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La vita agra

By Luciano Bianciardi

(92)

| Hardcover

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Book Description

325 Reviews

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  • 22 people find this helpful

    IL BOOM CHE FA BUM

    Siamo alla fine anni Cinquanta durante il cosiddetto boom economico.
    Il romanzo, pubblicato nel 1962, è ampiamente autobiografico: vi si narra di un intellettuale di provincia (Grosseto) che lascia moglie e figlioletto per andare a vivere a Milano i ...(continue)

    Siamo alla fine anni Cinquanta durante il cosiddetto boom economico.
    Il romanzo, pubblicato nel 1962, è ampiamente autobiografico: vi si narra di un intellettuale di provincia (Grosseto) che lascia moglie e figlioletto per andare a vivere a Milano in cerca di un lavoro migliore: in realtà col segreto intento di far saltare in aria un grattacielo, quello della compagnia che per incuria e scarsa sicurezza sul lavoro ha causato l’incidente della miniera di Ribolla (1954, 43 minatori morti).

    Ma il gesto anarchico viene posposto, ritardato, non arriva: forse perché il protagonista, oltre che fare esplodere il sistema, vuole anche esserne riconosciuto, accettato, accolto?

    Il torracchione, come il narratore protagonista chiama il grattacielo, diventa il simbolo del potere che si annida a Milano, città di affari economia soldi: deve saltare in aria con la giusta combinazione di aria e metano, proprio come è avvenuto per lo scoppio del grisù in miniera.
    La grande città è un mostro dalle mille braccia che piano piano ingloba, appiattisce, distrugge gli ideali, trasforma in apatici e rassegnati: Bastano pochi mesi perché chiunque si trasferisca qui si svuoti dentro, perda linfa e sangue, diventi guscio: tra venti anni tutta l’Italia si ridurrà come Milano.

    Bianciardi-Bardamu lancia invettive contro la società del miracolo economico il cui unico scopo è generare bisogni superflui, per rendere l’uomo schiavo di inutili desideri che non riuscirà a soddisfare, proprio come in un classico girone infernale, per diventare produttori e consumatori e contare solo in quanto tali, irretiti dal miraggio del benessere, in realtà stritolati dall’inumanità dei ritmi e dei rapporti.

    E se poi fosse soltanto una questione politica, io saprei il da fare. Se si trattasse soltanto di aprire un vuoto politico, dirigenziale, in Italia, con pochi mezzi ci riuscirei. Mi basta da un massimo di duecento a un minimo di cinque specialisti preparati e volenterosi, e un mese di tempo, poi in Italia ci sarebbe il vuoto. E nemmeno con troppe perdite: diciamo una trentina, e nessuno dei nostri. Con trenta omicidi ben pianificati io ti prometto che farei il vuoto in Italia. Ma il guaio è dopo, perché in quel vuoto si ficcherebbero automaticamente altri specialisti della dirigenza.

    E fin qui siamo in presenza di un gran bel romanzo.
    Quello che lo rende speciale è la scrittura di Bianciardi che riesce a fare più capriole linguistiche anche nello stesso rigo, più scoppi e fuochi d'artificio: dialettismi lombardi e toscani, parole straniere ironicamente adattate all’italiano, termini tecnici, lessico colloquiale e anche lessico gergale, neologismi d’autore…
    Come se l’anarchia che pulsa nelle vene del protagonista si trasferisse alla scrittura, alle parole.
    Ironia, comicità (ma non grottesco come nel non riuscito film omonimo) parodia, euforia, burla che coinvolge tutti, il Partito l’Avanguardia e gli stessi personaggi.
    Pagine indimenticabili: la partenza degli operai alla sera dalla stazione Centrale di Milano; la differenza tra dané e grana; il lavoro di traduttore con le correzioni della capoufficio; le segretariette, come agiscono e come parlano: l’amore fisico, una rivoluzione che lascia svuotati; i tragitti in tram…

    La chiamano nebbia, se la coccolano, te la mostrano, se ne gloriano, come di un prodotto locale. E prodotto locale è. Solo non è nebbia…. È semmai fumigazione rabbiosa, una flatulenza di uomini, di motori, di camini, di sudori, è puzzo di piedi, polverone sollevato dal taccheggiare delle segretarie, delle puttane, dei rappresentanti, dei grafici, del PRM, delle stenodattilo, è fiato di denti guasti, di stomachi ulcerati, di budella intasate, di sfinteri stitici, è fetore di ascelle deodorate, di sorche sfitte, di bischeri disoccupati.

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    orsodimondo said on Sep 15, 2014 | 4 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Milano, inverno '61-'62

    Un romanzo, un saggio, una profezia: questo libro racconta (e anticipa) la storia del nostro Paese e di ognuno di noi. Non solo chi vive a Milano, non solo chi è italiano, ma tutti dovrebbero leggerlo: 5 stelline e anche di più.

