La versione di Barney

Di

Editore: Adelphi (Fabula)

4.3
(9696)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 490 | Formato: Copertina morbida e spillati | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Francese , Spagnolo , Olandese

Isbn-10: 8845915700 | Isbn-13: 9788845915703 | Data di pubblicazione:  | Edizione 19

Traduttore: Matteo Codignola

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Altri , Copertina rigida

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Umorismo

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Descrizione del libro
Approdato a una tarda, linguacciuta, rissosa età, Barney Panofsky impugna la penna per difendersi dall'accusa di omicidio, e da altre calunnie non meno incresciose, diffuse dal suo arcinemico Terry McIver. Così, fra quattro dita di whisky e una boccata di Montecristo, Barney ripercorre la vita allegramente dissipata e profondamente scorretta che dal quartiere ebraico di Montreal lo ha portato nella Parigi dei primi anni Cinquanta e poi di nuovo in Canada, a trasformare le idee rastrellate nella giovinezza in "sitcom" decisamente popolari e altrettanto redditizie.
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  • 4

    Barney Panofsky è, tra i personaggi letterari in cui mi sia mai imbattuta, quello che si è rilevato un anti-eroe irriverente, sarcastico, cattivo, ubriacone e donnaiolo. Che incredibile personaggio ha ...continua

    Barney Panofsky è, tra i personaggi letterari in cui mi sia mai imbattuta, quello che si è rilevato un anti-eroe irriverente, sarcastico, cattivo, ubriacone e donnaiolo. Che incredibile personaggio ha tirato fuori Richler Mordecai: sciagurato, morde la vita come una vipera e avvelena tutto ciò che incontra, ma, cosa ben più letale, incolla il lettore al libro con la curiosità di chi si aspetta di tutto, ed è, puntualmente, ricambiato. Una lettura decisamente affascinante, che non scade mai in eccessi ulteriori. Personalmente, non sono mai stata affascinata dagli anti-eroi, che trovo irritanti e privi di interesse, ma il sig. Panosfky va ben oltre questo concetto. Libro a mio avviso essenziale, imprescindibile, da godersi in ogni sua dissennata sfaccettatura. Tre parti, tre donne che rendono padre, tutte e tre, il protagonista, ma solo l'ultima, Miriam, sarà la donna che gli farà conoscere il vero senso dell’amore, l’appagamento e la passione. Digressioni drammatiche, spassose e irriverenti evidenziano diversità di vedute, con un intelligente finale che lascia appagati per i numerosi temi toccati, le allusioni e le sfumature. Una punta di rammarico è l'autore quando disattende la scansione temporale del testo rendendolo frastagliato, i continui flash back e vuoti di memoria del protagonista sono scorrelati tra loro, sempre in bilico tra bugia e verità. Ma poco importa l'ordine cronologico o la verità degli eventi, sono indizi voluti dall'A., tutti gli eventi, le prese di posizione, gli sfoghi assumono un significato, ed alla fine non si può non lasciarsi andare alla commozione quando si scopre, riga dopo riga, l'epilogo della vicenda e la drammaticità della conclusione di un uomo dalla vita realmente imprevedibile.

    ha scritto il 

  • 2

    psycho Barney

    ho rischiato di abbandonarlo più volte.
    poi alcuni tratti piacevoli sommati alla mia testardaggine e al mio rifiuto verso l'abbandono di un libro già iniziato (a meno che non sia "I love shopping") mi ...continua

    ho rischiato di abbandonarlo più volte.
    poi alcuni tratti piacevoli sommati alla mia testardaggine e al mio rifiuto verso l'abbandono di un libro già iniziato (a meno che non sia "I love shopping") mi hanno spinta fino alla fine.
    non lo consiglierei.
    ma alla fine un minimo si prova simpatia per quel vecchio pazzo, avido, acido, scorretto, bastardo.
    solo alla fine però...

    ha scritto il 

  • 5

    L'"autentica" versione di Barney

    Autobiografia di Barney Panofsky: ebreo, tre mogli, tre figli, numerosi e stravaganti amici, incalcolabili bottiglie bevute e sigari fumati, un solo vero nemico. La sua vita è quanto di più distante p ...continua

