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La vendetta del vichingo

Di

Editore: Piemme (Piemme pocket)

3.5
(124)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 413 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8838433542 | Isbn-13: 9788838433542 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Gianna Lonza

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , History , Travel

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Descrizione del libro
Mar Baltico, 1019 d. C. Il mare è in tempesta, onde altissime si infrangono sulla nave vichinga dell'esercito di re Canuto. Non c'è più traccia dei ribelli delle terre dell'estremo Nord che poche ore prima hanno scatenato la rivolta. All'improvviso, dietro un'onda spunta un vascello, poi due, poi tre:la bandiera è quella degli alleati, comandati dal signore di Ulf. Ma non sono venuti in aiuto dei Vichinghi. Il loro obiettivo è l'attacco. La collisione tra le navi avviene prima che l'esercito vichingo possa reagire. Lo scontro è durissimo. Poi tutto diventa silenzio e oscurità: i corpi dei Vichinghi giacciono senza vita sul ponte del vascello. L'unico superstite è Thorgils Leiffson, discendente del grande Erik il Rosso. A lui il compito di tornare a corte e denunciare il tradimento, prima che sia troppo tardi, prima che il re concluda un'alleanza destinata a distruggerlo per sempre. Di ritorno in patria, però, Thorgils non trova la gloria, ma l'esilio: su di lui pende l'accusa di essere l'amante della regina. Inizia così per Thorgils un lungo viaggio, che lo porterà fino alta lontana Bisanzio dove, tra le file della guardia imperiale, cercherà la sua vendetta.
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  • 4

    dalle terre del Nord a quelle fino a Bisanzio

    Bel libro ma non proprio da 4 ma da 3,5 stelle. Si legge in fretta ed è abbastanza movimentato. Le sorprese non mancano anche se un pò te le aspetti.
    Insomma un libro per svagarsi e magari leggere sotto l'ombrellone.

    ha scritto il 

  • 3

    Per la barba di Odino.

    Tim Severin è uno che si diverte. Era ancora un under graduate ad Oxford quando nel 1961 intraprese il primo dei suoi viaggi, che solo anni dopo sarebbero diventati resoconti—o travelogues, per usare un termine di moda. A quel primo exploit, appropriatamente sulle orme di Marco Polo ...continua

    Tim Severin è uno che si diverte. Era ancora un under graduate ad Oxford quando nel 1961 intraprese il primo dei suoi viaggi, che solo anni dopo sarebbero diventati resoconti—o travelogues, per usare un termine di moda. A quel primo exploit, appropriatamente sulle orme di Marco Polo, ne seguirono molti altri, sempre sulla scorta di un’autorità letteraria storica, o non di rado narrativa: Giasone degli Argonauti, Sindbad delle Mille e una notte, Ulisse, Genghis Khan, e avanti di questo passo. Tra 1976 e 1977, Severin si costruì un’imbarcazione secondo le tecniche in uso all’epoca di San Brendano (VI sec.), per dimostrare che la Navigatio Sancti Brendani Abbatis narra di un viaggio nientemeno che al Nuovo Mondo. E riuscì a replicare la presunta traversata dell’oceano, con tanto di soste alle Ebridi e in Islanda. L’ultima sua impresa, nel 1999, seguì il tragitto del Pequod.

    A quel punto, a sessant’anni compiuti, Severin deve aver pensato di averne combinate a sufficienza. I suoi travelogues si vendono a secchiate, e gli hanno guadagnato anche riconoscimenti ufficiali. Ma il nostro Tim non sa starsene quieto, e ha iniziato a comporre cicli di narrativa storica. Ovviamente, non avendo più l’impegno dei suoi viaggi, gli rimane più tempo per la scrittura; tanto che l’intera trilogia di cui questo volume è il secondo capitolo è stata pubblicata in un singolo anno, il 2005.
    Ora, non sottilizziamo sul fatto d’iniziare la lettura di una trilogia a partire dal capitolo di mezzo: ho avuto gentilmente il volume in prestito da un’aNobiana mia concittadina, che a sua volta l’ha acquistato a meno di €3 (l’immagine del secchio, poco sopra, non era casuale).

