La vida está en otra parte

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Publisher: Seix Barral

4.1
(2044)

Language: Español | Number of Pages: 381 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , Chi simplified , Chi traditional , Italian , French , German , Dutch , Portuguese , Greek

Isbn-10: 8432219754 | Isbn-13: 9788432219757 | Publish date: 

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Philosophy

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Book Description
El tema de "La vida está en otra parte" es el destino de un poeta, marcado desde su adolescencia por el signo de Rimbaud, que vive en el seno de una sociedad estalinista, en la que su conciencia deberá pactar con el humanismo oficial hasta llegar a la colaboración con las actividades policiales. En esta paradoja trágica, la Historia se encarga de sumergirnos en una atmósfera de ironía kafkiana.
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  • 4

    Romanzo a tratti difficile e criptico ma tutto sommato il solito capolavoro di Kundera !!!

    Era l'unico romanzo di Kundera che non avevo ancora letto. E' stata una lettura molto lunga a tratti molto difficoltosa, soprattutto nella parte in cui c'erano continui parallelismi con i poeti di alt ...continue

    Era l'unico romanzo di Kundera che non avevo ancora letto. E' stata una lettura molto lunga a tratti molto difficoltosa, soprattutto nella parte in cui c'erano continui parallelismi con i poeti di altri tempi e nella parte iniziale, ma è stata anche una lettura che mi ha dato enormi soddisfazioni e che mi ha confermato che Kundera è il mio scrittore preferito. Il romanzo parla del poeta Jaromil e del suo particolarissimo e strettissimo rapporto con la madre, del suo difficile rapporto con le donne e in generale sull'amore, parla inoltre della poesia nel periodo lirico.
    La vita è altrove...dove finisce una storia ne comincia un'altra, dove finisce un sogno ne comincia un altro, tutto è intrecciato e collegato ad altre storie.
    Anche la nostra vita è un romanzo dalle molteplici possibilità comprese quelle non vissute quelle che avrebbero potuto essere ma non sono state. A chi non piacerebbe sapere come sarebbe stata la nostra vita se avessimo imboccato un 'altra strada se avessimo fatto delle scelte differenti...

    said on 

  • 5

    Kundera ha l'incredibile dono di cogliere l'essenziale e saperlo poi riprodurre in un testo avvincente: l'essenziale nei rapporti umani, nelle vicende storiche a lui care.
    Ed è talmente bravo nella tr ...continue

    Kundera ha l'incredibile dono di cogliere l'essenziale e saperlo poi riprodurre in un testo avvincente: l'essenziale nei rapporti umani, nelle vicende storiche a lui care.
    Ed è talmente bravo nella trasposizione letteraria che non serve nemmeno che dia dei nomi ai personaggi del libro, perché ciò che conta davvero è quello che hanno da dirsi ed i motivi per cui agiscono.
    Un vero balsamo, specie di questi tempi in cui tutto viene ipercontestualizzato, brandizzato perché raramente c'è del contenuto ma tanti nastri e carta colorata, come un bel pacco regalo che si scarta e poi si rivela una sola.

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  • 0

    ... un libro decisamente doloroso, fisicamente doloroso, come una ferita. Sono indecisa tra 1 stella o 5 stelle. Estremo sotto ogni punto di vista.

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  • 3

    Ma ognuno rimpiange di non poter vivere altre vite oltre alla propria sola e unica esistenza; anche voi vorreste vivere tutte le vostre possibilità irrealizzate, tutte le vostre vite possibili....Il n ...continue

    Ma ognuno rimpiange di non poter vivere altre vite oltre alla propria sola e unica esistenza; anche voi vorreste vivere tutte le vostre possibilità irrealizzate, tutte le vostre vite possibili....Il nostro romanzo è come voi. Anch'esso desidera essere altri romanzi, quelli che avrebbe potuto essere e non è stato.

