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La vita è un'altra storia

Racconti scelti

Di ,

Editore: Minimum Fax (Minimum classics, 34)

3.9
(121)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 263 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8875212627 | Isbn-13: 9788875212629 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Damiano Abeni , Martina Testa

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
In esclusiva mondiale, la prima antologia dei migliori racconti di Barth dal 1968 a oggi. Dodici raffinate short stories che dai dettagli del quotidiano arrivano a indagare sul senso dell’esistenza e della letteratura. Autore di diciassette volumi fra romanzi, raccolte di racconti e di saggi, due volte candidato e una volta vincitore del National Book Award, John Barth (Cambridge, Maryland, 1930) è considerato uno dei maestri della letteratura americana del secondo Novecento. Le sue opere sono da anni non solo oggetto di culto per i lettori, ma anche materia di studio nelle università di tutto il mondo. Insieme a Thomas Pynchon, Kurt Vonnegut e Donald Barthelme, è stato un capostipite della narrativa postmoderna.
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  • 4

    Reiterazione del racconto consapevole

    Quanto ci piace la consapevolezza continua, costante ed esplicita dell'atto, della situazione dello scrivere da parte dell'autore? L'operazione metacomunicativa o metalinguistica è necessaria, si ...continua

    Quanto ci piace la consapevolezza continua, costante ed esplicita dell'atto, della situazione dello scrivere da parte dell'autore? L'operazione metacomunicativa o metalinguistica è necessaria, si giustifica sempre, ed anzi sarebbe ridicolo, impossibile farne a meno (perché in caso contrario non si ammetterebbe la menzogna letteraria?) Siamo a un punto in cui è obbligatorio fare i conti con tutto ciò? Questo è l'interrogativo che i (pur splendidi racconti) racconti di Barth (spesso variazioni sugli stessi temi, quasi a negare la realtà o la possibilità del romanzo proponendo quella del racconto ripetuto) pongono. Interrogativo che, personalmente, lascio aperto.

    ha scritto il 

  • 4

    John Barth

    I racconti di John Barth sono una lettura piacevole e brillante, ma potrebbero infine risultare noiosi a causa della continua ripetizione degli stessi temi: la coppia tutto sommato felice, che ...continua

    I racconti di John Barth sono una lettura piacevole e brillante, ma potrebbero infine risultare noiosi a causa della continua ripetizione degli stessi temi: la coppia tutto sommato felice, che attraversa la terza età sotto la spada di Damocle degli orrori imminenti della vecchiaia (vero leitmotiv del volume); il paradosso di Zenone; la frustrazione della generazione dei “baby boomers” allo scoccare della mezza età. Lo stile risulta sempre fluido e le interruzioni metanarrative, tipiche della prosa di Barth, non spezzano quasi mai l’armonia del testo – di sapore nabokoviano, ma all’acqua di rose. Essendo però questa una “compilation” appositamente selezionata dagli editor di minimum fax, non è dato sapere se la diffusa ricorrenza di temi e di personaggi sia una costante dell’intero corpus di short stories firmate da John Barth, o se sia invece caratteristica comune soltanto ai brani contenuti in questa antologia. Nel complesso, la raccolta alterna momenti affascinanti ad altri stucchevoli e ridondanti. Si distinguono i primi tre racconti, i più vecchi, dove gli esperimenti postmodernisti dell’autore sono contestualizzati alla genesi piuttosto che alla maturità dei personaggi; si hanno quindi gli struggimenti filosofici di un mai nominato spermatozoo, l’allattamento licenzioso del piccolo Ambrose e le sue prime – malinconiche – pulsioni erotiche adolescenziali. Il libro è aperto da due prefazioni, una a firma dello stesso Barth che presenta l’opera al lettore italiano profondendosi in sperticate lodi a Calvino e a Borges, le cui Finzioni sono qui chiamate in causa come ispiratrici della poetica di La vita è un’altra storia. Il racconto Perso nella casa stregata sarà oggetto della parodia di David Foster Wallace in Verso occidente l’impero dirige il suo corso.

    ha scritto il 

  • 5

    "Questo racconto non finirà mai. Questo racconto finisce."

