La vita agra

Di

Editore: Rizzoli

4.3
(1774)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 220 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Esperanto , Spagnolo

Isbn-10: A000172805 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico , eBook

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Politica

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Descrizione del libro
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  • 4

    e mezza

    Pirotecnico come il García Marquez de "L'autunno del patriarca" ma con più punteggiatura, caleidoscopico come Eco ne "Il pendolo di Foucault" ma con più ironia. Dietro un tono scanzonato e una parvenz ...continua

    Pirotecnico come il García Marquez de "L'autunno del patriarca" ma con più punteggiatura, caleidoscopico come Eco ne "Il pendolo di Foucault" ma con più ironia. Dietro un tono scanzonato e una parvenza che hanno tutta l'aria di un divertissement, una cosa che lui stesso definisce "fare il verso a Querouaques", Bianciardi ha la stessa densità di un muro di mattoni pieni e mi ha fatto un po' l'effetto di essere andata a sbatterci contro a 60 km/h: denso di temi, di lungimiranza, di vita reale, di ironia, di storia, di cultura e citazioni, di economia e società, di vita bohémienne… e ancora: la mercificazione della vita e dei desideri dell'uomo; l'alienazione come diretta conseguenza del capitalismo; la rassegnazione di una vita all'interno di questi ingranaggi; l'ipocondria; il settore terziario o "quartario" che somiglia sempre di più alla politica; la vita negli uffici italiani con capi, capetti e segretarie, dove "il metodo di successo consiste in larga misura nel sollevamento della polvere"; l'inquinamento; i supermercati e gli acquisti a rate; i venditori porta a porta; i medici che "sono sempre stregoni, stregoni cattolici per giunta"; ed ovviamente il celeberrimo boom economico, questo presunto miracolo italiano che in effetti del miracolo non ha proprio nulla… il tutto senza una trama vera e propria: "direte che questa è la storia di una nevrosi, la cartella clinica di un'ostrica malata che però non riesce nemmeno a fabbricare la perla".
    Ecco chiaramente un altro libro in cui penso di aver capito meno della metà di tutto quello che c'era da capire, ma va bene anche così. Anzi, credo che il libro sia fatto apposta per questo: per ogni singolo lettore c'è una citazione che solo lui o al massimo pochi altri possono acciuffare. Ad esempio, quanti di quelli che lo hanno letto sanno dov'è Piantonia senza andare a guardare Google maps?

    Di cosa parla questo libro? Per una volta il retro di copertina ha colto nel segno: la contraddizione tra il desiderio di opporsi al sistema (politico, sociale, economico) per spaccare tutto, e il desiderio/bisogno di essere accettati dagli altri e dal sistema stesso: fare vita di sezione (del partito), fare vita di quartiere, entrare "in un certo giro" per migliorare la posizione lavorativa. E' uno stretto legame tra due situazioni opposte: per spaccare il sistema devi farne parte, e per farne parte devi accettare le sue regole e meccanismi, adeguarti sempre un po' fino a diventare una delle tante formichine che lo compongono e lo sostengono. Questa dicotomia è attualissima, forse ancor più oggi che negli anni '60 quando il libro è stato scritto. Ulteriore conferma, nel caso ce ne fosse bisogno, che non abbiamo fatto nessun passo avanti.

    Non vado oltre le quattro stelle perché, al di là della feroce ironia, mi è sembrato di leggere un certo autocompiacimento. O forse, per esser del tutto sincera, non arrivo a cinque stelle perché ci sono tantissime, troppe somiglianze tra i pensieri qui esposti dall'autore e le cose che io sempre dico o a volte penso senza permettermi di dirle ad alta voce. A partire dalle sciocchezze e le manie ( l'odio per gli inutili cantieri nelle strade, il fastidio di avere gente per casa) per finire con gli argomenti di sostanza (il ritrovarsi a decantare i meriti di una decrescita felice, salvo poi dover ammettere che prima di questo odiato progresso eravamo un branco di cavernicoli pidocchiosi). E insomma, si sa che vedersi messi davanti a uno specchio non è mai bellissimo. Ma profondamente costruttivo.

    ha scritto il 

  • 3

    Come non ritrovarla questa Milano del 62' di Bianciardi nelle mattine di pendolarismo terziario della folla impiegatizia sgomitante, che,stanca ed automatica, si accalca sulle scale mobili di Repubbli ...continua

