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La verità dell'Alligatore

Di

Editore: E/O (Tascabili E/O; 105)

3.8
(1696)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 257 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Francese , Spagnolo , Greco

Isbn-10: 8876413529 | Isbn-13: 9788876413520 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri , eBook

Genere: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
L'alligatore è un uomo ossessionato dal desiderio di verità e di giustizia. Ex cantante di Blues, ingiustamente condannato a sette anni di carcere, gli è rimasta addosso la fragilità degli ex detenuti. I suoi metodi e le sue alleanze poco ortodosse ne fanno un detective sui generis, senza fiducia nella polizia e nella magistratura. Il suo solo compagno di indagini è il vecchio Rossini, un malavitoso vecchio stile con un suo codice di comportamento e una sua morale. I due intuiscono presto che gli omicidi di due donne, imputati a un povero tossico, sono in realtà maturati nei corrotti ambienti di una certa borghesia di provincia...
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  • 4

    “Quando la vidi entrare, tailleur costoso e borsa rigida da professionista, capii subito che mi sarei perso parte del concerto di Cooper Terry che stava iniziando in quel momento”.

    Inizia così, in mod ...continua

    “Quando la vidi entrare, tailleur costoso e borsa rigida da professionista, capii subito che mi sarei perso parte del concerto di Cooper Terry che stava iniziando in quel momento”.

    Inizia così, in modo diretto ed asciutto (come in un noir degli anni '40), il primo capitolo della lunga serie dell'Alligatore, il detective con la passione per il blues e per il Calvados nato dalla mente dello scrittore Massimo Carlotto.
    Sin dalle prime pagine il personaggio si racconta, senza nascondere nulla, al lettore: a cominciare dal periodo in galera, frutto dell'ospitalità per uno sconosciuto, negli anni del terrorismo rosso:
    “Una sera era arrivato un tizio dall’accento romano, con una borsa sportiva e una faccia che avevo già visto da qualche parte. Ci arrestarono all’alba. Lui è ancora dentro, io gli ho fatto compagnia per sette lunghi anni. Per cavarmela con molto meno avrei dovuto firmare certi verbali e riconoscere certe facce”.

    A poco a poco scopriamo chi fosse Marco Buratti, prima di diventare l'Alligatore: “Prima di finire nei guai ero il cantante di un gruppo, gli Old Red Alligators, e fu così che iniziarono a chiamarmi Alligatore”.

    I contatti col mondo della piccola criminalità gli hanno permesso di ritagliarsi un piccolo ruolo per investigazioni private, senza tessera naturalmente, ma dietro compenso.
    “Dalla galera sono uscito senza più la voglia di cantare e suonare. Mi va solo di ascoltare. E di continuare a bere. Ormai soltanto calvados, tutto ciò che mi rimane di una donna perduta in Francia [..]Da allora svolgo piccole indagini per tutti quei legali che hanno bisogno di entrature nel mondo della malavita. Solo dietro compenso, naturalmente”.

    Piccoli lavori, in una piccola città di provincia.
    Lavori facili puliti: questo prima di incontrare l'avvocato Foscarini che gli chiede di occuparsi di un suo cliente, condannato anni prima per un omicidio e ora in regime di semilibertà. Ora scomparso dalla circolazione. L'avvocato teme che il suo cliente compia qualche sciocchezza: nel raccontare i fatti però, il suo atteggiamento tradisce uno strano attaccamento, a questa persona.
    “Questa sua partecipazione emotiva stava a indicare che mi trovavo di fronte a una situazione quantomeno insolita”.
    Inizialmente scettico, Buratti si mette in modo muovendosi nel mondo del piccolo spaccio, ed interrogando i compagni di detenzione, anche loro in semilibertà. Scopre che Magagnin aveva da tempo una relazione con una donna, che lo veniva a prendere tutti i giorni.
    Questa donna è un'insegnante che Buratti va a trovare a casa: dove però trova solo il suo cadavere
    “Omicidio, senz’ombra di dubbio. Un sacco di coltellate: alcune decine concentrate sul tronco, una, dai bordi slabbrati, alla radice del collo”.