    Stupendi racconti su tempo e parola, movimento e pausa, realismo e racconto, storie e vita. Metastorie, metavita (persino la copertina è una metacopertina!). Bellissimi "Ad infinitum: un racconto ...continua

    Stupendi racconti su tempo e parola, movimento e pausa, realismo e racconto, storie e vita. Metastorie, metavita (persino la copertina è una metacopertina!). Bellissimi "Ad infinitum: un racconto breve", Avanti con la storia", "Perso nella casa stregata". Belli, molto belli, tutti. E "Click": rileggendolo l'ho trovato sensazionale, e la chiusa su Valéry e la sua impossibilità di scrivere romanzi a causa dell'incapacità di resistere all'ipertestualità del mondo mi è sembrata strepitosa.

    E mi rendo conto di essere diventata molto Foster-Wallace-centrica (ma in questo caso il collegamento è forse legittimo, no?), ma "Viaggio nel mare della notte" mi ha fatto ripensare a un suo passaggio in Oblio: "...il dott. G. avrebbe detto in seguito che tutto il fenomeno «mi è balenata davanti la mia intera esistenza» alla fin fine somigliava più alla cresta di un’onda sulla superficie dell’oceano, nel senso che soltanto nel momento in cui ti lasci andare e cominci a essere risucchiato ti rendi per davvero conto che c’è un oceano. Quando sei lì che ti lasci portare come un’onda parli e agisci come se sapessi di essere un’onda nell’oceano, ma in fondo non credi affatto che ci sia un oceano. È quasi impossibile crederlo. O come una foglia che non crede nell’albero di cui fa parte ecc. Ci sono mille modi per esprimerlo."

    Se volessimo applicare qui la variante del triangolo di Freitag illustrata da Barth nel libro come esemplare svolgimento della maggior parte delle storie convenzionali, dovremmo dire che questi racconti si fermano praticamente sempre al punto B (con qualche rara divertita incursione direttamente fino al punto D - l'epilogo - in forma di fugace e vaga anticipazione), cosa che - forse paradossalmente? - li rende molto più potenti. "Vedi come vanno le cose con noi che raccontiamo storie - con alcuni di noi, perlomeno, forse in particolare della varietà Vecchio Trombone, di cui il sottoscritto è un membro di qualche prestigio. Il nostro problema, vedi, è che ci inventiamo della gente come i Barnes, facciamo del nostro meglio per renderli credibili e perfino simpatici, seguiamo le regole del Racconto mettendoli in situazioni ad alta tensione - e poi cominciamo a sentire di avere maggiori responsabilità verso di LORO che verso di te, che sei il lettore. «Non è mai troppo tardi per ripensarci», finiamo per dire a noi stessi, e invece (scusatemi, ragazzi) di concludere in qualche modo la storia (...), stacchiamo la spina narrativa prima che qualcuno si faccia del male."

    (E infine devo fare pubblica ammenda: fino a poco tempo i racconti non mi attiravano neanche un po'. Ma non c'è niente come la buona letteratura per rivedere e correggere sciocche abitudini o superficiali preconcetti. Mi aggiungo quindi tardivamente a quella che Barth chiama "una piccola e particolare minoranza quanto gli appassionati di poesia: una specie di gruppo di auto-aiuto, davvero, sul tipo di quelli per alcolisti, tossicodipendenti e malati terminali".)

    ha scritto il 

  • 5

    Raccolta iperscremata di racconti di Barth. I primi cinque starebbero bene in qualsiasi antologia planetaria, per quanto severa e sofisticata. Il “Viaggio nel mare della notte” mi ha ...continua

    Raccolta iperscremata di racconti di Barth. I primi cinque starebbero bene in qualsiasi antologia planetaria, per quanto severa e sofisticata. Il “Viaggio nel mare della notte” mi ha entusiasmato. E anche commosso, si. “Ad infinitum: un racconto breve “ è un gioiellino. C’è anche il famoso “Perso nella casa stregata”. Che ce ne siano almeno due che gli stanno almeno alla pari dice tutto.

    Il postmodernismo qui non è solo esercizio di stile, ipersperimentalismo fine a se stesso: l’innesto nel racconto del racconto del raccontare aggiunge realismo, crea empatia, apre nuovi scenari all’interpretazione, accende sinapsi. Alcune pagine sono davvero incantevoli.