    Autobiografia di Barney Panofsky: ebreo, tre mogli, tre figli, numerosi e stravaganti amici, incalcolabili bottiglie bevute e sigari fumati, un solo vero nemico. La sua vita è quanto di più distante possa esserci da quella di molti di noi, ma nonostante questo Barney diventa subito un “amico”, perché ricostruisce una versione personale della propria vita, senza pretendere di avere in tasca la verità. La sua versione però, pur essendo parziale, è un tentativo di guardare al proprio passato con trasparenza. Il desiderio di sincerità e di autenticità lo portano persino a dubitare della propria innocenza per la scomparsa dell’amico Boogie, quando l’iniziale motivazione del racconto era stata proprio la volontà di scagionarsi dall’accusa di omicidio. Nel caos di ricordi e di racconti un unico punto di riferimento, la terza moglie Miriam, la sola donna veramente amata ed in grado di donare al protagonista la felicità. Un romanzo bellissimo, consigliato a chiunque.

    ha scritto il 

  • 2

    Abbandonato e incomprensibile

    Io non lascio i libri a metà ma questo proprio non riesco a proseguirlo: forse erano troppe le aspettative. Non trovo ironia nella narrazione ma le prime 100 pagine sono noiose. Forse quando avrò mooo ...continua

    Io non lascio i libri a metà ma questo proprio non riesco a proseguirlo: forse erano troppe le aspettative. Non trovo ironia nella narrazione ma le prime 100 pagine sono noiose. Forse quando avrò mooolto tempo proverò a terminarli

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Un simpatico bastardo

    La versione di Barney : note e poscritto di Michael Panofsky / Mordecai Richler ; traduzione di Matteo Codignola. - Milano : Adelphi, 2000 (Fabula ; 131). - 490 p. ; 22 cm,

    Incipit
    "Tutta colpa di Ter ...continua

    La versione di Barney : note e poscritto di Michael Panofsky / Mordecai Richler ; traduzione di Matteo Codignola. - Milano : Adelphi, 2000 (Fabula ; 131). - 490 p. ; 22 cm,

    Incipit
    "Tutta colpa di Terry. È lui il mio sassolino nella scarpa. E se proprio devo essere sincero, è per togliermelo che ho deciso di cacciarmi in questo casino, cioè di raccontare la vera storia della mia vita dissipata. Fra l’altro mettendomi a scribacchiare un libro alla mia veneranda età violo un giuramento solenne, ma non posso non farlo. Non posso lasciare senza risposta le volgari insinuazioni che nella sua imminente autobiografia Terry McIver avanza su di me, le mie tre mogli (o come dice lui la troika di Berny Panofsky), la natura della mia amicizia con Boogie e, ovviamente, lo scandalo che mi porterò fin nella tomba"

    Ad una prima lettura questo libro non mi aveva convinto: troppi nomi (di film, di canzoni, di giocatori di hockey, di alcolici), troppo "canadese". Poi, invece, mi sono appassionato alle storie di Barney, un vero "bastardo" (anche a detta sua), ma un bastardo pieno di vitalità. E' questa vitalità, questa voglia di assaporare il "midollo della vita", di vivere i sentimenti (negativi e positivi) fino in fondo che rende accettabile questo personaggio cinico, politicamente scorretto, egoista e senza morale.
    La domanda centrale che ci facciamo è: cosa c'è di vero nel suo racconto, nella sua "versione" contrapposta, come vediamo fin dall'inizio, a quella del suo odiato amico/nemico Terry.
    E' questa "la vera storia" della sua vita dissipata? E' qui evidente il paradosso del mentitore: Barney dice di essere un bugiardo, ma allora cosa c'è di vero in quello che racconta? E' parzialmente vero o del tutto falso? In questa ambiguità, rafforzata anche dalle innumerevoli contraddizioni che emergono, sta il fascino di questo libro.
    Al centro, oltre ai rapporti con le tre mogli (Clara, la seconda signora Panofsky e Miriam), c'è il rapporto con l'amico Boogie e la vicenda della sua morte.
    E' Barney l'assassino? Per tutto il libro si dichiara innocente, anche se, a volte, si lascia sfuggire (per provocazione? per scherzo?) qualche ammissione. Ma se è stato lui, come sembra provato alla fine, non l'ha ucciso per il tradimento con la moglie, la seconda signora Panofsky (da cui voleva divorziare al più presto). Non credo sia questo il motivo! L'ha ucciso perché si è sempre ritenuto inferiore a quell'amico geniale del periodo parigino, di cui - come riporta Terry - barney era un maldestro imitatore, "il suo Venerdì".

