La vida al davant

Per

Editor: Angle

4.3
(2755)

Language: Català | Number of Pàgines: 212 | Format: Paperback | En altres llengües: (altres llengües) French , English , Italian , Spanish , Farsi , German

Isbn-10: 8496103765 | Isbn-13: 9788496103764 | Data publicació:  | Edition 1

Translator: Jordi Martín Lloret

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descripció del llibre
La vida al davant és la tendra història dels marginats explicada a través dels ulls de Momo, un nen àrab que viu a la pensió de la senyora Rosa, una vella exprostituta jueva, supervivent d’Auschwitz, que acull fills esgarriats en un suburbi de París.
Romain Gary ens descriu un sòrdid mosaic humà -jueus i àrabs, africans, transvestits i prostitutes dels barris baixos- on Momo fa el seu aprenentatge vital. Amb el seu registre adolescent denuncia el racisme i el materialisme i fa una reflexió sobre la vellesa, la soledat, l’eutanàsia. «La vida al davant», que va guanyar el premi Goncourt, sorprèn per la seva actualitat, plena d’ironia, ingenuïtat i amor.


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  • 2

    Qual è voce dei figli di puttana?

    È una bella storia, ha uno stile per niente banale e la biografia di Romain Gary mi attrae molto, però lo leggevo e l’ho letto e niente, non è scattato nessun coinvolgimento, nessuna ammirazione per l ...continua

    È una bella storia, ha uno stile per niente banale e la biografia di Romain Gary mi attrae molto, però lo leggevo e l’ho letto e niente, non è scattato nessun coinvolgimento, nessuna ammirazione per la scrittura, per il punto di vista, per la bella sfida narrativa di raccontare tramite un bambino vispo nonostante tutto di una sopravvissuta ai campi di concentramento che si prende cura dei figli di puttana abbandonati, anche arabi o africani cosa vuoi che conti, in modo grottesco ma che lascia trasparire la tragedia e il disastro sociale di una banlieu.

    È stato qualche mattina fa, mi ero addormentato in metro con sulle ginocchia il volume Laterza di Lecaldano sulla bioetica: affrontarlo senza essersi prima scolati una caraffa di caffeina è da sciocchi. Mi risveglio quando sento un avvicendamento sul sedile affianco al mio, fino al minuto prima c’era un tale che mandava odore di sudore anziano. Adesso c’era un ragazzo arabo magrissimo, malconcio, chino in avanti, l’espressione neutra, certi occhi tristi fino all’apatia, la bocca di chi non sa più che dire e chissà quand’è stata l’ultima volta che ha avuto voglia di dire qualcosa e di dirlo con empito, con energia.

    Quando scendiamo dalla metro noto che sono in due, stanchi e sfatti, stanchi per non sapere più cosa fare, e se il romanzo di Gary non m’è piaciuto significa che non è tempo, per me, non ci credo più ai romanzi con dentro gli Huckleberry Finn di ogni latitudine, si deve inventare un nuovo umorismo per dare una idea di cosa siano le vite, le appartenenze spesso strappate, le adolescenze critiche e geopolitiche e diffamate e ignorate assieme di questi nuovi protagonisti del romanzo umano.

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  • 4

    Libro arcinoto di Romain Gary, scrittore eclettico, diplomatico raffinato, viaggiatore, uomo di mondo, cosmopolita nel senso più pieno e letterale del termine. È un racconto molto bello centrato su un ...continua