    I romanzi di Barth non mi avevano entusiasmo. Questo lo metto tra gli imperdibili.

    ha scritto il 

  • 5

    LA VITA è UN'ALTRA STORIA

    Barth è ritenuto il padre del postmodernismo letterario, cioè di tutto ciò di cui inevitabilmente si discute quando si parla di letteratura del secondo 900. Per tal motivo, mi sono accostato a ...continua

    Barth è ritenuto il padre del postmodernismo letterario, cioè di tutto ciò di cui inevitabilmente si discute quando si parla di letteratura del secondo 900. Per tal motivo, mi sono accostato a questa raccolta di 12 short stories col dovuto rispetto. Ma devo dire che è stato facile, ed emozionante, perdersi nella casa stregata della sua scrittura. In un continuo un esercizio di stile, le storie coinvolgono il lettore, e lo rendono protagonista, pur lasciandolo consapevole che, il racconto di un mondo, non è il mondo. La vita è un’altra storia, appunto. Da leggere assolutamente. E rileggere.

    ha scritto il 

  • 4

    Metti che tu ti innamori di una persona...

    ... ma che ti innamori davvero davvero. Non ti verrebbe voglia di conoscere i genitori? Così, giusto per capire chi e cosa ha generato quella persona meravigliosa della quale ti sei ...continua

    ... ma che ti innamori davvero davvero. Non ti verrebbe voglia di conoscere i genitori? Così, giusto per capire chi e cosa ha generato quella persona meravigliosa della quale ti sei innamorat*. Ecco, io sono innamorato di David Foster Wallace ed ho voluto conoscere uno dei suoi papà.

    ha scritto il 

  • 5

    un capolavoro. decisamente indescrivibile. e usa la mia tanto amata parola steapigie...

    il nostro problema è che ci inventiamo della gente come i barnes, facciamo del nostro meglio per renderli ...continua

    un capolavoro. decisamente indescrivibile. e usa la mia tanto amata parola steapigie...

    il nostro problema è che ci inventiamo della gente come i barnes, facciamo del nostro meglio per renderli credibili e perfino simpatici, seguiamo le regole del racconto mettendoli in situazioni ad alta tensione - poi cominciamo a sentire di avere maggiori responsabilità verso di loro che verso di te, che sei il lettore

    ha scritto il 

  • 3

    Seppur originale nella sua sperimentazione stilistica, solo in parte Barth riesce ad eludere i rischi che rischia di correre un autore di metafiction, nell'ordine: 1)autoreferenzialità 2)didascalìa ...continua

    Seppur originale nella sua sperimentazione stilistica, solo in parte Barth riesce ad eludere i rischi che rischia di correre un autore di metafiction, nell'ordine: 1)autoreferenzialità 2)didascalìa (quando non vera e propria didattica) 3)ripetitività. Se il primo rappresenta un esito quasi inevitabile allorché la ricerca stilistica, concentrata sulle forme, dimentichi la sostanza, il secondo rappresenta una sorta di deformazione professionale di cui l'insegnante di scrittura creativa/scrittore si dimostra affetto nelle occasioni in cui le inserzioni/riflessioni sullo stile (tipiche della metafiction) non riescano ben amalgamarsi con il resto del racconto, tanto da apparire - appunto - superfluamente didascaliche. Non è un caso allora che i racconti meglio riusciti siano quelli in cui tale amalgama invece venga a crearsi (uno su tutti: Perso nella casa stregata, non a caso fonte di ispirazione per David Foster Wallace nel suo Verso L'Occidente l'Impero dirige il suo corso). Quanto alla ripetitività, infine, va detto che di essa l'autore è solo in parte responsabile, avendo i curatori scelto di accostare i racconti in maniera tale da evidenziare l'evoluzione dell'autore ma anche gli elementi ricorrenti della sua scrittura. Certo, si potrebbe pensare che tale ripetitività sia cercata e rappresenti un chiaro - e geniale - segno della incidenza dell'autore sui racconti, quindi l'ennesima rottura "dell'illusione narrativa", quindi l'ennesimo espediente metanarrativo, come del resto le stesse ripetizioni delle frasi nel corpo del testo. Ma anche in questo caso di mero espediente formale si tratterebbe, e, quindi, decisamente dimentico della sostanza. E, quindi, decisamente dimentico della sostanza. E, quindi, decisamente dimentico della sostanza.

    ha scritto il 

  • 3

    Il problema di questo libro è che è un Best Of fatto con pezzi di concept album.