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  • 3

    L'idea di base del libro è interessante: Kundera è provocatorio come sempre e suggerisce che l'ultima epoca adatta ad un poeta fosse l'epoca socialista, in cui la figura del poeta era socialmente rico ...continue

    L'idea di base del libro è interessante: Kundera è provocatorio come sempre e suggerisce che l'ultima epoca adatta ad un poeta fosse l'epoca socialista, in cui la figura del poeta era socialmente riconosciuta. Che non ci fosse libertà è secondario, secondo l'autore, dato che la poesia lirica trae ispirazione dalle emozioni, che sono sempre e comunque autentiche, anche se ispirate da un regime.
    Su quest'idea si potrebbe discutere a lungo, come sempre sui libri di Kundera, ma io la trovo oltremodo affascinante.
    Per il resto non troviamo la frammentazione in storie e sottostorie tipica dei suoi romanzi, anzi l'unica storia che viene narrata è abbastanza lineare.

    said on 

  • 5

    Ma l'immagine che egli osservava più spesso era racchiusa nella cornice dello specchio appeso alla stessa parete. Non c'era nulla che studiasse con più cura del proprio volto, nulla che lo tormentasse ...continue

    Ma l'immagine che egli osservava più spesso era racchiusa nella cornice dello specchio appeso alla stessa parete. Non c'era nulla che studiasse con più cura del proprio volto, nulla che lo tormentasse di più e in nulla (anche se ciò gli costava uno sforzo accanito) riponeva maggior fiducia.
    Quel volto assomigliava al volto materno, ma poiché Jaromil era un uomo, la delicatezza dei tratti era molto più evidente: aveva un nasetto sottile e un piccolo mento appena rientrante. Quel mento lo angustiava molto; in una celebre meditazione di Schopenhauer aveva letto che il mento sfuggente ispira particolare ripugnanza, giacché è proprio per il mento pronunciato che l'uomo si distingue dalla scimmia. Ma poi aveva trovato da qualche parte una foto di Rilke e aveva constatato che anche lui aveva il mento rientrante, e in questo trovò un incoraggiante sollievo. Si guardava a lungo nello specchio e si dibatteva disperatamente nell'immenso spazio tra la scimmia e Rilke.

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  • 4

    Le roman ivre

    Scrivere dell'età "lirica" (così MK definisce la giovinezza) adottando uno stile lirico, può rendere un romanzo (all'apparenza, il più classico dei bildungsroman) un continuo omaggio alla poesia, oppu ...continue

    Scrivere dell'età "lirica" (così MK definisce la giovinezza) adottando uno stile lirico, può rendere un romanzo (all'apparenza, il più classico dei bildungsroman) un continuo omaggio alla poesia, oppure renderlo ridondante e a tratti stancante, oppure tutti e due.
    Se non parlassimo di uno dei più grandi scrittori contemporanei, capaci di mescolare all'interno della stessa opera biografismo, filosofia e poesia e rendere tutto in una forma ineccepibile, sarebbe fin troppo facile propendere per le altre due opzioni.
    Ma non lo stiamo facendo.

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  • 4

    Quel maledetto gioco truccato. #carodiario

    Questo libro stazionava sui miei scaffali da tempo immemore - anni e ancora anni, poi ho cominciato a leggere l'Arte del romanzo e non ho resistito: ho agguantato l'adelphone e l'ho letto tutto d'un f ...continue

    Questo libro stazionava sui miei scaffali da tempo immemore - anni e ancora anni, poi ho cominciato a leggere l'Arte del romanzo e non ho resistito: ho agguantato l'adelphone e l'ho letto tutto d'un fiato, o meglio in una settimana, che, per i miei standard attuali, è veramente poco.

    Insomma, ho cominciato a leggere La vita è altrove con la testa piena delle belle chiacchiere di Kundera, dei suoi parallelismi tra la musica e il ritmo della storia, tra la struttura della narrazione e l'architettura della composizione. Tutto molto bello, ma poi - leggendo, mi sono ricordata perché Kundera mi era piaciuto tanto: Milan (my friend!) è un tipo che arriva all'essenza delle cose, ti prende per mano e ti porta a fare un giro nella sua storia; prende Jaromil, il protagonista, cocco di mamma prima e poeta della rivoluzione poi, e lo sbuccia, gli toglie uno strato dopo l'altro.

