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La via dello Zen

Di

Editore: Feltrinelli

4.0
(242)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Paperback

Isbn-10: A000034070 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico

Genere: History , Philosophy , Travel

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Descrizione del libro
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  • 5

    Sicuramente uno dei libri che mi ha introdotto al vasto argomento "Zen" interno al decisamente più vasto discorso "buddhismo".


    Un libro immensamente godibile, la scrittura è agevole, lo Zen viene presentato in maniera onesta e puntale.


    Si respira l'aria della contestazione del '68 e ...continua

    Sicuramente uno dei libri che mi ha introdotto al vasto argomento "Zen" interno al decisamente più vasto discorso "buddhismo".

    Un libro immensamente godibile, la scrittura è agevole, lo Zen viene presentato in maniera onesta e puntale.

    Si respira l'aria della contestazione del '68 e del successivo richiamo spirituale di una intera generazione....

    ha scritto il 

  • 4

    Si vede ciò che si vuol vedere

    Difficile dare un voto a questo libro.
    E' il primo libro sullo zen che leggo, perciò, non avendo altre fonti di riferimento, non posso dare un giudizio sulla validità di quanto scritto.
    E di certo queste quattro stelline non si riferiscono a quanto ho apprezzato i contenuti.
    Quattro stelle perchè ...continua

    Difficile dare un voto a questo libro. E' il primo libro sullo zen che leggo, perciò, non avendo altre fonti di riferimento, non posso dare un giudizio sulla validità di quanto scritto. E di certo queste quattro stelline non si riferiscono a quanto ho apprezzato i contenuti. Quattro stelle perchè il saggio di Watts è scritto in modo chiaro, strutturato, piacevole alla lettura e ricco di citazioni.

    Ho iniziato il libro con entusiasmo; ho sempre nutrito una certa curiosità nei confronti delle filosofie orientali, ma non avevo mai avuto modo di approfondire l'argomento. Il saggio è stato più che esaustivo nel fornirmi un panorama complessivo di ciò che sono lo zen e i parenti Tao e buddismo. Purtroppo, però, come dicevo, quel che ho letto non mi ha granché soddisfatta. D'altro canto, questa non è altro che la conferma di qualcosa che già sapevo: quando si parla di "verità" che non sono tangibili nè verificabili, io divento scettica. Ero partita con una mentalità molto positiva e aperta, l'ho detto... Eppure niente. E nonostante Watts sottolinei che le filosofie orientali sono ben diverse dalle religioni occidentali, io invece vi trovo molto in comune... Perchè, nel momento in cui si parla di qualcosa che non può essere definito, che non può essere visto, che non può neanche essere appreso a tavolino, com'è possibile non tirare in ballo il concetto di fede? Possono essere diverse quanto vogliono, ma in ogni caso si basano tutte sulla fede, nella sua accezione più ampia. E, se c'è una cosa che a me manca in toto, è la fede. Non nego che lo zen sia per certi versi interessante e "istruttivo": si parla molto di equilibrio, di libertà, di spontaneità, restituendo la giusta importanza a questi valori... Però oh, manca la sostanza! La morale è: per noi menti razionali e logiche non esiste via di liberazione alcuna, nè in Occidente nè in Oriente.

    ha scritto il 

  • 4

    Appropriata introduzione all’elusivo e fluttuante mondo dello zen. Come suggeriscono il titolo e le primissime righe di questo lavoro il buddhismo zen è “una pratica e una visione della vita che non appartengono a nessuna categoria formale del moderno pensiero occidentale. Non è religione o filos ...continua

    Appropriata introduzione all’elusivo e fluttuante mondo dello zen. Come suggeriscono il titolo e le primissime righe di questo lavoro il buddhismo zen è “una pratica e una visione della vita che non appartengono a nessuna categoria formale del moderno pensiero occidentale. Non è religione o filosofia; non è una psicologia o un tipo di scienza. E’ un esempio di ciò che è noto in India e in Cina come una “via di liberazione”, ed è analogo sotto questo riguardo al taoismo, al vedanta e allo Yoga”; e poco oltre: “una via di liberazione non può avere nessuna definizione positiva”. Watts, con ammirevole sforzo didattico, predispone il lettore al radicale mutamento di paradigma necessario per accedere all’esperienza zen, la quale si pone di là dalla percezione duale della realtà, dallo strangolamento meccanico e ottuso del senso nel cappio dei significanti e dei significati. Già, significanti e significati, pie superstizioni del linguaggio larvate di erotismo, feticismi del segno e voluttà del simbolico, finanche nelle loro manifestazioni insospettabili, nelle dottrine più nobili e “spirituali”, nel sacro, nel buddhismo stesso: all’imperatore devoto che lo interrogava sul principio della sacra dottrina, Bodhidharma rispose: ”è semplicemente il vuoto. Niente di sacro”. Per garantire al lettore l’ingresso in questa diversa temperie mentale l’autore non si risparmia: similitudini più o meno ardite e più o meno efficaci lasciano frequentemente il posto alle fonti tradizionali, ai koan e ai mondo, le storielle e i rompicapo paradossali adottati nella formazione dei monaci al fine di provocare il cortocircuito frastico che scioglie la coscienza dalle catene semantiche che la impacciano. Limpida e funzionale è inoltre la panoramica storica sulle origini e i presupposti dottrinali dello zen, sui suoi rapporti con le esperienze taoiste, vedantiche e yogiche, nonché col buddhismo nelle sue diverse scuole; sulle sue espressioni formali: ikebana, poesia, kendo, pittura. Questo libro non insegna nulla, ovvero fornisce gli strumenti migliori per disapprendere. Un ausilio prezioso per il neofita.

    ha scritto il 

  • 5

    L'illuminazione (satori) per lo zen non è "niente di speciale" (wu-shih). Si tratta di smetterla con un uso assurdo e innaturale della mente. Facile a dirsi, difficilissimo a farsi. Lo zen, che sfugge ad ogni tentativo di afferrarlo con le parole, può essere inseguito procedendo senza esitazioni, ...continua

    L'illuminazione (satori) per lo zen non è "niente di speciale" (wu-shih). Si tratta di smetterla con un uso assurdo e innaturale della mente. Facile a dirsi, difficilissimo a farsi. Lo zen, che sfugge ad ogni tentativo di afferrarlo con le parole, può essere inseguito procedendo senza esitazioni, accettando l'assenza di scopo, abbracciando la spontaneità.

