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La via del samurai

Di

Editore: Bompiani

3.8
(185)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri

Isbn-10: 8845245977 | Isbn-13: 9788845245978 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Pier Francesco Paulini ; Prefazione: Francesco Saba Sardi

Genere: Fiction & Literature , Religion & Spirituality , Social Science

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Descrizione del libro
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  • 5

    Come si fa a dare un voto in stelline a un libro così?

    Premessa: saltate la prefazione, perché il curatore dell'opera se la tira in modo indicibile ed è sottilmente irritante a leggersi. Fate parlare direttamente Mishima e Jocho, tanto di guadagnato.


    "Noi tendiamo a soffrire per l'illusione di esser capaci di morire per una fede o una teor ...continua

    Premessa: saltate la prefazione, perché il curatore dell'opera se la tira in modo indicibile ed è sottilmente irritante a leggersi. Fate parlare direttamente Mishima e Jocho, tanto di guadagnato.

    "Noi tendiamo a soffrire per l'illusione di esser capaci di morire per una fede o una teoria. Hagakure sostiene che persino una morte spietata, una futile morte che non dia né frutto né fiore, ha la sua dignità, in quanto morte di un essere umano. Se diamo un alto valore alla dignità della vita, come non possiamo pregiare anche la dignità della morte? Nessuna morte, quindi, può essere detta inutile."

    Dopo il suicidio rituale di Mishima, la gente si buttò a comprare questo libro - un agile compendio commentato da Mishima stesso di quello che fu il suo testo guida, l'Hagakure di Jocho Yamamoto - sperando di trovarvi "LA risposta". La verità è che la risposta ai suoi molteplici perché la conosceva soltanto Mishima Yukio. O meglio, Kimitake Hiraoka. La Via del Samurai gli ha fornito sicuramente il "modo", ma non certo il motivo. Anche perché questo testo, un insieme di massime a tratti davvero illuminanti (chi è che ha detto che non è attuale?), è un fortissimo inno alla vita e non un inno alla morte o al suicidio. E' un inno a lottare con tutte le proprie forze, fino all'ultimo, a scoprire se stessi e a trovare il proprio equilibrio. E' un libro che insegna a crescere come samurai e come esseri umani, fortificando il proprio spirito fino a poter giungere - a tempo debito, qualunque esso sia - a una morte serena e coerente coi propri principi. Ti insegna a rispettare la morte e a rispettare la vita, esse che sono sorelle, ad avere riguardo per ogni esistenza. Si passa poi per un insieme di regole di comportamento basilari, che vanno dal come parlare alla cura del proprio aspetto (sì, i samurai si truccavano, non per vanità o capriccio ma per apparire sempre al meglio di loro stessi, per essere pronti ad ogni evenienza, anche alla morte), passando per il bere e per l'amore - poco importa se omosessuale o eterosessuale - ma che dev'essere un amore fedele. Un amore mai urlato, mai ostentato, ma che porta ad essere pronti a dare la vita per l'amato.
    Ora capisco perché Mishima rimpiangeva così tanto i "veri" samurai, in un mondo come il nostro in cui ogni valore s'è perso. Certo, quello presentato in questo volume è un quadro "ideale" dell'essere samurai, ed è quasi ovvio che ben pochi fossero davvero così (si evince anche dalle stesse parole di Jocho), tuttavia seguire almeno un poco la Via del Samurai aiuterebbe forse a diventare uomini migliori. E, con la citazione di cui sopra, il volume finisce dritto fra i miei libri dell'altarino.

    ha scritto il 

  • 3

    critiche non essenziali

    Bello, brutto, 3 stelle, 5 stelle...come si potrebbe giudicare un libro simile? Hagakure è un testo che letteralmente significa "nascosto tra le foglie" come nascosto è stato lo stesso testo per molti anni per poi ritornare in voga per poi essere di nuovo messo in disparte, a far polvere nei più ...continua

    Bello, brutto, 3 stelle, 5 stelle...come si potrebbe giudicare un libro simile? Hagakure è un testo che letteralmente significa "nascosto tra le foglie" come nascosto è stato lo stesso testo per molti anni per poi ritornare in voga per poi essere di nuovo messo in disparte, a far polvere nei più alti e bui scaffali di qualche salotto. E nascosti sono anche alcuni capoversi nello stesso Hagakure.
    Forse più che nascosti, di non così facile lettura se non si possiede un'aspirazione nel voler comprendere la macchina umana e non si è così affascinati dalla nobile casta dei Samurai.

    Mishima stesso è un autore complesso e variegato che riscoprì, negli anni, il grande valore dell'azione in sè stessa rispetto al vociferare tipico dei letterati; tipologie di uomini che egli comprese poiché gravitò in questi limbi con passione vera.
    E poi, come sfondo c'è, da un a parte, il Giappone medievale, quello di contadini, Samurai e Daimyo e dall'altra c'è il Giappone terra intrisa di retorica, di misticismo ed afflitta dalla sconfitta nella 2nda guerra mondiale e poi condita con parabole occidentali dal sapore molto made-in-USA.