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    Mari_lia_ said on Aug 27, 2014 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Dare alle stampe un romanzo del genere nel 1962, per me, è equivalso al cambio della visione a colori dal bianco e nero per i film.
    Il vocabolario estremamente sfaccettato di Bianciardi dà sapore, odore e spessore alle parole…e non lo avrei mai detto ...(continue)

    Dare alle stampe un romanzo del genere nel 1962, per me, è equivalso al cambio della visione a colori dal bianco e nero per i film.
    Il vocabolario estremamente sfaccettato di Bianciardi dà sapore, odore e spessore alle parole…e non lo avrei mai detto dopo aver letto la prima pagina che ti lascia interdetto come un rebus senza soluzione.
    Bisogna tenersi a distanza da certe pagine troppo dolorose e personali quando si parla di alienazione che per forza ci tocca condire con le nostre personalissime manie e la morte dei cari.
    A me, contestualizzato nell’epoca dell’uscita del romanzo, è parso rivoluzionario, il più grande antispot del boom/miracolo italiano.
    L’aggettivo agro accostato alla vita di questo personaggio vale tutti i dieci euro di questa edizione economica.
    La rilettura della mia esperienza, specchio della mia generazione precedente, in veste di emigrante di successo al prezzo di questo gusto di limone che le ore vuote ti regalano.
    Un capolavoro a cui manca una stellina per fare pokerissimo unicamente per l’incompiutezza, d’altronde intrinseca nel personaggio principale, della sua vicenda sospesa per definizione e per il mio trattamento anestetico quando le pagine si sono fatte troppo dolorose.
    A quanta gente senza voce dobbiamo essere grati per il vuoto benessere che la fine del secolo scorso comunque ci ha elargito? Adesso, mi sa, è venuto il momento di pagare.

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    Mingamarco said on Aug 27, 2014 | 2 feedbacks

  • 2 people find this helpful

    Cronaca di un suicidio annunciato

    Chissà perché mi aspettavo un libro dolente, non conoscevo Bianciardi, e dal titolo avevo erroneamente dedotto che si trattasse di una storia depressiva, invece ho trovato un romanzo autobiografico molto triste, questo è vero, ma di un ironia e di u ...(continue)

    Chissà perché mi aspettavo un libro dolente, non conoscevo Bianciardi, e dal titolo avevo erroneamente dedotto che si trattasse di una storia depressiva, invece ho trovato un romanzo autobiografico molto triste, questo è vero, ma di un ironia e di un’asprezza che solo un toscano poteva avere.
    Si è vero, sono toscana anche io e sono di parte, probabilmente apprezzo meglio di altri certe espressioni tipiche delle mie parti, le sento mie, le sento di casa.
    La lettura è stata doppia, ascoltando l’audiolibro di Ad alta Voce, il programma di Radio Tre, e leggendo l’ebook. La tecnica è quella di mettere in pausa l’ascolto quando vengo colpita da qualche frase e di cercarla sul supporto digitale, evidenziarla e poi rimacinarla con la dovuta calma. E’ un modo buffo di leggere lo so, ma mi permette di cibarmi di libri anche durante il giorno mentre dipingo, la sera invece mi dedico ai cartacei. Ma digressione a parte sulle mie abitudini da lettrice voglio dire quanto questo audiolibro sia azzeccato, la lettura del romanzo è stata affidata ad Alessandro Benvenuti, a mio avviso perfetto per interpretare tutta la toscanità, la rabbia, l’amarezza e l’ironia di questa storia. ( Pagina ufficiale di Alessandro Benvenuti https://www.facebook.com/pages/Alessandro-Benvenuti/46605873236)
    Leggendo questo romanzo si ha una visione amara ed agra della vita, una visione della situazione sociale e lavorativa molto reale e soprattutto attuale ancora oggi a diversi anni di distanza, negli anni '60 c’era già il germe di tutto ciò che stiamo vivendo adesso, e gli attenti osservatori hanno esposto con efficaci parole verità tutt’ora valide. Il libro di Bianciardi è una storia raccontata in modo scanzonato, quel modo che per contrasto rende ancora più efficaci certi messaggi che devono arrivare a chi legge, quello stile tipico di chi raramente riesce ad essere un vincitore nella vita; per usare le parole dell’autore “questa è a dire parecchio una storia mediana e mediocre, che tutto sommato io non me la passo peggio di tanti altri che gonfiano e stanno zitti. Eppure proprio perché mediocre a me sembra che valeva la pena di raccontarla. Proprio perché questa storia è intessuta di sentimenti e di fatti già inquadrati dagli studiosi, dagli storici sociologi economisti, entro un fenomeno individuato, preciso ed etichettato. Cioè il miracolo italiano.” (cit.)
    Alla luce dei fatti appare come l’autobiografia di un suicidio annunciato, può passare indenne nella vita uno che scrive queste cose? Morire alcolizzato non è forse un modo lento di togliersi la vita? Non facciamoci ingannare dall' ironia delle parole di Bianciardi, perché non è tipico dei toscani esprimersi con melensaggine, ma in questa asprezza di sente tutto il male di vivere in mondo cattivo che l'autore si porta addosso.
    “Un ubriaco muore di sabato battendo la testa sul marciapiede e la gente che passa appena si scansa per non pestarlo. Il tuo prossimo ti cerca soltanto se e fino a quando hai qualcosa da pagare. Suonano alla porta e già sai che sono lì per chiedere, per togliere. Il padrone ti butta via a calci nel culo, e questo è giusto, va bene, perché i padroni sono così, devono essere così; ma poi vedi quelli come te ridursi a gusci opachi, farsi fretta per scordare, pensare soltanto meno male che non è toccato a me, e teniamoci alla larga perché questo ormai puzza di cadavere, e ci si potrebbe contaminare.” (cit.)
    Mi sento di consigliare questo libro a tutti coloro che non amano vivere con la testa sotto la sabbia e che apprezzano uno stile satirico, e consiglio soprattutto l’ascolto dell’audiolibro letto da Benvenuti, imperdibile. ( Link alla prima puntata :
    http://www.adaltavoce.rai.it/dl/portaleRadio/media/Cont…

