morti? Quando finiremo di uccidere e di pia ...continua

    "Perfino gli innocenti furono abbattuti. [...] Tutto quello che so è che c'è stato un primo colpo. [...] Quando finiremo di piangere e di vendicare i nostri morti? Quando finiremo di uccidere e di piangere? Noi siamo i superstiti, i vili, gli incapaci di combattere, incapaci di uccidere. Vogliamo dimenticare, vogliamo vivere."

    ha scritto il 

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