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La vita e il tempo di Michael K

Di

Editore: Einaudi

3.9
(205)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 208 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Francese , Spagnolo

Isbn-10: 8806174029 | Isbn-13: 9788806174026 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: M. Baiocchi

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
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  • 5

    Mi ha ricordato tanto il modo di scrivere di Agota Kristof, é un'altra dimensione, brutale ed implacabile in cui l'uomo pare poter sopportare qualsiasi cosa astraendosi da sé stesso fino a diventare solo un'idea di sé.

    ha scritto il 

  • 4

    Romanzo che fino a meta' e' potentissimo, disturbante, un vero pugno nello stomaco, poi cala un po' per ricrescere in maniera magistrale nel finale, sto scoprendo da poco Coetzee, va preso a piccole dosi, ma puo' dare molto.

    ha scritto il 

  • 5

    Un personaggio indimenticabile Michael K, così ingenuo, così tenero, così fuori dal suo tempo, così tante cose…eppure fortunato nella sua sfortuna, perché avrebbe potuto incappare in ben di peggio nel corso della sua vita, anche se effettivamente quello che gli è successo direi che sia sufficient ...continua

    Un personaggio indimenticabile Michael K, così ingenuo, così tenero, così fuori dal suo tempo, così tante cose…eppure fortunato nella sua sfortuna, perché avrebbe potuto incappare in ben di peggio nel corso della sua vita, anche se effettivamente quello che gli è successo direi che sia sufficiente. E’ una bella storia quella che racconta Coetzee, spesso dolorosa ma molto reale e soprattutto essenziale. Libro assolutamente consigliato. Molto bello anche il personaggio del medico nella seconda parte della storia.

    ha scritto il 

  • 4

    Una novela extraña y difícil de clasificar.
    En la primera parte se nos narra la huida de un hijo y su madre dependiente -con limitaciones físicas-, por una Sudáfrica de guerra y revueltas.
    En la segunda parte se nos cuenta, a través del doctor que lo reconoce, la vida incomunicada, so ...continua

    Una novela extraña y difícil de clasificar.
    En la primera parte se nos narra la huida de un hijo y su madre dependiente -con limitaciones físicas-, por una Sudáfrica de guerra y revueltas.
    En la segunda parte se nos cuenta, a través del doctor que lo reconoce, la vida incomunicada, sosegada, y de contemplación, que lleva este hombre en un campo de internamiento tras la muerte de la madre. Su escapada y vida como anacoreta, aprovechando lo que la naturaleza le da, sembrando y cosechando frutos.
    Aunque es abstracta y un poco rara, Coetzee tiene un don y una riqueza con el lenguaje que acaba avasallándote.
    Es especial.

    ha scritto il 

  • 5

    Che romanzo!

    Opera magnifica, potente e universale che, nella scarna vicenda di un mezzo idiota, innalza il suo grido silenzioso contro tutte le schiavitù del mondo, un limpidissimo canto delle sirene alla libertà più pura e adamantina: quella che si svincola da ogni «campo d'internamento e da ogni carità». < ...continua

    Opera magnifica, potente e universale che, nella scarna vicenda di un mezzo idiota, innalza il suo grido silenzioso contro tutte le schiavitù del mondo, un limpidissimo canto delle sirene alla libertà più pura e adamantina: quella che si svincola da ogni «campo d'internamento e da ogni carità».

    ha scritto il 

  • 5

    Un Mahatma sudafricano

    Desolazione. Dell’anima, del corpo del luogo. Questa è la sensazione che questo libro del 1983 di John Maxwell Coetzee - scrittore sudafricano in lingua Inglese, premio nobel nel 2003 - trasmette con insinstenza, almeno nella prima delle tre parti di cui è costituito il volume.
    In essa, seg ...continua