    Un altro omicidio e il colpevole non può che essere la persona che sta cercando, che ha ripreso a bucarsi e che ha commesso lo stesso reato per cui era stato condannato anni prima.
    Ma qui iniziano le prime stranezze, che solo un investigatore come l'Alligatore è capace di cogliere.
    Dettagli sul corpo della vittima, sul suo orologio.
    La vittima, la professoressa Piera Belli, poi, era stata giudice popolare nella Corte d'Assise che nel 1976 lo aveva condannato.
    Entra qui in scena il secondo personaggio del mondo dell'Alligatore:
    “Era arrivato il momento di fare entrare in scena Beniamino Rossini, meglio noto nell’ambiente come il “vecchio Rossini”, per distinguerlo dai suoi numerosi fratelli.[..]Uno degli ultimi rappresentanti della vecchia malavita milanese, la cui specialità erano le rapine ai furgoni portavalori”.
    Assieme riescono a trovare l'uomo che, chiaramente, diventa il principale indiziato della morte della professoressa. Assieme a Rossini, riescono a ritrovare il fuggitivo, che nonostante tutto, si dichiara innocente.
    Innocente e senza alcuna voglia di consegnarsi né al suo avvocato né tantomeno alle forze dell'ordine.
    La sua latitanza dura poco: rimasto solo, Magagnin si uccide con un ultimo buco nella vena. Forse per un senso di rimorso.
    O forse no.
    Perché, rileggendosi le carte dell'omicidio della professoressa Belli, ottenute grazie all'aiuto dell'avvocato Foscarini, Buratti scopre un dettaglio che finalmente gli fa comprendere la verità.
    Non avevano capito niente di come erano andate le cose.

    Magnagnin era veramente innocente, quanto meno della morte della Belli.
    E questo è solo l'inizio di un giallo che diventa, pagina dopo pagina, sempre più complicato: “ogni volta che si arrivava a qualche verità, si scopriva subito che dietro di essa se ne celava un'altra. Come in una scatola cinese”.

    E qual'è questa verità “dell'alligatore”? Un mondo di piccole perversioni di cui fanno parte tanti professionisti della borghesia padovana.
    Sesso, droga, ricatti.
    Ma non solo.
    In casa della Belli, dietro uno scaffale ben nascosto, l'Alligatore e Rossini trovano delle carte del vecchio processo, quello per la morte della signora Mocellin Bianchini.
    Moglie in seconde nozze di un importante industriale.
    Amante di un importante avvocato del foro.
    Uomini potenti, dalle vaste conoscenze, capaci di condizionare la macchina della giustizia, giudici, consulenti, altri imprenditori.
    Un sistema capace di proteggere i suoi membri e le loro trame, a qualunque costo.

    Che fare allora? La seconda parte del libro è il racconto di una guerra. Perché i nostri investigatori hanno sollevato un polverone così alto, mandando certe carte ad un giornalista abbastanza coraggioso dal volerle pubblicare, che ora devono nascondersi.
    E per salvare la pelle, dovranno puntare alto. Molto in alto.
    E farsi aiutare da tanti personaggi, di quel mondo a metà tra criminalità e legge, reduci di vecchie battaglie perse, come Max la Memoria o il Colonnello.

    Perfetto come un orologio, veloce come una pallottola, reale perché scritto basandosi sulle sue conoscenze di quel mondo a confine tra legalità e illegalità: ne “La verità dell'Alligatore” inizia ad uscir fuori il mondo della borghesia di provincia con tutte le pubbliche virtù e i vizi privati. E' il nordest dell'arricchimento facile, dei cittadini “talmente onesti che in tribunale non ci sono mai stati, nemmeno come testimoni”.
    Terreno fertile per criminali in doppio petto e la fedina pulita, e di criminali con un senso di giustizia tutto loro.

    ha scritto il 

  • 0

    "Il grande amore della mia vita io l'avevo già incontrato ma mi aveva lasciato mentre scontavo l'ultimo anno, in semilibertà. Mi aveva scritto una lettera dalla Bretagna, poche righe: Mi fermo qui. Un ...continua