    Tutte le mie recensioni a questo link:
    http://lemieletturecommentate.blogspot.it/

    Citazioni:

    “Proverò a riscrivere tutta la vita non dico lo stesso libro, ma la stessa pagina, scavando come un tarlo scava una zampa di tavolino. ”

    "Datemi il tempo, datemi i mezzi, e io toccherò tutta la tastiera - bianchi e neri - della sensibilità contemporanea. Vi canterò l'indifferenza, la disubbidienza, l'amor coniugale, il conformismo, la sonnolenza, lo spleen, la noia e il rompimento di palle.”

    “Persino a qualche pisano io ho aperto l'uscio di casa - che è per proverbio azzardo pericoloso; a qualche pisano di quelli che dicono gaodé rpeoro ditupà, e ogni tanto vengono su col sorrisino furbo a cercare lavoro. «Nciavresti mia nposticino da guadagna bbene senza lavorà tanto? Sai omè, sule cencinquanta rmese? Giù, madonnarbuio, un si batte iodo. Un si trova nalira peffaccantà nceo"

    “E per favore, con le radiografie ci andasse piano, il dottorino. Non erano tempi, non era aria da mettere in mutua per una sospetta silicosi o per una diminuita capacità respiratoria del diciotto per cento. Cos'era questa smania delle statistiche, anche per i polmoni della gente? Respiravano, no? E allora?”

    “Mi hanno isolata, capisci? Sanno benissimo che se mi tengono a contatto con gli altri, io glieli organizzo sindacalmente, e porto avanti la nostra lotta. Così un poco alla volta mi hanno messa in quel cantuccio, io sola con un vecchio sordo e svanito”

    “Io non cammino, non marcio: strascico i piedi, io, mi fermo per strada, addirittura torno indietro, guardo di qua e guardo di là, anche quando non c'è da traversare. ”
    “E mi licenziarono, soltanto per via di questo fatto che strascico i piedi, mi muovo piano, mi guardo attorno anche quando non è indispensabile. Nel nostro mestiere invece occorre staccarli bene da terra, i piedi, e ribatterli sull'impiantito sonoramente, bisogna muoversi, scarpinare, scattare e fare polvere, una nube di polvere possibilmente, e poi nascondercisi dentro.”

    “La politica, come tutti sanno, ha cessato da molto tempo di essere scienza del buon governo, ed è diventata invece arte della conquista e della conservazione del potere.”

    “Il metodo del successo consiste in larga misura nel sollevamento della polvere.”

    “non basta sganasciare la dirigenza politico-economico-social-divertentistica italiana. La rivoluzione deve cominciare da ben più lontano, deve cominciare in interiore homine.
    Occorre che la gente impari a non muoversi, a non collaborare, a non produrre, a non farsi nascere bisogni nuovi, e anzi a rinunziare a quelli che ha”

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    Monica Spicciani (scambio cartacei-sottolineo a matita) said on Aug 2, 2014 | 3 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Ancora attualissimo, La vita agra anticipa molti temi della contemporaneità: l'alienazione tecnologica, la solitudine urbana, lo sfruttamento dei più forti sui più deboli. Un grande libro di un grande Maestro.

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    Tyler Durden said on Jul 14, 2014 | Add your feedback

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