La via del fuoco

Di

Editore: Sperling & Kupfer

3.7
(54)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 372 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: 8820015625 | Isbn-13: 9788820015626 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Riccardo Valla

Genere: Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
(Fionavar 2)
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  • 1

    2/10

    [Recensione cumulativa dell'intera serie]
    Se volete leggere qualcosa di Guy Gavriel Kay, lanciate questo libro dalla finestra in questo istante e andate invece a procurarvi "Tigana". Se in quel caso K ...continua

    [Recensione cumulativa dell'intera serie]
    Se volete leggere qualcosa di Guy Gavriel Kay, lanciate questo libro dalla finestra in questo istante e andate invece a procurarvi "Tigana". Se in quel caso Kay è riuscito a portare a casa una storia dignitosa, mediamente originale e interessante pur se non eccezionale, qui molla il colpo e ci rifila un polpettone trito e ritrito di viaggi dimensionali, mondi medioevali da salvare, dèi e dee come se piovesse, mitologia arturiana e celtica, Forze della Luce e delle Tenebre, unicorni volanti magici e tanta altra paccottiglia "fantasy" come potrebbe immaginarsela un dodicenne drogato di D&D. Un conto è inserire qualche rimando o citazione in un impianto originale, un conto è quando invece ogni singola pagina trasuda banalità e roba già vista non solo nella mitologia, ma anche in decine e decine di altri romanzi fantasy (peraltro scritti molto meglio). In questa serie non c'è letteralmente UN singolo elemento di originalità, a partire dalla manfrina dei cinque ragazzi che vengono trasportati in un'altra dimensione perché apparentemente una manciata di pisquani canadesi degli anni ottanta è più qualificata per salvare il mistico mondo di Fionavar dei più illustri sapenti indigeni; anche i protagonisti, che sono più o meno l'unica cosa che Kay non ha preso di peso dalla mitologia o dal più stucchevole immaginario fantasy collettivo, sono una manciata di vuoti stereotipi di genere, e ammirevole in questo senso è il lavoro che l'autore ha fatto con "la bella" del gruppo, Jennifer: prima rapita e stuprata dai nemici mostruosi fino ad andare fuori di testa, poi convertita in incarnazione mortale della regina Ginevra in modo da risultare svuotata di ogni valore personale.

    ha scritto il 

  • 5

    Nella Strada dei re Loren aveva portato cinque personaggi su Fionavar, il primo di tutti i mondi, ingannandoli perché non gli ha detto che Rakoth era ancora vivo fino a quando Paul non ha fatto una do ...continua

    Nella Strada dei re Loren aveva portato cinque personaggi su Fionavar, il primo di tutti i mondi, ingannandoli perché non gli ha detto che Rakoth era ancora vivo fino a quando Paul non ha fatto una domanda diretta, e ormai era troppo tardi per tirarsi indietro anche se Dave ci ha provato. Nella Via del fuoco il viaggio è una scelta. A compiere il passaggio è Kim, e tutti sono concordi nel voler andare con lei e nel combattere contro qualcuno che sembra invincibile. È una libera scelta, una delle tante compiute dai protagonisti. Jennifer lascia a Darien la libertà di compiere la scelta più difficile, ma una scelta difficile la compie anche Finn quando si incammina lungo la strada più lunga. E poi c’è il dono di Dana, e finalmente vediamo perché i suoi doni sono a doppio taglio, o la scelta compiuta da Kevin per poter mantenere la parola data. Quanto a Kim, lei porta il fuoco errante del titolo originale, The Wandering Fire, ma tutti si trovano a un bivio, tutti devono stabilire cosa fare, e non è possibile parlarne davvero senza togliere il gusto della lettura. In mezzo ad avvenimenti tanto drammatici però c’è spazio anche per la leggerezza, in momenti come quello in cui Shalhassan del Cathal vede crollare le sue certezze, o quando sentiamo pronunciare la frase formale “il mio sole sorge negli occhi di tua figlia”.

    La trilogia di Fionavar contiene una quantità incredibile di riferimenti a svariate mitologie, ma il motivo per cui i protagonisti sono terrestri è uno solo: il ciclo arturiano. Nella Strada dei re c’erano già dei riferimenti, ma era qualcosa di così impalpabile che si vede solo in rilettura. Qui non ci sono più dubbi, non da quando Kim evoca Uther Pendragon nel circolo di pietre di Stonehenge. Suppongo che tutti gli amanti del fantasy prima o poi finiscano nel ciclo arturiano. Kay parte da lì, da uno dei momenti più cupi di quel ciclo: la strage degli innocenti. Gli serviva un modo per legare Artù alla sua storia, e la leggenda ne ha fornito uno perfetto. Per questo i Cinque sono terrestri: provengono dallo stesso mondo da cui proviene Artù. Se non ci fosse stato un riferimento ben preciso a qualcosa che conosciamo la storia non avrebbe avuto la stessa forza. Noi dovevamo conoscere il fato di quel re che tornerà quando l’Inghilterra avrà bisogno di lui, del suo miglior amico Lancillotto, e della donna amata da entrambi, Ginevra. La storia più triste mai raccontata, scrive Kay. Non lo so, non sono brava a fare le classifiche, so che le sue parole mi toccano il cuore ogni volta che le leggo. Certo è una storia che non lascia indifferenti. Serviva una solida base perché certe scene potessero spezzare il cuore come effettivamente fanno. E non sono solo le fasi della guerra, gli scontri a farlo, ma il motivo per cui dev’essere una persona piuttosto che un’altra a fare quello che fa, o le conseguenze pagate a livello emotivo da ciascuno dei protagonisti. Ci sono cose peggiori della morte, cose che permangono dentro di noi e che continuano a far sentire il loro effetto.

