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La via di uno soltanto

Visita fantasma dell’atelier di Giacometti

By Tahar Ben Jelloun

(22)

| Paperback | 9788876446108

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Book Description

Nella medina di Fez c'è una strada così stretta che viene chiamata “la via di uno soltanto”. È la via di ingresso al labirinto, lungo e buio. I muri delle case danno l’impressione di toccarsi,in alto. Si può passare da un tetto all’altro senza sforzo Continue

Nella medina di Fez c'è una strada così stretta che viene chiamata “la via di uno soltanto”. È la via di ingresso al labirinto, lungo e buio. I muri delle case danno l’impressione di toccarsi,in alto. Si può passare da un tetto all’altro senza sforzo. Anche le finestre si guardano e si aprono sulle reciproche intimità. Se ci si può infilare una sola persona per volta, è ovviamente escluso che ci possano passare gli asini, soprattutto se carichi. Quella strada è ben radicata nella mia memoria come un ricordo vivo. […] Osservando le statue di Giacometti, ho subito saputo che sono state fatte così, sottili e allungate, per percorrere quella via e persino per potersi incrociare senza problemi. Mi sembra addirittura di avercele incontrate, da bambino. Il cane di bronzo, così lungo, così scarno, radeva i muri, come si dice, con la sua orizzontalità rigida e interminabile, mentre un uomo filiforme camminava e la sua testa oltrepassava i tetti piani, illuminati da una luce forte. “La via di uno soltanto” era diventata, grazie a Giacometti, la strada per parecchi e gli animali potevano, pigramente, percorrerla come seguendo un filo tra due punti sconosciuti». Non esiste un genere per definire questo libro; se si dovesse inventarne uno, si potrebbe parlare di un breve “romanzo d’arte”. Un viaggio affascinante alla scoperta di uno dei giganti dell’arte del Novecento raccontato sul filo della memoria autobiografica, e sostenuto dalla straordinaria scrittura di Tahar Ben Jelloun.

5 Reviews

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    Giacometti maghrebino

    Son questi i libri che fanno crucciare i bibliomani. Dove collocare due racconti del grande scrittore marocchino Tahar Ben Jelloun sul grande scultore svizzero Alberto Giacometti? Fra le monografie dedicate a quest’ultimo oppure nella sezione della n ...(continue)

    Son questi i libri che fanno crucciare i bibliomani. Dove collocare due racconti del grande scrittore marocchino Tahar Ben Jelloun sul grande scultore svizzero Alberto Giacometti? Fra le monografie dedicate a quest’ultimo oppure nella sezione della narrativa in lingua francese? Le soluzioni sono due, e non si escludono a vicenda: procurarsi due copie del volume e/o avere un buon database. Quel che è certo è che se ne raccomanda vivamente la lettura, poiché La via di uno soltanto e Visita fantasma dell’atelier di Giacometti sono una coppia di perle rare. Se poi ci si aggiunge l’antologia che chiude il volume, con firme come quelle di Aragon e Genet... E “non è un caso che, come Giacometti, Jean Genet si accontentava di una cameretta nuda in uno di quegli alberghi per rappresentanti di commercio piazzati accanto alle stazioni ferroviarie”.

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    marco enrico giacomelli said on May 18, 2010 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    "[...] Non si copia mai il bicchiere sulla tavola, si copia il residuo di una visione."

    La scrittura magica e preziosa di Ben Jelloun che ci guida sulle scarne figure di Giacometti, che le rende vive, ma di una vita inconsistente e duratura come sol ...(continue)

    "[...] Non si copia mai il bicchiere sulla tavola, si copia il residuo di una visione."

    La scrittura magica e preziosa di Ben Jelloun che ci guida sulle scarne figure di Giacometti, che le rende vive, ma di una vita inconsistente e duratura come solo quella dell'arte può essere.

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    NeiFile said on Mar 9, 2010 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    "Quando le statue di Giacometti camminano non fanno rumore. Bisogna avere un udito finissimo per sentire i passi scivolare sulla sabbia. Il movimento è appena percettibile. Bisogna fermarsi ad ascoltare il respiro di un silenzio immenso. Lui l'ha asc ...(continue)

    "Quando le statue di Giacometti camminano non fanno rumore. Bisogna avere un udito finissimo per sentire i passi scivolare sulla sabbia. Il movimento è appena percettibile. Bisogna fermarsi ad ascoltare il respiro di un silenzio immenso. Lui l'ha ascoltato e ce lo ha reso carico di bronzo..."