    Va aggiunto, infine, che è un libro divertente con delle pagine e delle battute esilaranti, con dialoghi meravigliosi.

    Cinismo e cattiveria contro l'ipocrisia degli artisti

    "Quello spaccone di Hemingway, che pure aveva un indubbio fiuto per le patacche, improvvisò le sue memorie della Grande Guerra a tavolino. Lewis Carroll, adorato da generazioni di bambini, non era precisamente il tipo cui avreste affidato volentieri per una sera la vostra figlia decenne. Il compagno Picasso durante l'occupazione di Parigi leccò ben benino il sedere ai nazisti. Se Simenon si è davvero scopato diecimila donne mi mangio la paglietta" (p. 219)

    "Ma la verità è che nulla mi delizia quanto una biografia da cui apprendo che questo o quel presunto grande in realtà era una vera merda. [...] Pensate solo a Eliot, che aveva fatto rinchiudere la prima moglie in manicomio perché era la stata probabilmente lei a scrivere alcuni dei suoi versi migliori. O vogliamo parlare di Thomas Jefferson, il quale aveva non so quante schiave al suo servizio e alla più graziosa di tutte fece dono di un bel fantoccio illegittimo?" (p- 324-325)

    Ambiguità (vero/falso)

    "Ormai mi succede spesso di svegliarmi senza sapere più bene cosa accadde quel giorno sul lago. Mi viene persino il dubbio di avere ritoccato gli eventi a mio vantaggio, come del resto ho fatto con innumerevoli altri episodi della mia vita. Insomma, e se avesse ragione O'Hearne? [il poliziotto] E se, come quel bastardo ha sempre sospettato, Boogie lo avessi ucciso io, con un colpo al cuore? Mi aggrappo all'idea di non essere un violento, e tantomeno un assassino". (p. 371)

    Telefonate

    Stupende le telefonate della seconda Signora Panofsky alla madre, dove viene riportata solo la voce della figlia, ma si capisce benissimo cosa sta dicendo la madre.

    "Ho preso tutto quello che mi hai messo nella lista, assolutamente tutto. Mai adesso basta. Nessuno manderà delle fotografie al rabbino Horustein. Ma certo. Ma certo, sì, facciamo la doccia insieme, ma chiudiamo la porta. E comunque non è mica un reato. sai? Ti ho detto di sì. Lo so che è per il mio bene, ma vorrei che lasciati perdere questo argomento. Non ti ho detto che sei un'impicciona [...] Mami, qui è tutto bello da non credere. Cosa? Non è vero. Non ho detto che Montreal è brutta. Dio santo, ma non ti si può proprio parlare oggi. Se non sapessi che è impossibile penserei che hai le tue cose. Non sono maligna. Lo so che un giorno capiterà anche a me, solo spero che la prenderò meglio. E dalli. E' l'unica voce che ho, e se non ti va bene il tono è meglio che riattacchi. Va bene, va bene, scusa ... " (pp. 263-266)

    Personaggi

    Barney Panofsky: il protagonista e autore dell suo libro autobiografico. Vive a Montreal, dopo un primo periodo a Parigi. E' un produttore televisivo.

    Clara Charnofsky: la prima moglie di Barney, di cui si parla nella prima parte del libro ambientata a Parigi (1950-1952). Pittrici e poetessa, dopo la morte diventa un icona del femminismo. Muore suicida.

    Terry McIver: scrittore canadese. conosciuto a Parigi. In risposta al suo libro "Il tempo, le febbri", Barney scrive la sua versione.

    Bernard "Boogie" Moscovitch: scrittore, astro nascente, conosciuto a Parigi. In realtà è un'eterna promessa, anche se Barney lo mitizza e lo imita. Il loro rapporto è un elemento centrale del libro.

    Seconda Signora Panofsky: al centro della seconda parte (1958-1960). Figlia di buona famiglia, sposata da Barney senza convinzione. Logorroica.

    Miriam Greenberg: terza moglie, si innamora di lei durante la festa del secondo matrimonio. Vive a Toronto. E' quella più amata ed è al centro della terza parte (1960-). Lascia Barney a causa di un suo stupido tradimento.

