La versione di Barney

Di

Editore: Adelphi (Fabula)

4.3
(9634)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 490 | Formato: Copertina morbida e spillati | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Francese , Spagnolo , Olandese

Isbn-10: 8845915700 | Isbn-13: 9788845915703 | Data di pubblicazione:  | Edizione 19

Traduttore: Matteo Codignola

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Altri , Copertina rigida

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Umorismo

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Descrizione del libro
Approdato a una tarda, linguacciuta, rissosa età, Barney Panofsky impugna la penna per difendersi dall'accusa di omicidio, e da altre calunnie non meno incresciose, diffuse dal suo arcinemico Terry McIver. Così, fra quattro dita di whisky e una boccata di Montecristo, Barney ripercorre la vita allegramente dissipata e profondamente scorretta che dal quartiere ebraico di Montreal lo ha portato nella Parigi dei primi anni Cinquanta e poi di nuovo in Canada, a trasformare le idee rastrellate nella giovinezza in "sitcom" decisamente popolari e altrettanto redditizie.
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  • 5

    https://antoniodileta.wordpress.com/2016/01/25/la-versione-di-barney-mordecai-richler/

    “Clara aveva il terrore degli incendi. . Se qualcuno bussava alla porta senza preavviso rimaneva come paralizzata ...continua

    https://antoniodileta.wordpress.com/2016/01/25/la-versione-di-barney-mordecai-richler/

    “Clara aveva il terrore degli incendi. . Se qualcuno bussava alla porta senza preavviso rimaneva come paralizzata. Gli amici lo sapevano, e si annunciavano sempre. , oppure . Il cibo troppo condito le dava il voltastomaco. Soffriva di insonnia, ma bastava farla bere un po’ e si addormentava come un angioletto - non che ci fosse da rallegrarsene troppo, perché col sonno arrivavano gli incubi, da cui si svegliava madida di sudore. Diffidava degli estranei, e ancor più degli amici. Era allergica ai frutti di mare, alle uova, al pelo di animale, alla polvere, e a chiunque non fosse pazzo di lei. Durante il ciclo soffriva il mal di testa, crampi, nausea, ed era di umore schifoso. Aveva terrificanti attacchi di eczema. Teneva chiuso in un’anfora, contro il malocchio, un intruglio di pipì e unghie tagliate. Aveva paura dei gatti, soffriva di vertigini e se sentiva un tuono impietriva. Detestava i ragni, i serpenti, l’acqua, la gente.
    E io, lettori, questa donna l’ho sposata.
    All’epoca ero un ventitreenne arrapato, ma certo non perché Clara fosse una pantera del materasso. Ciò che nutriva la nostra storia d’amore (alla fine di questo si trattò) non succedeva tra le lenzuola. Per quanto sboccata e piaciona fosse in pubblico, con me Clara era pudibonda quanto sua madre - che sosteneva di aborrire -, se non di più, e spesso mi negava con sdegno quello che chiamava . In alternativa li sopportava stoicamente, facendo l’impossibile per guastare quel poco di piacere che potevamo trarre dai nostri sempre più rari e frustranti accoppiamenti.”
    (Mordecai Richler, “La versione di Barney”, ed. Adelphi)

