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La via per l'Oxiana

Di

Editore: Adelphi (Gli adelphi, 176)

4.0
(143)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 401 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese

Isbn-10: 8845915743 | Isbn-13: 9788845915741 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Maria Grazia Bellone ; Prefazione: Bruce Chatwin

Disponibile anche come: Altri

Genere: Art, Architecture & Photography , Fiction & Literature , Travel

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Descrizione del libro
Gentiluomo erudito, eccentrico ed esteta, Robert Byron scrisse opere innovative sulla civiltà bizantina e sull'architettura islamica. Si sa che per un vero viaggiatore esiste un epicentro dell'attrazione e questo sta ad alcune migliaia di chilometri nell'Asia centrale fra l'Afghanistan, l'altopiano iranico e quella terra di sogni che si chiamò Oxiana, semideserta, ma popolata dal ricordo di un antico, verdissimo paradiso. Verso l'Oxiana si può procedere sulle orme di Alessandro o di Marco Polo, ma è più divertente seguire quelle di Byron, partendo da Venezia, porta di ogni Oriente e poi risalire verso il cuore dell'Asia da Cipro alla Palestina alla Siria e così via.
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  • 5

    Stava nello zaino di Bruce Chatwin

    La sua lunghezza totale è di 2650 chilometri ed è navigabile per oltre 1450 chilometri. Nell'antichità classica, era conosciuto con il nome di Oxus (da cui Oxiana) ma oggi si chiama Amu Darya.
    Le tappe principali di questi straordinari diari degli anni '30 sono Venezia, Cipro, Palestina, Si ...continua

    La sua lunghezza totale è di 2650 chilometri ed è navigabile per oltre 1450 chilometri. Nell'antichità classica, era conosciuto con il nome di Oxus (da cui Oxiana) ma oggi si chiama Amu Darya.
    Le tappe principali di questi straordinari diari degli anni '30 sono Venezia, Cipro, Palestina, Siria, Persia e Afganistan. Ma solo i principali.

    ha scritto il 

  • 0

    Una splendida base di partenza per qualsiasi avventuroso turista digitale:)

    Bruce Chatwin nella prefazione scrive che quel volume se l’è portato dietro in ogni dove fino a consumarlo; per quanto mi riguarda sono contento che ci vorrà ancora molto tempo per finire di visitare tutti quei posti remoti e affascinanti che Byron così mirabilmente descrive, sia che lo faccia ...continua

    Bruce Chatwin nella prefazione scrive che quel volume se l’è portato dietro in ogni dove fino a consumarlo; per quanto mi riguarda sono contento che ci vorrà ancora molto tempo per finire di visitare tutti quei posti remoti e affascinanti che Byron così mirabilmente descrive, sia che lo faccia ricamandoci sopra con la fantasia sia che li veda dall'alto con Google Earth :)

    ha scritto il 

  • 4

    Robert Byron's account of the trip he undertook to Iran and Afghanistan together with Christopher Sykes is very funny indeed. It's easy to see why it is a classic. I think most travel modern writers are indebted to him. Some passages are a bit difficult to follow (at least that's what I thought, ...continua

    Robert Byron's account of the trip he undertook to Iran and Afghanistan together with Christopher Sykes is very funny indeed. It's easy to see why it is a classic. I think most travel modern writers are indebted to him. Some passages are a bit difficult to follow (at least that's what I thought, having little knowledge of Islamic art and the history of the region) but the humour and sheer Britishness shining through amply make up for this.

    ha scritto il 

  • 4

    Del viaggiare ... - 16 mag 10

    Bello. Da leggere e meditare. Dopo averlo letto si capisce meglio anche Chatwin (o meglio si capisce quanto Bruce debba a Robert). Paesaggi, e poi persone, e poi situazioni. Storia alta e bassa mescolata insieme, e porta lì, se la vuoi cogliere. Quando si capisce che dietro c’è anche molto di più ...continua