    Mike Panofsky: il figlio maggiore di Barney. E' molto ricco e vive a Londra con la moglie Catherine (odiata da Barney). E' lui che cura il libro e scrive una postfazione che spiega ciò che è successo dopo l'Alzheimer del padre.

    Saul Panofsky: il secondo figlio di Barney. Oscilla da posizioni di sinistra (in gioventù) a posizioni conservatrici. Non è sposato e cambia continuamente compagna. E' quello che somiglia di più al padre.

    Kate Panofsky: la figlia che non vuole accettare, nemmeno di fronte a prove evidenti, la colpevolezza del padre.

    Leo Bishinsky: un amico del periodo parigino, diventerà un artista ricco e famoso.

    Cedric Richardson: ricco amico del periodo parigino. Era suo il figlio di Clara. che muore subito dopo il parto.

    Morty Herscovitch: dottore di Barney

    Blair Hopper Hauptman: il disertore americano, odiatissimo da Barney, che diventerà il compagno di Miriam, dopo la rottura del matrimonio.

    Sean O'Harne: il poliziotto che cerca per tutta la vita di dimostrare che Barney ha assassinato Boogie.

    John Hughes-McNoughton: è l'avvocato che difende Barney al processo per l'assassinio di Boogie.

    Mrs Ogilvy: l'insegnante di Boogie. Protagonisti dei ricordi e dei sogni erotici di Barney

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Pieno

    E' stato il libro che dopo tanto tempo mi ha sbloccato dalla lettura.

    Era almeno un anno che non trovavo un libro che mi coinvolgesse così tanto. Barney l'ho amato e l'ho odiato, ho compreso i suoi pr ...continua

    E' stato il libro che dopo tanto tempo mi ha sbloccato dalla lettura.

    Era almeno un anno che non trovavo un libro che mi coinvolgesse così tanto. Barney l'ho amato e l'ho odiato, ho compreso i suoi pregi, i suoi difetti e i suoi limiti.
    Penso che abbia tutte le caratteristiche necessarie ad un buon libro: stile, descrizioni non eccessive ma "fotografiche", suspense ed ironia. Mi sono ritrovata più volte a leggere a chi avevo vicino parti dissacranti che stavo leggendo, rubando una risata.

    L'unica cosa, forse voluta dall'autore, è stato lasciare il finale troppo all'interpretazione. Sono dovuta andare su un forum per capire cosa era successo alla fine al povero Boogie!

    Consigliatissimo.. a tutti, a tutte le età!

    ha scritto il 

  • 3

    Caro Barney...

    ... mi hai fatto faticare! quelle 100 pagine ...un casino... ma poi mi hai conquistato. mi hai risvegliato un sacco di sensi: quello della rabbia, dello stupore, dell'invidia per la tua condizione di ...continua

    ... mi hai fatto faticare! quelle 100 pagine ...un casino... ma poi mi hai conquistato. mi hai risvegliato un sacco di sensi: quello della rabbia, dello stupore, dell'invidia per la tua condizione di innamorato perso e infine quello della tenerezza....però partire è stata una faticaccia e per quanto bello non so se mi sentirei di consigliare a qualcuno questo libro....io sono felice di averlo letto!

    ha scritto il 

  • 5

    https://antoniodileta.wordpress.com/2016/01/25/la-versione-di-barney-mordecai-richler/

    “Clara aveva il terrore degli incendi. . Se qualcuno bussava alla porta senza preavviso rimaneva come paralizzata ...continua

    https://antoniodileta.wordpress.com/2016/01/25/la-versione-di-barney-mordecai-richler/