    "Il grande amore della mia vita io l'avevo già incontrato ma mi aveva lasciato mentre scontavo l'ultimo anno, in semilibertà. Mi aveva scritto una lettera dalla Bretagna, poche righe: Mi fermo qui. Un altro paese, un'altra vita, un altro uomo. Non ti amo più e ti dimenticherò. Buona fortuna...
    Credetti di impazzire e appena potei andai a cercarla. Ero certo di riuscire a convincerla a tornare con me. La trovai in una trattoria di Brignogan, intenta a mangiare ostriche e bere chablis in compagnia di un tizio che non mi assomigliava affatto. Non mi vide entrare. Era troppo occupata a essere innamorata. Notai che si era sfilata una scarpa, il suo piede accarezzava una gamba dell'uomo.
    Mi avvicinai al banco. Le mascelle erano così serrate che non riuscii a ordinare nulla. L'oste mi squadrò, poi mi sorrise e mi mise davanti una dose abbondante di un liquore ambrato.
    Le mani mi tremavano e dovetti usarle entrambe per portarlo alle labbra. Bevvi a piccoli sorsi. Mi sentii meglio. Molto meglio.
    >.
    disse, dandomi un buffetto sulla testa.

    ha scritto il 

  • 3

    E' più interessante, come spesso in Carlotto, l'extra-testo del testo. Romanzo che, nonostante molte arruffaggini e diverse sciatterie stilistiche, non può essere tirato da parte, per il senso di una ...continua

    E' più interessante, come spesso in Carlotto, l'extra-testo del testo. Romanzo che, nonostante molte arruffaggini e diverse sciatterie stilistiche, non può essere tirato da parte, per il senso di una certe temperie anni Novanta, nondimeno.

    ha scritto il 

  • 0

    «To have the blue devils»

    L'alligatore vive mimetizzato nelle paludi, silenziosamente si nasconde e avanza nelle acque melmose fra le mangrovie; con i suoi piccoli occhi mobili osserva tutto e tutti, senza perdere di vista nul ...continua

    L'alligatore vive mimetizzato nelle paludi, silenziosamente si nasconde e avanza nelle acque melmose fra le mangrovie; con i suoi piccoli occhi mobili osserva tutto e tutti, senza perdere di vista nulla, senza sembrare interessato a nulla.
    Ma quando spalanca le fauci per attaccare, divora la sua preda senza pietà, annientandola.

    Allo stesso modo Marco Buratti, vive la sua esistenza di ex carcerato accusato ingiustamente di un reato ormai scontato, senza far mai parlare di sé e con un indirizzo sconosciuto a tutti, amici e non, fra le notti buie che trascorre nei locali di Padova dove si suona il blues, i bicchieri di Calvados che accompagnano le sue serate, e le piccole investigazioni che solo chi, come lui, si muove a proprio agio nel sottobosco della malavita locale, è in grado di svolgere.
    È un disilluso, un idealista, un cliché, forse.
    Ma lo diciamo oggi che sono passati vent'anni da quando il primo romanzo della serie dell'Alligatore di Massimo Carlotto è stato pubblicato, oggi che di investigatori, commissari e vicequestori un po' cinici e disillusi, sentimentalmente a riposo e fedeli solo all'alcol, alla musica o alla buona cucina, sono piene le pagine di gialli e noir.
    Ma l'Alligatore è anche un uomo che non riesce a resistere alla tentazione di rischiare il tutto per tutto per un senso di giustizia che si porta dentro da quando da quella giustizia dei processi e degli avvocati, delle sale di tribunale e delle indagini superficiali, è stato tradito.
    E così quando gli capita fra le mani un'indagine un po' particolare - cercare di ritrovare un tossico in semilibertà scomparso all'improvviso e condannato per un omicidio avvenuto vent'anni prima - e di inciampare accidentalmente in un secondo cadavere, e di comprendere che forse lo scomparso non è colpevole né dell'uno né dell'altro omicidio che cercano di accollargli, non può fare a meno di buttarsi a capofitto in un'indagine che non gli è stata commissionata da nessuno.
    Si muove nel silenzio, spesso da solo, ma aiutato anche da personaggi che come lui con la giustizia hanno avuto a che fare, che nelle carceri sono passati, il più delle volte a ragione, come il Beniamino Rossini - un vero amico, un malavitoso alle soglie della pensione, il suo "braccio armato" - o Max la Memoria - l'analista, un cane sciolto, un latitante legato agli ambienti dell'eversione - o Il Colonnello - un ex terrorista, un vero e proprio stratega - che sono per l'Alligatore il trait d'union tra la legalità e e l'illegalità.

