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La vita è altrove

By Milan Kundera, Serena Vitale (Translator)

(1238)

| Mass Market Paperback | 9788845908958

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Book Description

Dal momento in cui Jaromil viene concepito, egli è il 'poeta'. Così vuole sua madre, e fantastica che Jaromil sia nato non per fecondazione del marito ma di un Apollo di alabastro. Con lo stesso spirito, questa madre accompagnerà invisibilmente il figlio nel letto dei suoi amori, come lo assisterà sContinue

Dal momento in cui Jaromil viene concepito, egli è il 'poeta'. Così vuole sua madre, e fantastica che Jaromil sia nato non per fecondazione del marito ma di un Apollo di alabastro. Con lo stesso spirito, questa madre accompagnerà invisibilmente il figlio nel letto dei suoi amori, come lo assisterà sul letto di morte: morte di un poeta adolescente che voleva darsi tutto alla rivoluzione. Il poeta, la madre, la giovinezza, la rivoluzione: chi non sente una qualche reverenza verso queste parole? In esse avvertiamo il soffio dell''età lirica', dello spirito adolescente, di ogni pretesa di innocenza. Ma questo romanzo, tanto più duro nella sostanza quanto più arioso nel suo articolarsi e agile nel suo sarcasmo, ci mostra anche il "sorriso insanguinato" dell'innocenza. Qui non si dice nulla contro la poesia 'in sé', ma si svela una possibilità del mostruoso che è interna alla poesia e ben pochi sanno riconoscere. E qui si mette in scena, con una precisione e una distanza che non hanno uguali, quell'èra in cui "il poeta regnava a fianco del carnefice". Ora non potremo più guardare al poeta, alla madre, alla giovinezza, alla rivoluzione con occhi devoti. Ora saremo condotti per mano a constatare come, per un poeta che la morte coglierà prima dei vent'anni, il supremo compimento possa anche essere la delazione. "Forse polizia e poesia vanno molto più d'accordo di quanto alcuni non pensino" riflette il poeta.

4 Reviews

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    Ecco un altro libro letto sulla scorta delle invettive elevate da Nancy Huston nel suo “Contro i maestri dello sconforto”. Non voglio parlare ulteriormente della Huston e delle sue idee, corrette nelle motivazioni ma demenziali nell’argomentazione e del tutto grottesche nelle conclusioni - chi vuole ... (continue)

    Ecco un altro libro letto sulla scorta delle invettive elevate da Nancy Huston nel suo “Contro i maestri dello sconforto”. Non voglio parlare ulteriormente della Huston e delle sue idee, corrette nelle motivazioni ma demenziali nell’argomentazione e del tutto grottesche nelle conclusioni - chi vuole si vada a leggere la mia recensione - ma a lei devo dire, ehm, grazie, per avermi dato lo stimolo per approfondire autori e opere da me assai poco conosciuti (e da lei molto criticati). Tra questi, sicuramente Milan Kundera, autore che conoscevo poco ma che ho avuto modo, in questo modo, di approfondire ulteriormente.

    Questo potremmo definirlo un romanzo di formazione, o meglio, di de-formazione di un giovane, dovuta soprattutto ad una madre alquanto frustrata e nevrotica (“topos” peraltro assai presente nella letteratura, e non solo quella dei “maestri di sconforto” ai quali peraltro non mi sento di iscrivere d’ufficio Kundera) e poi ad una giovinezza vissuta sotto il regime comunista con tutto il suo portato di obblighi comportamentali e sistemi morali e di valori, che in qualche modo tendono a interferire con quelli propri di un adolescente che si affaccia alla vita e che, inoltre, è alla ricerca di un padre sostitutivo - morto quello biologico, il quale, peraltro, non è che da vivo fosse mai stato così grandemente entusiasta di diventare padre.

    Bisogna peraltro sottolineare che Kundera ha una grande capacità di descrivere certe grottesche figure, in particolar modo femminili, non tanto con accenti di rabbia, di livore astioso, tipo, tanto per fare un esempio, la ripugnante figura materna del “Visone bianco”, il romanzo di Adélaide de Clermont-Tonnerre, quanto con un tono di distacco sarcastico e dolcemente irrisorio - sembra quasi di vedere il mezzo sorriso disegnarsi sulle labbra del libro - il cui sottotesto potrebbe essere “ma cosa ti credi, ma chi ti credi, le cose sono come ti dico io, tu sei come dico io, è patetico cercare di contraddirmi” che, devo dirlo, è piuttosto piacevole da leggere proprio per la disarmante leggerezza con cui viene fatto passare (e probabilmente è proprio quello che ha fatto andare in bestia la Huston).

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    Svalbard said on Jan 21, 2012 | Add your feedback

  • 1 person find this helpful

    " pensate che il passato, solo perché è già stato, sia compiuto e immutabile? ah no, il suo abito è fatto di taffetà cangiante, e ogni volta che ci voltiamo a guardarlo lo vediamo con colori diversi. "

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    kovalski said on Nov 7, 2011 about the Hardcover edition | Add your feedback

  • Il libro che mi ha fatto ricredere su Kundera. "L'insostenibile leggerezza dell'essere" non mi era piaciuto per niente. Chiedo venia.

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    Sanzaryblackmetal said on Jan 19, 2012 | Add your feedback

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9788845908958 Mass Market Paperback €10.00 €8.40 IBS.IT
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