    A quasi settant’anni, Barney Panofsky, ricco produttore di discutibili serie tv, sposato tre volte, scampato per insufficienza di prove all’accusa di aver ucciso un suo amico, comincia a scrivere le sue memorie, a darci la sua versione dei fatti, per confutare quella di Terry McIver, altro ex amico che ha sfondato nel mondo della scrittura. Barney affastella nomi e ricordi confusi, in una ridda di personaggi secondari e citazioni spesso sbagliate che possono irretire il lettore meno propenso a tali digressioni, ma che non inficiano la vena tragicomica che attraversa tutto il romanzo.
    Il libro è suddiviso in tre capitoli, che prendono il nome dalle tre mogli di Barney, cioè “Clara”, “La Seconda Signora Panofsky” (sì, sarà sempre chiamata così) e “Miriam”, le prime due co-protagoniste di relazioni dissipatesi dopo appena un paio di anni ciascuna, la terza, invece, per oltre trent’anni accanto a Barney e madre dei suoi tre figli. Ad essere più specifici, e senza entrare oltre nella trama, va detto che Clara pone fine alla sua esistenza suicidandosi e diventando una sorta di icona del femminismo, benché non avesse in particolare simpatie le donne. La Seconda Signora Panofsky, sposata quasi più per senso di colpa che per reale convinzione, è tanto amante dei libri quanto logorroica. Miriam, infine, appare a Barney come una folgore irresistibile, peccato che lo faccia esattamente nel giorno del matrimonio tra l’uomo e La Seconda Signora Panofsky.
    A capo della Totally Unnecessary Productions, sullo sfondo di una Canada scosso da pulsioni indipendentiste, Barney, andando avanti e indietro nel tempo, ricostruisce come e perché si è giunti a indagarlo per la scomparsa di Boogie, presunta vittima nonché suo ex compagno di sbronze e quant’altro nella gioventù parigina. Richler, pur a mio avviso esagerando con le digressioni e soprattutto con le citazioni, è abile nel rappresentarci la tragicomicità di un uomo che sente progressivamente venire meno anche le forze della memoria, ma che non rinuncia a mordere, con la penna, né gli altri né se stesso, e lo fa con una forza comica a tratti irresistibile per trovate e situazioni.

    “L’umanità, con tutta evidenza imperfetta, non ha ancora concluso il suo ciclo evolutivo. In un prossimo futuro, magari solo per comodità, i genitali dei suoi sessi saranno al posto oggi occupato dalla testa, e le bevute, sempre meno necessarie, le faremo sotto la cintura. Il che consentirà a giovani e meno giovani di incastrarsi a dovere senza preliminari romantici e senza quel defatigante armeggiare con cerniere lampo e bottoni. In altre parole, gli umani saranno in grado di stabilire quello che Forster chiama “un semplice contatto” aspettando che scatti il verde al semaforo, in coda al supermercato, sulla panca di una sinagoga o di una chiesa. Tanto il brutale “fottere” quanto il più delicato “fare l’amore” lasceranno il posto alla “capocciata”, e a frasi tipo “Oggi passeggiando per la Fifth Avenue ho incrociato una bona pazzesca, e le ho dato una bella capocciata”.

    ha scritto il 

  • 1

    Ebbene sì, sono arrivato a pagina 64 e po, appellandomi al terzo diritto imprescrittibile del lettore del buon Pennac, l'ho lasciato lì, e al momento no n ho nessun programma di riprendere, proprio ne ...continua

    Ebbene sì, sono arrivato a pagina 64 e po, appellandomi al terzo diritto imprescrittibile del lettore del buon Pennac, l'ho lasciato lì, e al momento no n ho nessun programma di riprendere, proprio nessuno.

    ha scritto il 

  • 5

    Ti ho adorato, Barney Panofsky; il tuo carisma e la tua ironia mi hanno preso come non mai sin dalle prime pagine. Non potevo non patteggiare per te: anestetizzato dall'ennesimo bicchiere di Macallan ...continua

    Ti ho adorato, Barney Panofsky; il tuo carisma e la tua ironia mi hanno preso come non mai sin dalle prime pagine. Non potevo non patteggiare per te: anestetizzato dall'ennesimo bicchiere di Macallan e da una boccata di Montecristo, hai provato a guardarti dentro, ma la vita sembra non averti mai compreso fino in fondo, come del resto tu stesso non ti sei mai capito appieno.

    Già dall' incipit non ci hai trattato da semplici lettori: siamo diventati i tuoi personali confessori, ascoltatori di questa tua annebbiata e allo stesso tempo vivida confessione senza filtri, in cui ogni rimorso o rimpianto messo in campo annaspa alla ricerca di una qualsiasi forma di redenzione che semplicemente non c'è e non può esserci, perché quel che è fatto è fatto, caro Barney.

    E io, in veste del ruolo che mi hai dato, mi permetto di odiarti per come ti sei comportato con Miriam, senza la quale adesso ti senti monco, incompleto. La realtà è che se mi ero invaghita di te, mi sono innamorata di Miriam, perché anche a me piacerebbe essere adorabilmente ignara di quanto la mia presenza lasci il segno. Al contrario di te lei non è mai stata egoista; al contrario di te lei non ha mai avuto paura di essere felice, e di esserlo con te.