    “Clara aveva il terrore degli incendi. . Se qualcuno bussava alla porta senza preavviso rimaneva come paralizzata. Gli amici lo sapevano, e si annunciavano sempre. , oppure . Il cibo troppo condito le dava il voltastomaco. Soffriva di insonnia, ma bastava farla bere un po’ e si addormentava come un angioletto - non che ci fosse da rallegrarsene troppo, perché col sonno arrivavano gli incubi, da cui si svegliava madida di sudore. Diffidava degli estranei, e ancor più degli amici. Era allergica ai frutti di mare, alle uova, al pelo di animale, alla polvere, e a chiunque non fosse pazzo di lei. Durante il ciclo soffriva il mal di testa, crampi, nausea, ed era di umore schifoso. Aveva terrificanti attacchi di eczema. Teneva chiuso in un’anfora, contro il malocchio, un intruglio di pipì e unghie tagliate. Aveva paura dei gatti, soffriva di vertigini e se sentiva un tuono impietriva. Detestava i ragni, i serpenti, l’acqua, la gente.
    E io, lettori, questa donna l’ho sposata.
    All’epoca ero un ventitreenne arrapato, ma certo non perché Clara fosse una pantera del materasso. Ciò che nutriva la nostra storia d’amore (alla fine di questo si trattò) non succedeva tra le lenzuola. Per quanto sboccata e piaciona fosse in pubblico, con me Clara era pudibonda quanto sua madre - che sosteneva di aborrire -, se non di più, e spesso mi negava con sdegno quello che chiamava . In alternativa li sopportava stoicamente, facendo l’impossibile per guastare quel poco di piacere che potevamo trarre dai nostri sempre più rari e frustranti accoppiamenti.”
    (Mordecai Richler, “La versione di Barney”, ed. Adelphi)

    A quasi settant’anni, Barney Panofsky, ricco produttore di discutibili serie tv, sposato tre volte, scampato per insufficienza di prove all’accusa di aver ucciso un suo amico, comincia a scrivere le sue memorie, a darci la sua versione dei fatti, per confutare quella di Terry McIver, altro ex amico che ha sfondato nel mondo della scrittura. Barney affastella nomi e ricordi confusi, in una ridda di personaggi secondari e citazioni spesso sbagliate che possono irretire il lettore meno propenso a tali digressioni, ma che non inficiano la vena tragicomica che attraversa tutto il romanzo.
    Il libro è suddiviso in tre capitoli, che prendono il nome dalle tre mogli di Barney, cioè “Clara”, “La Seconda Signora Panofsky” (sì, sarà sempre chiamata così) e “Miriam”, le prime due co-protagoniste di relazioni dissipatesi dopo appena un paio di anni ciascuna, la terza, invece, per oltre trent’anni accanto a Barney e madre dei suoi tre figli. Ad essere più specifici, e senza entrare oltre nella trama, va detto che Clara pone fine alla sua esistenza suicidandosi e diventando una sorta di icona del femminismo, benché non avesse in particolare simpatie le donne. La Seconda Signora Panofsky, sposata quasi più per senso di colpa che per reale convinzione, è tanto amante dei libri quanto logorroica. Miriam, infine, appare a Barney come una folgore irresistibile, peccato che lo faccia esattamente nel giorno del matrimonio tra l’uomo e La Seconda Signora Panofsky.
    A capo della Totally Unnecessary Productions, sullo sfondo di una Canada scosso da pulsioni indipendentiste, Barney, andando avanti e indietro nel tempo, ricostruisce come e perché si è giunti a indagarlo per la scomparsa di Boogie, presunta vittima nonché suo ex compagno di sbronze e quant’altro nella gioventù parigina. Richler, pur a mio avviso esagerando con le digressioni e soprattutto con le citazioni, è abile nel rappresentarci la tragicomicità di un uomo che sente progressivamente venire meno anche le forze della memoria, ma che non rinuncia a mordere, con la penna, né gli altri né se stesso, e lo fa con una forza comica a tratti irresistibile per trovate e situazioni.

    “L’umanità, con tutta evidenza imperfetta, non ha ancora concluso il suo ciclo evolutivo. In un prossimo futuro, magari solo per comodità, i genitali dei suoi sessi saranno al posto oggi occupato dalla testa, e le bevute, sempre meno necessarie, le faremo sotto la cintura. Il che consentirà a giovani e meno giovani di incastrarsi a dovere senza preliminari romantici e senza quel defatigante armeggiare con cerniere lampo e bottoni. In altre parole, gli umani saranno in grado di stabilire quello che Forster chiama “un semplice contatto” aspettando che scatti il verde al semaforo, in coda al supermercato, sulla panca di una sinagoga o di una chiesa. Tanto il brutale “fottere” quanto il più delicato “fare l’amore” lasceranno il posto alla “capocciata”, e a frasi tipo “Oggi passeggiando per la Fifth Avenue ho incrociato una bona pazzesca, e le ho dato una bella capocciata”.

    ha scritto il 

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