    Come non ritrovarla questa Milano del 62' di Bianciardi nelle mattine di pendolarismo terziario della folla impiegatizia sgomitante, che,stanca ed automatica, si accalca sulle scale mobili di Repubblica affrettandosi a guadagnare posizioni sulla banchina della metro gialla? Fretta, musi lunghi, facce scure, passi svelti e nervosi. Ognuno, monade a caccia di spazio vitale, sgattaiola per conquistare il santo beep che sancisce l'inizio delle 8 (9? 10? ...) ore di onesto pane quotidiano. A distanza di quasi 60 anni il carico del passante ferroviario è cambiato: le turbe operaie che arrivavano prima dell'alba e rientravano alle 5 sono state rimpiazzate da questa sua versione "avanzata" ansiosamente piccolo borghese e provinciale, che venera il doppiopetto ormai per inerzia. Ma il "dramma", per l'appunto, mi pare sia rimasto invariato. O forse no.
    "quasi centomila Montenegro e Bloody Mary
    mocassini gialli e sentimenti chiaro-scuri
    Cara
    scriverà sulle tovaglie dei Navigli
    quanta gioia, quanti giorni, quanti sbagli
    quanto freddo nei polmoni
    che dolore
    non è niente non è niente
    lascia stare
    se la Madonnina muore nasce un fiore"

    ha scritto il 

  • 4

    A libro chiuso e finito, si sente quasi il bisogno di scrollarsi le spalle di tutta la fuliggine, la nebbia, il grigiume della Milano agra di Bianciardi. Un libro che è un pezzo di storia, dove Bianci ...continua

    A libro chiuso e finito, si sente quasi il bisogno di scrollarsi le spalle di tutta la fuliggine, la nebbia, il grigiume della Milano agra di Bianciardi. Un libro che è un pezzo di storia, dove Bianciardi crea il suo personale bestiario lavorativo e umano, dalle segretariette secche alla fermata del tram ai teletafanatori, dalle intasatrici aziendali alle vibratrici di gote. Bello e amaro.

    ha scritto il 

  • 4

    La vita agra

    Restituire il passaggio e il trauma dalla vita di provincia a quella della metropoli il tema essenziale con il quale l'A., con risvolti farseschi che tengono ancor più in sospeso l'ansia patetica del ...continua

    Restituire il passaggio e il trauma dalla vita di provincia a quella della metropoli il tema essenziale con il quale l'A., con risvolti farseschi che tengono ancor più in sospeso l'ansia patetica del personaggio- scrittore, il quale non sembra sconvolto da questa impietosa autoanalisi. La lingua adoperata da Bianciardi non poteva meglio riuscire corrispondente all'empito grottesco e anarcoide de La vita agra, alla graffiante semplicità di un'esperienza umana così vicina alla disperazione, all'estasi, alla rinuncia di tutto. L'esperienza personale dell'autore sembra calata come in un calco nel libro: nato dal senso di rivolta e in particolare dall'industria culturale. Gli ingredienti del romanzo sono: la rabbia di un anarchico trasferitosi a Milano con propositi di vendetta sociale, la trasformazione di una città immersa e sommersa dal "miracolo italiano", una mente critica verso il progresso e la modernità, uno spirito libero costretto ad adattarsi al sistema per sopravvivere. E', insomma, un ritratto fedele e spietato dell'Italia di 50 anni fa, a chi si mantiene in equilibrio precario tra conformismo e ribellione.

    ha scritto il 

  • 5

    C’è un periodo della recente storia italiana che sembra sia stato dimenticato. Oppure più semplicemente si tende a celebrarlo come un momento di fulgore e rinascita, di opportunità, di ricchezza. Le v ...continua

    C’è un periodo della recente storia italiana che sembra sia stato dimenticato. Oppure più semplicemente si tende a celebrarlo come un momento di fulgore e rinascita, di opportunità, di ricchezza. Le voci stonate non sono arrivate fino a noi, anche se a ben guardare sarebbe sufficiente ricordare e ascoltare veramente le vecchie canzoni di Iannacci.
    Questo libro è una specie di rivelazione. Con una comicità amara, con una speciale acutezza di sguardo, Bianciardi racconta la Milano a cavallo tra anni ’50 e ’60, la città che si trasforma e perde identità, il grigio, l’ufficio, i riti sociali, l’ignoranza e l’ignavia. Ma racconta anche la fatica di arrivare a fine mese, i desideri repressi. Meglio non fare le vacanze, se poi tanto devo tornare a lavorare, e se per fare le vacanze devo lavorare di più. Meglio non vedere nessuno, se vedere qualcuno è una commedia recitata e non un rapporto onesto e reale, basato su una quotidianità di cose semplici. E mentre sogno di far bruciare il sistema, di scappare in campagna, di bombardare gli uffici nel grattacielo di vetro e metallo, mi adeguo. E anche un mestiere intellettuale, all’apparenza invidiabile, senza orari e senza padroni, mostra tutta l’evidenza della fatica, della difficoltà di trovare una dignità.
    Un libro cinico e disincantato, che diverte e tuttavia lascia una strana malinconia. Come se vedere il grigio “da dentro” ci apra improvvisamente gli occhi e ce lo renda più visibile.