    A fare da sfondo all'indagine, il Nord-est, la Padova bene degli ambienti intoccabili, quelli dei professionisti, dei giudici e degli avvocati, delle cliniche private e delle famiglie borghesi, e un'epoca, quella della fine degli anni Novanta, in cui in Italia ci si illudeva ancora che Tangentopoli potesse aver spazzato via un sistema fatto di corruzioni e mazzette e in cui i più deboli erano pedine di scambio per i potenti.

    Non c'è consolazione nei noir, diceva Massimo Carlotto qualche sera fa durante la presentazione del nuovo romanzo della serie dell'Alligatore alla quale ho assistito, ed è proprio così: il giallo trova sempre i colpevoli e li assicura alla giustizia: ma giustizia, alla fine, ci dice anche questo noir, è veramente fatta?

    Una scrittura che oggi forse appare un po' troppo datata, soprattutto nei dialogohi fra Buratti e Rossini, ma che forse deve il suo manierismo più al calco di alcuni romanzi e di certi film di genere - l'hard boiled e il noir, appunto - che non al passare del tempo, ma che trova il pretesto e l'accordo, secondo me riuscito, nella ricerca, che scava nella realtà sociale e nella cronaca reale, e nella denuncia, di sistemi e connivenze ormai ben saldate fra loro.

    ha scritto il 

  • 3

    La macchia sul cuore..

    Questo è un libro della mia biblioteca e ricordo di averlo visionato un po' di tempo fa.
    E' la storia di un ex cantante di blues, condannato ingiustamente e che si è fatto 7 anni di carcere senza aver ...continua

    Questo è un libro della mia biblioteca e ricordo di averlo visionato un po' di tempo fa.
    E' la storia di un ex cantante di blues, condannato ingiustamente e che si è fatto 7 anni di carcere senza aver compiuto alcun reato.
    Questa dolorosa vicenda incide profondamente nel suo animo rendendolo diffidente nei confronti delle forze dell'ordine, ossessionato dalle problematiche della giustizia, come da una peste bubbonica da evitare ad ogni costo.
    Si porta nel cuore...la macchia dell'ingiustizia subita.
    Diventa un investigatore, denominato "L'alligatore".
    Non trovandosi a suo agio con poliziotti e magistrati preferisce la collaborazioni di personaggi della malavita...timoroso di rimanere ancora impigliato nelle maglie inflessibili della giustizia..
    L'alligatore si occuperà dell'omicidio di due donne, giungendo faticosamente alla soluzione del caso con l'aiuto di un personaggio torbido, della malavita.
    Gli intrighi del caso lo porteranno alla convinzione che la spiegazione non è semplicistica, ma in realtà agganciata alla borghesia, insosteppetabile all'apparenza, ma in realtà capace di ogni turpitudine illegale.
    La figura di questo investigatore, anomalo nel comportamento e nei tratti caratteriali,
    riveste un'innovazione strutturale nella storia della letteratura gialla.
    Nell'umanità disarmata dell'alligatore possiamo scorgere con disappunto tutte le carenze di una giustizia che a volte si accontenta di visionare le apparenze...
    Di quella giustizia che arresta un uomo per il furto di una mela e lascia i delinquenti più feroci in giro solo perchè hanno buoni avvocati...e si potrebbe continuare ancora nella polemica..
    Mio limito ad affermare che la giustizia è non è uguale per tutti, ma rimane a voklte misteriosa nelle sue complicate valutazioni...
    Consigliato.
    Saluti.
    Ginseng666

    ha scritto il 

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