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La vita di sogno di Suchanov

Di

Editore: Ponte alle Grazie

3.8
(12)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 399 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8879288679 | Isbn-13: 9788879288675 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Serena Prina

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Una splendida moglie, due figli anche troppo in gamba, una casa nel cuore di Mosca, una vita agiata - con tanto di autista personale e dacia in campagna -a cinquantasei anni Anatolij Pavlovic Suchanov si crogiola nei fasti di un'esistenza invidiabile. Direttore della più autorevole rivista d'arte del paese, il suo nome, indissolubilmente legato alle continue condanne delle aberrazioni estetiche partorite dal capitalismo, in difesa dei frutti del più genuino realismo socialista, ispira rispetto e soggezione ed è sinonimo di pedissequa fedeltà alla linea del Partito. D'improvviso, però, i saldi appigli della sua vita sembrano vacillare e sfaldarsi, gli oggetti e i luoghi di ogni giorno innescano continui corto circuiti che rendono sempre più impalpabile il confine tra presente e passato, e la realtà perde i suoi contorni rassicuranti. Così, senza volerlo, Suchanov si trova a fare i conti con la sua storia e con le scelte, coraggiose o vigliacche, che l'hanno costruita, in una processione di sogni dimenticati e amicizie tradite. In un travolgente romanzo d'esordio, unanimemente ricondotto dalla critica nell'alveo della grande letteratura russa, Olga Grushin racconta la storia di una redenzione, la parabola struggente e poetica di un talento vigliaccamente venduto e coraggiosamente ritrovato.
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  • 3

    Dunque Suchanov impazzisce? Lo scollamento dalla vita reale - ormai insopportabile - lo porta a rifugiarsi nel luogo simbolico del suo isolamento, cioè la chiesa sconsacrata dove ha vissuto la sua pri ...continua

    Dunque Suchanov impazzisce? Lo scollamento dalla vita reale - ormai insopportabile - lo porta a rifugiarsi nel luogo simbolico del suo isolamento, cioè la chiesa sconsacrata dove ha vissuto la sua prima "estasi"?

    Se è questa la chiave di lettura somiglia ad una scorciatoia, o meglio a una via d'uscita dell'autrice, brava ma ancora acerba quando ha scritto il romanzo.

    Cioè verrebbe meno il finale, happy o meno. E i romanzi che non finiscono in qualche modo non hanno senso, almeno sotto il profilo estetico e formale delle regole narrative.

    In verità, gli esordienti dovrebbero attenersi alle buone regole della composizione, evitando il duplice peccato di superbia commesso dalla grushin: prolissità (ma quante parole conosce la Grushin?) e velleitarietà (va bene che sei russa, ma credi di essere Tolstoj? Non si scrivono quattrocento pagine sui sogni autoipnotici di Tolja Suchanov).

    Belle per il resto le parti più banali, le caratterizzazioni dei personaggi (particolarmente riuscita la madre di Tolja) e della città, la cui velata malinconia è figlia del rimpianto della Grushin per la sua Patria così maltrattata dalla dittatura comunista.

    Notevoli anche l'accuratezza linguistica e le felici figurazioni, contrapposte alla pesantezza delle estenuanti allucinazioni di Suchanov.

    Un migliore editing e un pò d'umiltà avrebbe prodotto un grandissimo romanzo.

    ha scritto il 

  • 4

    "Perché dipingere, a differenza della letteratura, era un'arte tragica: non poteva essere moltiplicata in un'ora che precede l'alba con una macchina da scrivere sgangherata, o attraversare le frontier ...continua

    "Perché dipingere, a differenza della letteratura, era un'arte tragica: non poteva essere moltiplicata in un'ora che precede l'alba con una macchina da scrivere sgangherata, o attraversare le frontiere, cucita dentro la fodera di un cappotto, o vivere per sempre, senza peso e inarrestabile, nell'angolo oscuro e protetto della memoria di qualcuno. Era eternamente legata a quel che era terreno, al materiale - una tela, un cavalletto, colori a olio, pennelli, una parete - e in ultima analisi al tempo e al luogo; e al suo tempo e al suo luogo doveva la sua finale sopravvivenza o distruzione."

    ha scritto il 

  • 4

    Eccellente opera d'esordio per questa scrittrice russa di nascita ma americana d'adozione..un approccio delicato al crepuscolo della Russia sovietica, per chi come me, si avvicina per la prima volta a ...continua

    Eccellente opera d'esordio per questa scrittrice russa di nascita ma americana d'adozione..un approccio delicato al crepuscolo della Russia sovietica, per chi come me, si avvicina per la prima volta ad essa. La capacità di far passare la narrazione dalla terza alla prima persona, dal passato al presente, dalla realtà al sogno, senza far perdere l'orientamento al lettore, la descrizione dei luoghi e degli stati d'animo mai lasciati al caso, la presenza di personaggi ben delineati. Ecco cosa c'è in questo libro.

    ha scritto il