    Tu invece, nella tua fragilità vestita da bastardaggine, hai sempre vissuto nel terrore che qualche forza sconosciuta e incontrollabile sarebbe sopraggiunta a distruggere quel benessere che non credevi di meritare e che quindi consideravi precario ed effimero; ci hai pensato da solo, eri proprio tu quella forza incontrollabile che tanto temevi, complimenti. Che rabbia; merda, merda e merda. Sei proprio un inetto, Barney Panofsky, ma non ho potuto non volerti bene, almeno fino al grande misfatto; là mi stavo per mettere a piangere dal dolore che mi opprimeva il petto.
    Ma forse sono io troppo sensibile.

    Mi è piaciuto davvero molto questo romanzo, me lo sono coccolato e mi ha coccolato per un bel po', nella speranza di metabolizzare coi giusti tempi quella nostalgia che di solito mi prende a libro chiuso, ma non ci sono riuscita, qua è stata davvero prorompente; forse perché Richler scrive veramente troppo bene: scorrevole e tagliente, divertente e agro, non ne potevo fare a meno; o forse perché Barney è davvero uno di quei personaggi di cui è facile sentire la mancanza. Chissà, sarà un misto delle due cose.

    ha scritto il 

  • 5

    Brillante.

    Allora Barney. Non ti ho mollato per un mese, portandoti sempre con me pur non avendo tempo effettivo per leggere della tua dissoluta vita. Perché?
    Perché sei un vecchio bugiardo, scorretto, infido, e ...continua

    Allora Barney. Non ti ho mollato per un mese, portandoti sempre con me pur non avendo tempo effettivo per leggere della tua dissoluta vita. Perché?
    Perché sei un vecchio bugiardo, scorretto, infido, e simpatico beone. Perché è impossibile, tra verità e ricordi annebbiati dal Macallan, non volerti bene.
    Tutto sembra scivolarti addosso con incredibile leggerezza, quella leggerezza che a mio avviso tanto manca ai giorni nostri e che sembra esser parte del tuo essere.
    Oddio, forse c'era un po' troppo whisky e chissà che non fosse quello a farti sembrare così alieno ai fatti della vita, ma ti invidio per quella che magari è -sotto sotto- una tua qualità, Barney.
    Menzione ultima ma non meno importante merita Richler.
    Venghino signore e signori, a far conoscenza con un talento troppo sottovalutato, almeno in Europa: poche persone lo conoscono per essere un romanziere moderno così geniale.
    Che sia "La versione di Barney" o qualsiasi altro romanzo, non vi pentirete di aver fatto una chiacchierata con Mordecai Richler.

    ha scritto il 

  • 1

    Abbandonato...

    Fuffa.
    Non capisco il senso. Chiacchiere a non finire senza un filo logico, senza una vera storia. Per alcuni è un capolavoro, a me dispiace ma proprio non mi ha preso.
    Arrivata a pagina 70 con mooolt ...continua

    Fuffa.
    Non capisco il senso. Chiacchiere a non finire senza un filo logico, senza una vera storia. Per alcuni è un capolavoro, a me dispiace ma proprio non mi ha preso.
    Arrivata a pagina 70 con mooolta fatica ho deciso di arrendermi.

    ha scritto il 

  • 5

    a riprova del fatto che la struttura non è tutto: la rievocazione della vita di barney procede nel nome del caos eppure ipnotizza; il filo conduttore mistery è una presa per i fondelli, destinata a re ...continua

    a riprova del fatto che la struttura non è tutto: la rievocazione della vita di barney procede nel nome del caos eppure ipnotizza; il filo conduttore mistery è una presa per i fondelli, destinata a restare irrisolta, eppure l'amore che si è sviluppato per il protagonista - e per il male che cova - annienta del tutto la frustrazione del restare senza un'idea su come sia morto Boogie. l'ho letto in due giorni e me ne sono pentita, perché appena finito già mi mancava.

    ha scritto il 

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