    Protagonista della saga Viking è Thorgils Leifsson: nato alle soglie dell’anno Mille in Groenlandia, nei possedimenti terrieri del padre; cresciuto in Irlanda, Islanda, Scozia e ovviamente Vinland (che vichingo sarebbe, altrimenti). Non so quanti di questi dettagli facciano parte del primo volume della saga e quanti invece costituiscano semplicemente il background del personaggio. Nell’uno o nell’altro caso, il primo difetto della saga è evidente: Thorgils soffre di un involontario Wanderlust pari solamente a quello del suo creatore, e nel corso dei suoi vagabondaggi riesce ad essere presente praticamente a tutti gli eventi chiave del periodo, sopra il Mare del Nord e non solo. All’inizio di questo secondo volume lo troviamo, appena diciannovenne, a letto con Aelfgifu, regina e moglie nientemeno che di Canuto il Grande, re vichingo d’Inghilterra (e a chi stesse pensando che il nome Aelfgifu è il dettaglio più inverosimile dell’intera questione, faccio notare che questi sono personaggi storici), alla cui corte Thorgils è arrivato accompagnando il suo maestro, un aedo islandese. Ed ecco il secondo difetto: fin dal primo capitolo, Severin strizza tutti gli occhi strizzabili agli appassionati di storia nordica, in modo fin troppo smaccato: gli scaldi, le kenningar, il martello di Thor, poi Tyr & Gleipnir & Fenrir...

    Al contempo, è chiaro che dietro la narrazione c’è una vasta ricerca storica, spero accurata, e che l’autore non perde occasione di usare il suo personaggio per svelarci man mano nuovi dettagli della vita in quel periodo e a quelle latitudini. Scopriamo così delle rivalità politiche tra vichinghi pagani e sassoni cristiani; delle norme che regolano il conio regale; dei vichinghi di Jom; e avanti spoilerando.

    Certo, Thorgils gode di un tasso di paraculaggine strepitoso: dopo aver guarda caso ricevuto l’invito ad unirsi al seguito di Aelfgifu nella visita regale di costei a Northampton, viene sbrigativamente assegnato come aiutante all’addestratore dei cani da caccia, che però guarda caso è anche falconiere privato della regina, il cui migliore uccello appartiene ad una specie che vive guarda caso solamente in Groenlandia, &c.
    L’apice del parossismo si raggiunge con l’entrata in scena di Grettir il Forte, figura (forse) storica cui è perfino dedicata una saga islandese, la Grettis saga Ásmundarsonar. Per la cronaca, il titolo originale del volume, Sworn Brother, ovvero “fratello di sangue”, fa riferimento appunto al legame tra Grettir e Thorgils; e anche il cinematografico titolo italiano si ricollega alle vicende di Grettir. Senonché nelle pagine di Severin Grettir è perseguitato da una sfiga di proporzioni quasi cartoonesche: dovunque vada ci scappa il morto, possibilmente più d’uno, e a causa della sua pessima fama Grettir viene sistematicamente incolpato. Una sorta di Will E. Coyote a rovescio.

    Severin usa in fin dei conti la stessa tecnica narrativa impiegata dai Wu Ming per il loro Q: inserire un personaggio fittizio come un foglio di carta nelle crepe della storia. Il problema è che Thorgils Leifsson è il peggior prezzemolino dell’anno Mille: in pochi anni gira buona parte dell’Europa del Nord (e non solo, con un periodo in particolare di pendolarismo tra il continente e l’Islanda, che insomma non è propriamente dietro l’angolo), rimbalzato da un colpo di scena all’altro, scivolando tra le mansioni più disparate, scampando alle sventure che invece di volta in volta fanno piazza pulita dei suoi contatti; e chi tra loro rimane in vita ricompare con un tempismo sospetto.
    Questo si rivela però, tipicamente, anche il maggior pregio dell’opera: che è avvincente, avventurosa, condotta sapientemente con un ritmo che cattura il lettore. Tra i romanzi d’intrattenimento questo meriterebbe forse più del giudizio (solamente) buono che gli ho dato io; ma di solito io non leggo romanzi d’intrattenimento, e devo quindi misurarlo con il metro che uso per Melville e Omero.