    Bello. Da leggere e meditare. Dopo averlo letto si capisce meglio anche Chatwin (o meglio si capisce quanto Bruce debba a Robert). Paesaggi, e poi persone, e poi situazioni. Storia alta e bassa mescolata insieme, e porta lì, se la vuoi cogliere. Quando si capisce che dietro c’è anche molto di più. Certo Byron non è un giornalista, e si sente che lui va più alla ricerca del bello, del monumento, della costruzione, dell’archeologia. Ma è anche capace di prendere spunto da un sasso e narrarti la storia di come quel sasso sia giunto a noi, e perché. Quello che manca un po’ è il lato femminile: possibile che in tanti mesi in giro per quella parte di mondo che comincia in Turchia e finisce alle porte dell’India, non si sia incontrata una figura femminile? Capisco eventualmente il riserbo per le cose personali, non ultimo un po’ di gayismo del buon Robert, ma ... l’uomo non è di legno! Comunque accettiamo Byron per quello che è, e lo seguiamo in questo viaggio sul filo dell’archeologia, che nasce a Venezia, e poi si snoda (e già a sentirne i nomi viene voglia di seguirne le tracce), a Cipro, e poi Gerusalemme, Damasco, Beirut, e poi di nuovo Damasco fino a Baghdad. Da qui si entra in quel mondo persiano ed afghano, che da un lato lo porta a Teheran (dove ci sono pagine magistrali sul carattere non arabo di questo popolo di antiche origini, e culla della prima religione monoteista nota, quei famosi zoroastriani ora quasi scomparsi) e poi con fatica e dopo molte peripezie a Herat. Certo arriverà anche a Kabul, ma è qui a Herat che ci fa riconoscere le mille meraviglie che potrebbero celarsi in questi luoghi, crogiolo di arrivo di culture diverse e antagoniste, non ultima quella, per me ancora misteriosa, dei mongoli di Gengis e di Timur di Samarcanda. Per poi uscire da questa regione per la strada percorsa dai Moghul che colonizzarono l’India, approdando (parola poco appropriata per un valico di montagna) a Pashwar (nell’odierno Pakistan). Ed in mezzo tutte quelle storie, sia delle civiltà che passavano per i luoghi, sia del mondo attuale, con tutto lo stuolo di autentici personaggi, dai diplomatici stranieri in missione, agli avventurieri in giro alla ricerca di fortune, ai burocrati locali legati a riti sociali ed a comportamenti che meriterebbero libri a sé. Insomma, una scoperta piacevolissima, un volo per una regione di cui conosco i margini e che mi attira sempre di più. Un grazie di cuore all’arabina che lo ha scovato per Natale.
    “[sono al Lido di Venezia:] in una giornata di calma, deve essere la peggiore località balneare d’Europa” (25)
    “il viaggiatore di un tempo era la persona che andava in cerca della conoscenza, e a cui gli indigeni erano fieri di mostrare e raccontare le cose interessanti del posto. In Europa [il turista] ... fa parte del paesaggio e nove volte su dieci ha pochi denari da spendere … Da queste parti, il turista è ancora un’anomalia. Se uno viene in Siria da Londra per affari, deve essere ricco. Se uno poi ci viene senza motivi d’affari, deve essere ricchissimo. Nessuno si cura se la località vi piace, o se non la potete soffrire e perché. Siete semplicemente un turista, … una variante parassitica della specie umana, che esiste per essere munta, come una mucca da latte o un albero della gomma” (56)
    “[mia madre] a cui consegno questo diario, ora che è finito; quello che ho visto, è lei che mi ha insegnato a vederlo, e mi dirà se sono stato all’altezza” (389)
    Byron nasce pochi anni dopo il russo, e muore su di una nave affondata dai tedeschi ad inizio guerra, e su http://en.wikipedia.org/wiki/Robert_Byron è meglio riportata la sua breve vita.

    ha scritto il 

  • 4

    sulle orme di Polo & Chatwin

    un po' barboso il racconto del viaggiatore, specie quando si dilunga sugli stili architettonici delle moschee iraniche, richiama alla memoria l'itinerario esplorativo di Marco Polo lungo la via della seta.


    A metà tra la freschezza on the road di Chatwin in stile "Vie dei canti" (che in par ...continua

    un po' barboso il racconto del viaggiatore, specie quando si dilunga sugli stili architettonici delle moschee iraniche, richiama alla memoria l'itinerario esplorativo di Marco Polo lungo la via della seta.

    A metà tra la freschezza on the road di Chatwin in stile "Vie dei canti" (che in parte si ispira comunque a Byron) e il fascino esotico dell'oriente misterioso. Forse un po' di erudizione in meno avrebbe snellito la lettura. O forse la britannica flemma della narrazione fa parte dello spirito della ricerca...

    ha scritto il