    Perché un libro può toccarci a questo modo? Perché in qualche modo tocca la nostra anima, ci costringe a ridefinire noi stessi e il modo in cui guardiamo il mondo. Non si tratta solo dell’avventura, della meraviglia, del legame emotivo con i protagonisti che spinge a temere per loro e a sperare con loro. Quello è l’involucro esterno. Ciò che conta davvero è quel che il libro fa dentro di noi, il fatto che non ci lascia come eravamo prima. Siamo più ricchi. Lo siamo perché abbiamo vissuto esperienze importanti, perché ci siamo interrogati su temi per noi fondamentali, il sacrificio, la libera volontà, l’amore, la necessità di compiere determinate azioni anche quando sono dolorose, il senso della vita, la caducità delle cose, persino la bellezza, e lo abbiamo fatto divertendoci. Davvero la lettura è catartica. Siamo rigenerati. Ecco perché leggo questi libri e continuerò a farlo. I richiami fra un libro e l’altro o la mitologia sono al di sotto, importanti per tenere insieme il tutto. Possiamo parlarne, analizzarli, anche se ovviamente farlo significa addentrarsi nella zona degli spoiler e limitare la lettura del mio testo a chi conosce già il romanzo. Ma quello che conta davvero è ciò che il libro fa a noi, come ci trasforma, e questo è qualcosa che si può citare ma che non si può davvero spiegare. Va vissuto.
    Il testo completo: http://librolandia.wordpress.com/2014/04/03/guy-gavriel-kay-la-via-del-fuoco/

    ha scritto il 

  • 4

    sacrificio

    Il fulcro di questo libro è il sacrificio, scelto da diversi personaggi in maniere completamente differenti, ma ognuno di essi è poetico e pieno d'amore. Questo secondo volume di Fionavar conferma le ...continua

    Il fulcro di questo libro è il sacrificio, scelto da diversi personaggi in maniere completamente differenti, ma ognuno di essi è poetico e pieno d'amore. Questo secondo volume di Fionavar conferma le ottime impressioni del primo e mi fa bene sperare nel terzo ed ultimo volume. E aggiungo che il fatto che GGK non sia prolisso me lo sta facendo amare all'ennesima potenza!!!

    ha scritto il 

  • 3

    Il libro è stato un po' deludente e ha in gran parte raffreddato l'entusiasmo che il primo volume mi aveva suscitato.

    Il segno distintivo del narratore Kay - e che, per me, è il suo unico difetto - è ...continua

    Il libro è stato un po' deludente e ha in gran parte raffreddato l'entusiasmo che il primo volume mi aveva suscitato.

    Il segno distintivo del narratore Kay - e che, per me, è il suo unico difetto - è la fretta con cui racconta la storia, che conseguentemente risulta fulminea, caotica, con bei personaggi e belle situazioni serviti e consumati in un baleno, senza il tempo materiale per il lettore di assaporare né digerire alcunché.
    L'introduzione di nuovi personaggi e di nuovi fili narrativi ha ridotto in modo drastico l'attenzione per i protagonisti conosciuti in Fionavar#1, altra cosa che non ho gradito perché la vicenda era già eccessivamente ingarbugliata e perché avrei voluto molto più spazio per Diarmuid, Paul o Jaelle.

    Nonostante il disappunto, continuo a nutrire gradissime aspettative per il seguito della storia, Il sentiero della notte. Lo conosco da poco, ma ho già capito che Guy Gavriel Kay merita sempre fiducia. :-)

    ha scritto il 

  • 3

    Non un brutto libro, ma l'autore poteva fare di meglio: passi che ripercorra gli stessi errori narrativi del primo volume, ma che non scriva nulla o quasi di davvero nuovo per lo sviluppo della storia ...continua

    Non un brutto libro, ma l'autore poteva fare di meglio: passi che ripercorra gli stessi errori narrativi del primo volume, ma che non scriva nulla o quasi di davvero nuovo per lo sviluppo della storia non glielo perdono. Speriamo nel terzo.

    ha scritto il