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La vendetta del traduttore

Di

2.8
(22)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 288 | Formato: Altri

Isbn-10: 8831711792 | Isbn-13: 9788831711791 | Data di pubblicazione: 

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
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  • 3

    un libro per traduttori

    Mi sa che il caro Brice è un po' esaurito...


    Questo è decisamente un libro per traduttori. Il concetto fondamentale è intrigante: il traduttore deve "solamente" traghettare un romanzo da una lingua all'altra, senza aggiungere togliere migliorare peggiorare niente. Ma questa volta, stufo ma ...continua

    Mi sa che il caro Brice è un po' esaurito...

    Questo è decisamente un libro per traduttori. Il concetto fondamentale è intrigante: il traduttore deve "solamente" traghettare un romanzo da una lingua all'altra, senza aggiungere togliere migliorare peggiorare niente. Ma questa volta, stufo marcio di tradurre un libro pesante e noioso, il traduttore prende gradualmente coraggio, abbandona la sua invisibilità e le note a pié di pagina e prende il controllo del romanzo, alterandone permanentemente i contenuti, vendicandosi di questo autore incapace e dei suoi personaggi odiosi.

    Detto ciò, la confusione è enorme. Libri dentro libri dentro commenti dentro lettere dentro descrizioni infinite, certo, è scritto così bene che non ti accorgi che non è più il traduttore che parla ma il traduttore protagonista del romanzo che sta a sua volta traducendo un romanzo... insomma, l'ho apprezzato solo perchè ho studiato traduzione e capisco l'esaurimento nervoso con conseguente creatività selvaggia e vendicativa di Matthieussent. E mi immaginavo Elena Loewenthal che rideva come una matta e si prendeva, finalmente, la sua di vendetta.

    ha scritto il 

  • 2

    Propendo sempre per il beneficio del dubbio e pertanto devo ancora decidere se erano i riferimenti eruditi e i voli pindarici a renderlo illeggibile o se banalmente non avesse nè capo nè coda, peccato.

    ha scritto il 

  • 4

    Effetto Droste

    E se La vendetta del traduttore non fosse un libro di Brice Matthieussent, bensì un ottimo lavoro di Elena Loewenthal?
    Ne ho scritto qui: http://squilibri2.wordpress.com/2012/12/13/effetto-droste/
    :)

    ha scritto il 

  • 2

    La vendetta del lettore!

    Quanto mi dispiace che questo libro mi abbia annoiato tanto, specialmente dopo aver conosciuto l'interessante autore.
    Che confusione! Le storie che si intrecciano si confondono troppo tra loro, non c'è un filo narrativo. I personaggi sono noiosi e bidimensionali.
    Quello che avrebbe do ...continua

    Quanto mi dispiace che questo libro mi abbia annoiato tanto, specialmente dopo aver conosciuto l'interessante autore.
    Che confusione! Le storie che si intrecciano si confondono troppo tra loro, non c'è un filo narrativo. I personaggi sono noiosi e bidimensionali.
    Quello che avrebbe dovuto essere un viaggio nell'universo letterario più nascosto ma, forse unico utile a farci comprendere l'altro (non solo per la traduzione letterale da una lingua all'altra ma perché comporta un vero e proprio sforzo di avvicinare due o più culture), si è rivelato un groviglio senza capo né coda.

    ha scritto il 

  • 4

    E' di prima impressione un po' cervellotico, forse troppo, una storia di libri e meta-libri, traduzioni e meta-traduzioni, incastrate fra loro come matrioske. Non è facile capire chi siano i personaggi "reali", del libro stesso, e quali quelli "fittizi", del libro di secondo livello. Nonostante l ...continua

    E' di prima impressione un po' cervellotico, forse troppo, una storia di libri e meta-libri, traduzioni e meta-traduzioni, incastrate fra loro come matrioske. Non è facile capire chi siano i personaggi "reali", del libro stesso, e quali quelli "fittizi", del libro di secondo livello. Nonostante la difficoltà ho trovato l'argomento molto interessante e molto poco frequentato.

    ha scritto il 

  • 3

    Quante volte capita di incontrare quei libri la cui trama si preannuncia strepitosa, quasi geniale, ma che poi si rivelano molto meno geniali di quanto non sembrasse? A me "La vendetta del traduttore" ha dato proprio questa impressione.
    Mi è piaciuto ugualmente tantissimo, soprattutto per l ...continua

