La vita davanti a sé

Di

Editore: Neri Pozza (Biblioteca)

4.3
(2644)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 214 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Inglese , Spagnolo , Farsi , Tedesco , Catalano

Isbn-10: A000139907 | Isbn-13: 9788854500341 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Giovanni Bogliolo

Disponibile anche come: Copertina rigida , Tascabile economico , eBook , CD audio

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Eroe di guerra, diplomatico, cineasta, Romain Gary si suicidò il 3 dicembre 1980. La sua scomparsa fece scalpore ma il vero colpo di scena arrivò quando, pochi mesi dopo la morte, si scoprì che Gary ed Emile Ajar, autore del romanzo "La vita davanti a sé", erano in realtà la stessa persona. Il libro, che narra le vicende di Momo, ragazzo arabo nella banlieu di Belleville, figlio di nessuno, accudito da una vecchia prostituta ebrea, vinse il Goncourt inaugurando uno stile gergale da banlieu e da emigrazione, cantore di quella Francia multietnica che cominciava a cambiare il volto di Parigi.
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  • 4

    Da Picasso a Gary

    E' una storia di emarginati riscattati dalla loro capacità di trarre allegria dalla vita e di costituirsi in tribù, ma è contemporaneamente storia di sentimenti e paure e speranze universali.
    C'è volu ...continua

    E' una storia di emarginati riscattati dalla loro capacità di trarre allegria dalla vita e di costituirsi in tribù, ma è contemporaneamente storia di sentimenti e paure e speranze universali.
    C'è voluto l'occhio di bambino per scriverla ed entrare con passo leggero e saggio e a tratti ironico nella vita di Madame Rosa e del suo giovane ospite Momò (la voce narrante) a Belleville.
    Picasso diceva che studiò tutta la vita per dipingere come un bambino, con questo romanzo si potrebbe dire che Romain Gary (che lo firmò con uno pseudonimo) alla fine della sua vita reinventò una splendida scrittura con il cuore di un bambino.

    ha scritto il 

  • 4

    Strano forte.

    Scritto come da un bambino/ragazzino cresciuto ai margini. Parolacce, frasi scombinate che a volte fanno ridere a volte fanno pensare. Molte ripetizioni, insomma non è un libro come tutti gli altri, p ...continua

    Scritto come da un bambino/ragazzino cresciuto ai margini. Parolacce, frasi scombinate che a volte fanno ridere a volte fanno pensare. Molte ripetizioni, insomma non è un libro come tutti gli altri, però qualche riflessione la fa fare.

    ha scritto il 

  • 3

    Romanzo d’innocenza ma non innocente, una storia di travestiti puttane e sbirri si srotola nella banlieue parigina degli anni cinquanta. Momo, ragazzino arabo nella periferia di Belleville, figlio di ...continua

    Romanzo d’innocenza ma non innocente, una storia di travestiti puttane e sbirri si srotola nella banlieue parigina degli anni cinquanta. Momo, ragazzino arabo nella periferia di Belleville, figlio di nessuno, viene accudito da una vecchia puttana ebrea, Madame Rosa, Lui, Momo, è ovviamente un figlio di puttana, nel senso proprio del termine. Sua madre professava, e lui è stato consegnato a Madame Rosa perché lei lo accudisse e lo crescesse, così come alleva tutti gli altri piccoli figli di puttana che le prostitute le consegnano, non potendoli tenere con loro.
    Attraverso gli occhi di Momo, un universo di derelitti. Le loro storie difficili, a volta devastanti ma mai perdenti. Per ognuno di questi sconfitti (che la società qualificherebbe come “feccia”) Momo ha rispetto. Rispetto tout court. Momo è innamorato del genere umano, e il genere umano s’innamora di Momo, non c’è nessuno, né prostituta né laido trafficante né patetico travestito che non gli voglia bene, che non desideri passargli la mano tra i capelli e dargli una caramella, una parola buona, anche. Questo è l’aspetto del romanzo che meno mi ha convinta. Questa profusione di amore universale in un mondo (mondo, non ambiente) che noi sappiamo essere ben differente, mi ha lasciato perplessa. Sono stata felice per Momo, ma dubito che nella realtà non troverebbe qualcuno che la mano la allunghi troppo, si approfitti di lui, così bello, con i suoi bei capelli neri, con i suoi occhi azzurri belli, con le sue mosse belle, un bambino seducente, solo, senza madre né padre, libero di vagare in mezzo alla banlieue dalla mattina alla sera, eppure tutti quelli che lo sfiorano è solo per tenerezza, senza intenzione. Un miracolo? Viva i miracoli!

    Giganteggia, su Momo, Madame Rosa. Grassa immensa puttana ebrea, quasi calva, che “tra seno, pancia e chiappe non c’era più distinzione, come in una botte”, non ce la fa più a salire con la spesa i sei piani di scale e va sempre più frequentemente in avaria, per cui i marmocchi si vedono costretti a scendere tutti quanti e a spingerla. Va in avaria anche con la testa, partendo per dei viaggi di rimbambimento totale, e Momo teme il giorno in cui lei non tornerà più indietro, e la metteranno su un letto d’ospedale a marcire come un vegetale tenuto insieme come corpo umano. Il momento in cui l’arteriosclerosi si rivela in tutta la sua follia, è un delirio di bellezza descrittiva.

