La versione di Barney

Di

Editore: Adelphi (Fabula)

4.3
(9922)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 490 | Formato: Copertina morbida e spillati | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Francese , Spagnolo , Olandese

Isbn-10: 8845915700 | Isbn-13: 9788845915703 | Data di pubblicazione:  | Edizione 19

Traduttore: Matteo Codignola

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Altri , Copertina rigida

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Umorismo

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Descrizione del libro
Approdato a una tarda, linguacciuta, rissosa età, Barney Panofsky impugna la penna per difendersi dall'accusa di omicidio, e da altre calunnie non meno incresciose, diffuse dal suo arcinemico Terry McIver. Così, fra quattro dita di whisky e una boccata di Montecristo, Barney ripercorre la vita allegramente dissipata e profondamente scorretta che dal quartiere ebraico di Montreal lo ha portato nella Parigi dei primi anni Cinquanta e poi di nuovo in Canada, a trasformare le idee rastrellate nella giovinezza in "sitcom" decisamente popolari e altrettanto redditizie.
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  • 2

    Una sofferenza. Mi sono davvero sforzato per non abbandonare questo libro che per almeno 4/5 si articola in modo disordinato attraverso tutta una serie di digressioni spesso sconclusionate. Certo, all ...continua

    Una sofferenza. Mi sono davvero sforzato per non abbandonare questo libro che per almeno 4/5 si articola in modo disordinato attraverso tutta una serie di digressioni spesso sconclusionate. Certo, alla fine viene spiegato il perché, ma ciò non toglie che si tratta di un libro di 500 pagine e quindi il lettore alla fine arriva stremato. O almeno per me è stato cosi. Io credo che la lettura dovrebbe essere un piacere: qui non lo è stata, proprio perché non è scorrevole, è una continua altalena, e quindi capisco perché in tanti mollano questo libro dopo poche pagine. Avendolo letto tutto, riconosco il genio in più punti, ma 500 pagine con questo stile sono davvero troppe, anche perché molti episodi sono completamente inutili e annoiano soltanto: all'inizio ti fanno sorridere, è vero, ma quando poi cominci a capire che il libro è tutto così ti innervosiscono e basta. Resta il fatto che se questo romanzo fosse stato lungo la metà, forse l'avrei amato per la sua follia. Ma così non è. Quindi, caro Mordecai, beccati solo 2 stelline e accidenti a te.

    ha scritto il 

  • 3

    Questo libro potrebbe iniziare tranquillamente con C’era una volta, non perché sia una favola ma perché parte da molto molto lontano. Conosciamo Barney da piccolo per poi con lo scorrere delle pagine ...continua

    Questo libro potrebbe iniziare tranquillamente con C’era una volta, non perché sia una favola ma perché parte da molto molto lontano. Conosciamo Barney da piccolo per poi con lo scorrere delle pagine vederlo grande fino alla fine della sua vita e su questo nulla da dire se non fosse che leggendo la quarta di copertina si parla di un’ accusa di omicidio e io di quella volevo sentir parlare, visto che Barney dovrebbe darci la sua versione dei fatti, invece tutto ciò avviene e solo in parte nell’ultimo capitolo!!! Che sia scritto bene è fuor di dubbio e capisco pure l’esigenza dell’autore di parlarci del Barney di prima per farci inquadrare il personaggio ma due maxi capitoli su tre mi sembra un po’ troppo, è vero che noi in parte siamo frutto del nostro passato ma ridurre questa versione che uno si aspetta in pochissime pagine e solo sul finale non mi ha fatto piacere per nulla. Lo consiglio lo stesso ma con le pinze perché per il resto si tratta della biografia dello stesso protagonista e ci restituisce uno spaccato di vita di un ebreo in Canada e delle sue mille difficoltà sia che gli arrivino dall’esterno sia difficoltà che lui stesso si crea con le sue mani.

    ha scritto il 

  • 4

    Un meraviglioso discorso fra sbronzi

    È la nostalgia che proprio non ci molla mai - quella stronza

    Che oggi non è mai ieri (ma lo sappiamo) e quando era ieri, arrotolati nelle coperte di un albergo a fumare Montecristo, ci sembrava il sol ...continua

    È la nostalgia che proprio non ci molla mai - quella stronza

    Che oggi non è mai ieri (ma lo sappiamo) e quando era ieri, arrotolati nelle coperte di un albergo a fumare Montecristo, ci sembrava il sole!
    Ma son chiacchere da bar, tutto questo romanzo è una chiaccherata da bar, ma non sono forse le chiacchere migliori quelle?
    Quelle poetiche e strascicate, alle 3 di notte in una piazza deserta, se non si contano i frantumi della serata... Il Macallan che tracanna ogni due pagine, ti vien da pagarglielo tu!

    M'hanno preso in giro, quelli che dietro il libro hanno scritto "una delle storie più divertenti che ci siano mai state raccontante"!
    Mi fa venire in mente la mia insegnante di istituzioni di drammaturgia, che si prodigava a convincermi che "Aspettando Godot" fosse un'opera comica - soprattutto quando a uno dei due vagabondi gli si calano i calzoni.
    Ma è colpa mia, perchè è la cornice di questo romanzo che ti frega (e che ti frega due volte, perchè l'han messa alla fine).
    Tutta questa sgangherata, esuberante, rancorosa ed entusiasta divagazione è l'intimo umano, quello talmente falso e distorto, da essere ingenuamente sincero
    Ed è molto semplice capirne il senso.
    Barney non cerca di convincerci - per quanto sembri provarci - cerca solamente di dirci "io ho vissuto".