    Quante volte capita di incontrare quei libri la cui trama si preannuncia strepitosa, quasi geniale, ma che poi si rivelano molto meno geniali di quanto non sembrasse? A me "La vendetta del traduttore" ha dato proprio questa impressione.
    Mi è piaciuto ugualmente tantissimo, soprattutto per l'idea davvero originale (anche se ho il sospetto che sia stata ispirata a "La città dei libri sognanti" di Moers, in cui veniva lanciata l'idea di un romanzo composto interamente da note a pié di pagina), ma a dispetto di questo mi ha lasciato ben poco.
    D'accordo, i capitoli iniziali, quelli in cui il traduttore elimina senza rimpianti tutte le varie "schifezze stilistiche" (comprese le metafore assurde, che mi hanno fatto schiattare dal ridere), sono davvero ben scritti, ma al contrario la seconda parte mi è sembrata tremendamente insipida: tutto troppo contorto, addirittura confusionario. A tratti ho davvero faticato a seguire il filo e a comprendere i vari intrecci.
    Chi mi conosce sa bene che i cosiddetti "libri che parlano di libri", ovvero quei romanzi in cui si viene a creare una storia nella storia, mi fanno quasi sempre impazzire... ma "La vendetta del traduttore" mi ha deluso, più che altro.
    La sensazione era che l'autore sapesse fin troppo bene di aver avuto un'ottima idea da sviluppare e che, per questo motivo, se la stesse tirando in modo eccessivo... insomma, avrebbe potuto fare molto meglio!

    ha scritto il 

  • 4

    Quando ho iniziato questo libro non sapevo proprio in che genere collocarlo. Non mi sembrava affatto un romanzo, né un saggio, né una raccolta di riflessioni o di racconti o di note a pie’ di pagina, anche se effettivamente all’inizio si presenta in quest’ultima veste. Pagina dopo pagina, però, h ...continua

    Quando ho iniziato questo libro non sapevo proprio in che genere collocarlo. Non mi sembrava affatto un romanzo, né un saggio, né una raccolta di riflessioni o di racconti o di note a pie’ di pagina, anche se effettivamente all’inizio si presenta in quest’ultima veste. Pagina dopo pagina, però, ho scoperto che era qualcosa di diverso.
    Più che di un romanzo vero e proprio, si tratta di un romanzo nel romanzo nel romanzo nel romanzo... E così via. Perché a narrare è un traduttore, e a poco a poco ci immergiamo nel romanzo su cui sta lavorando, il quale, manco a dirlo, parla del rapporto fra un traduttore americano, David Grey, e il “suo” autore francese, Abel Prote, il cui ultimo romanzo è intitolato (N.d.T.) ed è composto interamente da note a pie’ di pagina, esattamente come il libro di Matthieussent stesso. Vi siete persi? Pure io, all’inizio.
    Si tratta di un interminabile gioco di specchi tra autore, testo e traduttore che lascia disorientati e confusi: chi ha scritto cosa? Di chi è la responsabilità degli eventi narrati? Fino a che punto il traduttore può intervenire sul testo e modificarlo a sua discrezione? Il romanzo che il narratore sta traducendo si intitola, per l’appunto, La vendetta del traduttore. E a mano a mano che traduce, il nostro eroe inizia a modificare, tagliare, aggiungere interi paragrafi, insomma ci mette del suo fino a sostituirsi quasi completamente all’autore. Cosa che un professionista non dovrebbe mai fare, ovvio, ma ammettiamolo, la tentazione è venuta almeno una volta a chiunque abbia provato a fare questo mestiere: quando un romanzo è mediocre, oppure ha del potenziale ma non lo sfrutta, sarebbe tanto bello poterlo purgare, arricchire, migliorare secondo il nostro personalissimo giudizio. Ed è proprio ciò che fa Matthieussent con questo libro: si toglie lo sfizio.
    A un certo punto il traduttore entra letteralmente nel testo su cui sta lavorando, con grande sconcerto dei protagonisti, e diventa lui stesso un personaggio: si ritrova così traduttore di se stesso, onnisciente perché ha già tradotto le pagine che ora sta vivendo, e quindi le conosce a memoria. Un traduttore, infatti, conosce il testo ancora meglio dei personaggi che lo vivono, perché deve stare attento a ogni sfumatura, scegliere con cautela ogni parola e descrivere ogni oggetto in scena, cose a cui vivendo non sempre si fa attenzione. Ma a un certo punto qualcosa comincia a cambiare e a discostarsi dal testo scritto, grazie alla più intraprendente e disinibita dei personaggi...
    Un libro costruito con maestria sfruttando innumerevoli labirintici livelli, un testo in cui ci si immerge a poco a poco: all’inizio sembra che la vendetta del traduttore consista semplicemente nel proliferare di note a pie’ di pagina (peraltro senza che il testo sopra sia presente) e nella spiegazione di come il traduttore modifica il romanzo, ma poi diventa molto di più, riuscendo ad appassionare e coinvolgere il lettore, che rimane stregato dalle implicazioni fantascientifiche del lavoro del traduttore.
    Sicuramente uno sfoggio di stile, ma anche un buon romanzo, se si riesce a superare la barriera delle prime pagine e, proprio come fa il traduttore, si sfonda la riga che separa il testo dalle note a pie’ di pagina per entrare prepotentemente nel romanzo stesso.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    L’ho preso in mano piena di curiosità, questo nuovo “caso letterario” francese. L’ultima volta, con “L’eleganza del riccio”, rimasi più che soddisfatta. Mi aspettavo, quindi, qualcosa di simile, o perlomeno, di pari qualità. La vicenda di un traduttore che, trovandosi di fronte un romanzo mediocr ...continua