    ha scritto il 

  • 5

    Me la figuravo, appena ci pensassi, questa sua vita grigia e a suo modo eroica, fatta di mille gesti eguali e dimessi, fedele giorno per giorno alla scelta, al dovere, ai luoghi. Non va avanti così la ...continua

    Me la figuravo, appena ci pensassi, questa sua vita grigia e a suo modo eroica, fatta di mille gesti eguali e dimessi, fedele giorno per giorno alla scelta, al dovere, ai luoghi. Non va avanti così la civiltà? Non è forse il continuo lavorio di queste formiche che tiene in piedi la vita dei popoli, e ne ordisce il tessuto connettivo? Ed allora, era giusto che io, amico degli umili e dei diseredati, alleato per mia scelta della classe operaia, eversore in pectore di torracchioni, umiliassi e diseredassi questa donna?
    L'ostilità degli altri, dichiarata a volte, più spesso muta ma sensibile nella faccia chiusa di quante formiche umane io incontrassi appena uscito dalla Braida Guercia, coi suoi pittori capelluti, le ragazze dai piedi sporchi, e i fotografi morti di fame, non era forse giusta? L'ostilità degli altri a volte mi entrava in petto: che cosa vuoi da me, Anna? Perchè ci sei venuta? Che cosa ci fai, tu, qua dentro?

    ha scritto il 

  • 3

    Altalenante

    Un libro che va letto, a cominciare dall'originalità di non essere un romanzo, né un'autobiografia, né un pamphlet e tanto meno un saggio. Ritratto acido e corrosivo della società italiana degli anni ...continua

    Un libro che va letto, a cominciare dall'originalità di non essere un romanzo, né un'autobiografia, né un pamphlet e tanto meno un saggio. Ritratto acido e corrosivo della società italiana degli anni Sessanta, del boom economico, della Milano non ancora da bere ma già avviata verso quella china, del mondo dell'editoria. Però in certi momenti ho faticato a leggerlo: pagine graffianti, visionarie e profetiche alternate ad altre noiosissime, che veniva voglia di saltare a piè pari. Insomma, un gran libro che però in alcune parti denuncia i suoi anni.

    ha scritto il 

  • 4

    Bianciardi è uno scrittore scomodo, l'incipit di questo romanzo è uno dei più ostici ed affascinanti che abbia mai letto. Il libro alterna parti che lasciano letteralmente a bocca aperta per la loro " ...continua

    Bianciardi è uno scrittore scomodo, l'incipit di questo romanzo è uno dei più ostici ed affascinanti che abbia mai letto. Il libro alterna parti che lasciano letteralmente a bocca aperta per la loro "verità" e audacia ad altre più diaristiche e scorrevoli. Un romanzo sincero e inaspettato.

    ha scritto il 

  • 4

    capelli bianchi

    E' la terza volta che scrivo la recensione di questo libro e Anobii me la cancella, mi dà errore o rimane imbambolato come un gatto che guarda una lavatrice in funzione. Pagateli di più, mandateli a s ...continua

    E' la terza volta che scrivo la recensione di questo libro e Anobii me la cancella, mi dà errore o rimane imbambolato come un gatto che guarda una lavatrice in funzione. Pagateli di più, mandateli a studiare, assumeteli sulla base delle competenze, insomma fate qualcosa perché i vostri web designer e i vostri tecnici sono davvero scarsi!
    Detto ciò... cerco di riassumere...
    Questa è la storia di un uomo che ad un certo punto decide di ribellarsi ad una condizione, di vendicare dei morti andando a colpire il simbolo dell'epoca del capitalismo. La sua analisi è lucida e precisa e sa cosa deve fare: farlo saltare in aria. Poi però... che succede? Passano i giorni, la decisione rimane nelle intenzioni ma su di essa scende una nebbia reazionaria. Il quotidiano sa essere un demone che rende tutto necessario e rimanda le cose importanti a data da destinarsi. Rimangono importanti certo, delle priorità, ma il pensiero diventa colpevole ogni volta che ci indugia sopra. Questo libro parla soprattutto di una condizione esistenziale dell'uomo che non vuole conformarsi, ma scopre di esserlo ogni giorno un poco di più. Come i capelli bianchi che a poco a poco sostituiscono quelli neri in un processo lento di cui non ci si accorge.

    ha scritto il 

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