    Il libro offre una panoramica storica breve ma interessante sull'origine del buddismo fino alla sua ramificazione nello zen. La seconda parte è dedicata agli aspetti concreti di quest'ultimo.

    Come primo approccio al tema l'ho trovato molto interessante e di piacevole lettura.

    ha scritto il 

  • 4

    Un ottimo testo per comprendere il senso dello zen, partendo proprio dalla sua inesprimibilità secondo le categorie concettuali del pensiero occidentale. Non un manuale per fare proseliti ma una riflessione accurata sulle origini e lo sviluppo dello zen e la sua espressione nell'arte giapponese. ...continua

    Un ottimo testo per comprendere il senso dello zen, partendo proprio dalla sua inesprimibilità secondo le categorie concettuali del pensiero occidentale. Non un manuale per fare proseliti ma una riflessione accurata sulle origini e lo sviluppo dello zen e la sua espressione nell'arte giapponese. Molto interessante

    ha scritto il 

  • 4

    Nel suo volume " Introduzione al cristianesimo " , Ratzinger afferma: " Il prologo di Giovanni presenta l'idea di Logos...Dio, che è Logos, assicura all'uomo la sensatezza del mondo, la sensatezza dell'esistere, la corrispondenza di Dio alla ragione e la corrispondenza della ragione a Dio....La ...continua

    Nel suo volume " Introduzione al cristianesimo " , Ratzinger afferma: " Il prologo di Giovanni presenta l'idea di Logos...Dio, che è Logos, assicura all'uomo la sensatezza del mondo, la sensatezza dell'esistere, la corrispondenza di Dio alla ragione e la corrispondenza della ragione a Dio....La ragione può parlare di Dio, deve anzi parlare di Dio se non vuole amputare se stessa". Mi sembra si possa dire che lo zen, invece, si ponga in una posizione opposta. Sta proprio qui il significato ultimo del koan. Watts è splendido nel riuscire ad avvicinare il lettore a comprendere un argomento che, di per sè, non è spiegabile. Devo dire anche che la parte che ho maggiormente apprezzato è stata in realtà quella in cui si è soffermato a illustrare brevemente parte del pensiero indiano come necessaria introduzione alla trattazione dello zen.

    ha scritto il 

  • 4

    Nothing really matters

    Un ottimo libro divulgativo per introdurre ai profani una via di liberazione, quella che in Occidente ha avuto più fortuna: lo zen. L'intenzione dell'autore è di rendere meno ostico un "modo di vedere il mondo" (chiamarla filosofia o religione è un modo troppo accomodante per sbarazzarsi del conc ...continua

    Un ottimo libro divulgativo per introdurre ai profani una via di liberazione, quella che in Occidente ha avuto più fortuna: lo zen. L'intenzione dell'autore è di rendere meno ostico un "modo di vedere il mondo" (chiamarla filosofia o religione è un modo troppo accomodante per sbarazzarsi del concreto in luogo di concetti astratti) che ha il suo fondamento nel non-detto; che fa un uso misurato della parola e non le attribuisce alcun ruolo predominante. L'autore infatti più che spiegare cos'è lo zen, chiarisce cosa non è, in un processo di sottrazione che non dà una risposta secca ( e come potrebbe?) ma preferisce lasciare campo vuoto al lettore, suggerendogli soltanto verso quale direzione guardare. L'autore si sforza di restituire il senso dello zen più che enunciare verità. Del resto è sempre difficile parlare di una cultura completamente diversa da quella di riferimento, soprattutto se non si condividono gli stessi sistemi di pensiero, di giudizio, le stesse formule e gli stessi valori. Bisogna prima costruire un alfabeto comune da usare per cercare di capirsi allo stadio più superficiale, del tipo buongiorno/buonasera e poi azzardare un tentativo di comprensione dell'altrui cultura. Watts con l'umiltà del discepolo bilingue ci riesce, stabilendo un campo neutro entro cui introdurre il discorso sullo zen. Costruisce un'ampia dissertazione storica sulle sue origini, gli sviluppi delle varie scuole (il buddismo indiano, i vari tipi di satori, i diversi modi di intendere la buddità) e poi si addentra nella pratica specificamente zen, arti incluse (dalle quali non si puó prescindere): ikebana, giardinaggio, tiro con l'arco, pittura. Watts ce la mette tutta a rendere comprensibile al lettore l'inesprimibile usando metafore, similitudini, esempi raffinati e caserecci riuscendo nell'impresa: voglio saperne ancora di più. Sta di fatto che chiunque si avvicini a questo testo è in parte già incuriosito dal tema, non ne è completamente avulso. Dal mio punto di vista mi sono accorta di essere già con un piede nello zen perchè diffido degli assoluti, e soprattutto l'intendere la vita un eterno presente la consideravo già una realtà. Mi ha fatto molto piacere ritrovare esposto ció che consideravo una semplice visione esistenziale, come un concetto riconosciuto da una "dottrina". Ho scoperto il fianco e si sono conficcate due spine...

    ha scritto il 

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