    Jaromil, col suo enorme complesso di Edipo, bloccato in un rapporto madre-figlio soffocante; Jaromil che cerca l'approvazione ad ogni costo, che vuole essere parte del branco, uno qualsiasi e il migliore al tempo stesso; Jaromil che idealizza l'amore e lo rende prezioso e irragiungibile, Jaromil che non scende a compromessi.

    Ti odio, Jaromil!

    Odio il tuo carico di insicurezza, la tua spavalda ingenuità, la tua fede cieca nell'assoluto. Perché mi fai questo, Jaromil?
    Non posso che identificarmi col tuo bisogno di prendere l'amore e renderlo irraggiungibile: un ideale astratto, altissimo ed etereo, a cui sacrificare la carne martoriata, non più un sentimento di creature terrene. Sono così anch'io, Jaromil, e non posso fare a meno di disprezzarti per questo: anch'io ho la tendenza a trasformarmi in un'eroina tragica, a leggere in ogni parola l'inizio della fine, a riconoscere in ogni sguardo il seme del tradimento.
    Siamo personaggi suscettibili, io e te, Jaromil, siamo altezzosi e superbi e ci crediamo stocazzo (come dicono a Praga!) perché amiamo o crediamo di amare, qualcuno che, a nostro insindacabile giudizio, non è alla nostra altezza, qualcuno che, pur non essendo bello/intelligente/profondo come noi, non ha il nostro bisogno di attaccarsi a questa cosa che chiamiamo amore, come un naufrago a un pezzo di legno. Siamo patetici, Jaromil!

    "...come, lui arrivava sempre agli appuntamenti in anticipo e lei, che era più brutta e più stupida, si permetteva simili ritardi?"

    La fine della tua storia, però, mi ha insegnato che l'orgoglio può rendere stupidi e che forse questi grandi sentimenti, di cui ci piace tanto riempirci la bocca, sono soltanto favole che raccontiamo a noi stessi: storie in cui la nostra ineguagliabile nobiltà d'animo ci costringe a perire miseramente.

    Siamo un po' coglioni, Jaromil, diciamoci la verità.
    Vorremmo essere amati alla stregua di magnifiche divinità e abbiamo addirittura l'ardire di credere che noi siamo in grado di offrire il tipo di amore che esigiamo dall'altro.
    Siamo un po' teste di cazzo, dai.
    Tu più di me.

    "...dal momento che aveva investito tutto nell'amore (non era stata pronta a tradire i genitori e la loro casa tranquilla?), voleva che il suo partner versasse nella cassa comune un'uguale somma di sentimenti."

    Sei uguale a tua madre, Jaromil. Lo vedi?
    Stai lì anche tu a misurare la pila di aspettative soddisfatte e a guardar salire il livello dell'impegno investito nell'impresa titanica del sentimento. Lo so benissimo come funziona, lo faccio anch'io. E invece mi dicono che bisognerebbe vivere alla giornata e godersi il viaggio, ma ne sarò mai capace, Jaromil?

    "...Sapeva che non doveva prestarsi al gioco truccato che fa passare il provvisorio per eterno e il piccolo per grande, che non doveva prestarsi a quel gioco truccato che si chiama amore."

    said on 

  • 2

    E' stata una liberazione riuscire a teminare ""La vita è altrove"", l'ho trovato poco scorrevole e in alcune parti quasi criptico. Qui Kundera ci racconta di Jaromil, un ragazzo cecoslovacco che dedic ...continue

    E' stata una liberazione riuscire a teminare ""La vita è altrove"", l'ho trovato poco scorrevole e in alcune parti quasi criptico. Qui Kundera ci racconta di Jaromil, un ragazzo cecoslovacco che dedica la sua intera vita alla Poesia, l'unico modo che ha per poter evadere dalla realtà e da una madre estremamente oppressiva e possessiva nei confronti del suo unico figlio. Nel romanzo non mancano le storie d'amore, che, stranamente per Kundera, sono descritte in maniera banale e scontata. Questo Jaromil non ha lasciato il segno nonostante la sua triste fine. Insomma, se non avete ancora letto nulla di Kundera (non me ne voglia), non vi consiglio questo libro."

    said on 

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