    Desolazione. Dell’anima, del corpo del luogo. Questa è la sensazione che questo libro del 1983 di John Maxwell Coetzee - scrittore sudafricano in lingua Inglese, premio nobel nel 2003 - trasmette con insinstenza, almeno nella prima delle tre parti di cui è costituito il volume.
    In essa, seguiamo le vicende di Michael K. e sua madre Anna K. che da Città del Capo cercano di raggiungere la fattoria dove sua madre lavorava come donna tuttofare. Lo fanno per sfuggire alla violenza di una non specificata guerra le cui ragioni – come i contendenti – mai si verranno a sapere; ma che importa: le conseguenze i disagi, la violenza, i soprusi, spesso gratuiti i campi di raccolta, di internamento, di lavoro, ci sono in tutte le guerre. Anna K. - anziana e malata d'idropisia e il figlio Michael, nato malforme col labbro leporino, con un carattere che lo fa credere un po' tardo di mente lasciano perciò la città per raggiungere la campagna. Anna K. non ce la fa e durante il viaggio, muore in un anonimo letto d'ospedale. A Michael della madre restano i pochi vestiti, gli effetti personali e le ceneri; ceneri che comunque egli vuol potare a destinazione e che alla fine, spargerà sulla terra del luogo della di lei provenienza.
    È un gesto simbolico individuale e privato per quanto riguarda Michael ma che diventa universale nel contesto generale. Tutto ciò che farà quest'uomo deforme e preso per povero mentecatto avrà valore universale; quel suo rifiutare la guerra, chi la fa e le sue quotidiane conseguenze; quel suo vanificarne il male piegandosi e subendolo senza ribellarsi e/o opporvi resistenza alcuna, porgendo una laica “altra guancia”, fan di lui quell'”anima universale” che solo lo sconosciuto ufficiale medico che cercherà di rimetterlo in sesto nella seconda parte del romanzo, riuscirà a comprendere. Michael K. è quell'esile stelo, figlio della terra e della natura che è risucchiato nella Storia ma che al disopra di questa si eleva, identificandosi o perdendo la propria identità nel divenire naturale, opponendo – questa volta sì – alla Storia che propone la Morte quel “si può vivere” che la vince. Difficile trovare in altri autori un'esposizione così intensamente poetica dell'ecologia.
    Come ogni vera grande opera letteraria anche questa, implicitamente o più esplicitamente, ne richiama – volutamente o a sua insaputa – altre. Oltre alla K del titolo, che gli ufficiali del campo di raccolta debbano inviare i propri rapporti e ricevere ordini o autorizzazioni da quello che loro familiarmente chiamano "il Castello”, la dice piuttosto lunga. Ma, ovviamente, leggendo questo libro non viene in mente soltanto Kafka. Viene in mente Dostoevskij e, perfino, il romanzo picaresco e Bartleby lo scrivano di Melville.
    Difficile (e anche inutile) incasellare in una semplice quanto, probabilmente, superficiale definizione chi tratta questi temi e il modo in cui lo fa. Non ci sarebbe da meravigliarsi se, di definizioni, proprio non ce ne fossero. Meglio è rispettare il libro, il suo messaggio e il suo incantevole stile.

    ha scritto il 

  • 4

    Le parole sono monete

    Coetzee come scrittore non ricerca la complicità del lettore. A dirla tutta mi pare che se ne freghi totalmente di chi legge i suoi lavori. Ho decidi di entrare nella storia o ne stai fuori. Ancora una volta io sono entrato. E ho conosciuto Michael K, che con il suo labbro leporino e il suo spiri ...continua

    Coetzee come scrittore non ricerca la complicità del lettore. A dirla tutta mi pare che se ne freghi totalmente di chi legge i suoi lavori. Ho decidi di entrare nella storia o ne stai fuori. Ancora una volta io sono entrato. E ho conosciuto Michael K, che con il suo labbro leporino e il suo spirito anarchico, scappa all'interno del suo paese che si trova sull'orlo di una guerra civile e si rifugia in una tana scavata nella terra. Vive di ciò che coltiva, cercando di passare inosservato e al di fuori del tempo in cui gli tocca vivere. Catturato, rifiuta il cibo preferendo lasciarsi morire di fame piuttosto che accettare le regole del campo in cui è stato internato. Fugge di notte per potere, forse, morire libero. Ma non persegue un ideale, ne una fede a cui aggrapparsi. Il suo è un tentativo disperato di rendersi invisibile. Per questo, credo, nel titolo si parla di vita e tempo come di due elementi differenti che in Michael K sono dissociati. Per questo non c'è una redenzione e come spesso accade con Coetzee, non c'è un vero finale. Si rimane in sospeso e pensi: mi hai fregato un altra volta.

    ha scritto il 

  • 5

    "UN’ALLEGORIA- UN SIGNIFICATO CHE S’INSINUA NEL SISTEMA SENZA DIVENTARNE PARTE."

    “Sono sfuggito ai campi d’internamento, se rimango nascosto, sfuggirò anche alla carità.” Pag.203


    La storia di Michael K mi ha toccato profondamente, emotivamente. E’ un uomo speciale, Michael, un uomo che nasce già con un segno distintivo che lo rende diverso e che lo rende impermeabile a ...continua

    “Sono sfuggito ai campi d’internamento, se rimango nascosto, sfuggirò anche alla carità.” Pag.203

    La storia di Michael K mi ha toccato profondamente, emotivamente. E’ un uomo speciale, Michael, un uomo che nasce già con un segno distintivo che lo rende diverso e che lo rende impermeabile al mondo.
    Un uomo che attraversa la Storia rimanendo integro, unico, ultimo. Fuori dagli schemi, dalle regole, dalla guerra e dalla pace.
    Un uomo non facile da capire, lo si prende per scemo, per demente, ritardato. Lo si prende per uno delle migliaia di senzatetto che cercano riparo dalla guerra, ma lui è qualcosa di più, è un significato per tutti. Un significato rimasto miracolosamente intatto malgrado l’uomo abbia cercato di spaccarlo, d'integrarlo in vari modi. Malgrado le sbarre degli orfanotrofi e i campi di "rieducazione". Ha opposto una resistenza eroica, estrema. Si è fatto insetto, larva, vegetale.
    Rintanandosi sotto la terra, profondamente a contatto della terra, ha atteso che le stagioni passassero sopra di lui. Ha conservato i semi da piantare. Ha conservato la sua anima. Michael K.