    Il problema di questo libro è che è un Best Of fatto con pezzi di concept album. L'autore lo dice che è più versato con la forma romanzo, e io ci credo. Anzi, lo so. L'Opera Galleggiante è ...continua

    Il problema di questo libro è che è un Best Of fatto con pezzi di concept album. L'autore lo dice che è più versato con la forma romanzo, e io ci credo. Anzi, lo so. L'Opera Galleggiante è stupendo, leggetevelo, ve lo assicuro.

    Quello che mi sento di salvare di questa raccolta sono i primi tre racconti. Il primo e il terzo su tutti. E il fatto che il primo l'avevo letto per passare il tempo una volta in Feltrinelli non fa che rendere tutto ancora più irritante.

    Leggere i racconti nel loro habitat naturale, e cioè nell'opera che li conteneva in origine, e che li dotava di un senso ulteriore alla mera somma delle parti, sarebbe una cosa da fare per provare a vedere di cambiare opinione. Ma purtroppo non ci è possibile.

    E allora non ci resta che dire che la maggior parte di quello che è scritto in queste pagine sono storielle noiose, si, giochini metatestuali tra l'autore e il lettore, considerazioni intelligenti e profonde su se stessi e sulla vita e sul fatto che si stia facendo considerazioni intelligenti e profonde su se stessi e sulla vita. Qualcosa di ampiamente evitabile. O comunque non consigliabile.

    Ma se proprio ci avete voglia e siete ben disposti, non fa certo male. Anzi. Certe volte si rasenta quella cosa che non saprei definire meglio che Pensiero Puro. E cioè, forse, Filosofia. E prima di nominare il nome di Borges invano chiudiamo questa linea di pensiero.

    Resta il fatto, comunque, che il primo racconto è bellissimo. Ma veramente bellissmo. Di quel bellissimo che non ti fa trovare altri vocabili utili a esprimere il concetto che non sia, appunto, bellissimo. Me ne sono innamorato. Una di quelle cose da leggere e da rileggere e da far leggere e poi dire, quasi come un'ammissione di sconfitta: qui c'è tutto. Tutto quanto. Inutile scrivere altro.

    ***

    Ah. Un'altra cosa. Io ho iniziato a leggere Barth perchè è stato citato in causa da Wallace. In particolare in quel raccontone allucinato che è Verso Occidente l'Impero dirige il suo corso". In particolare viene citato il racconto "Lost in the Fanhuse" e altri racconti della raccolta omonima. Che poi sono quelli che più ho apprezzato.

    Ora, Wallace randeva omaggio a Barth, suo per così dire maestro, e nello stesso tempo lo critica, e in generale dichiara la sua appartenenza (e insieme prende le distanze) alla (dalla) letteratura postmoderna. Non mi sembra il caso di spiegare altro, qui, ora.

    Quello che volevo dire è che questa cosa si sente. Che considerare Bath un Proto-Wallace ti viene proprio istintivo. Che molte trovate geniali del Caro Vecchio Suicida Talentuoso le ritroviamo paro paro in questa raccolta, pur senza un certo funambolismo verbale e con un minore coinvolgimento emotivo rispetto a quello a cui ci eravamo abituati.

    E che quindi, niente, il giudizio a proposito sarebbe stato forse più alto, il coinvolgimento maggiore, se avessi letto prima Barth come sarebbe stato giusto fare. Pacienza. Così va la vita.

    ***

    Ah, scusate ancora, c'è un romanzo gemello de "L'Opera Gallegiante" - qualsiasi cosa voglia dire romanzo gemello -, che si chiama "La Fine della Strada", e che ho tutta intenzione di leggere. Se qualcuno tra i pochi che finiscono questa recensionaccia l'ha letto, o ne ha solo sentito parlare, mi faccia sapere che ne pensa. Se poi qualcuno me lo vuole prestare, o vendere a poco, sentitevi liberi eh!

    ha scritto il