    Come nell'episodio (meraviglioso) in uno dei salotti buoni dove va alla ricerca della sua seconda moglie; guarda, si imbatte in un quadro di Leo Bishinsky, amico dei soggiorni parigini: quel quadro gliel'aveva lasciato dipingere, gliel'aveva lasciato proprio a lui, a Barney... Ma chi gli crede... Al terzo Macallan..
    (aneddoti da bar ndr, i più gustosi)
    E allora lo mette per iscritto, assieme ad una serie di dissipazioni e sbronze e fumo e chiassi e casini - che si vede che al nostro caro Mordecai (Richler, s'intende), che ci sorride a mezzabocca quando si rifiuta d'ammettere il Panofsky come suo alterego, ci piace proprio di dipingersi come un Bukowski canadese.
    E ma se gli americani li perculano i canadesi per una estrema gentilezza e disponibilità, un fondo di verità ci deve essere...

    E allora questo Barney cos'è?
    È un dolce dolce idiota, un po' beone, un romantico spigoloso, un artista mancato, uno che s'innamora.
    Ci piacerebbe tirare ad essere come Bukowski, ma è molto meno miserabile, molto meno pessimista, molto meno scorretto; sicuramente molto meno incazzato.

    Ma alla fine ha vinto Barney...
    Personaggio che mi ha strappato più d'una lacrima (che in quasi mezzo migliaio di pagine, se non capitasse, sarebbe un bel problema). Penso che per capirlo appieno ci sia d'andare davvero un po' oltre il suo "personaggio-macchietta" fatto di eccessi e volgarità ostentata (ma censurata, come lo spassosissimo "cunnilungus" utilizzato in un paio d'occasioni che lo fanno, nonostante tutto, molto più posato di quel che è...) - "sei borghese, arrenditi" direbbero gli Afterhours.

    Sinceramente il mistero della morte di Boogie, intorno al quale gira e rigira tutta la vicenda, a me è passato talmente in secondo piano, da non interessarmi più di tanto; la bellezza sta nell'universo di Barney, nel florilegio di personalità e persone e voci e costumi e stravaganze che gli girano intorno, e nella sua vena poetica che esce (eccome se esce) nei momenti meno opportuni coi mezzi meno opportuni, ma con una dolcezza inenarrabile.
    Meglio fa il vecchio Hymie Mintzbaum.. Scrive SETTE PAROLE in tutto il libro: mi hanno scavato l'anima.

    In definitiva, non abbandonatelo perchè puzza di sbronza stantia e noccioline masticate, non guardatelo storto perchè dopo cento pagine ancora non siete lì bene a capire cosa voglia dire; ha passato una giornataccia, statelo a sentire... fidatevi...

    ha scritto il 

  • 4

    Cerco di mettere un po' d'ordine
    nella mia vita
    buttandola tutta all'aria.

    Ogni persona sana di mente dovrebbe aspirare a raggiungere la follia di Barney Panofsky.

    ha scritto il 

  • 5

    Ho segnato la mia piacevole condanna sul corpo di una donna distante. E vivo la vita a metà strada fra il sentiero dei ricordi e il viale del bucolico presente.
    Potevo avere di più, ma adesso mi cullo ...continua

    Ho segnato la mia piacevole condanna sul corpo di una donna distante. E vivo la vita a metà strada fra il sentiero dei ricordi e il viale del bucolico presente.
    Potevo avere di più, ma adesso mi cullo nel limbo della mia storia senza eroi.

    ha scritto il 

  • 2

    Libro scelto per le numerose recensioni positive lette ma che non ho apprezzato molto. Mi è sembrato che il protagonista volesse 'aggiustare' la storia della sua vita con delle spiegazioni per i poste ...continua

    Libro scelto per le numerose recensioni positive lette ma che non ho apprezzato molto. Mi è sembrato che il protagonista volesse 'aggiustare' la storia della sua vita con delle spiegazioni per i posteri. L'aspettativa iniziale creata è tanta poi la noia per l'autoreferenzialità del protagonista spegne qualsiasi interesse nel continuare la lettura. Non lo consiglio

    ha scritto il 

  • 5

    Grande Barney!

    Come è possibile leggere un libro così e non rimanerne affascinati? Sembrerebbe solo la descrizione di una vita dissoluta, e invece è un inno alla vita. La vita di Barney è la vita di tutti noi, affro ...continua

    Come è possibile leggere un libro così e non rimanerne affascinati? Sembrerebbe solo la descrizione di una vita dissoluta, e invece è un inno alla vita. La vita di Barney è la vita di tutti noi, affrontata con disincanto ma da protagonista. Le sue debolezze e le sue certezze le ritroviamo tutti noi se ci soffermiamo a riflettere su di noi. Il desiderio di felicità è senza limiti e con assoluto rispetto degli altri, gli errori sono inevitabili ma compresi e pagati. Un libro che parte difficile e quasi incomprensibile, ma che leggendo si dipana in maniera facile da comprendere. Innovativo

    ha scritto il 

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