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La vita e il tempo di Michael K

By J. M. Coetzee

(98)

| Paperback | 9788806174026

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Book Description

29 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Mi ha ricordato tanto il modo di scrivere di Agota Kristof, é un'altra dimensione, brutale ed implacabile in cui l'uomo pare poter sopportare qualsiasi cosa astraendosi da sé stesso fino a diventare solo un'idea di sé.

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    Josephine *scambio solo ebooks* said on Jul 17, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Romanzo che fino a meta' e' potentissimo, disturbante, un vero pugno nello stomaco, poi cala un po' per ricrescere in maniera magistrale nel finale, sto scoprendo da poco Coetzee, va preso a piccole dosi, ma puo' dare molto.

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    Pino Scintilla said on Mar 12, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Un personaggio indimenticabile Michael K, così ingenuo, così tenero, così fuori dal suo tempo, così tante cose…eppure fortunato nella sua sfortuna, perché avrebbe potuto incappare in ben di peggio nel corso della sua vita, anche se effettivamente que ...(continue)

    Un personaggio indimenticabile Michael K, così ingenuo, così tenero, così fuori dal suo tempo, così tante cose…eppure fortunato nella sua sfortuna, perché avrebbe potuto incappare in ben di peggio nel corso della sua vita, anche se effettivamente quello che gli è successo direi che sia sufficiente. E’ una bella storia quella che racconta Coetzee, spesso dolorosa ma molto reale e soprattutto essenziale. Libro assolutamente consigliato. Molto bello anche il personaggio del medico nella seconda parte della storia.

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    greeneyes said on Jan 23, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Una novela extraña y difícil de clasificar.
    En la primera parte se nos narra la huida de un hijo y su madre dependiente -con limitaciones físicas-, por una Sudáfrica de guerra y revueltas.
    En la segunda parte se nos cuenta, a través del doctor que lo ...(continue)

    Una novela extraña y difícil de clasificar.
    En la primera parte se nos narra la huida de un hijo y su madre dependiente -con limitaciones físicas-, por una Sudáfrica de guerra y revueltas.
    En la segunda parte se nos cuenta, a través del doctor que lo reconoce, la vida incomunicada, sosegada, y de contemplación, que lleva este hombre en un campo de internamiento tras la muerte de la madre. Su escapada y vida como anacoreta, aprovechando lo que la naturaleza le da, sembrando y cosechando frutos.
    Aunque es abstracta y un poco rara, Coetzee tiene un don y una riqueza con el lenguaje que acaba avasallándote.
    Es especial.

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    mancusso73 said on Jun 18, 2013 | Add your feedback

  • 4 people find this helpful

    Che romanzo!

    Opera magnifica, potente e universale che, nella scarna vicenda di un mezzo idiota, innalza il suo grido silenzioso contro tutte le schiavitù del mondo, un limpidissimo canto delle sirene alla libertà più pura e adamantina: quella che si svincola da ...(continue)

    Opera magnifica, potente e universale che, nella scarna vicenda di un mezzo idiota, innalza il suo grido silenzioso contro tutte le schiavitù del mondo, un limpidissimo canto delle sirene alla libertà più pura e adamantina: quella che si svincola da ogni «campo d'internamento e da ogni carità».

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    Valentina said on Sep 4, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Un Mahatma sudafricano

    Desolazione. Dell’anima, del corpo del luogo. Questa è la sensazione che questo libro del 1983 di John Maxwell Coetzee - scrittore sudafricano in lingua Inglese, premio nobel nel 2003 - trasmette con insinstenza, almeno nella prima delle tre parti di ...(continue)

    Desolazione. Dell’anima, del corpo del luogo. Questa è la sensazione che questo libro del 1983 di John Maxwell Coetzee - scrittore sudafricano in lingua Inglese, premio nobel nel 2003 - trasmette con insinstenza, almeno nella prima delle tre parti di cui è costituito il volume.
    In essa, seguiamo le vicende di Michael K. e sua madre Anna K. che da Città del Capo cercano di raggiungere la fattoria dove sua madre lavorava come donna tuttofare. Lo fanno per sfuggire alla violenza di una non specificata guerra le cui ragioni – come i contendenti – mai si verranno a sapere; ma che importa: le conseguenze i disagi, la violenza, i soprusi, spesso gratuiti i campi di raccolta, di internamento, di lavoro, ci sono in tutte le guerre. Anna K. - anziana e malata d'idropisia e il figlio Michael, nato malforme col labbro leporino, con un carattere che lo fa credere un po' tardo di mente lasciano perciò la città per raggiungere la campagna. Anna K. non ce la fa e durante il viaggio, muore in un anonimo letto d'ospedale. A Michael della madre restano i pochi vestiti, gli effetti personali e le ceneri; ceneri che comunque egli vuol potare a destinazione e che alla fine, spargerà sulla terra del luogo della di lei provenienza.
    È un gesto simbolico individuale e privato per quanto riguarda Michael ma che diventa universale nel contesto generale. Tutto ciò che farà quest'uomo deforme e preso per povero mentecatto avrà valore universale; quel suo rifiutare la guerra, chi la fa e le sue quotidiane conseguenze; quel suo vanificarne il male piegandosi e subendolo senza ribellarsi e/o opporvi resistenza alcuna, porgendo una laica “altra guancia”, fan di lui quell'”anima universale” che solo lo sconosciuto ufficiale medico che cercherà di rimetterlo in sesto nella seconda parte del romanzo, riuscirà a comprendere. Michael K. è quell'esile stelo, figlio della terra e della natura che è risucchiato nella Storia ma che al disopra di questa si eleva, identificandosi o perdendo la propria identità nel divenire naturale, opponendo – questa volta sì – alla Storia che propone la Morte quel “si può vivere” che la vince. Difficile trovare in altri autori un'esposizione così intensamente poetica dell'ecologia.
    Come ogni vera grande opera letteraria anche questa, implicitamente o più esplicitamente, ne richiama – volutamente o a sua insaputa – altre. Oltre alla K del titolo, che gli ufficiali del campo di raccolta debbano inviare i propri rapporti e ricevere ordini o autorizzazioni da quello che loro familiarmente chiamano "il Castello”, la dice piuttosto lunga. Ma, ovviamente, leggendo questo libro non viene in mente soltanto Kafka. Viene in mente Dostoevskij e, perfino, il romanzo picaresco e Bartleby lo scrivano di Melville.
    Difficile (e anche inutile) incasellare in una semplice quanto, probabilmente, superficiale definizione chi tratta questi temi e il modo in cui lo fa. Non ci sarebbe da meravigliarsi se, di definizioni, proprio non ce ne fossero. Meglio è rispettare il libro, il suo messaggio e il suo incantevole stile.

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    SFranz said on Aug 17, 2012 | Add your feedback

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