    La scrittura magica, melodiosa e passionale di Tahar Ben Jelloun descrive l'arte sofferta, assoluta, prosciugata di Giacometti: un incontro strano e affascinante.
    Nel libro ci sono anche le foto di 40 opere dello scultore svizzero, fra cui una in particolare che – scrive T.B. Jelloun – gli ricorda Samuel Beckett. Un giorno d'inverno lo incontrò su una spiaggia deserta a Tangeri mentre B. camminava a grandi passi con le mani dietro la schiena, assorto nei suoi pensieri, alto, magrissimo, scarno, "essenziale"... Lo scrittore irlandese gli sembrò allora una statua di Giacometti che si era ribellata fino al punto di scappare fuori dallo studio dello scultore. Bello... bello!

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    Daisy (in perpetuo volo) said on Feb 12, 2010 | Add your feedback

  • 17 people find this helpful

    "La via di uno soltanto" è una strada stretta nella medina di Fez.Porta ad un labirinto lungo e buio; solo una persona per volta può percorrerla, o più di una se si tratta delle filiformi statue di Giacometti.In immagini avanzano nel libro, scorrono ...(continue)

    "La via di uno soltanto" è una strada stretta nella medina di Fez.Porta ad un labirinto lungo e buio; solo una persona per volta può percorrerla, o più di una se si tratta delle filiformi statue di Giacometti.In immagini avanzano nel libro, scorrono tra le parole come presenze concrete,che via via si animano.
    Entro da sola quindi, ascoltando le "visionarie" parole di Ben Jelloun.Mentre cammino, mi ricordo di lui.Ho amato i suoi romanzi, la sua scrittura "orale", l'indimenticabile figura di cantastorie che conserva e tramanda parole.Ho amato "le pareti della solitudine", storie di esistenze ferite, immigrati che vivono ai margini dell'esistenza, solitudini spesse dove l'angoscia è una lama che taglia e incide nel vivo, non un semplice cambio di umore.
    Entro nel labirinto e penso che le statue di Giacometti incarnano le solitudini di Ben Jelloun, quelle che in lui si sono fatte urgenza di dire.Occhi muti e densi di lacrime,lacrime inspessite le une sulle altre, talmente pesanti da scavare voragini nell'orbita dello sguardo.Eccole aperte sui volti delle statue di Giacometti.Vorrei toccare e sentire quel lavorio che la mano tanto esperta dello scultore ha saputo incidere su quei volti.Plasmati su memorie di visi incrociati, incontrati, intuiti.Simultaneamente l'urgenza di rappresentare e quella di lasciar scorrere.Non c'è niente di definitivo nei loro tratti."Di faccia puoi andare in prigione, di profilo in manicomio".Così disse Giacometti a James Lord mentre lo ritraeva.Sono volti pieni di segni,le mani dell'artista sono affondate e affondate nella materia, "per renndere giustizia, per difendere, per difendersi."Cammino ed il percorso è sempre più angusto.Le statue di Giacometti adesso mi camminano difronte,come a venirmi incontro, silenziose nei passi."Ogni movimento mi sembrava una successione di momenti immobili separati da abissi di vuoto, da eternità di silenzio."Hanno il passo di Don Chisciotte, erette camminano nella loro solitudine e mi osservano.Adesso vedo i loro occhi.Chi le ha create, ha rinunciato a tutto nella vita,scegliendo una insicurezza permanente, spogliandosi di qualsiasi bene.Come un" monaco",ha accolto dentro di sè questa umanità ferita, come uno di loro ha vissuto ed è stato.Ecco perchè sono vive, ecco perchè sono vere e mi camminano accanto. Adesso il bronzo è diventato carne,vedo le statue in ogni angolo della mia città e in ogni città possibile. Riconosco sguardi spesso evitati, riconosco la mia incapacità dentro questo labirinto, ed io sono pietra adesso e loro carne.Ben Jelloun mi ha sapientemente condotto dentro un percorso affinchè vedessi, affinchè toccassi,affinchè sentissi nella materia così disperatamente plasmata, la sofferenza ed il dolore.La solitudine profonda,che non ha voce.Non hanno bisogno di sguardi.Nè di consolazione.Hanno l'urgenza di capire perchè il mondo intorno a loro si muove così in fretta.Hanno bisogno di imparare a camminare, a correre.Hanno necessità di spazi immensi di comprensione, hanno bisogno di ascoltare la voce di un cantastorie che li regali storie incantate dei loro luoghi d'origine.Non sono loro a dover cambiare, ma tutto quello che sta loro intorno.E'quello che è sbagliato,che corre troppo in fretta, senza saper più guardare ed aiutare chi è rimasto indietro,senza peraltro averne alcuna colpa."Siamo presi tra le dita della febbre e della morte.Allora smetti di raccontare del tuo dolore e dimmi di dove vieni...."(T.B.Jelloun).Chiudo il libro.A te lo passo.