    Libro arcinoto di Romain Gary, scrittore eclettico, diplomatico raffinato, viaggiatore, uomo di mondo, cosmopolita nel senso più pieno e letterale del termine. È un racconto molto bello centrato su un palazzo popolato da emigrati, anziani, prostitute, in una Parigi che tenta di riprendersi e rammendare il proprio variopinto tessuto sociale. In un ambiente degradato dove l'umanità cerca di sopravvivere e di trovare uno spazio tra cinismo e solidarietà, cresce abbandonato un ragazzino musulmano, accudito da un transessuale e ben voluto da una vecchia ebrea. La storia si svolge lungo gli assi delle relazioni tra i personaggi, al di là di ogni convenzione sociale, di ogni ordine borghese. Al di là della trame, il racconto in prima persona si vivacizza attraverso il linguaggio che Gary - con paradossale estrema ricercatezza - adatta al ceto sociale dei suoi personaggi e alle loro origini etniche. Una sorta di verismo, senza la stucchevole tendenza al melodramma sociale del nostro verismo (e neorealismo al cinema), attraversato da lampi di ironia e non rara comicità.
    Davvero una lettura piacevole con uno sguardo disincantato sulla tragedia europea appena terminata e molto tenero verso un mondo ai limiti in cui si dibatte un'umanità ricca di colori, odori, sapori, della carne e della vita.

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  • 5

    La vita davanti a se

    Questo libro mi ha commossa, quando ho finito di leggerlo mi continuava a circolare nella testa, in un condominio dove tutto può sembrare sbagliato, i personaggi che lo abitano ci mostrano la loro ani ...continua

    Questo libro mi ha commossa, quando ho finito di leggerlo mi continuava a circolare nella testa, in un condominio dove tutto può sembrare sbagliato, i personaggi che lo abitano ci mostrano la loro anima, i loro sentimenti, un libro dolcissimo dove le promesse vengono mantenute.

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  • 5

    Una storia cruda, drammatica ma altrettanto tenera, delicata. La vita durissima, ai limiti della sussistenza, in una banlieu parigina vista e raccontata da Momo.
    Il linguaggio è semplice, il racconto ...continua

    Una storia cruda, drammatica ma altrettanto tenera, delicata. La vita durissima, ai limiti della sussistenza, in una banlieu parigina vista e raccontata da Momo.
    Il linguaggio è semplice, il racconto è simpatico e i personaggi descritti in modo pittoresco da un ragazzino fanno sorridere.
    La storia però tocca il cuore: è una storia d'amore intensa e struggente tra Momo e la donna che lo ha cresciuto perché, soprattutto quando tutto è incerto, senza amore non si può vivere. Il romanzo tocca anche altri temi: la convivenza fra arabi ed ebrei, la solidarietà fra gli ultimi della società, il rapporto fra i giovani e gli anziani, l'eutanasia.
    Un libro che non si dimentica.

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  • *** Aquest comentari conté spoilers! ***

    4

    Momò racconta in prima persona la sua vita
    Affidato, da piccolo alle cure di Madame Rose, ex prostituta.
    "All'inizio non lo sapevo di essere senza madre e non sapevo nemmeno che ce ne volesse una.."
    C ...continua

    Momò racconta in prima persona la sua vita
    Affidato, da piccolo alle cure di Madame Rose, ex prostituta.
    "All'inizio non lo sapevo di essere senza madre e non sapevo nemmeno che ce ne volesse una.."
    Crescendo scopre delle crude verità, scoprirà il nome della madre e conoscerà il padre.
    "Non posso dire che sono risalito all'indietro e che ho visto mia madre, ma mi sono visto seduto per terra e vedevo davanti a me delle gambe con degli stivali alti fino alle cosce
    e una minigonna di pelle e ho fatto uno sforzo terribile per alzare gli occhi per vedere
    la faccia, sapevo che era mia madre ma era troppo tardi, i ricordi non possono
    alzare gli occhi.
    Momò si legherà profondamente a Madame Rosa e ne nascerà un rapporto di reciproco amore e aiuto, fino alla fine...
    Finale meraviglioso....