    “… come un’anima al di sopra e al di là di ogni possibile classificazione, un’anima felicemente fuori dalla dottrina, fuori dalla Storia, un’anima che cerca di sbattere le ali dentro un rigido sarcofago, che mormora qualcosa dietro una maschera da buffone. Sei prezioso, M., per come sei. Sei l’ultimo della tua specie, una creatura sopravvissuta da un’era precedente, come la latimeria o l’ultimo uomo che parla yaqui. Noi siamo tutti precipitati nel calderone della Storia, solo tu, seguendo la tua linea idiota, aspettando il tuo momento in orfanotrofio (chi avrebbe pensato proprio a quello come a un rifugio?), sfuggendo alla pace e alla guerra, aggirandoti furtivo all’aperto dove nessuno si sarebbe sognato di cercare, sei riuscito a vivere in questo modo antico, lasciandoti scivolare nel flusso del tempo, osservando le stagioni, non cercando di cambiare il corso della Storia più di quanto non faccia un granello di sabbia. Dovremmo apprezzarti e celebrarti, dovremmo mettere i tuoi vestiti su un manichino in un museo, i tuoi vestiti e anche il tuo pacchetto di semi di zucca, con un’etichetta; ci dovrebbe essere una targa infissa sul muro dell’ippodromo a commemorare la tua presenza qui. …” . Pag.170

    ha scritto il 

  • 4

    Una sorta di Forrest Gump in un Sudafrica allucinato

    Michael K, protagonista del romanzo scritto dal premio Nobel 2003 per la Letteratura, mi ha ricordato un po' la figura strampalata di Forrest Gump, anche se, a differenza del personaggio cinematografico, si muove in un mondo straniato e sconvolto dalla violenza della guerra e dall'abitudine alla ...continua

    Michael K, protagonista del romanzo scritto dal premio Nobel 2003 per la Letteratura, mi ha ricordato un po' la figura strampalata di Forrest Gump, anche se, a differenza del personaggio cinematografico, si muove in un mondo straniato e sconvolto dalla violenza della guerra e dall'abitudine alla soppraffazione dei militari che stanno al comando del paese.
    Michael, che porta sul corpo il segno della sua diversità visibile in un marcato labbro leporino, è anche "lento di mente": la maggior parte delle persone, non appena lo vede in faccia, lo etichetta come "scemo", "stupido", insomma come un incapace, un mentecatto.
    Ma questo ragazzo che attraversa in lungo e in largo il Sudafrica, dapprima con la madre sfinita, poi da solo, è un'anima libera ed indomabile, nonostante il corpo scheletrico sia stremato dai digiuni o da un'alimentazione di fortuna. E' un essere che preferisce la solitudine della sua tana nel veld alla prigionia in un campo dove il cibo può essere garantito da ripetitive ed estenuanti prestazioni lavorative.
    "E' straordinario - scrive di lui il medico che ha cercato di guarirne il corpo- che tu sia sopravvissuto per trent'anni nelle pieghe buie della città, e poi per un periodo vagando in una zona di guerra(se c'è da credere alla tua storia), e ne sia uscito intatto, quando invece tenerti in vita è come tenere in vita l'anatroccolo più gracile, o il gattino più debole della figliata, o un uccellino appena nato espulso dal nido. Senza documenti, senza soldi, senza famiglia, senza amici, senza la minima idea di chi tu sia. Il più oscuro degli oscuri, così oscuro da essere un prodigio."
    La lettura del romanzo mi ha suscitato emozioni e riflessioni di varia natura: talvolta il rigetto per le modalità di vita di Michael, scelte o indotte; in altri momenti, la curiosità di conoscere il proseguo della sua storia decisamente inusuale; il riconoscimento di modi e forme di sopruso che sembrano connotare la natura umana senza alcuna possibilità di redenzione; un desiderio di vivere oltre, sopra, nonostante tutto: "Ero muto e scemo in principio, e lo sarò fino alla fine. Non c'è niente di cui vergognarsi a essere scemi. Gli scemi hanno cominciato a rinchiuderli prima ancora di rinchiudere gli altri. [...]Forse la verità è che è già molto essere fuori dai campi, fuori da tutti i campi contemporaneamente". E lui è riuscito a rimanere fuori da tutti campi con fughe da scoiattolo: un prodigio che riesce a vivere LA SUA VITA ED IL SUO TEMPO.

    ha scritto il 

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