    Stava tutta nuda in mezzo alla stanza, intenta a vestirsi per andare al lavoro, come quando batteva ancora. Be’, io nella vita non ho visto niente e non ho il diritto di dire cosa è spaventoso e cosa non lo è, ma vi giuro che Madame Rose nuda, con gli stivali di cuoio e le mutande di pizzo intorno al collo, perché aveva sbagliato parte, e delle tette così, tutte appoggiate sulla pancia, supera l’immaginazione, vi giuro che è una cosa che non si vede da nessuna parte, ammesso che esista. Per di più, Madame Rose cercava di sculettare come in un sex-shop, ma in lei il culo oltrepassava le possibilità umane. Era tanto truccata che nelle altre parti sembrava ancora più nuda e con le labbra faceva delle mossette da culo di gallina assolutamente schifose. Moise stava in un angolo e urlava, mentre io ho detto soltanto “Madame Rose, Madame Rose” e mi sono messo a correre, mica per mettermi in salvo, ma solo per non stare più lì.

    Il finale è sublime, è il vertice, di quelli che non si dimenticano. Madame Rose muore, e nella morte, proprio mentre il disfacimento del corpo gliela nega, si riappropria della sua dignità fisica, il suo corpo grasso e laido diventa un totem tribale, la rappresentazione di una divinità, immobile e indifferente, truccato giorno per giorno dal piccolo Momo con rossetto e colori squillanti.
    “Ho preso il suo trucco e glielo ho messo sulle labbra e sulle guance e ho dipinto le sopracciglia d’azzurro e di bianco e le ho incollato sopra delle stelline, come faceva lei. Ho cercato d’incollarle delle ciglia finte ma non tenevano. Vedevo bene che non respirava più ma faceva lo stesso, le volevo bene anche senza respirare.”
    Momo che non vuole lasciarla e si ferma a dormire accanto a lei, versandole addosso giorno dopo giorno flaconcini di profumo per non sentire la puzza del disfacimento, Momo che la veglierà per tre settimane, finché, attirati dal puzzo, i vicini non butteranno giù la porta e i strilleranno “Aiuto, che orrore!". Ma prima non ci avevano pensato a strillare perché la vita non ha odore, riflette Momo.

    Il romanzo non mi ha convinta fino in fondo per il buonismo a tutti i costi che lo permea rendendolo alcune volte, al mio palato, melenso. Ma lo consiglio comunque, per chi vuole credere ancora nelle favole, o vuole semplicemente sperare in un mondo migliore

    ha scritto il 

  • 0

    Abbandonato, ma solo per colpa mia.
    Non era il tempo giusto. Cerco confronto con altri pensieri.
    Mi immagino a ricominciarlo ... prima o poi.
    per la metà che ho letto, vale decisamente la pena finirlo ...continua

    Abbandonato, ma solo per colpa mia.
    Non era il tempo giusto. Cerco confronto con altri pensieri.
    Mi immagino a ricominciarlo ... prima o poi.
    per la metà che ho letto, vale decisamente la pena finirlo!

    ha scritto il 

  • 4

    Di Almodovar ed altre suggestioni

    Piaciuto moltissimo. Mi sembrava di star leggendo la sceneggiatura di un film di Almodovar, scritta prima ancora che il regista spagnolo iniziasse a fare questo mestiere. Attualissimo ed equilibrato. ...continua

    Piaciuto moltissimo. Mi sembrava di star leggendo la sceneggiatura di un film di Almodovar, scritta prima ancora che il regista spagnolo iniziasse a fare questo mestiere. Attualissimo ed equilibrato. Significativa la commistione fra la storia della genesi del libro e quella personale dell'autore: il suo testamento spirituale.

    ha scritto il 

  • 5

    BANLIEU DE REVE, REVE DE BANLIEU

    Et elle le disais toujours que les cauchemars, c'est ce que les reves deviennent toujours en viellissant.

    je vois pas à quoi sert de rever en arrière et à son age elle ne pouvait plus rever en avant. ...continua

    Et elle le disais toujours que les cauchemars, c'est ce que les reves deviennent toujours en viellissant.

    je vois pas à quoi sert de rever en arrière et à son age elle ne pouvait plus rever en avant.

    ha scritto il 

  • 4

    In questo libro si narra del "diverso" e chi ce lo racconta è un ragazzino arabo Momo' che vive in casa di una ex prostituta ebrea, Madame Rosa; che accudisce all'interno della sua casa i figli delle ...continua

    In questo libro si narra del "diverso" e chi ce lo racconta è un ragazzino arabo Momo' che vive in casa di una ex prostituta ebrea, Madame Rosa; che accudisce all'interno della sua casa i figli delle prostitute. Li non c'è razza o religione che tenga, sono tutti insieme senza distinzione. E poi il condominio che anche questo è un agglomerato di razze e religioni. E poi c'è il quartiere che rispecchia il palazzo, un'insieme di diversità. Ma soprattutto c'è Momo' con i suoi sentimenti e i suoi ragionamenti da grande.
    Lentamente sono entrata nella storia e lentamente mi sonoabituata a Momo'.
    Bello, diverso.

    ha scritto il 

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