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  • 4

    Ci sono libri che mi lasciano un po’ orfana, quando li finisco.
    Ho vissuto le vicende di questo strano ragazzino un po’ adulto, un po’ bambino, figlio di una prostituta che l’ha abbandonato affidandol ...continua

    Ci sono libri che mi lasciano un po’ orfana, quando li finisco.
    Ho vissuto le vicende di questo strano ragazzino un po’ adulto, un po’ bambino, figlio di una prostituta che l’ha abbandonato affidandolo ad un’altra; vive in un condominio di sei piani, a contatto con una comunità stravagante, rimanendo integro nella sua purezza. Molto tenero e toccante il suo linguaggio dalle parole ingenuamente ricercate e a volte inventate.

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  • 2

    Che fatica a leggere questo libro! L'ho trovato noioso e ripetitivo. Probabilmente la scelta di usare come narratore un ragazzino di 14 anni ha prodotto questo risultato di continuare reiterazione deg ...continua

    Che fatica a leggere questo libro! L'ho trovato noioso e ripetitivo. Probabilmente la scelta di usare come narratore un ragazzino di 14 anni ha prodotto questo risultato di continuare reiterazione degli stessi episodi.
    Ci sono però delle parti anche geniali: un esempio fra tutti è Madame Rosa, ebrea sopravvissuta al campo di sterminio di Auschwitz, che nasconde un ritratto di Hitler sotto il suo letto e lo guarda tutte le volte che è preoccupata sentendosi rassicurata perché ormai il peggio è passato!

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  • 5

    Questo libro è piaciuto all'unanimità riscuotendo apprezzamento da tutto il Gruppo di lettura.
    La grandezza dello scrittore consiste innanzitutto nella capacità di mettersi nei panni di un ragazzino e ...continua

    Questo libro è piaciuto all'unanimità riscuotendo apprezzamento da tutto il Gruppo di lettura.
    La grandezza dello scrittore consiste innanzitutto nella capacità di mettersi nei panni di un ragazzino e di guardare la realtà dalla sua prospettiva. Ma non solo. Gary ci presenta una realtà cruda e articolata: il mondo degli immigrati parigini, nel quartiere di Belleville, la prostituzione, la condizione dei bambini dati in affido a Madame Rosa che si presta ad accogliere questi figli abbandanati in quello che può sembrare un atto di egoismo, ma che invece, a ben guardare, è un atto di pietà.
    Eppure in tutto questo, forse per il tono leggero e la scrittura infantile, non si può fare a meno di sorridere: per il ritratto di Hitler tirato fuori per dare una scossa a Madame Rosa, per il dottor Katz portato su e giù per le scale, per la tribù di Waloumba che scuote la vecchia Rosa gettandola in aria su una coperta per farla rinsavire….E poi i neologismi, le parole inventate da Momò che rendono così bene le situazioni e le emozioni dei protagonisti.
    Ci ha colpito la grande umanità e solidarietà che si crea in quel mondo appena le cose cominciano a precipitare, e il fatto che nessun personaggio, per quanto squallida sia la sua vita, sia davvero malvagio o indifferente. Solo il padre di Momò fa la sua comparsa, crudele ed egoista, intesa a destabilizzare tutti: ma fa, giustamente, una brutta fine.
    Abbiamo anche riflettuto sulla grande capacità che hanno i bambini di adattarsi alle situazioni più tragiche e sul bisogno di amore di Momò che è così grande da riuscire a vedere la bellezza degli occhi di Rosa pur nella sua decadenza.
    E' uscito un parallelo con "I miserabili" di Victor Hugo, in cui non c'è nessuna speranza e la descrizione della miseria è spietata, un po' come in Pasolini, ma nel libro abbiamo trovato anche la Belleville di Daniel Pennac con la tribù Malaussène.
    Nel complesso un gran bel libro, pieno di filosofia, ha detto qualcuno, per i grandi temi affrontati: la decadenza dell'uomo, l'eutanasia e l'aborto, l'emarginazione degli immigrati, le divisioni razziali e religiose. E l'Amore, naturalmente, con la significativa domanda - per niente banale - di Momò: si può vivere senza?

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