    Mishima dunque è un uomo moderno ispirato dagli antichi precetti poiché, probabile, mal digerisce il "nuovo" Giappone, la perdita dell'identità nazionale e forse anche perché, prima o poi, tutti si avverte il disagio del vivere comune o del comun-vivere.
    Egli mi sembra un attento indagatore: avverte il lettore delle contraddizioni insite in Hagakure e le commenta a modo suo, senza però rinunciare al suo stupore, senza mai ritrattare il fascino che il testo esercita su di lui.

    Alcune sue disamine mi hanno affascinato altre, invece, le ho trovate poco dense, formali, sbrigative. Ecco, potrei paragonare alcune sue azioni letterarie senza la temerarietà di colui che affonda la spada intento a strappare la vita all'ignoranza, alla superficialità.

    E' un libro disciplinato, che parla di disciplina, quella dell'etichetta dei Samurai, e quella dello Spirito (il lemma non ha lo stesso significato di spirituale, come intendiamo noi nell'occidente cristiano).
    Eppure, in accordo con il pensiero sviluppato dal concetto della morte e dell'impermanenza delle cose, si avverte una possibilità di fuga anche dalle rigidità della vita: vivere si nell'etichetta ma, come recita lo stesso Hagakure, prendendo le cose come vengono rimanendo, pur tuttavia, imperturbati.

    Nella sostanza, ho dato più risalto alla lettura dell'Hagakure - testo incluso nel libro stesso - che ai commenti di Mishima. Ho trovato quest'ultimi meno potenti, meno intriganti di quello che mi aspettavo seppur Mishima, e questo lo si avverte, sia intimamente legato ad Hagakure.

    ha scritto il 

  • 0

    Utile ed agile legenda di un testo fondamentale come l'Hagakure, ovviamente da leggersi alla luce del pensiero di Mishima. Forse non è condivisibile ogni aspetto della sua interpetazione, quanto meno però si ha per le mani un commento ragionato di ampio respiro.

    ha scritto il 

  • 2

    L'Hagakure in se è interessante fintanto che lo si prende come testo per capire meglio la mentalità dell'epoca, solo alcuni dei consigli che vengono dati possono essere effettivamente spunto di riflessioni.
    I commenti di Mishima ai precetti di Jocho Yamamoto, l'autore dell'Hagakure, si impr ...continua

    L'Hagakure in se è interessante fintanto che lo si prende come testo per capire meglio la mentalità dell'epoca, solo alcuni dei consigli che vengono dati possono essere effettivamente spunto di riflessioni.
    I commenti di Mishima ai precetti di Jocho Yamamoto, l'autore dell'Hagakure, si imprimono molto più a fondo dei precetti stessi.

    ha scritto il 

  • 5

    un capolavoro.
    questo libro è una sorta di traduzione/interpretazione dell'opera di tsunemoto,che mishima chiamava affettuosamente yocho,come se lo conoscesse di persona o fosse suo fratello.
    il giappone,uscito sconfitto dalla seconda guerra mondiale si ritrovò profondamente cambiato, ...continua

    un capolavoro.
    questo libro è una sorta di traduzione/interpretazione dell'opera di tsunemoto,che mishima chiamava affettuosamente yocho,come se lo conoscesse di persona o fosse suo fratello.
    il giappone,uscito sconfitto dalla seconda guerra mondiale si ritrovò profondamente cambiato,anche nei suoi costumi...
    in quegli anni iniziò un processo di rinnegazione-occidentalizazione della millenaria cultura nipponica..
    mishima,un genio insabbiato dalle esigenze industriali del super giappone "elettronico" di allora (e di oggi),conscio della direzione presa dalle giovani leve,decise di "resuscitare" il vero spirito dell'hagakure,così barbaramente asservito e trucidato durante gli anni della guerra,ai quali,nel 1969(anno di publicazione del libro di mishima)questo libro era ancora associato.
    tre anni dopo la publicazione di "la via del samurai"mishima compì lo spettacolare seppoku che tutti conosciamo.
    questo libro è stato quindi un ultimo tentativo,da parte dell'immenso mishima,di risvegliare gli animi e la fierezza dei giovani,affinchè essi nn dimenticassero chi fossero e da dove venissero.
    la strada tracciata da mishima,all luce di quanto detto,la possiamo intendere come un invito,culminato con il suo sacrificio,rivolto alle generazioni"post belliche",a combattere control'alienazione ed il malcostume,in favore di ogni slancio giovanile,di ognisentimento di solidarietà,fratellanza erudizione elasticità,amore e marzialità,il tutto unito e ricongiunto in una forma mentis che nn poteva(e nn può)essere l'ibrido nippo/occidentale formatosi dopo la guerra.

    ha scritto il 

  • 5

    " L'amore supremo è, cred'io, l'amore segreto.
    Una volta esternato e condiviso, l'amore sminuisce. Languire tutta vita per amore, e morire d'amore senza mai invocare il nome dell'amato, o dell'amata, ecco qual è il vero significato dell'amore. "
    (Libro II, Hagakure)

    ha scritto il