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La vita davanti a sé

By Romain Gary, Giovanni Bogliolo (Translator)

(1330)

| Paperback | 9788854500341

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Book Description

Eroe di guerra, diplomatico, cineasta, Romain Gary si suicidò il 3 dicembre 1980. La sua scomparsa fece scalpore ma il vero colpo di scena arrivò quando, pochi mesi dopo la morte, si scoprì che Gary ed Emile Ajar, autore del romanzo "La vita davanti a sé", erano in realtà la stessa persona. Il libroContinue

Eroe di guerra, diplomatico, cineasta, Romain Gary si suicidò il 3 dicembre 1980. La sua scomparsa fece scalpore ma il vero colpo di scena arrivò quando, pochi mesi dopo la morte, si scoprì che Gary ed Emile Ajar, autore del romanzo "La vita davanti a sé", erano in realtà la stessa persona. Il libro, che narra le vicende di Momo, ragazzo arabo nella banlieu di Belleville, figlio di nessuno, accudito da una vecchia prostituta ebrea, vinse il Goncourt inaugurando uno stile gergale da banlieu e da emigrazione, cantore di quella Francia multietnica che cominciava a cambiare il volto di Parigi.

26 Reviews

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  • 10 people find this helpful

    In filologia le periferie sono molto più conservative dei centri (se soffriggete in cucina, ritroverete ore dopo quell’odore al piano di sopra, in camera o in bagno, mentre la cucina pensa a tutt’altro); all’incontrario avviene con Gary, che dalle banlieux di Parigi forza il linguaggio comune con sp ... (continue)

    In filologia le periferie sono molto più conservative dei centri (se soffriggete in cucina, ritroverete ore dopo quell’odore al piano di sopra, in camera o in bagno, mentre la cucina pensa a tutt’altro); all’incontrario avviene con Gary, che dalle banlieux di Parigi forza il linguaggio comune con spallate onomaturgiche che non raccontano semplicemente “con altre parole”, ma che rovesciano la realtà in altri punti di vista – veri e disarmanti.

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    El Caballero de la Triste Figura said on Aug 22, 2011 | 6 feedbacks

  • 6 people find this helpful

    "Ma io non ci tengo tanto a esser felice, preferisco ancora la vita"

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    gab said on Jan 20, 2012 | Add your feedback

  • 5 people find this helpful

    ....Signor Hamil, si può vivere senza amore?...

    Momo è un musulmano, un bambino che si ritrova grande in un colpo perchè è la vita che lo proietta ad essere riflessivo e ben pensante e perchè è un orfanello cresciuto assieme ad altri figli di prostitute da Madame Rosa, una ex prostituta ebrea. Un connubio di religioni, di idee, di sofferenze e di ... (continue)

    Momo è un musulmano, un bambino che si ritrova grande in un colpo perchè è la vita che lo proietta ad essere riflessivo e ben pensante e perchè è un orfanello cresciuto assieme ad altri figli di prostitute da Madame Rosa, una ex prostituta ebrea. Un connubio di religioni, di idee, di sofferenze e di avidità nella ricerca dell'amore che sperimentaranno assieme, nella loro intimità tra un Insh'Allah e un Shemà Yisrael Adonay molto legato all'indole umana piuttosto che ai dettami della religione a sé.
    La gente tiene alla vita più che a tutto il resto, è anche buffo se si pensa a tutte le belle cose che ci sono al mondo

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    gracy said on Jan 10, 2012 | Add your feedback

  • è un libro bellissimo, uno dei pochi che mi ha emozionato...

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    K. said on Feb 11, 2012 | Add your feedback

  • Il percorso iniziatico di un bambino, autentico "figlio di puttana" nella Parigi multietnica degli anni Ottanta, tra personaggi spesso equivoci, ma capaci di grande umanità.
    Linguaggio originale e avvincente.

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    Marielle said on Feb 2, 2012 | Add your feedback

  • 4 people find this helpful

    Aforistico ( ma non alla Baricco), con l'IO narrante invasivo, invadente e soggiogante. Bambino improbabile per lucidità e senso riflessivo, Momò affetta le convinzioni dei giusti, facendoci ridere e, lo ammetto, piangere ( ho fatto l'errore di leggere le ultime due pagine ad alta voce...). Stile no ... (continue)

    Aforistico ( ma non alla Baricco), con l'IO narrante invasivo, invadente e soggiogante. Bambino improbabile per lucidità e senso riflessivo, Momò affetta le convinzioni dei giusti, facendoci ridere e, lo ammetto, piangere ( ho fatto l'errore di leggere le ultime due pagine ad alta voce...). Stile non lontanissimo dal "giovane Holden", linguaggio mai piatto. Spesso finisci una pagina e hai voglia di rileggerla, e quando provo questa sensazione più di cinquanta volte il libro che ho in mano passa nello scaffale delle cinque stelle...ho pensato che sia anche un ottimo libro per iniziare un pigro alla lettura. Per lo stile, la semplicità, ma anche la totalizzante umanità del contenuto.
    Attualissimo, purtroppo

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    Fp said on Feb 2, 2012 | 3 feedbacks

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