    Un giorno qualcuno chiese ad Alberto Giacometti:"Quando alla fine le tue sculture devono lasciare lo studio, dove dovrebbero andare? In un museo?".E lui rispose:"No, seppellitele per terra, così faranno da ponte tra i vivi e i morti".( da My Beautiful/ John Berger)

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    marinaf said on Dec 16, 2009 | 2 feedbacks

  • 5 people find this helpful

    " I giorni passano e io mi faccio l'illusione di aver afferrato ciò che é fuggitivo".

    Alberto Giacometti, scultore e pittore, (surrealista) nato a Stampa 1901, Coira 1966.
    Il suo viso lo vediamo immortalato sulle nostre banconote da 100.- fr. Non ne sarebbe stato contento, secondo me, di questa scelta, lui che viveva praticamente di ...(continue)

    Alberto Giacometti, scultore e pittore, (surrealista) nato a Stampa 1901, Coira 1966.
    Il suo viso lo vediamo immortalato sulle nostre banconote da 100.- fr. Non ne sarebbe stato contento, secondo me, di questa scelta, lui che viveva praticamente di nulla, non voleva possedere, non voleva oggetti a cui sentirsi legato, o viceversa.
    Contrariaramente a TBJ che in queste poche paginette ha saputo fare un'analisi grammaticale e logica e emozion-razionale dell'opera di Giacometti, incentrata soprattutto sulle sculture filiformi di uomini e donne e cani, io non so proprio che dire, tantomeno di così intelligente. (a volte la prosa si arzigogola, con doppi avvitamenti , salti mortali tripli e quadrupli carpiati).
    So solo che queste sculture in particolare hanno il potere di catturarmi.
    Potrei stare ore a guardarle. A una certa distanza. Non da vicino, non sono sculture da "vicino".
    Il cane, lungo lungo, magro magro, ventre scavato, muso verso terra ad annusare il mondo.
    Non ha un luogo, ma tutti i luoghi, non un cane ma tutti i cani. L'essenza dell'essere cane. E' scavato, passo ciondolante, orecchie cascanti, indifferente all'umano, cane che é cane. Ma anche ombra di un cane, che cammina lento una notte su una piccola collina, la luna dietro di lui che ne disegna i contorni.
    Ma anche una cagna magra, senza latte, senza cibo per sé. In cerca. Non chiede, non si desidera accarezzarlo, si immagina sofferenza ma non domanda accoglienza, cane da lasciare andare, libero, autosufficiente, fedele a sé stesso soltanto.
    E gli uomini filiformi, su altissime gambe, alcuni una piccola testa, grandi occhi, che sono quelli che colgono il mondo. Sono in movimento, una gamba leggermente piegata il piede posato avanti, l'altro leggermente staccato da terra. Braccia, a volte,abbandonate pendule. Sguardo in avanti, non in basso né di lato.
    Il bronzo é lavorato, si intuiscono i mille movimenti delle dita dello scultore, togli e metti, schiaccia, modella, come delle piccole onde, increspature. Voler fermare l'espressione di un viso, é possiibile?. Questi visi sono in movimento continuo, eppure immobili.
    Le posso guardare per un tempo illimitato e non svelano il loro mistero, non mi dicono perché mi afferrano sguardo, mente e cuore.
    E io continuo a osservarle sperando di capire, di sapere, la ragione del loro fascino su di me. Trovo delle parole, un po' come queste che vengo dallo scrivere, ma che sono inadeguate ad esprimere la sensazione, il sentimento che viene attivato.
    Il pensiero lo sento scivolar via, diventato gelatina o ferroso, rigido o forse povero, resto sola e con soltanto, si, una sensazione di appartenenza, loro a me e io a loro, lo so di sapere cosa mi vogliono dire, dove mi vogliono portare, lo so a un livello profondo al quale l'IO non ha accesso.
    Resta la meraviglia di scoprire ogni volta questo sentimento. Ogni volta che le guardo. Sentimento che perdura, non me ne stanco, non satura. C'é.

    http://1.bp.blogspot.com/_sR5yHrbiqMc/R_1SIPnFrvI/AAAAA…

    http://www.poster.net/giacometti-alberto/giacometti-alb…

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    Maktub59 said on Aug 1, 2009 | 2 feedbacks

Book Details

  • Rating:
    (22)
    • 5 stars
    • 4 stars
  • Paperback 141 Pages
  • ISBN-10: 8876446109
  • ISBN-13: 9788876446108
  • Publisher: Scheiwiller (L'arte e le arti, 11)
  • Publish date: 2009-05-01
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