    L’ho preso in mano piena di curiosità, questo nuovo “caso letterario” francese. L’ultima volta, con “L’eleganza del riccio”, rimasi più che soddisfatta. Mi aspettavo, quindi, qualcosa di simile, o perlomeno, di pari qualità. La vicenda di un traduttore che, trovandosi di fronte un romanzo mediocre quanto banale, decide di prendere in mano la situazione, tagliuzzando qua e là avverbi ed aggettivi di troppo, evidenziando la propria riprovazione ed aumentando costantemente la propria influenza sul testo nelle note a pié di pagina, fino a soppiantare del tutto l’autore. Affascinante, considerato che anch'io, un giorno, ambisco al campo dell’editoria, in veste di questo personaggio che “si muove in incognito, disincarnato fantasma docile e fedele come l’ombra al corpo, inevitabilmente a immagine dell’altro, di questo chiassoso vicino che si mostra in piena luce”.
    E’ di questo che tratta il libro. Ma in modo totalmente opposto di quello che mi aspettavo.

    Dopo gli iniziali capitoli, nel quale il protagonista/traduttore/scrittore spulcia, alleggerisce, taglia ed aggiunge propri brani nel testo di un ignoto autore americano, ci immergiamo, in medias res, nel romanzo vero e proprio su cui sta "lavorando", “La vendetta del traduttore”, un intreccio senza fine tra l’autore di un romanzo francese (N.d.T.) ed il suo traduttore americano. Il primo, Abel Prote,è l’unico personaggio con un certo spessore psicologico, un uomo “odioso, manipolatore, nefasto, arrogante, intelligente ma egoista, colto ma pedante”, insomma il tipico “cattivo” che dopo essere stato lasciato dall’amante/segretaria, Doris, si vendica in ogni modo possibile e immaginabile del secondo, David Grey, giovane ingenuo quanto permaloso. Insomma, si tratta di un romanzo ad incastri e fino a qui va bene (più o meno, che banalità!).
    Continuando la lettura, tuttavia, l’intreccio si complica ulteriormente fino ad arrivare a comprendere lo stesso scrittore/traduttore che ad un certo punto scavalca le righe del testo per entrare dentro alla vicenda, puff! Non siamo più dinanzi, quindi, ad un romanzo continuamente corretto e “bistrattato”, bensì ad un metaromanzo nel quale si confondono i piani della narrazione, senza alcun supporto logico/narrativo, con lo scrittore che diviene un personaggio a tutti gli effetti: da qui il racconto perde di senso, diventando a tratti anche noioso. Alcuni brani poi, sono addirittura superflui,senza alcun legame con la vicenda: il lungo e straziante sogno di David, oppure la ripresa di Lolita, il famoso personaggio di Vladimir Nabokov, fuori luogo, privata del suo spessore ed appiattita in un ruolo frivolo, grottesco, che fa sfumare la profondità della sua triste vicenda.
    Allo stesso modo l’entrata in scena del traduttore/scrittore perde ogni suo possibile fascino quando comincia a modificare il testo originale soltanto per i propri comodi, fino ad una conclusione patetica utile soltanto a dimostrare l’ebbrezza dell’onnipotenza, quella che ogni traduttore vorrebbe provare quando “si mette le mani nei capelli per conto di terzi” ma non può correggere nulla perché “è invisibile, trasparente, il testo deve restare quello che è, non è suo. Lui lo traghetta solo”.

    Infine, qualcuno mi spieghi perché Doris fa in modo che la corrispondenza libro/realtà sia sempre un po’ distorta,se non esce fuori alla fine del romanzo, perché far sì che ciò accada?!

    Mi spiace, ma non ci siamo proprio.

    ha scritto il