    Ah, lo scorso agosto è uscito Saxon: The Book of Dreams, primo capitolo di una trilogia ambientata ai tempi di Carlo Magno, annunciata come follow-up (meglio sarebbe dire prequel) di Viking. Per i medievalisti sarà imperdibile.

    ha scritto il 

  • 4

    Finalmente un romanzo scritto da un esploratore con l'occhio da regista. Consigliato a chi ama i viaggi, la storia e soprattutto il Grande Nord, per la ricchezza di dettagli ed informazioni antropologiche.

    ha scritto il 

  • 4

    continua il viaggio con thorgils

    eccomi a recensire il secondo libro della saga di tim severin, dopo il primo libro "il vichingo" da me già recensito è la volta del secondo libro. non ho resistito alla curiosità e dopo pochi giorni che ho finito il primo capitolo mi sono procurata in biblioteca gli altri due.


    questa volta ...continua

    eccomi a recensire il secondo libro della saga di tim severin, dopo il primo libro "il vichingo" da me già recensito è la volta del secondo libro. non ho resistito alla curiosità e dopo pochi giorni che ho finito il primo capitolo mi sono procurata in biblioteca gli altri due.

    questa volta accompagniamo il nostro eroe dai suoi ventanni al suo arrivo a bisanzio, arrivo avvenuto ad un'età indefinita dato che spesso durante la narrazione mi è capitato di leggere "mi fermai lì per un anno, mi fermai là per due anni", deduco quindi che approsimativamente il nostro caro eroe abbia all'incirca 35-40 anni ma non ho fatto il calcolo esatto. il nostro libro comunque inizia nel 1019 d.c. e negli anni thorgils (nome impronunciabile del nostro eroe, decisamente nordico) si ritrova a viaggiare e vivereincredibili avventure, che ovviamente non vi racconto per non rovinarvi la sorpresa.

    sicuramente il libro ha uno stile accattivante, molto scorrevole tanto che le 400 pagine del libro sono volate in un paio di giorni (devo ammettere che però quando mi appassiono sono molto veloce a leggere...), ribadisco quello già detto in precedenza: questo scrittore non lo conoscevo ma sicuramente è stata una piacevole scoperta. non c'è paragone con cornwell per quanto riguarda la ricostruzione delle battaglie, ma devo ammettere che è ben scritto e fedele a quanto accadeva in quel periodo. come sempre severin coglie l'occasione per farci conoscere, tramite i viaggi di thorgils, la vita di diverse popolazioni. si parte da londra ma si arriva senza problemi a scoprire una delle popolazioni autoctone della tundra e scoprire come vivevano fra i ghiacci e andava a caccia. particolare attenzione viene posta nel rapporto deli personaggi con l'aldilà: spiriti, visioni, maghi e stregoni sono spesso presenti e fanno da maestri a thorgils che possiede la seconda visione.

    il titolo "la vendetta del vichingo" fa riferimento alla vendetta messa in atto in seguito alla morte di grettir (fratello di sangue di thorgils nella finzione lettaria) le cui gesta sono narrate nella saga di grettir scritta nel 1325, e riportata in parte nella postfazione del libro. ovviamente il libro non è incentrato su grettir ma sul nostro eroe thorgils, che però lo incontra psesse volte nei suoi viaggi e con cui ha un rapporto molto stretto. questo per dire che nonostante ci sia molta finzione letteraria in questo libro, allo stesso tempo c'è molto di vero. lo scrittore ha ricostruito personaggi, vicende, battaglie e conquiste basandosi su dati e racconti storici, ovviamente romanzando un po' la vita del protagonista che altrimenti non avrebbe potuto partecipare a così tanti eventi in una volta sola.

    non mi resta che invitarvi alla lettura, anche se ovviamente vi consiglio di partire dal primo volume, sebbene non sia poi così indispensabile. non ci sono praticamante riferimenti a ciò che si conosce dal primo volume e se ci sono sono riportati chiaramente, tanto che per chi l'ha letto sono un'inutile e dettagliata ripetizione.

    ha scritto il 

  • 2

    Banale e scipito

    e' la storia di un vichingo, Thorglis, che vaga per terre, trova un fratello “di sangue”, subisce ingiustizie, si vendica.
    Piuttosto banale e scipito, anche se non scritto male. A tratti e' poetico, questo si,sembra che il protagonista abbia una certa storia interiore, piu' che particolari ...continua

    e' la storia di un vichingo, Thorglis, che vaga per terre, trova un fratello “di sangue”, subisce ingiustizie, si vendica.
    Piuttosto banale e scipito, anche se non scritto male. A tratti e' poetico, questo si,sembra che il protagonista abbia una certa storia interiore, piu' che particolari avventure.

    ha scritto il 

  • 4

    3stelline e mezza sarebbe stato l'ideale.
    Per certi aspetti deludente,"La vendetta del vichingo" dove sta il vichingo? E la vendetta?
    A me sembra più un uomo che prende la vita come viene.

    ha scritto il 

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